{"id":73003,"date":"2014-05-24T09:45:47","date_gmt":"2014-05-24T07:45:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=73003"},"modified":"2016-12-18T22:30:55","modified_gmt":"2016-12-18T21:30:55","slug":"mitsuko-uchida-e-maris-jansons-alla-carnagie-hall","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/mitsuko-uchida-e-maris-jansons-alla-carnagie-hall\/","title":{"rendered":"Mitsuko Uchida e Mariss Jansons alla Carnegie Hall"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>New York, Carnegie Hall, Stern Auditorium<\/em><br \/>\n<strong>Symphonieorchester Des Bayerischen Rundfunkus<\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Mariss Jansons<\/strong><br \/>\nPianoforte <strong>Mitsuko Uchida<\/strong><br \/>\n<em>Ludwig van Beethoven: <\/em>Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 in Sol maggiore, Op. 58<br \/>\n<em>Dmitrij <em>\u0160ostakovi\u010d<\/em>: <\/em>Sinfonia n. 5 in Re minore, Op. 47<br \/>\n<em>New York, 17 maggio 2014<br \/>\n<\/em><span style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019ascoltatore della Carnegie Hall la presenza nel programma del 17 maggio della <\/span><em style=\"text-align: justify;\">Sinfonia n. 5 in Re minore<\/em><span style=\"text-align: justify;\"> Op. 47 di Dmitrij \u0160ostakovi\u010d ha comportato un immediato balzo nel passato, all\u2019insegna della celebrazione della prestigiosa storia dell\u2019istituzione. Difatti fra le esecuzioni memorabili della Sinfonia un posto d\u2019onore \u00e8 senz\u2019altro ricoperto dalla premi\u00e8re che l\u2019opera vide nella sala da concerto newyorchese il 28 marzo 1939, a soli due anni dalla composizione. Protagonisti di allora Leopold Stokowski e la Philadelphia Orchestra, un\u2019accoppiata che leg\u00f2 in modo indelebile il proprio nome alla sala, con una serie di straordinarie esibizioni entrate stabilmente nella memoria collettiva. La storia continua ancora oggi, grazie anche alle accorte scelte della direzione artistica che a met\u00e0 maggio ha incluso in cartellone tre concerti della <\/span><strong style=\"text-align: justify;\">Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese<\/strong><span style=\"text-align: justify;\">, sotto la direzione di <\/span><strong style=\"text-align: justify;\">Mariss Jansons<\/strong><span style=\"text-align: justify;\">, dal 2003 <\/span><em style=\"text-align: justify;\">chief conductor<\/em><span style=\"text-align: justify;\"> della compagine. Quello del 17 maggio era il secondo dei tre appuntamenti, incentrati su repertori estremamente multiformi (dalla <\/span><em style=\"text-align: justify;\">Symphonie fantastique<\/em><span style=\"text-align: justify;\"> di Berlioz ad <\/span><em style=\"text-align: justify;\">Atmosph\u00e8res<\/em><span style=\"text-align: justify;\"> di Ligeti). In questo caso l\u2019inconsueto accostamento con il <\/span><em style=\"text-align: justify;\">Concerto per pianoforte e orchestra n. 4<\/em> <em style=\"text-align: justify;\">in Sol maggiore<\/em><span style=\"text-align: justify;\"> di Beethoven si pu\u00f2 spiegare con il ruolo cruciale che entrambe le opere ricoprirono nelle carriere produttive dei rispettivi compositori, come \u00e8 possibile leggere nella parte iniziale delle note di sala, a cura di Jack Sullivan. Tuttavia non potrebbero esservi composizioni tanto diverse all\u2019ascolto. <\/span><strong style=\"text-align: justify;\">Infatti quanto delicata e intimista \u00e8 l\u2019atmosfera del concerto beethoveniano, tanto sfrontata e impetuosa \u00e8 quella della Sinfonia di \u0160ostakovi\u010d, esaltata in un tripudio di colori dall\u2019ottima performance dell\u2019orchestra bavarese<\/strong><span style=\"text-align: justify;\">.