{"id":72305,"date":"2014-05-11T01:28:04","date_gmt":"2014-05-10T23:28:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=72305"},"modified":"2014-05-11T01:28:04","modified_gmt":"2014-05-10T23:28:04","slug":"louis-theodore-gouvy-1819-1898oedipe-a-colone-e-iphigenie-en-tauride","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/louis-theodore-gouvy-1819-1898oedipe-a-colone-e-iphigenie-en-tauride\/","title":{"rendered":"Louis Th\u00e9odore Gouvy (1819-1898):&#8221;Oedipe \u00e0 Colone&#8221; e &#8220;Iphig\u00e9nie en Tauride&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Oratorio drammatico in tre parti per quattro solisti, coro e orchestra op.75. <\/em> <strong><em>Christa Ratzenbr\u00f6ck <\/em><\/strong><em>(Antigone), <strong>Vinzenz Haab <\/strong>(Oedipe), <strong>Stephen Roberts <\/strong>(Theseus), <strong>Joseph Cornwell<\/strong> (Polyneikes<\/em>), <strong>La Grand Soci\u00e9t\u00e9 Philarmonique, Le Choerus de La Grand Soci\u00e9t\u00e9<\/strong> <strong>Philarmonique Kantorei Saarlouis<\/strong>. <strong>Joachim Fontaine <\/strong>(direttore).Registrazione: Evangelische Kirche Saarlouis, 14-16 ottobre 2012. T.Time:93&#8217;05. <strong>2 CD CPO Cpo 777 825-2<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" style=\"width: 100%; height: 131px; min-width: 400px;\" src=\"\/\/www.spreaker.com\/embed\/player\/standard?autoplay=false&amp;episode_id=4450115\" width=\"300\" height=\"150\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La vicenda artistica e umana di Louis Th\u00e9odor Gouvy \u00e8 fra le pi\u00f9 tormentate e complesso fra quelle dei compositori dell\u2019Ottocento<\/strong> ed ha influito non poco sulla mancanza di fortuna di un musicista di altissime capacit\u00e0 ma rimasto in qualche modo isolato rispetto al grande pubblico del tempo che ne ha decretato un incomprensibile oblio che tutt\u2019oggi perdura.\u00a0<strong> Nato il 2 giugno 1919 a Goffontaine nella Saar<\/strong> appena divenuta provincia prussiana da genitori francesi crebbe in un paese sostanzialmente straniero ma di cui acquis\u00ec in parte la cultura e le tradizioni e che contribu\u00ec a fare di lui quell\u2019inestricabile coacervo di cultura tedesca e francese che sempre accompagn\u00f2 la sua vita e la sua produzione artistica. Nonostante dimostri fin da bambino uno straordinario talento musicale la sua formazione musicale \u00e8 irregolare, frequenta il Lic\u00e9e de Metz dove riceve le prime lezioni di pianoforte e successivamente si reca a Parigi dove diviene allievo di Adolphe Adam ma non termina gli studi in Conservatorio e prosiegue prendendo lezioni private tanto a Parigi quanto a Berlino. Sul versante personale sono anni molto travagliati, le continue richieste per ottenere la cittadinanza francese vengono sistematicamente respinte gettandolo nello sconforto tanto pi\u00f9 che anche il mondo culturale francese \u2013 di cui si sente parte integrante \u2013 lo guarda con sostanziale disinteresse nonostante l\u2019appoggio di alcune personalit\u00e0 di spicco come Hector Berlioz.\u00a0 <strong>Gli insuccessi francesi sono in parte compensati dalla buona accoglienza che la sua musica riceve in Germania, in Gran Bretagna ed in Russia.<\/strong> A Berlino dove \u00e8 ben inserito nei circoli artistici grazie al\u2019amicizia con il poeta Friedrich F\u00f6rster conosce Liszt e Brahms che lo sosterr\u00e0 con entusiasmo. Negli ultimi anni della sua vita si trasferir\u00e0 a Lipsia dove la morte lo raggiunse il 21 aprile 1898. Apprezzatissimo dai colleghi ma mai totalmente capito dal pubblico \u2013 anche la sua fortuna nell\u2019Europa centro-settentrionale fu principalmente circoscritta alla musica da camera \u2013 Gouvy venne rapidamente dimenticato e ancor oggi attende la meritata riscoperta.