{"id":73026,"date":"2014-05-24T17:28:17","date_gmt":"2014-05-24T15:28:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=73026"},"modified":"2016-12-06T19:20:55","modified_gmt":"2016-12-06T18:20:55","slug":"teatro-alla-scala-di-milanoelektra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/teatro-alla-scala-di-milanoelektra\/","title":{"rendered":"Teatro alla Scala di Milano:&#8221;Elektra&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Milano, Teatro alla Scala <\/em><em>\u2013 Stagione d<\/em><em>\u2019opera e balletto 2013-2014<\/em><br \/>\n<strong>\u00a0\u201cELEKTRA<\/strong><strong>\u201d<\/strong><br \/>\nTragedia in un atto. Libretto di Hugo von Hofmannsthal.<br \/>\nMusica di\u00a0<strong>Richard Strauss<\/strong><br \/>\n<em>Klyt<\/em><em>\u00e4mnestra <\/em>WALTRAUD MEIER<br \/>\n<em>Elektra <\/em>EVELYN HERLITZIUS<br \/>\n<em>Chrysothemis <\/em>ADRIANNE PIECZONKA<br \/>\n<em>Aegisth <\/em>THOMAS RANDLE<br \/>\n<em>Orest <\/em>REN\u00c9 PAPE<br \/>\n<em>Der Pfleger des Orest <\/em>FRANZ MAZURA<br \/>\n<em>Die Aufseherin \/ Die Vertraute <\/em>RENATE BEHLE<br \/>\n<em>Ein junger Diener MICHAEL PFLUMM<\/em><br \/>\n<em>Ein alter Diener <\/em>DONALD MCINTYRE<br \/>\n<em>Erste Magd <\/em>BONITA HYMAN<br \/>\n<em>Zweite Magd \/ Die Schlepptr<\/em><em>\u00e4gerin <\/em>ANDREA HILL<br \/>\n<em>Dritte Magd <\/em>SILVIA HABLOWETZ<br \/>\n<em>Vierte Magd <\/em>MARIE-EVE MUNGER<br \/>\n<em>F<\/em><em>\u00fcnfte Magd <\/em>ROBERTA ALEXANDER<br \/>\n<em>Dienerinnen <\/em>ROSSANA CALABRESE, SILVIA MAPELLI, CLAUDIA VIGNATI, AGNESE VITALI<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro alla Scala<br \/>\nDirettore<strong>\u00a0<\/strong><strong>Esa-Pekka Salonen<\/strong><br \/>\nMaestro del coro\u00a0<strong>Alberto Malazzi<\/strong><br \/>\nRegia\u00a0<strong>Patrice Ch<\/strong><strong>\u00e9<\/strong><strong>reau<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>ripresa da\u00a0<strong>Vincent Huguet<\/strong><br \/>\nScene <strong>Richard Peduzzi<\/strong><br \/>\nCostumi\u00a0<strong>Caroline De Vivaise<\/strong><br \/>\nLuci\u00a0<strong>Dominique Brugui<\/strong><strong>\u00e8<\/strong><strong>re<\/strong><br \/>\nCoproduzione con Festival d\u2019Aix-en-Provence; Metropolitan Opera, New York; Finnish National Opera, Helsinki; Unter den Linden, Berlino; Gran Teatre del Liceu, Barcellona.<br \/>\n<em>Milano, 21 maggio 2014<br \/>\n<\/em><strong>\u201cIn ricordo di Patrice Ch<\/strong><strong>\u00e9reau<\/strong><strong>\u201d<\/strong>, recita in rosso la locandina scaligera di \u201cElektra\u201d.\u00a0 L\u2019ultima opera firmata dal regista francese &#8211; spentosi lo scorso ottobre all\u2019et\u00e0di 68 anni &#8211; approda a Milano dopo il successo della scorsa estate al Festival di Aix-en-Provence. Con poche eccezioni, il cast stellare \u00e8 lo stesso, come anche l\u2019autorevole bacchetta di Esa-Pekka Salonen e l\u2019intera <em>mise en scene<\/em>: una ripresa che assume il significato di un grande abbraccio da parte di tutti i protagonisti di quest\u2019ultimo allestimento, accompagnato dal saluto entusiasta di una Scala gremita in ogni ordine di posto. Un\u2019emozione doppia se ricordiamo l\u2019amore tra Ch\u00e9reau e questo Teatro, i cui primi rigogliosi frutti videro la luce con una <em>\u201cLulu<\/em>\u201dnel \u201979, per arrivare &#8211; attraverso una serie di lavori significativi tra cui citiamo il \u201c<em>Tristan und Isolde<\/em>\u201ddiretto da Barenboim &#8211; alla pi\u00f9 recente produzione scaligera di <em>\u201cZ mrtv\u00e9ho domu\u201d<\/em>(\u201cDa una casa di morti\u201d), un raro e memorabile Jan\u00e1\u010dek andato in scena nella stagione 2009\/2010.