{"id":71483,"date":"2014-04-19T20:20:17","date_gmt":"2014-04-19T18:20:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=71483"},"modified":"2016-12-16T19:24:24","modified_gmt":"2016-12-16T18:24:24","slug":"verdi-danse-al-teatro-dellopera-di-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/verdi-danse-al-teatro-dellopera-di-roma\/","title":{"rendered":"Verdi Danse al Teatro dell\u2019Opera di Roma"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><i>Roma, Teatro dell\u2019Opera di Roma, Stagione di Opere e Balletti 2013-2014<br \/>\n<\/i><b>\u201cVERDI DANSE\u201d<br \/>\n<\/b>Musiche di <b>Giuseppe Verdi <\/b>dai ballabili delle opere<br \/>\nCoreografia <b>Micha van Hoecke<\/b><br \/>\n<i>\u201cDon Carlos\u201d<\/i><br \/>\n<i>Giovane<\/i> ALESSIO REZZA<br \/>\n<i>Lui-Don Carlo <\/i>CLAUDIO COCINO<br \/>\n<i>Lui-Philippe II <\/i>PAOLO MONGELLI<br \/>\n<i>Lei-Principessa Eboli <\/i>ANNALISA CIANCI<br \/>\n<i>Lei-Principessa di Valois<\/i> MARIANNA SURIANO<br \/>\n<i>Il violinista Bagasset <\/i>FABIO LONGOBARDI<br \/>\n<i>\u201cI Masnadieri\u201d<\/i><br \/>\n<i>Musicista <\/i>DENYS GANIO<br \/>\n<i>Anima <\/i>GAIA STRACCAMORE<br \/>\n<i>\u201cMacbeth\u201d<\/i><br \/>\n<i>Ecate <\/i>ALESSANDRA AMATO<br \/>\n<i>Due streghe <\/i>MICHELA FONTANINI, CRISTINA SASO<br \/>\n<i>Due streghe uomini <\/i>EMANUELE\u00a0 MULE\u2019, GIOVANNI BELLA<br \/>\n<i>\u201cJ\u00e9rusalem\u201d<\/i><br \/>\n<i>Premier danseur <\/i>MANUEL PARUCCINI<br \/>\n<i>Maestro di ballo <\/i>RICCARDO DI COSMO<br \/>\n<i>Pianista <\/i>VINICIO COLELLA<br \/>\n<i>\u201cArrigo\u201d<\/i><br \/>\n<i>Un uomo con maschera <\/i>MANUEL PARUCCINI<br \/>\n<i>Fisarmonicista <\/i>MARIO STEFANO PIETRODARCHI<br \/>\n<i>\u201cI Vespri Siciliani\u201d<\/i><br \/>\n<i>Lui <\/i>ALESSANDRO MACARIO<br \/>\n<i>Lei <\/i>GAIA STRACCAMORE<br \/>\n<i>Una coppia <\/i>ALESSIA GAY, CLAUDIO COCINO<br \/>\nOrchestra e corpo di ballo del Teatro dell\u2019Opera di Roma<br \/>\nDirettore d\u2019orchestra<strong> David Garforth<\/strong><br \/>\nScene <b>Carlo Savi<\/b><br \/>\nCostumi <b>Anna Biagiotti<\/b><br \/>\nLuci <b>Agostino Angelini<\/b><i> <\/i><br \/>\n<i>Roma, 16 aprile 2014\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Da sempre affascinano, e non poco, i ballabili dalle opere di Giuseppe Verdi, scritti quasi tutti per il raffinato ed esigente pubblico parigino<\/b>. La cultura teatrale francese infatti, a differenza della consuetudine tutta italiana di unire alla rappresentazione di un&#8217;opera lirica quella di un balletto o di una <i>pi\u00e8ce<\/i> mimica, prediligeva l&#8217;intima fusione tra le due forme d&#8217;arte. Del resto, se non si era famosi a Parigi, non ci si poteva definire degli operisti realmente affermati \u2212 Rossini <i>docet<\/i>&#8230; Dunque Verdi, fidando nell\u2019agognata consacrazione francese, si adegu\u00f2 alla moda del tempo: per le sue opere pensate in vista del circuito parigino compose o aggiunse successivamente (ove si trattasse di rifacimenti di partiture gi\u00e0 eseguite in Italia) delle danze. <b>Il coreografo stabile e direttore del corpo di ballo del maggiore teatro romano, Micha van Hoecke, propone una coreografia basata sulla reinterpretazione di un&#8217;antologia di ballabili tratti dalle opere verdiane parigine<\/b>, eccezion fatta per il preludio de <i>I Masnadieri<\/i> (Her Majesty\u2019s Theatre, Londra, 1847). La sua idea interpretativa \u00e8 ben chiara: creare una sorta di dimensione narrativa che inglobi tutti ballabili in una sovrastruttura narrativa, fatta di scene, di bozzetti, sostanzialmente autonomi, che scaturiscono da un&#8217;idea di fondo, che si declina e si diversifica. <b>Il risultato \u00e8 altalenante. Convincono molto pi\u00f9 le coreografia de <i>Le quatre saisons<\/i> (<i>Les V\u00eapres siciliennes<\/i>, 1855), di <i>J\u00e9rusalem <\/i>(1847) e quella gi\u00e0 collaudata di <i>Macbeth<\/i> (1865, rifacimento francese della prima versione del 1847), assai ardita, piuttosto che quelle <i>de Le Ballet de la Reine<\/i> (<i>Don Carlos<\/i>, 1867), del preludio de <i>I Masnadieri<\/i> o di quella francamente