{"id":73623,"date":"2014-06-10T19:53:17","date_gmt":"2014-06-10T17:53:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=73623"},"modified":"2016-12-11T12:58:56","modified_gmt":"2016-12-11T11:58:56","slug":"teatro-la-fenice-di-veneziadiego-matheuz-e-lornitologia-musical","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/teatro-la-fenice-di-veneziadiego-matheuz-e-lornitologia-musical\/","title":{"rendered":"Teatro La Fenice di Venezia:Diego Matheuz e l&#8217;ornitologia musicale"},"content":{"rendered":"<p><em>Teatro Malibran, Stagione sinfonica 2013-14 <\/em><br \/>\n<strong>Orchestra del Teatro La Fenice<\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Diego Matheuz<\/strong><br \/>\n<em>Mauro Lanza: &#8220;<\/em>Anatra digeritrice&#8221; (Piccola Wunderkammer di automi oziosi) per orchestra<br \/>\n<em>Maurice Rave<\/em>l: &#8220;Ma m\u00e8re l\u2019Oye&#8221;, cinq pi\u00e8ces enfantines, suite pour orchestre<br \/>\n<em>Elliott Carter<\/em>:&#8221;Holiday Ouverture&#8221;<br \/>\n<em>Manuel de Falla:&#8221;<\/em>El amor brujo&#8221;: Danza ritual del fuego<br \/>\n<em>Igor Stravinskij:<\/em> Suite dal balletto &#8220;L\u2019uccello di fuoco&#8221; (versione 1945)<br \/>\n<em>Venezia, 6 giugno 2014\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo le prime assolute di Filippo Perocco, Paolo Marzocchi e Giovanni Mancuso (Stagione 2011-2012), di Edoardo Micheli, Federico Costanza e Stefano Alessandretti (Stagione 2012-2013), anche nella corrente Stagione sinfonica sono stati proposti lavori appositamente commissionati a giovani compositori<\/strong> nell\u2019ambito del progetto \u201cNuova musica alla Fenice\u201d, dedicato nella sua terza edizione a Giovanni Morelli: alle nuove opere strumentali di Luigi Sammarchi e Vittorio Montalti ha fatto seguito, in apertura del concerto di cui ci occupiamo, la prima esecuzione assoluta di <em>Anatra digeritrice <\/em>(Piccola <em>Wunderkammer<\/em> di automi oziosi) di<strong> Mauro Lanza<\/strong>. Per l&#8217;occasione, all&#8217;inizio del concerto, il direttore artistico del Teatro Fortunato Ortombina e il socio della Fondazione Amici della Fenice Marino Golinelli (<em>sponsor<\/em> della nuova composizione assieme alla moglie Paola) hanno ricordato gli obiettivi di \u201cNuova musica alla Fenice\u201d e presentato <strong>il trentanovenne compositore veneziano. Per la sua <em>Anatra digeritrice<\/em> Lanza si \u00e8 ispirato, tra l&#8217;altro, all\u2019automa meccanico, progettato da Jacques de Vaucanson nella prima met\u00e0 del Settecento,<\/strong> che suscit\u00f2 tanto interesse \u2013 persino in Voltaire \u2013 per le sue presunte capacit\u00e0 di adempiere alle funzioni fisiologiche dell\u2019animale. Dire che rapporto ci sia tra il marchingegno di Vaucanson e la composizione di Lanza non \u00e8 facile. Certamente \u2013 come ha spiegato lo stesso autore in un incontro con il pubblico, propedeutico al concerto \u2013 gli strumenti musicali, in quanto organismi meccanici, sono assimilati all&#8217;automa, e indagati nelle loro possibilit\u00e0 \u201cfisiologiche\u201d. <strong>Questo lavoro pu\u00f2 essere, dunque, considerato una piccola collezione di automi sonori, accomunati dalla dimensione aforistica<\/strong> (ciascuno dura tra i 50 secondi e un minuto): cinque pezzettini che si succedono senza soluzione di continuit\u00e0, e che sono altrettante \u201cmacchinette\u201d, costituite da ingranaggi, funzionanti in modo meccanico, ripetitivo. Ottima la prestazione dell&#8217;orchestra, in formazione ridotta, a rendere il <em>pointillisme<\/em> che caratterizza il primo pezzettino, che termina con una sorta di singhiozzo della tromba, oppure il clima misterioso del secondo percorso da note tenute. Particolarmente brillante il quarto, dove primeggiavano le percussioni, tra cui la campana, oltre alle trombe, ai tromboni (questi ultimi con sordina) e agli archi, impegnati in <em>glissando<\/em> e note sovracute.