{"id":73789,"date":"2014-06-17T18:37:29","date_gmt":"2014-06-17T16:37:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=73789"},"modified":"2016-12-07T03:34:49","modified_gmt":"2016-12-07T02:34:49","slug":"jean-philippe-rameau-1683-1764-pieces-de-clavecin-volume-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/jean-philippe-rameau-1683-1764-pieces-de-clavecin-volume-1\/","title":{"rendered":"Jean-Philippe Rameau (1683-1764): Pi\u00e8ces de Clavecin, Volume 1"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Steven Devine<\/strong>, <em>clavicembalo. <strong>Premier Livre de Pi\u00e8ces de clavicin (1706) &#8211; Suite in A minor \/ La Minore:<\/strong> Pr\u00e9lude,\u00a0 Allemande I,\u00a0 Allemande II,\u00a0 Courante, Gigue,\u00a0 Sarabande I &amp; II,\u00a0 V\u00e9nitienne,\u00a0 Gavotte,\u00a0 Menuet.\u00a0 <strong>Pi\u00e8ces de Clavecin (1724)<\/strong> &#8211; <strong>Suite in E minor \/ Mi Minore\u00a0<\/strong>\u00a0 Allemande,\u00a0 Courante,\u00a0 Gigue en rondeau I,\u00a0 Gigue en rondeau II,\u00a0 Le Rappel des Oiseaux,\u00a0 Rigaudon I &amp; II (with double),\u00a0 Musette en rondeau,\u00a0 Tambourin,\u00a0 La Villageoise (Rondeau). <strong>Pi\u00e8ces de Clavecin &#8211; Suite in D minor\/major \/ Re Minore &#8211;\u00a0 maggiore<\/strong>:\u00a0 Les Tendres Plaintes (Rondeau),\u00a0 Les Niais de Sologne (with 2 doubles),\u00a0 Les Soupirs,\u00a0 La Joyeuse (Rondeau), La Follette (Rondeau),\u00a0 L\u2019Entretien des Muses,\u00a0 Les Tourbillons (Rondeau),\u00a0 Les Cyclopes (Rondeau), Le Lardon,\u00a0 La Boiteuse,\u00a0 Menuet en rondeau<\/em><em>.<\/em> Registrazione: Chiesa di San Giovanni Evangelista, Oxford, 2-3 dicembre 2013. T.Time:79.27 <strong>1 CD Resonus Classics <strong>RES10131 (download only)<\/strong>,2014<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In maggio 2014 \u00e8 stato pubblicato il primo volume di una trilogia che la casa discografica londinese Resonus dedica all\u2019opera clavicembalistica di Jean-Philippe Rameau, con Steven Devine unico protagonista del ciclo esecutivo<\/strong>. La scelta dei titoli, gli accostamenti, la qualit\u00e0 interpretativa e tecnica concorrono a un prodotto commerciale di grande interesse; in primo luogo si \u00e8 evitata la successione cronologica dei brani, perch\u00e9 questo primo disco accosta una <em>suite<\/em> appartenente alla raccolta del 1706 a lavori successivi di quasi vent\u2019anni. E poi Devine \u00e8 un esecutore originale: non \u00e8 un esponente ortodosso della scuola filologica anglosassone, in quanto ampia la sua ricerca musicale al di l\u00e0 dei termini cronologici dell\u2019et\u00e0 barocca, dividendosi tra la direzione d\u2019orchestra (specialmente in ambito teatrale) e il lavoro di solista (al clavicembalo e al fortepiano, strumenti di cui \u00e8 professore al Trinity Laban Conservatoire of Music di Londra). Le musiche di Rameau sono state eseguite su un clavicembalo costruito da Ian Tucker, copia di un manufatto realizzato ad Antwerp nel 1636 da Andreas Ruckers e riadattato da Henri Hemsch a Parigi nel 1763; le brevi note introduttive del libretto, succose di dati tecnici e armonici, sono a cura dello stesso Devine.