{"id":71471,"date":"2014-04-19T17:55:03","date_gmt":"2014-04-19T15:55:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=71471"},"modified":"2016-12-02T16:44:39","modified_gmt":"2016-12-02T15:44:39","slug":"modena-teatro-comunale-les-pecheurs-de-perles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/modena-teatro-comunale-les-pecheurs-de-perles\/","title":{"rendered":"Modena, Teatro Comunale: &#8220;Les P\u00eacheurs de perles&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><i>Modena, Teatro Comunale, Stagione d\u2019Opera 2013\/2014<\/i><br \/>\n<b>\u201cLES P\u00caCHEURS DE PERLES\u201d<\/b><br \/>\nOp\u00e9ra-lyrique in tre atti. Libretto di Eug\u00e8ne Cormon e Michel Carr\u00e9<br \/>\nMusica <strong>Georges Bizet<\/strong><br \/>\n<i>L\u00e9\u00efla<\/i> NINO MACHAIDZE<br \/>\n<i>Nadir<\/i> JES\u00daS LE\u00d3N<br \/>\n<i>Zurga<\/i> VINCENZO TAORMINA<br \/>\n<i>Nourabad<\/i> LUCA DALL\u2019AMICO<br \/>\nOrchestra Regionale dell&#8217;Emilia Romagna<br \/>\nCoro del Teatro Regio di Parma<br \/>\nDirettore <b>Patrick Fournillier<\/b><br \/>\nMaestro del coro <b>Martino Faggiani<\/b><br \/>\nRegia <b>Fabio Sparvoli<\/b><br \/>\nScene <b>Giorgio Ricchelli<\/b><br \/>\nCostumi <b>Alessandra Torella<\/b><br \/>\nLuci <b>Jacopo Pantani<\/b><br \/>\nCoreografie <b>Annarita Pasculli<\/b><br \/>\nCoproduzione Fondazione Teatro Regio di Parma<br \/>\nFondazione Teatro Comunale di Modena<br \/>\nAllestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste<br \/>\n<i>Modena, 15 aprile 2014<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni qual volta in Italia si rappresentano <b><i>Les P\u00eacheurs de perles<\/i><\/b> di <b>Georges Bizet<\/b>, occorre ritornare a parlare della regia di <b>Fabio Sparvoli<\/b>. Nel bene o nel male, \u00e8 la regia che in tempi recenti ha coinciso con la ripresa del titolo del Bizet ventiseienne (ad eccezione del Teatro Verdi di Salerno) da Trieste, poi Verona e Napoli fino a Parma e ora a Modena. A distanza di diversi anni, occorre dire che lo spettacolo non \u00e8 invecchiato benissimo. Le scene sono <b>Giorgio Ricchelli<\/b>, i costumi di <b>Alessandra Torella<\/b>, le luci di <b>Jacopo Pantani<\/b>. L\u2019intera messa in scena pi\u00f9 che su un\u2019azione vera e propria viene improntata sul contrasto tra i due colori imperanti: il blu e il bianco. Pochi, quasi inesistenti, gli oggetti scenici ad eccezione della grande testa che dovrebbe richiamare il tempio in rovina dell\u2019atto secondo o l\u2019albero (che sostituisce la statua di Brahma) destinato ad essere la pira funeraria di L\u00e9\u00efla e Nadir. In un\u2019estetica cos\u00ec scarna (anche troppo, se consideriamo poi che il mare sullo sfondo sembra semplicemente un \u201cposter\u201d) avrebbe giovato un disegno luci pi\u00f9 chiaroscurato e ovattato, come ad esempio allo scoppio dell\u2019incendio e alla tempesta. Per quanto riguarda i costumi, si discostano da una diffusa semplicit\u00e0 quelli del quartetto dei solisti grazie alla foggia e ai tagli pi\u00f9 elaborati: predominano i colori blu per il coro femminile mentre per la componente maschile sono impiegate tinte pi\u00f9 calde e terrigne; tinte che trovano corrispondenza in scena al solo arrivo della sacerdotessa velata. Circa le interrelazioni fra i personaggi, cos\u00ec come per la gestione delle masse, c\u2019\u00e8 poco da dire se non parlare di una gestualit\u00e0 stereotipata