<br \/>\n<strong>Ancora un animale, questa volta di derivazione fiabesca, nel secondo titolo in programma: si tratta della celeberrima suite per orchestra <em>Ma m\u00e8re l&#8217;Oye<\/em>,<\/strong> costituita da<em> cinq pi\u00e8ces enfantines,<\/em> ispirate ad altrettante illustrazioni contenute in una raccolta di fiabe di Perrault (tratte dai <em>Contes de Ma m\u00e8re l&#8217;Oye<\/em>, donde il titolo assegnato alla suite da Ravel), di Madame d&#8217;Aulnoy e Madame Leprince de Beaumont. Originariamente composta per pianoforte a quattro mani (per le piccole mani dei figli di Ida e Cipa Godebski, Mimie e Jean, di sei e sette anni rispettivamente, che per\u00f2 poi non furono in grado di eseguirla), <em>Ma m\u00e8re l&#8217;Oye,<\/em> nella sua versione orchestrale, \u00e8 un chiaro esempio delle grandi doti di orchestratore per cui il raffinato compositore francese \u00e8 famoso in tutto il mondo. Nello strumentare lo spartito per pianoforte, egli \u00e8 riuscito a rendere la sobriet\u00e0 della prima versione attraverso una scrittura di cristallina purezza, che prevede una ridotta compagine orchestrale. La nuova veste strumentale rivela \u2013 com&#8217;\u00e8 tipico in Ravel \u2013 una spiccata sensibilit\u00e0 timbrica, che gli consente, tra l&#8217;altro, di mettere in evidenza inusitate possibilit\u00e0 coloristiche degli strumenti, proprio attraverso un uso \u201cminimalista\u201d dell&#8217;orchestra (con l&#8217;eccezione della nutrita schiera delle percussioni, funzionale ad arricchire la tavolozza dei colori orchestrali). Forse l&#8217;interpretazione di Matheuz \u2013 il giovane maestro venezuelano, direttore principale dell&#8217;Orchestra del Teatro La Fenice \u2013 ha in qualche tratto rivelato dei toni un po&#8217; troppo decisi, dovuti anche ad un&#8217;agogica generalmente un po&#8217; troppo stringata, sicch\u00e9\u2013 a nostro modesto avviso \u2013 l&#8217;interpretazione di questa preziosa partitura non \u00e8 risultata sufficientemente <em>nuanc\u00e9e. <\/em>Tuttavia, anche grazie alle ottime prestazioni dell&#8217;orchestra, questa musica si \u00e8 ugualmente imposta spandendo il suo indubbio fascino. Oboe e corno inglese, flauto e ottavino si sono segnalati, per fare qualche esempio, in <em>Petit Poucet<\/em>, dialogando sul sottofondo di una seducente trina degli archi. In <em>Laideronnette, Imp\u00e9ratrice des Pagodes \u2013 <\/em>il brano pi\u00f9 lungo e complesso, nel quale una misteriosa sezione centrale \u00e8 incorniciata da due sezioni gemelle, profumate d&#8217;Oriente \u2013 ha brillato l&#8217;orchestra nel suo insieme come le sue varie sezioni o i singoli strumenti, a ricreare in particolare, gli esotismi della scala pentatonica o il sapore delle orchestre <em>gamelan<\/em> (ricordiamo, in particolare i giochi di ottavino, xilofono, arpa e celesta). Travolgente il finale de <em>Le jardin f\u00e9erique<\/em>, nel corso del quale la sommessa melodia iniziale si arricchisce progressivamente di sonorit\u00e0 sempre pi\u00f9 forti e sgargianti.<br \/>\n<strong>La prima parte del concerto si \u00e8 conclusa trionfalmente \u2013 anche data la natura del pezzo \u2013 con l&#8217;esecuzione della <em>Holiday Ouverture<\/em> del compositore americano Elliott Carter<\/strong> (scomparso a 103 anni nel novembre 2012), scritta su commissione della Boston Simphony Orchestra a Fire Island, presso New York, nell&#8217;estate del 1944, per celebrare la liberazione di Parigi dall&#8217;occupazione nazista. Tutta l&#8217;orchestra ha dato il meglio di s\u00e9 nell&#8217;eseguire questo lavoro decisamente d&#8217;effetto \u2013 dove si coglie l&#8217;influenza, in particolare, di Hindemith e di Walton \u2013 che si apre con un tema gioioso ed aggressivo dalla struttura asimmetrica e dal ritmo sincopato, che procede \u201ca scatti\u201d, al quale, dopo varie sue elaborazioni anche jazzistiche, se ne contrappone un secondo pi\u00f9 melodico, quasi un <em>valze<\/em>r, che esprime un senso di felicit\u00e0 interiore. Di grande impatto emotivo il terzo tema, solenne, affidato agli ottoni, che rievoca il passato drammatico. Precisa ed espressiva l&#8217;orchestra, sapientemente guidata dal deciso gesto di Matheuz, anche nella parte conclusiva dell&#8217;<em>ouverture<\/em>, dove i tre temi si intrecciano in una complessa polifonia, creando un canone mensurale o proporzionale in cinque parti.