<br \/>\nLa prima <em>suite<\/em> proposta \u00e8 certamente la pi\u00f9 classica della raccolta, poich\u00e9 confezionata da Rameau come tipica rassegna di danze alla moda: dopo un <em>Prelude<\/em> malinconico e nostalgico, si susseguono <em>Allemande<\/em> I e II, <em>Courante, Gigue, Sarabande<\/em> I e II, <em>Venitienne, Gavotte<\/em> e <em>Menuet<\/em> conclusivo. <strong>Steven Devine porge il <em>carnet<\/em> di danze con estrema compunzione; ed \u00e8 giusto, perch\u00e9 questo Rameau \u00e8 assolutamente raffinato, ma piuttosto algido, non vuole abbandonarsi all\u2019emozione e all\u2019affetto esplicito<\/strong>, sostituiti dal disegno intellettuale e armonico di un sentimento elegiaco, a volte anche lamentoso (come il colore dell\u2019iniziale <em>Prelude<\/em> lascia presagire). La resa musicale \u00e8 perfetta, trasparente, nitidissima; soltanto, sin dalla <em>Suite<\/em> in la minore si nota un atteggiamento costante dell\u2019esecutore, che tende a non modificare mai il volume sonoro, come se non esistessero mezze voci e attenuazioni di alcuna sorta: tutto \u00e8 sempre perfettamente udibile e distinguibile, ma \u00e8 anche enunciato come tutto il resto, senza differenziazioni. Analogamente, per quanto riguarda la resa ritmica, <strong>il clavicembalista non provvede a rimarcare la specificit\u00e0 delle varie danze per mezzo di differenze eclatanti; preferisce invece rallentare il discorso musicale, in modo tale che risalti meglio l\u2019effetto patetico di alcune sezioni<\/strong> (ciascuna <em>Sarabande,<\/em> in modo specifico). Al termine dell\u2019ascolto ci si accorge di come Devine porga dunque una Suite bene variegata grazie alle scelte espressive di Rameau, grazie alla differente sostanza emotiva che ciascun pezzo costituisce di per s\u00e9, non gi\u00e0 grazie a un modello interpretativo dell\u2019esecutore (e tanto meno grazie a particolari doti virtuosistiche, se non la cura attenta di ogni particolare).<br \/>\nLa <em>Suite<\/em> in mi minore \u00e8 strutturata in modo del tutto diverso, in quanto alcuni movimenti soggiacciono alla tentazione tematica, che diventa nel tempo uno degli elementi pi\u00f9 apprezzati della musica strumentale di Rameau. Anch\u2019essa dipanata in nove movimenti, come la precedente, si apre con una <em>Allemande,<\/em> seguita da <em>Courante, Gigue en rondeau<\/em> I e II, <em>Rigaudon<\/em> I e II; ma dopo la seconda <em>Gigue,<\/em> e poi dopo il II <em>Rigaudon,<\/em> si profilano quelle scene mimetiche che hanno reso celebre il compositore anche presso l\u2019uditorio di et\u00e0 romantica: in primo luogo il famoso <em>Rappel des Oiseaux<\/em>, poi la sequenza finale di <em>Musette en rondeau<\/em>, <em>Tambourin, Villageoise<\/em> (un <em>rondeau<\/em> conclusivo). Le <em>Rappel des Oiseaux<\/em> sarebbe stato poi incluso anche nelle <em>Nouvelles Suites de Pi\u00e8ces de Clavecin<\/em>, una delle raccolte pi\u00f9 tarde e pi\u00f9 apprezzate di Rameau: a partire dalla semplice ripetizione di intervalli armonici di una certa ampiezza, l\u2019autore elabora il richiamo degli uccelli, secondo un tipico atteggiamento del poeta e del musico (la carriera professionale di Rameau era del resto iniziata con la poesia, si pu\u00f2 bene immaginare sotto il segno di Alcmane). Ma queste notazioni non devono offuscare il valore dei brani precedenti: <strong>la II <em>Gigue en rondeau<\/em> \u00e8 un autentico carosello pirotecnico e ipnotico, che sembra prendere le mosse da una danza popolare, per raggiungere una configurazione ritmica raffinatissima<\/strong>. L\u2019effetto di contrasto \u00e8 notevole quando si ascolta il brano immediatamente successivo, ossia l\u2019intellettualistico e gi\u00e0 ricordato <em>Rappel.