{"id":72318,"date":"2014-05-11T08:18:39","date_gmt":"2014-05-11T06:18:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=72318"},"modified":"2016-12-05T16:53:25","modified_gmt":"2016-12-05T15:53:25","slug":"dima-slobodeniouk-e-beatrice-rana-per-prokofev","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/dima-slobodeniouk-e-beatrice-rana-per-prokofev\/","title":{"rendered":"Dima Slobodeniouk e Beatrice Rana per Prokof\u2019ev"},"content":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2013-2014<br \/>\n<strong>Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI<\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Dima Slobodeniouk<\/strong><br \/>\nPianoforte <strong>Beatrice Rana<br \/>\n<\/strong><em>Igor Stravinskij<\/em> : Concerto in re per orchestra d\u2019archi<br \/>\n<em>Ludwig van Beethoven<\/em> : Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 21<br \/>\n<em>Sergej Prokof\u2019ev<\/em> : Concerto n. 2 in sol minore per pianoforte e orchestra op. 16<br \/>\n<em>Torino, 8 maggio 2014<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avrebbe dovuto tornare a Torino la blasonatissima Yuja Wang per un <em>recital<\/em> pianistico all\u2019Unione Musicale e per il doppio concerto con l\u2019Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, in tre giorni consecutivi; e invece, per \u00abun errore nella pianificazione dell\u2019agenda\u00bb (dicono con un pizzico di ironia i comunicati-stampa) la giovane artista cinese non ha potuto onorare l\u2019impegno, ed \u00e8 stata sostituita quasi <em>in extremis<\/em> dalla <strong>ventunenne e bravissima Beatrice Rana (gi\u00e0 vincitrice del primo premio e di tutti i premi speciali al Concorso Internazionale di Montreal del 2011, e del secondo premio e del premio del pubblico al Concorso Pianistico \u201cVan Cliburn\u201d del 2013)<\/strong>. La giovane artista d\u00e0 prova di grande professionalit\u00e0, prima di tutto perch\u00e9 mantiene il programma originariamente previsto per la Wang, cimentandosi dunque in un difficile concerto di Prokof\u2019ev, il secondo per pianoforte e orchestra. La gestazione dell\u2019opera fu particolare: completata nel 1913, ma interamente riscritta nel 1923 a seguito dello smarrimento della partitura originale, fu definita di stile futurista, cubista, ed \u00e8 nel novero dei brani concertistici che pi\u00f9 hanno scandalizzato il pubblico alla sua prima comparsa (a Pavlovsk, il 23 agosto 1913: al pianoforte sedeva il compositore stesso, all\u2019epoca ventiduenne, ossia di un anno pi\u00f9 anziano dell\u2019interprete giunta a Torino).<br \/>\nIl ritmo rilassato dell\u2019<em>Andantino<\/em> iniziale fa credere che il concerto quasi fatichi a partire, soprattutto nelle frasi della solista; ma ben presto la sapiente architettura agogica (evidentemente suggerita da un direttore russo, che conosce benissimo tale repertorio) svela la \u201cfinta partenza\u201d in sordina e rende tutto incalzante e perfettamente plausibile. <strong>Beatrice Rana<\/strong> appare all\u2019inizio come assente, svagata, e invece <strong>si rivela sicurissima, capace di porgere un suono intenso e ben scandito<\/strong>. \u00c8 perfetta la lunga, difficile cadenza del I movimento, completamente scoperta perch\u00e9 il pianista \u00e8 lasciato a nudo dall\u2019orchestra, come nel mezzo di una sonata per strumento solo; i colori e gli intenti espressivi derivano dalla compiuta resa di tutte le note, accuratamente sgranate e percepibili, una per una. <strong>Ed \u00e8 superbo Dima Slobodeniouk quando fa rientrare l\u2019orchestra a tutta forza, per avviare il movimento a una conclusione inesorabile<\/strong>. Lo <em>Scherzo. Vivace<\/em> \u00e8 una frenetica danza di elfi e coboldi invasati dallo spirito bacchico; anche qui la pianista si disimpegna bene, con il vigore necessario, cos\u00ec come dimostra grande abilit\u00e0 negli arpeggi incrociati che aprono il III movimento (<em>Intermezzo. Allegro moderato<\/em>). Il modo in cui pianista e direttore rendono la terribile inquietudine e la diabolica concitazione che rispettivamente chiudono il III e aprono il IV movimento \u00e8 davvero efficace: sempre pi\u00f9 permette di apprezzare la corrispondenza di sonorit\u00e0 tra orchestra e strumento solista. La cifra tecnica ed espressiva dell\u2019intero concerto \u00e8 infatti l\u2019aplomb tra tessitura orchestrale ed enunciazioni del pianoforte, sempre perfettamente calibrate. Grande \u00e8 l\u2019entusiasmo del pubblico al termine dell\u2019esecuzione, tanto che la Rana porge due brani fuori programma: una delle <em>\u00c9tudes tableaux<\/em> di Rachmaninov e <em>Widmung<\/em>, il <em>Lied<\/em> schumanniano nella trascrizione di Liszt. <strong>A volte, anche nei <em>bis<\/em>, l\u2019interprete tralascia la delicatezza, prediligendo un porgere pi\u00f9 scabro, duro, metallico; ma si tratta di attimi di acerbit\u00e0: Beatrice Rana dimostra idee interpretative molto chiare e determinate, e in futuro non mancher\u00e0 di diventare artista di riferimento nel panorama internazionale<\/strong>.