<br \/>\n<strong>Infuocata \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 la seconda parte della serata, apertasi con la <em>D<\/em><em>anza ritual del fuego<\/em>, da<em> El amor brujo<\/em>, di Manuel De Failla,<\/strong> lavoro composto per la ballerina e cantante di flamenco Pastora Imperio e andato in scena per la prima volta \u2013 senza troppa fortuna \u2013 a Madrid nel 1915 come \u201cgitaneria\u201d in due quadri per<em> cantaora<\/em>, attori e orchestra da camera, e successivamente \u2013 questa volta ottenendo pieno successo \u2013 a Parigi nel 1925, in una nuova versione in forma di balletto per mezzosoprano e orchestra sinfonica. Una trascrizione pianistica venne realizzata dal compositore nel 1921, e in questa veste proprio la <em>Danza ritual del fuego<\/em> divenne celebre soprattutto per merito di Arthur Rubinstein, che ne fece uno dei suoi cavalli di battaglia. In questa danza il compositore spagnolo ha espresso l&#8217;anima gitana con la sua visione magica della realt\u00e0, da cui Falla stesso era soggiogato (\u00e8 nota la sua superstizione). Decisamente sfrenata nel ritmo ed esplosiva nei picchi sonori l&#8217;interpretazione di Matheuz, che il fuoco (ispanoamericano) se lo porta dentro.<br \/>\n<strong>Molto gradita al pubblico la <em>suite<\/em> da <em>L\u2019uccello di fuoco<\/em>, il balletto composto da Stravinskij,<\/strong> su commissione di Djagilev, per i Ballets Rousses, andato in scena all&#8217;Op\u00e9ra di Parigi nel 1910. Questa musica \u00e8 diventata popolare anche nelle sale da concerto, attraverso varie <em>suite<\/em> messe a punto dallo stesso compositore. La pi\u00f9 conosciuta \u00e8 la seconda, del 1919, realizzata allo scopo di assicurarsi i diritti d&#8217;autore fuori dalla Russia sovietica e rendere l&#8217;orchestra pi\u00f9 snella: in essa la musica del balletto si concentra in soli cinque numeri, essendo eliminate tutte le parti mimate e di raccordo. Quella proposta in chiusura del concerto di cui ci occupiamo risale, invece, al 1945, anno in cui Stravinskij \u2013 tutt&#8217;altro che insensibile al fascino di Pluto \u2013 prepar\u00f2 negli Usa una nuova versione, sempre allo scopo di acquisire nuovi diritti d&#8217;autore. Questa volta per\u00f2 la revisione fu pi\u00f9 profonda: l&#8217;orchestrazione \u00e8 ancora pi\u00f9 leggera, mentre viene recuperata parte del materiale originario, a formare una sequenza di dodici numeri. Di grande fascino sonoro l&#8217;esecuzione, vigorosa, di Matheuz, complici la sapienza nell&#8217;orchestrazione di Stravinskij, allievo di Korsakov, nonch\u00e9 la sensibilit\u00e0 e la padronanza tecnica degli strumentisti dell&#8217;orchestra, che hanno saputo esprimere tutte le raffinatezze di questa lussureggiante partitura, nella quale lo stile cromatico \u00e8 analogia del mondo malvagio di Katscei, mentre lo stile diatonico evoca il mondo magico dell&#8217;Uccello di fuoco e delle principesse prigioniere, sulla falsariga di quanto avviene nel <em>Parsifal <\/em>di Wagner. Caloroso successo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Malibran, Stagione sinfonica 2013-14 Orchestra del Teatro La Fenice Direttore Diego Matheuz Mauro Lanza: &#8220;Anatra digeritrice&#8221; (Piccola [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":73625,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[14678,1631,11063,180,1870,376,9350,8910],"class_list":["post-73623","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-concerti","tag-diego-matheuz","tag-elliott-carter","tag-igor-stravinskij","tag-manuel-de-falla","tag-maurice-ravel","tag-mauro-lanza-it","tag-orchestra-del-teatro-la-fenice-di-venezia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73623","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=73623"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73623\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/73625"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=73623"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=73623"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=73623"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}