<br \/>\n<strong>Le regie liriche come quelle citate non sono che una parte relativamente piccola (ma estremamente significativa) del contributo di Ch\u00e9reau nel mondo dello spettacolo, spaziando dal teatro di prosa al grande schermo,<\/strong> il terreno di consacrazione che l\u2019ha reso noto al grande pubblico. Non \u00e8 questo il luogo per elencarne tutti i successi cinematografici e non, anche se invitiamo ad approfondire in questo senso. Tuttavia \u00e8 utile richiamare alla mente ci\u00f2 che dal complesso della sua opera \u00e8 emerso, il comune denominatore ben evidente sia nei suoi film sia nelle sue chiavi di lettura teatrali: si tratta dell\u2019abilit\u00e0 unica di addentrarsi nel profondo dell\u2019essere umano indagandone il corpo e la psiche, con la capacit\u00e0unica di raccontarne ogni sfumatura con uno stile sempre riconoscibilissimo, semplice e raffinato, segnato da immagini rigorose, nette, suggestive e mai scontate, a volte crude nella loro nitidezza minimalista. \u201c<em>Intimacy\u201d<\/em>, la pellicola che gli valse l\u2019Orso d\u2019Oro berlinese nel 2001, \u00e8 emblematica in questo senso. Ma lo \u00e8 altrettanto la sua \u201cElektra\u201d, che potremmo considerare a tutti gli effetti una sorta di testamento artistico in grado di raccontare con chiarezza la sensibilit\u00e0, il pensiero e la visione unica di Patrice Ch\u00e9reau, il suo sguardo sul mondo e sull\u2019uomo.<br \/>\nLa vicenda \u00e8 nota: una giovane donna che vive in funzione della sua ossessione per l\u2019uccisione del padre, rinunciando a tutto per portare avanti un desiderio di vendetta che potr\u00e0 spegnersi solo nel sangue. Dimentichiamoci per\u00f2 del solito clich\u00e9 che porta a rappresentare quest\u2019opera in maniera del tutto caricaturale, un folle intreccio violento che ha per protagoniste personalit\u00e0 schizofreniche e grottesche. Certo, questa interpretazione non nasce per caso e non \u00e8infondata: \u00e8risaputo che tra gli elementi che affascinarono Strauss quando decise di mettere in musica questo grande classico greco fu proprio la passionalit\u00e0 violenta e barbarica incarnata dai personaggi. Anche il libretto di Hofmannsthal \u00e8 coerente con questa impronta, abbandonando la compostezza sofoclea in favore di un\u2019espressivit\u00e0 cruenta e parossistica. <strong>L\u2019originalit\u00e0di Ch\u00e9reau sta per\u00f2 nel vedere in tutto questo non una lotta brutale tra individui mostruosi, ma una complessa rete di relazioni tra esseri umani.<\/strong> Deformati orribilmente dalla sofferenza, certo, ma pur sempre umani, con la loro eterna paura della solitudine e una continua e disperata ricerca di perdono. \u00c8 lo scavo psicologico sulle tre principali figure femminili <strong>il punto cardine di questa lettura: Elektra, Klyt\u00e4mnestra e Chrisothemis.<\/strong> Dalle note di regia: <em>\u201cNon possiamo scegliere fra le tre: ognuna ha diritto a tutta la nostra comprensione, ognuna ha le sue ragioni. C\u2019\u00e8quella che vive in un angolo della corte con i cani; c\u2019\u00e8 sua madre, potente e tuttavia divorata dall\u2019assassinio che ha commesso [\u2026] e c\u2019\u00e8questa sorella che vuole vivere a tutti i costi, uscire dalla prigione che il crimine ha costruito attorno a lei\u201d.<\/em> <strong>Al trio femminile si aggiunge il quarto protagonista Orest, braccio della vendetta, carnefice perch\u00e9 vittima in principio.