impiegata per solisti e coro, quest\u2019ultimo sempre ammassato sulle dune della scena o a braccia levate o con le donne che alzano il velo per coprirsi il volto. Non si capisce oltretutto perch\u00e9 L\u00e9\u00efla, alla prima scena dell\u2019ultimo atto, consegni la collana a Zurga e non al giovane pescatore\u2026 il momento non sembrerebbe dei pi\u00f9 propizi per chiedere favori ma tant\u2019\u00e8\u2026 Restano le coreografie di <b>Annarita Pasculli<\/b>, funzionali &#8211; ancorch\u00e9 talvolta frenetiche \u2013 se inserite in questo disegno registico, ma ben lontane dall\u2019occhieggiare l\u2019esotismo di maniera e l\u2019essere <i>entusiasta<\/i> (in senso etimologico, di <i>ispirato dalla divinit\u00e0<\/i>) sotteso alla partitura.<br \/>\nLa produzione \u00e8 partita dal Teatro Regio di Parma lo scorso mese ma ha visto un cast quasi completamente cambiato rispetto a quanto annunciato in cartellone gi\u00e0 dalla prima recita. Si sperava che almeno a Modena, ultima tappa dopo le cinque recite di Parma, la parte musicale fosse ormai \u201crodata\u201d ma cos\u00ec non \u00e8 stato. Il soprano <b>Nino Machaidze<\/b> (L\u00e9\u00efla) si presenta, a differenza di molti soprani che affrontano il repertorio lirico-leggero, con una voce abbastanza voluminosa, la pi\u00f9 imponente fra tutti i solisti. Permangono tuttavia problemi di intonazione, puntature acute veramente al limite e \u2013 cosa ancor pi\u00f9 sorprendente considerato il repertorio \u2013 una coloratura poco fluida e omogenea. Del tenore <b>Jes\u00fas Le\u00f3n<\/b> (Nadir) non si pu\u00f2 certo dir male &#8211; anzi, considerati i problemi d\u2019intonazione degli altri solisti \u00e8 stato bravissimo &#8211; pur non possedendo una voce molto grande (da questo punto di vista, ha sofferto particolarmente al duetto con Zurga): quello che gli difetta \u00e8 semmai una la mancanza di tavolozza di colori sufficientemente variegata, pur sforzandosi di porgere con un certo gusto. Insomma, una voce complessivamente educata quanto incolore. Il baritono <b>Vincenzo Taormina<\/b> (Zurga) ha purtroppo mostrato anch\u2019esso un\u2019intonazione precaria e un\u2019emissione laboriosa cos\u00ec da portare la voce a farsi piccola e muscolare alla grande scena all\u2019atto terzo. Sfortunatamente, la prova meno convincente in cui abbiamo avuto modo di ascoltare il giovane baritono palermitano. Poco incisivo anche il Nourabad <b>Luca Dall\u2019Amico<\/b>. Persino il <b>Coro del Teatro Regio di Parma<\/b> sembrava intimorito dall\u2019andamento generale della recita&#8230; Forse un\u2019altra bacchetta avrebbe potuto quantomeno arginare i problemi di cui sopra: invece, la direzione di <b>Patrick Fournillier<\/b> restituisce poco dell\u2019oriente da cartolina raccontato da Bizet, fatto di abbandoni lirici e &#8211; perch\u00e9 no &#8211; fiabeschi intervallati da grandi momenti corali e dal canonico triangolo amoroso, con un suono spesso grigio e pesante. Un\u2019occasione mancata per riproporre questo piacevolissimo lavoro del giovane Bizet. Applausi per tutti; particolarmente festeggiata Nino Machaidze. <i>Foto Rolando Paolo Guerzoni \u2013 Teatro Comunale di Modena<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Modena, Teatro Comunale, Stagione d\u2019Opera 2013\/2014 \u201cLES P\u00caCHEURS DE PERLES\u201d Op\u00e9ra-lyrique in tre atti. 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