<br \/>\n<\/span>Il collegamento con Beethoven si riscontra nel metodo costruttivo dell\u2019opera sinfonica, imperniata sullo sviluppo di brevissimi incisi melodici. Il motivo tematico che viene messo maggiormente in risalto \u00e8 proprio quello che ascoltiamo in apertura, un frammento cupo e ossessivo che segna con la sua insistenza il carattere pessimista del primo movimento (<em>Moderato<\/em>). Sin dalle prime note il pensiero per\u00f2 corre a Mahler e al suo inconfondibile stile sinfonico, dal quale \u0160ostakovi\u010d riprende la giustapposizione per contrasto di atmosfere sonore continuamente diverse, mescolando principi opposti ma mancando della medesima coerenza nell\u2019attuare il suo disegno compositivo. Come risultato si assiste al susseguirsi pi\u00f9 o meno incalzante di atteggiamenti variegati, rendendo ancor pi\u00f9 difficile il compito di Jansons e il suo impegno nell\u2019amalgamarli in un\u2019unica linea espressiva. <strong>Il merito del direttore \u00e8 dunque evidente, cos\u00ec come la capacit\u00e0 di conferire respiro di suono ad una compagine orchestrale estremamente attenta alle indicazioni provenienti dal podio<\/strong>. La direzione ha raggiunto un apice di concentrazione energetica nell\u2019Allegretto che seguiva il Moderato di apertura, con i suoi ritmi da valzer grottesco orchestrati in modo magistrale da \u0160ostakovi\u010d e ancor meglio eseguiti dagli strumentisti dell\u2019orchestra. La sfrontatezza del secondo movimento ha lasciato il posto ad un Largo spettrale e al trionfalismo macchiato di tragico dell\u2019Allegro non troppo, mettendo in evidenza il particolare rapporto di Jansons con la bacchetta: se infatti in precedenza quest\u2019ultima era apparsa a volte superflua e quasi di impiccio, addirittura seminascosta sotto il polso del direttore, in questo caso sembra trasformarsi in un\u2019estensione naturale e necessaria della mano destra, rivelando una morbidezza di gesto estremamente affine alle meditazioni nostalgiche del movimento.<br \/>\nLa straordinaria attenzione che il pubblico della Carnegie Hall ha profuso durante l\u2019ascolto della Sinfonia di \u0160ostakovi\u010d \u00e8 stata interrotta da impercettibili e rari colpi di tosse, per ricordare di tanto in tanto l\u2019appartenenza degli spettatori all\u2019imperfetta specie umana. Tuttavia, nel corso dell\u2019esecuzione del Concerto n. 4 di Beethoven che ha aperto la serata, <strong>l\u2019atmosfera si \u00e8 rivelata quasi irreale e mistica, come se ogni ascoltatore avesse fatto voto di trattenere il fiato dall\u2019inizio fino all\u2019ultima nota<\/strong>. In questa dimensione sovrannaturale riecheggiavano le parole di Schumann a proposito della celebre esecuzione del 1836 sotto la direzione di Felix Mendelssohn, riportate anch\u2019esse tra le pagine del programma di sala:<em> \u00abI have received a pleasure from it<\/em> such as I have never enjoyed and I sat in my place without moving a muscle or even breathing, afraid of making the least noise\u00bb. A ricreare il clima di eccezionale concentrazione suggerito dalla testimonianza di Schumann sono intervenuti non soltanto il carattere contemplativo del concerto beethoveniano, n\u00e9 l\u2019acclarata bravura di Jansons e della sua orchestra, ma soprattutto l\u2019interpretazione sopraffina della pianista <strong>Mitsuko Uchida<\/strong>, <em>invit\u00e9 d\u2019honneur<\/em> della prima parte del concerto. Le espressioni spesso iperboliche che si leggono nelle biografie dei musicisti, denominati quasi sempre i migliori nel loro campo, nel caso della Uchida sembrano rispecchiare la realt\u00e0. Sono infatti \u2018verit\u00e0\u2019 e \u2018bellezza\u2019 i due poli intorno ai quali si muove la chiave di lettura della pianista nipponica. E <strong>il concerto di Beethoven si presta sicuramente a evidenziare le doti introspettive dell\u2019interprete<\/strong>, con la sostanziale assenza di un vero e proprio tempo veloce di apertura \u2013 il primo movimento \u00e8 un <em>Allegro Moderato<\/em> che pende pi\u00f9 dalla parte del moderato che dell\u2019allegro \u2013 e un <em>Rond\u00f2<\/em> finale che invece di sciogliere le tensioni vi aggiunge un\u2019ulteriore nota di serena malinconia, mentre a catalizzare l\u2019attenzione \u00e8 senza dubbio la tragica intensit\u00e0 del movimento centrale (<em>Andante con moto<\/em>).