<\/strong> Un assurdo gioco al massacro dove ognuno sembra essere paradossalmente innocente, nella sua nevrosi. Anime giustificate perch\u00e9 sofferenti, una complessiva visione salvifica nonostante le macchie di sangue sull\u2019alfa e sull\u2019omega della tragedia: Ch\u00e9reau non condanna, chiede piet\u00e0 per tutti loro.<br \/>\n<strong>Si parla di condizioni esistenziali e immutabili,<\/strong> siamo nel bel mezzo del cosmo atemporale delle passioni: potremmo trovarci effettivamente a Micene al tempo di Agamennone come &#8211; perch\u00e9 no &#8211; nel bel mezzo di un dramma borghese di stampo ibseniano. Non \u00e8 un caso che la scena progettata da <strong>Richard Peduzzi<\/strong> &#8211; da tempo fedelissimo collaboratore di Ch\u00e9reau &#8211; non richiami alcuna epoca in particolare (come anche i bei costumi di <strong>Caroline De Vivaise<\/strong>), ma consista semplicemente in monumentali pareti di pietra levigata grigia con un grande portale centrale che d\u00e0 accesso al palazzo-mattatoio. Attorno, sempre nella piena neutralit\u00e0, pochi altri elementi: due blocchi di marmo, una piccola scalinata e una botola, misera e invivibile dimora di Elektra nonch\u00e9 luogo di sepoltura dell\u2019ascia che uccise suo padre. Scene minimali &#8211; valorizzate dalle meravigliose ombre e penombre dipinte dalle luci di <strong>Dominique Brugui<\/strong><strong>\u00e8re <\/strong>&#8211; che incorniciano con bellezza, pulizia e discrezione l\u2019agire dei personaggi, basato su meticolosi studi dei movimenti e sulle reciproche relazioni spaziali e gestuali. Questo lavoro accurato di Ch\u00e9reau su ciascun personaggio, dalla protagonista fino all\u2019ultima delle ancelle, \u00e8 qualcosa di assolutamente ammirevole e fuori dal comune. Tuttavia, senza un cast di prima scelta come questo, non si sarebbe andati cos\u00ec lontano.<br \/>\nA cominciare dalla protagonista, non definire geniale l\u2019interpretazione di <strong>Evelyn Herlitzius<\/strong> potrebbe considerarsi reato. In una parte massacrante come quella di Elektra, in scena dall\u2019inizio alla fine, il soprano tedesco non d\u00e0 mai il minimo segno di cedimento, mantenendo costante la brillantezza del suo smalto vocale per tutta la durata dell\u2019opera. Di fronte a un\u2019orchestra di centoundici elementi autorizzati a non risparmiarsi con il volume, la Herlitzius non teme nulla e svetta sempre senza problemi sfoggiando una potenza che ha dell\u2019incredibile, tenendosi ben lontana dal rischio di urla sguaiate padroneggiando con sicurezza una voce sempre pulita e dal timbro rotondo. La presenza scenica non \u00e8 da meno: con carisma, sensibilit\u00e0 e doti espressive fuori dal comune, il soprano tiene tutti col fiato sospeso con l\u2019interpretazione di un\u2019Elektra cos\u00ec credibile, completa e impeccabile da guadagnarsi di diritto il titolo di solida pietra di paragone per tutte le omonime protagoniste straussiane che verranno in futuro.<br \/>\nLa Klyt\u00e4mnestra di <strong>Waltraud Meier<\/strong> dal punto di vista musicale non \u00e8 altrettanto inappuntabile, presentando alcuni difetti di emissione forse dovuti alla parte non perfettamente aderente al suo tipo di vocalit\u00e0. Tuttavia, l\u2019aderenza all\u2019idea registica \u00e8totale e la conseguente resa del suo personaggio \u00e8 meravigliosamente a fuoco: nessun essere mostruoso o caricaturale, ma un\u2019elegante regina disperatamente aggrappata ad inutili superstizioni e amuleti, con la sua fragile natura di donna terrorizzata e pentita. Il tutto emerge chiaramente nella grande scena del confronto con la figlia, punto centrale del dramma e snodo di grande pathos, tra i pi\u00f9 preziosi dell\u2019opera. Insomma, a conti fatti un\u2019interpretazione memorabile, che porta in secondo piano qualsiasi altra imprecisione. Raffinata anche <strong>Adrianne Pieczonka<\/strong> nel ruolo di Chrysothemis, che completa quest\u2019ottimo tridente di donne sfoggiando timbro caldo e suoni ben proiettati. Memorabili le due scene di incontro-scontro con Elektra, ricche di una tensione lirica e violenta al tempo stesso.