<br \/>\nIl concerto solistico occupava la seconda parte del programma, secondo una scansione anomala, perch\u00e9 solitamente \u00e8 collocato in seconda posizione, dopo una pagina di apertura. Nell\u2019occasione tale ruolo spettava al Concerto in re per orchestra d\u2019archi di Stravinskij, la celebre pagina \u201cneoclassica\u201d scritta nel 1946, che il direttore russo affronta con piena serenit\u00e0. Il nervosismo a scatti del I movimento \u00e8 reso soltanto in parte, a discapito di quella segmentazione del ritmo che caratterizza l\u2019intero brano. Evidentemente Slobodeniouk preferisce approfondire l\u2019<em>Arioso<\/em> centrale, di cui anzi esalta l\u2019aspetto cullante e quasi ipnotico. \u00c8 danzante il gesto direttoriale, aereo, forse un po\u2019 istrionico, ma certamente molto chiaro e funzionale. <strong>Bravissimo il primo violino, Roberto Ranfaldi, nella parte obbligata a ridosso del finale<\/strong> del <em>Rond\u00f2. Allegro<\/em>; ma soprattutto bellissimo il suono complessivo degli archi dell\u2019OSN RAI, di pregevole omogeneit\u00e0 e pastosit\u00e0.<br \/>\nAl centro del programma la Sinfonia n. 1 di Beethoven, che il direttore affronta con nuova serenit\u00e0 e sicurezza (come se non si trattasse di un\u2019opera del sinfonista classico e inquieto per eccellenza). <strong>Sin dall\u2019attacco si percepisce nella direzione di Slobodeniouk quella giusta e necessaria compenetrazione di grazia haydniana e di irruenza personale beethoveniana<\/strong> (peccato soltanto che quest\u2019ultima infici talvolta precisione nel ritmo e nella sgranatura delle note). Nell\u2019<em>Andante cantabile con moto<\/em> il direttore valorizza legni e ottoni per dare risalto alla melodia, ancor pi\u00f9 che alla struttura ritmica, diversamente rispetto alla scelta interpretativa applicata al precedente movimento. Il <em>Minuetto<\/em> centrale (<em>Allegro molto e vivace &#8211; Trio<\/em>) \u00e8 forse il momento migliore dell\u2019intera esecuzione, sebbene le rapide frasi degli archi siano a volte un po\u2019 spianate; questo accade perch\u00e9 mentre compie l\u2019arcata sintattica dei periodi musicali, Slobodeniouk imprime in fase di clausola una leggera accelerazione: sul piano agogico essa produce un effetto di grande vivacit\u00e0 (condotto a conseguenze estreme nel corso del <em>Finale. Adagio &#8211; Allegro molto e vivace<\/em>), ma su quello stilistico incrina la precisione dell\u2019enunciazione. <strong>Il Beethoven di Slobodeniouk \u00e8 dinamico, brillante, abbastanza ricco di colori, ma sostanzialmente caratterizzato da un suono omogeneo, appena velato dalle striature dei corni, dell\u2019oboe, del flauto<\/strong>. Grandissimo successo presso il pubblico dell\u2019<em>Auditorium<\/em> \u201cArturo Toscanini\u201d: ancora una volta gli artisti russi alla guida di una grande orchestra italiana raggiungono una qualit\u00e0 esecutiva davvero notevole.\u00a0<em>Foto Michele Rutigliano<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2013-2014 Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI Direttore Dima Slobodeniouk Pianoforte Beatrice [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":72323,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[10631,14678,8724,180,3645,6483,6847,8328],"class_list":["post-72318","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-beatrice-rana","tag-concerti","tag-dima-slobodeniouk","tag-igor-stravinskij","tag-ludwig-van-beethoven","tag-orchestra-sinfonica-nazionale-della-rai","tag-roberto-ranfaldi","tag-sergej-prokofev"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72318","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=72318"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72318\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87333,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72318\/revisions\/87333"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/72323"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=72318"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=72318"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=72318"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}