<br \/>\n<strong>\u00a0La casa discografica tedesca CPO propone in quest\u2019occasione la registrazione dal vivo di \u201c<em>Oedipe \u00e0 Colone<\/em>\u201d o<\/strong>ratorio drammatico composto nel 1880 e liberamente tratto dall\u2019omonima tragedia di Sofocle. L\u2019oratorio rientra all\u2019interno di un ciclo di composizione drammatiche pensate per l\u2019esecuzione concertistica e non per il teatro che hanno un posto non secondario nella produzione di Gouvy. In esse il compositore franco-tedesco si avvicina alle riflessioni delle frange pi\u00f9 radicali del movimento romantico e alle loro ricerche di un teatro puramente musicale in cui la componente teatrale si sublima nella stessa struttura musicale svincolandosi dalle necessit\u00e0 della rappresentazione scenica e che si accompagna \u2013 fra le altre possibilit\u00e0 \u2013 alla riscoperta del modello dell\u2019Oratorio di stampo settecentesco ormai svincolato da necessit\u00e0 liturgiche e utilizzato come struttura portante di questo teatro di suoni. I lavori di Gouvy si inseriscono pienamente in questa tradizione esplicitata fin dalla scelta del temine \u201coratorio\u201d per composizioni ispirate a soggetti di tradizione classica e pagana.<br \/>\n<strong>L\u2019ascolto \u00e8 sorprendente per la qualit\u00e0 musicale dell\u2019insieme e per la capacit\u00e0 di Gouvy<\/strong> di integrare in un linguaggio assolutamente coerente stilemi e modelli di origine spesso diversissima. La scrittura orchestrale \u00e8 molto ricca e sfrutta al meglio le possibilit\u00e0 raggiunte dalle masse orchestrali nella seconda met\u00e0 del XIX secolo ma al contempo non perde mai di vista la tradizione precedente e in pi\u00f9 punti si riconoscono echi mozartiani seppur riletti alla luce del gusto contemporaneo \u2013 ad esempio nell\u2019ouverture che mostra una diretta conoscenza di quella del \u201c<em>Don Giovanni<\/em>\u201d. La scrittura vocale rifugge dall\u2019uso di pezzi chiusi ben definiti ma pi\u00f9 che richiamarsi al modello del dramma wagneriano \u2013 pur ben conosciuto e riconoscibile in filigrana dietro a determinate soluzioni \u2013 recupera le forme del declamato arioso di tradizione neoclassica derivante da Gluck e Spontini arricchendolo per\u00f2 con un pi\u00f9 esplicito senso per la melodia secondo un gusto ben affermato nella produzione francese contemporanea.<br \/>\n<strong>La struttura drammaturgica, il libretto \u00e8 dello stesso Gouvy, evidenzia al massimo i legami esistenti fra queste sperimentazioni oratoriali e il teatro musicale contemporaneo<\/strong> per cui la critica ha avanzato termini di confronto con il teatro verdiano per le tematiche del rapporto padre-figlia e del senso dell\u2019onore e della devozione. Il risultato complessivo \u00e8 quello di una composizione di grande ricchezza e forza drammatica, in cui l\u2019origine spesso eterogenea dei modelli trova punto di incontro in un linguaggio estremamente coerente e compiuto.<br \/>\n<strong>Joachim Fontaine<\/strong> alla guida dell\u2019orchestra della <strong>Grand Soci\u00e9t\u00e9 Philarmonique<\/strong> riesce a rendere in modo pi\u00f9 che convincente questo materiale pluristratificato. Il passo imposto dal direttore \u00e8 deciso, di forte impatto drammatico \u2013 di grande riuscita la straordinaria scena della morte di Edipo nella III parte in cui ci si ritrova in un\u2019atmosfera molto prossima a quella del III atto del <em>\u201cSimon Boccanegra\u201d<\/em> \u2013 ma anche capace di lasciarsi andare all\u2019abbandono melodico dei passaggi pi\u00f9 lirici. L\u2019orchestra pur senza il prestigio di altre compagini suona con ottime propriet\u00e0 di stile e notevole impatto sonoro superando con sicurezza le non poche difficolt\u00e0 presenti in partitura.<br \/>\n<strong>Il coro Kantorei Saarlouis<\/strong> offre una prestazione di altissimo livello. La scrittura di Gouvy impegna particolarmente le masse corali rifacendosi alla tradizione degli oratori barocchi e anche la scrittura musicale richiama spesso quei modelli e presenta costruzioni armoniche e contrappuntistiche di grande complessit\u00e0. I Kantorei Saarlouis sono formazione specializzata nell\u2019esecuzione di musiche del XVII e XVIII secolo e mostrano non solo una particolare naturalezza nell\u2019affrontare questo tipo di scrittura cos\u00ec volutamente arcaicizzante \u2013 si pensi allo splendido \u201c\u00a0Sommeil, doux repos\u00a0\u201c che apre la terza parte o il fugato su cui \u00e8 costruito \u201cOedipe est l&#8217;ennemi\u201d con la loro atmosfera di evidente derivazione bachiana \u2013 ma riesce anche a rendere pienamente il mutevole gioco di emozioni e affetti che Gouvy assegna alla massa corale e alla sua funzione di commento alla vicenda secondo il modello funzionale che era stato proprio del coro nella tragedia attica di et\u00e0 classica.