<br \/>\nL\u2019impressione \u00e8 quella di un elaborato e delicato ricamo, dove ogni elemento \u2013 invece di perdersi nel complesso del disegno al quale appartiene \u2013 risalta per la preziosit\u00e0 dei singoli dettagli, sottolineati ancor di pi\u00f9 da un\u2019acustica perfetta, giustamente rinomata nel resto del mondo. Se da un lato il <em>Concerto n. 4<\/em> sostiene le qualit\u00e0 di leggerezza della Uchida, dall\u2019altra riesce ad esprimere le diverse caratteristiche delle sezioni orchestrali, e all\u2019interno di queste dei singoli strumenti, in particolare dell\u2019oboe e del flauto, con impasti timbrici che anticipano le sonorit\u00e0 della <em>Sinfonia n. 6<\/em>, iniziata un anno dopo la conclusione del <em>Quarto Concerto<\/em>. Non sono da meno le sezioni degli archi, unite in un sol corpo sonoro percepibile sia alla vista che all\u2019udito e in profondo rapporto di complicit\u00e0 con lo strumento solista, sebbene una menzione speciale vada riservata ai contrabbassi, bravissimi in Beethoven, eccelsi in \u0160ostakovi\u010d. Anche nei momenti pi\u00f9 percussivi la pianista non indugia nel tono concitato, ma mantiene sempre quell\u2019atteggiamento contemplativo che costituisce la sua cifra stilistica, mettendolo in mostra nelle invenzioni delicate, quasi da carillon, del terzo movimento. <strong>Ci\u00f2 non significa che la Uchida manchi di energia: al contrario quest\u2019ultima deriva proprio dal controllo e dallo straordinario equilibrio delle risorse, affiancate in maniera apparentemente contraddittoria da un\u2019aperta e incondizionata generosit\u00e0 di suono<\/strong>. Generosit\u00e0 che si \u00e8 anche apprezzata nel bis della solista (quasi un concerto nel concerto, con l\u2019esecuzione della meravigliosa <em>Sarabanda<\/em> dalla <em>Suite Francese n. 5 in Sol maggiore<\/em> BWV 816 di Johann Sebastian Bach), come altrettanto generosi si sono dimostrati Jansons e la Bavarian Radio Symphony Orchestra nel proporre alla fine del concerto l\u2019interludio da <em>Ledi Makbet Mcenskogo uezda<\/em> di \u0160ostakovi\u010d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>New York, Carnegie Hall, Stern Auditorium Symphonieorchester Des Bayerischen Rundfunkus Direttore Mariss Jansons Pianoforte Mitsuko Uchida Ludwig van [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":73004,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[10859,10857,14678,2717,3645,10860,10861,10858],"class_list":["post-73003","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-bayrischen-rundfunk-orchester","tag-carnagie-hall-di-new-york","tag-concerti","tag-dmitrij-sostakovic","tag-ludwig-van-beethoven","tag-mariss-jansons","tag-mitsuko-uchida","tag-orchestra-sinfonica-della-radio-bavarese"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73003","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=73003"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73003\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/73004"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=73003"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=73003"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=73003"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}