pi\u00f9 che discutibile definita <i>Arrigo<\/i><\/b>. Ma andiamo per ordine. Il sipario si apre con un espediente registicamente affatto interessante: poche note al pianoforte calano in un&#8217;atmosfera surreale, sul palcoscenico un sipario di velatino con una warholiana riproduzione del volto di Verdi in diversi colori. Verdi \u00e8 diventato un&#8217;icona mondiale, e quindi \u00e8 estremamente famoso: un ragazzo (Alessio Rezza) \u00abvestito come ai tempi di Verdi\u00bb (come didascalicamente chiarisce Hoecke, nel programma di sala) guarda incuriosito le immagini verdiane e, d&#8217;un tratto, le luci interne svelano che dall&#8217;altra parte del sipario c&#8217;\u00e8 un violinista (Fabio Longobardi). I due incominciano a ballare; si leva il sipario e inizia quella che sembra una fantasmagoria musicale sui loro pensieri. Il ragazzo guarda stupito una sorta di traduzione della trama dell&#8217;opera in danza: troviamo il quartetto Don Carlo (Claudio Cocino), Philippe II (Paolo Mongelli, sottotono rispetto al resto del quartetto), Principessa Eboli (Annalisa Cianci) e Elisabetta di Valois (Marianna Suriano). Le scene sono molto parche: fondali scuri, per acuire la tetraggine, e qualche manichino rappresentate gli invitati per la festa della regina di Spagna, sposa di Philippe II ma segretamente innamorata del figlio Don Carlo, cui era stata precedentemente promessa in sposa. Il <i>divertissement<\/i>, come di consueto, era a tema: in questo caso, rappresenta la storia fantastica di un pescatore che penetra in una grotta gremita di meraviglie marine, dove incontra una perla magica, anch&#8217;essa danzante. <strong>La coreografia <i>ad hoc<\/i> ideata da van Hoecke \u00e8 stentoreamente fissata sull&#8217;opposizione dei due poli maschile-femminile<\/strong>: i protagonisti si incontrano e scontrano, incuranti del passare dei musicanti (di cui sono un&#8217;immaginazione) e del ragazzo. Forse esagerata \u00e8 la scelta di inserire delle ragazze abbigliate in stile majorette, che vagano per il palco \u2013 ma allora il ragazzo ha poco a che fare con l\u2019epoca di Verdi (?). Indi, si cambia scena: sul preludio de <i>I Masnadieri<\/i>, un anziano signore, un violoncellista, sta rimembrando forse un passato amore, un&#8217;immagine metaforizzata della musica. Entra uno spettro, generato dalla sua mente: incominciano a danzare e lui spesso &#8216;suona&#8217; l\u2019anima con un archetto: il tutto \u00e8 sfibrato e poco intenso. Apprezzabili, per\u00f2, le doti della Straccamore, che aggiunge un pathos particolare con la mimica del volto e ha, mentre danza, l&#8217;aspetto di una villi eterea, molto spettrale. <strong>Un&#8217;inversione di tendenza v&#8217;\u00e8 con la coreografia del<\/strong> <i>Macbeth<\/i>, sul <i>pastiche<\/i> del preludio unito ai ballabili: la coreografia \u00e8 una variante di un\u2019idea coreutico-registica gi\u00e0 collaudata in altre sedi (Ravenna e Cagliari, a mia memoria), e funziona molto meglio delle altre. La reinterpretazione giapponese \u00e8 registicamente interessante e otticamente gradevole: si pensi al gioco tra un fondale a telo rosso, creante degli effetti di un sangue setato e ondulato, cui seguono fondali fissi simil muri giapponesi, con proiezioni di una luce verde fosforescente. La coreografia, sul preludio e l&#8217;inizio della pantomima, mostra Ecate (Alessandra Amato) in una tuta nera, con un serpente rosso che le scende verso il ventre a mo\u2019 di monile: un&#8217;Ecate intensa, dalle movenze sensualmente luciferine, circondata dalle sue accolite inginocchiate in una perfetta posa giapponese, con tanto di ventagli. Quindi, la <i>danse infernale<\/i> in cui streghe maschi e femmine simulano coreografie satanicamente giapponesi, mentre due ballerini lottano fra di loro come fossero samurai (i bravi Emanuele Mul\u00e8 e Giovanni Bella). La coreografia di <i>J\u00e9rusalem<\/i> \u00e8 molto pi\u00f9 classica &#8211; l&#8217;originale prevedeva dei ballabili dal gusto orientaleggiante, ambientati nell&#8217;harem dell&#8217;Emiro di Ramla: s&#8217;immagina una scuola di danza parigina, un <i>tableau<\/i> citante una tipica scena degassiana, in cui un <i>premier danseur<\/i> (Manuel Parruccini) balla assieme a allieve, non certo esenti dal suo fascino, accompagnati da un pianista (Vinicio Colella), che deve dare il ritmo e il tempo alle ballerine. Fra diverse <i>gags<\/i> (il maestro che ha particolari attenzioni per una danzatrice; la vanesia bravura del <i>danseur<\/i>; il pianista che rallenta per permettere alla ballerina di terminare in tempo una pirouette ecc) la coreografia scorre: qualche problemino di coordinazione, per\u00f2, tra il maestro (Riccardo di Cosmo) e la ballerina. Molto in voga, l\u2019uso di uno specchio in alto sopra un fondale riflette una citazione di una quadro di Degas. <strong>Il <i>tableau<\/i> successivo \u00e8, francamente, inspiegabile: si tratta di un fisarmonicista che intona la celebre melodia de <i>Le V\u00eapres siciliennes<\/i><\/strong> (\u00abArrigo! ah! parli a un core\u00bb) mentre una maschera balla languidamente nascondendo il bastone che ne regge un&#8217;altra: sono, ovviamente, una metafora di Arrigo e Elena. (Comprendo la scelta di aver evitato i ballabili di <i>Aida<\/i>, strafamosi e troppo battuti, ma qui si potevano inserire, per esempio, i cortissimi ballabili, superbi, della versione parigina di <i>Otello<\/i>, le ultime musiche di scena scritte dal maestro, oltre che brani di una sensualit\u00e0 e bellezza, oserei dire, sconvolgenti; volendo optare per questa discutibile pantomima s\u2019\u00e8 falcidiata la tensione drammatica della successione dei ballabili). Il tutto \u00e8 fuori luogo e francamente poco attraente: bravo per\u00f2 Pietrodarchi con la fisarmonica. Il secondo tempo \u00e8 dedicato a <i>Les quatre saisons<\/i> da <i>Les V\u00eapres<\/i>: l&#8217;allegoria delle stagioni diviene di nuovo la storia dei <i>V\u00eapres<\/i>, ma questa volta con gusto accademico gradevole e azzeccato. Le scenografie prevedono dei pannelli rossi suggerenti un interno, un salone da ballo. Molto bella la coreografia sull&#8217;esotica e melancolica siciliana, dove la Straccamore danza con un velo arancione, e il <i>pas de deux<\/i> tra la medesima e Macario (Arrigo) &#8211; gradevoli i<i> man\u00e8ges<\/i> e i <i>fouettes<\/i> di rito. <b>Molto preparato, al solito, e esteticamente appagante l&#8217;intero corpo di ballo, nelle diverse figurazioni di danza, maschili, femminili e di coppia<\/b>. <b>David Garforth<\/b>, gi\u00e0 direttore per l&#8217;Opera di Roma di due edizioni di <i>Giselle <\/i>(2010 e 2011) e di una de <i>La bayad\u00e8re<\/i> (2011), torna con la sua asciutta, neutra, sintetica, lettura di pagine che avrebbero (forse) potuto brillare di pi\u00f9: ma il suo mestiere lo sa fare. Tiepidi applausi, di una sala sfortunatamente poco gremita, ringraziano i ballerini. <em>Foto Francesco Squeglia<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, Teatro dell\u2019Opera di Roma, Stagione di Opere e Balletti 2013-2014 \u201cVERDI DANSE\u201d Musiche di Giuseppe Verdi dai [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":136,"featured_media":71489,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[744],"tags":[2534,4816,10350,14677,3893,7582,10348,4815,10349,5521,5520,10290],"class_list":["post-71483","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-danza","tag-alessandra-amato","tag-alessio-rezza","tag-corpo-di-ballo-del-teatro-dellopera-di-roma","tag-danza","tag-david-garforth","tag-emanuele-mule","tag-fabio-longobardi","tag-gaia-straccamore","tag-giovanni-bella","tag-micha-van-hoecke","tag-riccardo-di-cosmo","tag-verdi-danse"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71483","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/136"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=71483"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71483\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71489"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=71483"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=71483"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=71483"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}