<br \/>\n<strong>Il cast, pur privo di elementi di particolare spicco fornisce una prestazione nel complesso pi\u00f9 che apprezzabile<\/strong> che permette di apprezzare al meglio i valori musicali di questa composizione. Nel ruolo del protagonista il basso <strong>Vinzenz Haab<\/strong> specialista del repertorio oratoriale e cameristico canta con grandi doti di gusto e musicalit\u00e0 e soprattutto lavora di cesello sul fraseggio e sull\u2019accento rendendo al meglio le sfumature espressive richieste dal complesso personaggio che passa dalla dolente dolcezza dei duetti con Antigone alla ferocia degli scontri con Polinice fino alla sublimit\u00e0 tragica del finale. La voce \u00e8 forse un poco leggere per la parte e mentre il settore medio e acuto suona pieno e sonoro in quello grave la voce tende a perdere di corpo testimoniando una natura pi\u00f9 da bass-baritone che da autentico basso ma Haab dimostra intelligenza musicale nel non forzare la voce e di giocare piuttosto sul colore e sugli spessori vocali riuscendo a compensare pi\u00f9 che egregiamente anche le ricordate lacune.<br \/>\nAl confronto con la sfaccettata e complessa identit\u00e0 di Edipo il personaggio di Antigone appare pi\u00f9 lineare tanto sul piano vocale dove prevale un taglio lirico e melanconico tanto su quello drammaturgico in cui risulta dominante la tematica della dedizione e dell\u2019amore filiale. <strong>Christa Ratzenbr\u00f6ck<\/strong> \u00e8 un autentico soprano lirico dal timbro luminoso e carezzevole e dall\u2019emissione compatta ed omogenea su tutta la linea che gli permette di rendere al meglio la scrittura vocale del personaggio per certi versi assimilabile a quella dell\u2019Elsa wagneriana. Sul piano interpretativo la parte \u00e8 come gi\u00e0 ricordato abbastanza lineare e pone meno problemi alla cantante, la Ratzenbr\u00f6ck \u00e8 comunque molto brava nel rendere la dolce piet\u00e0 che del personaggio \u00e8 il tratto dominante ma anche a trovare colori e accenti pi\u00f9 drammatici e scolpiti nel duetto della terza parte con Polinice \u201cAntigone, ma soeur \u201c in cui il personaggio \u00e8 chiamato ad esprimer una forza emotiva e caratteriale assenti nel resto della composizione. Qualche imprecisione nel controllo della prosodia e dell\u2019articolazione francese non compromettono una prova decisamente convincente.<br \/>\nLa parte di Teseo \u00e8 pensata per un baritono dalle caratteristiche squisitamente liriche: luminoso nel timbro e nobile nell\u2019accento e spesso chiamato a cimentarsi su tessiture decisamente acute.<strong> Stephen Roberts<\/strong> \u00e8 cantante di grande professionalit\u00e0 e di pluridecennale esperienza soprattutto nel repertorio oratoriale \u2013 grande interprete bachiano prima di tutto \u2013 ma al contempo la lunga carriera e l\u2019et\u00e0 non certo freschissima hanno lasciato pi\u00f9 di un segno sulla sua vocalit\u00e0 che tende ad indurirsi e a diventare fibrosa salendo in acuto. L\u2019interprete \u00e8 per\u00f2 di grande sensibilit\u00e0 e riesce ancora a giocare al meglio le sue carte raggiungendo momenti di grande poesia come nella splendida aria \u201cVous que l&#8217;innocenza m\u00eame\u201d.<br \/>\nIl tenore<strong> Joseph Cornwell<\/strong> affronta la non facile parte di Polyneikes caratterizzata da una scrittura vocale decisamente insolita che tende a rileggere nel gusto del secondo Ottocento la tradizione dell\u2019haute contre francese settecentesco. La tessitura \u00e8 generalmente molto alta e spesso si trova a cantare su una base strumentale decisamente densa; la voce di Cornwell non \u00e8 potentissima \u2013 e questo si nota specialmente nelle scene con coro \u2013 ma elastica e squillante e sorretta da buone propriet\u00e0 stilistiche. Il fraseggio \u00e8 molto curato cos\u00ec come l\u2019interpretazione non secondaria in un ruolo complesso e sfuggente come questo tormentato dal rifiuto della figura paterna e dai contrasti che questo provoca e che trova pieno espressione nello scontro con Antigone e la caratterizzazione del personaggio \u00e8 complessivamente ben tratteggiata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Iphigenie-en-Tauride.