<br \/>\nProtagonista maschile, troviamo un Orest d\u2019eccezione grazie all\u2019autorevole contributo di <strong>Ren<\/strong><strong>\u00e9<\/strong><strong>Pape<\/strong>, subentrato a Mikhail Petrenko dell\u2019edizione di Aix. La sua tonante voce brunita fa tremare il Piermarini e sconvolge per volume e pienezza abbinati ad un fraseggio ricercato, qualit\u00e0che confermano il nome del basso tedesco tra i migliori attivi ai giorni nostri. Convincente l\u2019intervento seppur breve di <strong>Tom Randle<\/strong> che d\u00e0 voce ed eleganti sembianze allo sgradevole personaggio di Aegisth. Splendida prova anche per il resto del cast, con menzione d\u2019onore ai veterani <strong>Donald McIntyre<\/strong> (Un vecchio servo) e il novantenne <strong>Franz Mazura<\/strong> (Mentore di Orest), insieme a tutto il comparto di serve e ancelle, impeccabili persino nell\u2019ostica apertura dell\u2019opera che le vede protagoniste.<br \/>\nSul podio, come accennato all\u2019inizio, trionfa <strong>Esa-Pekka Salonen<\/strong>, tra i pi\u00f9 autorevoli e talentuosi direttori di oggi. La sintonia con la visione complessiva di Ch\u00e9reau si sente chiaramente nella variet\u00e0 di suoni ricercatissimi che Salonen riesce a ricavare da un\u2019Orchestra scaligera in splendida forma. Un\u2019ampia gamma di colori e un\u2019accentuazione dei lirismi sparsi nella partitura lasciano intuire una lettura pi\u00f9 intimistica dell\u2019opera, piuttosto che cedere il passo al roboante stridore costante cui siamo abituati. Il risultato eccezionale \u00e8 che nelle pagine pi\u00f9 concitate, nelle dissonanze di cui Strauss si serve abbondantemente, nel tema ripetuto di \u201cAgamennon\u201d(l\u2019insistente triade di re minore, simbolo di ossessione), si riesce per contrasto a percepire l\u2019inquietudine della tragedia in misura di gran lunga maggiore rispetto a quanto si ascolta solitamente. Si cerca di porre l\u2019accento sul tentativo disperato dei personaggi di ritrovarsi, magari in un abbraccio: Elettra e Oreste, Elettra e Crisotemide, Elettra e l\u2019odiata Clitemnestra persino (la figlia cade ai piedi della madre, avvolgendole le gambe in un incomprensibile tentativo di ritrovare un contatto irrimediabilmente perduto). A questo corrisponde dunque &#8211; dal punto di vista musicale &#8211; un lirismo ricercato in ogni angolo, rimettendo in luce sfumature insolite non immediatamente evidenti nella partitura, che contrastano e si valorizzano vicendevolmente con lo stampo prevalentemente torbido, violento e primordiale.<br \/>\nUn\u2019interpretazione totalmente nuova, la cui forza profonda \u00e8 una totale sinergia tra cantanti, regia e podio: ecco il segreto di questo successo pieno e totale, a Milano come ad Aix, confermato dalle interminabili standing ovation al calare del sipario scaligero.<strong> Si replica il 24 maggio, 3, 6, 10 giugno: altre quattro preziose possibilit\u00e0 per assistere a un<em>\u2019Elektra<\/em> che senz\u2019altro far\u00e0 epoca. <\/strong><em>Foto Brescia\/Amisano \u00a9 Teatro alla Scala<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Teatro alla Scala \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2013-2014 \u00a0\u201cELEKTRA\u201d Tragedia in un atto. 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