<\/em> Anche il I <em>Rigaudon<\/em> insiste su un modulo musicale affascinante e avvolgente. Ora, come nella successiva <em>Musette en rondeau,<\/em> si impongono soprattutto le protratte risonanze del clavicembalo, che echeggia dolcemente e a lungo, al pari di una ghironda o d\u2019una chitarra: \u00e8 questa una virt\u00f9 di Devine, che riesce cos\u00ec a introdurre il brano pi\u00f9 coloristico e innovativo dell\u2019intera <em>Suite<\/em>: il <em>Tambourin,<\/em> tutto un arpeggio, consumato in un rapido <em>tourbillon,<\/em> sensuale pi\u00f9 che marziale (\u2018turbine\u2019 che anticipa il brano omonimo della <em>Suite<\/em> in re minore-maggiore che chiude il disco).<br \/>\nLa terza <em>suite<\/em> \u00e8 interamente programmatica, e si configura secondo una valenza del tutto melodrammatica, teatrale, o quanto meno scenografica: ognuno dei dieci brani che la compongono ha un titolo caratterizzante, allusivo a un carattere o a una situazione emotiva (<em>Les Tendres Plaintes, Les Niais de Sologne, Les Soupirs, La Joyeuse, La Follette, L\u2019Entretien des Muses, Les Tourbillons, Les Cyclopes, Le Lardon, La Boiteuse<\/em>); ed \u00e8 anche la composizione pi\u00f9 estesa delle tre presenti all\u2019interno del disco, la pi\u00f9 impegnativa ed espressiva, la pi\u00f9 significativa della maturit\u00e0 dell\u2019arte di Rameau. <em>Les Niais de Sologne<\/em> \u00e8 forse il pezzo pi\u00f9 perfettamente scorrevole di tutte e tre le suites, poich\u00e9 il fluire naturalissimo della melodia e del contrappunto rappresentano una concezione della musica capace di porgere la serenit\u00e0 anche nel cuore dell\u2019elegia e della tonalit\u00e0 minore: un procedimento che qualche decennio pi\u00f9 tardi sarebbe stato condotto alle sue massime possibilit\u00e0 espressive da Mozart nei concerti solistici e nelle sinfonie. <strong>I due <em>doubles,<\/em> in cui Devine ripete il brano con la tecnica delle variazioni virtuosistiche, non fanno che confermare la poetica di Rameau, centrata sul raffinamento della precedente tradizione, alla ricerca dell\u2019eleganza, del bello in quanto preclaro, impeccabile, <em>agr\u00e9able<\/em><\/strong><em>.<\/em> <em>Les Cyclopes<\/em> \u00e8 invece la pagina pi\u00f9 teatrale, pi\u00f9 narrativa, pi\u00f9 mitologicamente ispirata, anche nella sua articolazione triadica in scena movimentata \/ sezione centrale \/ variazione e nuova scena di movimento (con materiali musicali quasi del tutto nuovi rispetto all\u2019avvio).<br \/>\nAnche nella terza <em>suite<\/em> Devine si mantiene rigorosamente fedele al testo musicale, senza preoccuparsi di aggiungere una caratura interpretativa sua propria: ha intuito bene che la musica di Rameau \u00e8 sempre felicemente espressiva se eseguita con la giusta trasparenza e chiarezza; che i contrasti affettivi (ben pi\u00f9 importanti di quelli ritmici o sonori) scaturiscono dalla giustapposizione dei pezzi e dai loro rapporti interni. Come a dire che la musica barocca, assai pi\u00f9 di quella che sarebbe seguita, ritrova il compimento non nell\u2019unit\u00e0 del singolo brano, bens\u00ec nel mosaico della <em>suite,<\/em> in un gioco di complementi reciproci. Il brevissimo <em>Menuet en rondeau<\/em> che conclude il disco \u00e8 la sintesi ultima dell\u2019autentico spirito clavicembalistico di Rameau: pi\u00f9 che il fuoco d\u2019artificio e la brillantezza prevalgono la malinconia, il senso di emozione trattenuta, insomma la <em>nostalgia<\/em> &#8211; per usare un anacronismo rispetto al lessico del XVIII secolo &#8211; per qualcosa di perduto e di vagheggiato a lungo; forse il mito antico, riproposto da tante feste teatrali, melodrammi, <em>com\u00e9dies-ballets<\/em>, ma pi\u00f9 che altro nascosto nelle pieghe della mente, nelle tonalit\u00e0 in minore di un pur scintillante clavicembalo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Steven Devine, clavicembalo. 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