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-72308\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Iphigenie-en-Tauride-228x200.jpg\" alt=\"Iphigenie en Tauride\" width=\"228\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Iphigenie-en-Tauride-228x200.jpg 228w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Iphigenie-en-Tauride-437x384.jpg 437w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Iphigenie-en-Tauride-150x131.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Iphigenie-en-Tauride-366x320.jpg 366w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Iphigenie-en-Tauride.jpg 512w\" sizes=\"auto, (max-width: 228px) 100vw, 228px\" \/><\/a>Scene drammatiche per quattro solisti, coro e orchestra op. 7 da Johann Wolfgang von Goethe. <\/em><strong><em>Christine Maschler <\/em><\/strong><em>(Iphigenie),<strong>Vinzenz Haab <\/strong>(Orest), <strong>Benjamin Hulett <\/strong>(Pylades<\/em>), <strong><em>Ekkehard Abele <\/em><\/strong><em>(Thoas). <\/em><strong>Kantorei Saarlouis, <\/strong><strong>La Grande Soci\u00e9t\u00e9 Philarmonique<\/strong>. <strong>Joachim Fontaine<\/strong> (direttore). Registrazione: Saarlouis, Evangelische Kirche, 10-11 dicembre 2006. T.Time:106&#8242; 15.<strong> 2 CD CPO 777-504-2<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" style=\"width: 471px; height: 71px; min-width: 200px;\" src=\"\/\/www.spreaker.com\/embed\/player\/mini?autoplay=false&amp;episode_id=4450233\" width=\"300\" height=\"150\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si era gi\u00e0 parlato di Louis Th\u00e9odore Gouvy e della sua particolare concezione del teatro e dell\u2019oratorio di soggetto classico in relazione all\u2019\u201d<em>Oedipe a Colone<\/em>\u201d. Fa quindi estremamente piacere avere la possibilit\u00e0 un altro di questi oratori, di composizione leggermente posteriore al precedente, per comprendere meglio le linee di sviluppo della sua arte. Questa \u201c<em>Iphigenie en Tauride<\/em>\u201d composta nel 1883 (tre anni dopo l\u2019\u201d<em>Oedipe a Colone<\/em>\u201d del 1880) non deriva direttamente da una fonte antica ma si rif\u00e0 alla versione del mito reinterpretata da Goethe nel 1787 secondo il gusto neoclassico del tempo. Rispetto al precedente \u201c<em>Oedipe a Colone<\/em>\u201d quello che colpisce in quest\u2019opera \u00e8 proprio il richiamo ancor pi\u00f9 pregnante ad una dimensione volutamente neoclassica caratterizzata dalla ripresa di moduli formali e stilistici propri della tradizione della <em>tragedie lyrique<\/em> della fine del XVIII e degli inizi del XIX secolo pienamente leggibili pur in un trattamento delle masse orchestrali pienamente calato nel gusto contemporaneo dell\u2019autore e non scevro da influenze di matrice wagneriana.<br \/>\n<strong>Particolare risalto tanto musicale quanto espressivo \u00e8 qui affidato alle masse corali in perfetto richiamo alle forme proprie dell\u2019oratorio sacro;<\/strong> inoltre questo \u00e8 trattato con grande maestria e finalizzato a rendere musicalmente ben definite le contrapposizioni fra le varie parti in gioco. In particolar modo risulta evidente il contrasto fra l\u2019assoluta purezza classica dei cori delle sacerdotesse compagne di Ifigenia e dei prigionieri greci che raggiunge vertici di austera e commossa grandezza nella grande scena che chiude la prima parta della composizione \u201c<em>Contemplez ces triste appr\u00eats<\/em>\u201d e la dimensione volutamente brutale e barbarica che permea i cori degli sciti e delle furie anche se in quest\u2019ultimo appare esplicito l\u2019omaggio alle analoghe scene gluckiane. Fortunatamente la presente incisione pu\u00f2 contare su una compagine corale di altissimo valore come i<strong> Kantorei Saarlouis<\/strong> che confermano pianamente le ottime impressioni fatte nella precedente incisione e rendono con pieno marito tutte le potenzialit\u00e0 vocali ed espressive delle pagine corali qui presenti.<br \/>\n<strong>La parte orchestrale \u00e8 affidata a La Grande Soci\u00e9t\u00e9 Philarmonique<\/strong> sotto la guida di <strong>Joachim Fontaine<\/strong>, principali interpreti di questa valorizzazione delle composizioni di Gouvy e profondi conoscitori del suo stile. Ne risulta una lettura di grande suggestione che evidenzia al meglio il ricco tessuto orchestrale e il sapiente uso che il compositore fa dello stesso cos\u00ec come le riprese di forme e di modi espressivi della tradizione, pienamente leggibili nonostante il processo di trasformazione e adattamento ad un diverso contesto storico e culturale cui sono fatti oggetti.<br \/>\nSul piano della vocalit\u00e0 ritroviamo un\u2019esplicita preferenza per un declamato melodico capace di aprirsi in grandi squarci ariosi all\u2019interno di scene di vasta concezione che affonda le sue radici nell\u2019opera neoclassica di matrice riformata mentre pi\u00f9 rari sono gli autentici pezzi chiusi.<br \/>\n<strong>La compagnia di canto \u00e8 limitata alle quattro parti principali<\/strong> sul modello dello schema a quattro solisti della musica sacra ma con una sola voce femminile (Ifigenia) e tre maschili cui sono affidati i ruoli di Oreste, Pilade e Toante. Nel ruolo della protagonista troviamo <strong>Christine Maschler<\/strong> la cui prova suscita qualche perplessit\u00e0. Ci si trova di fronte ad una voce dotata di un significativo corpo vocale e \u2013 a quanto pu\u00f2 trasmette la registrazione \u2013 di una buona proiezione ma il controllo tecnico non \u00e8 sempre perfetto e specie nel settore acuto tende a diventare eccessivamente fissa con effetti fischiati sulle note pi\u00f9 alte inoltre il timbro \u00e8 eccessivamente metallico e si nota una certa difficolt\u00e0 a piegarlo ad accenti pi\u00f9 morbidi e sfumati. Una voce cos\u00ec impostata riesce ad ottenere una buona efficacia nei momenti pi\u00f9 drammatici ma risulta decisamente pi\u00f9 a disagio in quelli lirici e sognanti come la scena del sogno \u201c<em>\u00d4 mes pressentiments!<\/em>\u201d o l\u2019arioso con coro della seconda parte \u201c<em>O malheureuse Iphig\u00e9nie<\/em>\u201d. Nei panni di Orest ritroviamo il baritono <strong>Vinzenz Haab<\/strong>\u00a0 (interprete anche di Oedipe). La parte del giovane principe gli risulta decisamente pi\u00f9 congeniale e il suo timbro sostanzialmente chiaro e l\u2019accento deciso ed imperioso esprimono al meglio un personaggio che seppur sofferto e tormentato mantiene una natura giovale ed eroica e se l\u2019interprete risulta a tratti impulsivo questo pu\u00f2 comunque rientrare nella psicologia del personaggio. La linea di canto e buono e la voce mantiene una buona compattezza in tutta la gamma avvantaggiata anche dall\u2019assenza di particolari discese nel settore grave. \u00a0\u00a0 Assolutamente degna di nota il\u00a0 tenore <strong>Benjamin Hulett<\/strong> come Pylades. Unico francese della compagnia fa valere la sua naturale propensione linguistica rendendo al meglio quella sfuggente retorica che \u00e8 sempre alla base del canto francese. La voce \u00e8 decisamente bella e rievoca alla perfezione il tipo dell\u2019haute-contre tanto caro a Rameau e Gluck seppur aggiornato al gusto tardo ottocentesco illuminando i due duetti con Orest nella II e III parte. <strong>Ekkehard Abele<\/strong> si limita invece a cantare la parte di Thoas ma l\u2019accento \u00e8 troppo piatto e rende in modo molto parziale la terribilit\u00e0 del re scita e anche la voce troppo chiara e priva di mordente non lo aiuta nella costruzione del personaggio cos\u00ec che un\u2019aria come \u201c<em>Ah! Le malheur en toux lieux<\/em>\u201d non riesce a trasmettere la forza teatrale che la parte orchestrale lascia egualmente intuire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oratorio drammatico in tre parti per quattro solisti, coro e orchestra op.75. 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