{"id":73922,"date":"2014-06-20T16:22:50","date_gmt":"2014-06-20T14:22:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=73922"},"modified":"2017-01-06T17:11:36","modified_gmt":"2017-01-06T16:11:36","slug":"mozart-requiem-ballet-al-san-carlo-di-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/mozart-requiem-ballet-al-san-carlo-di-napoli\/","title":{"rendered":"\u201cMozart Requiem Ballet\u201d al San Carlo di Napoli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Napoli, Tearo di San Carlo, stagione di balletto 2013-2014<\/em><br \/>\n<strong>\u201cMOZART REQUIEM BALLET<\/strong><strong>\u201d<\/strong><br \/>\nCoreografia\u00a0e Regia <strong>Boris Eifman<\/strong><br \/>\nMusica\u00a0 <strong>Wolfgang Amadeus Mozart<\/strong>, <em>Requiem in Re minore K 626<\/em><br \/>\n<em>La donna <\/em>LYBOV ANDREYEVA<br \/>\n<em>L\u2019uomo <\/em>OLEG GABYSHEV<br \/>\n<em>La madre <\/em>ALESSANDRA VERONETTI<br \/>\n<em>Il vecchio <\/em>EDMONDO TUCCI<br \/>\n<em>Il giovane <\/em>SALVATORE MANZO<br \/>\n<em>Soprano <\/em>YULIYA POLESHCHUK<br \/>\n<em>Mezzosoprano <\/em>ADRIANA DI PAOLA<br \/>\n<em>Tenore <\/em>LEONARDO CORTELLAZZI<br \/>\n<em>Basso <\/em>UMBERTO CHIUMMO<br \/>\nOrchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo<br \/>\nDirettore <strong>Hansj\u00f6rg Albrecht<\/strong><br \/>\nDirettore del coro <strong>Salvatore Caputo<\/strong><br \/>\nScene <strong>Semen Pastuh<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Ol\u2019ga \u0160ai\u0161mela\u0161vili<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Boris Eifman<\/strong><br \/>\n<em>Napoli, 19 giugno 2014<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Mozart Requiem Ballet<\/em>: chiss\u00e0 cosa avrebbe pensato il genio di Mozart a un accostamento simile, apparentemente ossimorico.<\/strong> Probabilmente avrebbe gradito. S\u00ec, perch\u00e9 se la danza, come forma di comunicazione universale (prima ancora che arte scenica), ha da sempre accompagnato i momenti rituali pi\u00f9 importanti della vita dell\u2019uomo, tra cui inevitabilmente la morte, la rappresentazione visiva del <em>Requiem in Re minore K 626 <\/em>di Mozart \u00e8 la lettura di una partitura di musica sacra che inquadra le potenziali intenzioni di una situazione molto particolare. <strong>Com\u2019\u00e8 ben noto, il mistero che avvolge l\u2019ultima e incompiuta opera mozartiana ha fatto favoleggiare<\/strong>, a partire dal Romanticismo, drammaturghi e registi, per la situazione in cui vide la luce, a partire da una committenza anonima e sinistra. In realt\u00e0, nessun fantasma foriero di morte, ma solo un nobile prematuramente vedovo, il conte Walsegg, che intendeva ottenere una messa da Requiem per la ricorrenza della scomparsa della moglie e della quale si sarebbe poi attribuito la paternit\u00e0. Di certo Mozart, gi\u00e0 malato, aveva atteso all\u2019opera in uno stato generale di sofferenza fisica e in condizioni nervose particolari; le infondate quanto affascinanti testimonianze secondo le quali avrebbe affremato di comporre l\u2019opera per se stesso vanno perci\u00f2 guardate con prudenza. La stessa vedova Mozart, Constanze, affid\u00f2 agli allievi pi\u00f9 stretti il compito di terminare la partitura interrotta dalla morte del compositore, il 5 dicembre 1791, senza rivelare la presenza di mani diverse da quelle del marito e aliment\u00f2 successivamente le chiacchiere fantasiose al riguardo. Oltre a Joseph Eybler e Franz Jacob Freyst\u00e4dtler, l\u2019apporto principale al completamento dell\u2019opera fu affidato a Franz Xavier S\u00fcssmayr.<br \/>\n<strong>Solo nel 1825 vennero avanzati i primi sospetti reali sulle mani presenti nel <em>Requiem, <\/em>tanto si avverte la compromissione della coerenza e della qualit\u00e0 dell\u2019opera<\/strong>, mentre e la conclusione \u201ccircolare\u201d con la ripresa del tema iniziale, forse da un\u2019idea di Mozart stesso, la sottolinea ancor pi\u00f9. A parte tutto, l\u2019incompiutezza rende questo <em> Requiem <\/em>qualcosa di molto diverso dalle altre composizioni (sacre e non), perch\u00e9 lo inserisce in una dimensione non solo di morte e proiezione dell\u2019anima nell\u2019aldil\u00e0, ma la sua musica sembra ripercorrere la vita intera. Questa \u00e8 la lettura del grande coreografo siberiano Boris Eifman, che ha descritto sapientemente, attraverso un linguaggio lineare ma complesso, il necessario quanto inevitabile passaggio dell\u2019uomo sulla terra attraverso i suoi legami di vita: il giovane con la madre, l\u2019uomo con la donna, il vecchio di nuovo fra le braccia della madre. Il tutto circondato dalla massa degli altri uomini e donne, della vita che fluisce incessantemente intorno ai protagonisti degli affetti e delle sciagure, col fardello della morte sempre presente nelle coscienze, come sottolinea il passaggio degli incappucciati trainanti un pesante masso da una quinta all\u2019altra. <strong>Eifman \u00e8 uno dei pochi coreografi russi a ricoprire, ormai da decenni, un ruolo di assoluto rilievo nel panorama della danza, contando un repertorio di circa cinquanta balletti per una compagnia<\/strong> (\u201cEifman Ballet\u201d, con una suo Centro coreografico istituito dallo Stato e dalla citt\u00e0 di San Pietroburgo) di oltre cinquanta elementi, vantando inoltre riconoscimenti di grande rilievo (\u201cArtista del popolo di Russia\u201d, Premio di Stato della Federazione Russa, Maschera d\u2019Oro e Golden Soffit, Ordine al Merito per la Patria, etc.). Da coreografo-pensatore, Eifman specula sui problemi della societ\u00e0 contemporanea per descriverli attraverso il suo linguaggio coreografico, nell\u2019intenzione di comunicare al pubblico gli aspetti pi\u00f9 drammatici della vita, sentendo la danza non come un processo fisico, ma spirituale. Tutto questo si legge alla perfezione nella messa in scena danzata del <em>Requiem <\/em>di Mozart. <strong>In un linguaggio dalla forte ascendenza classica si innestano altri idiomi, dagli elementi di carattere a quelli pi\u00f9 moderni e contemporanei<\/strong>, per sviluppare la potenza immaginifica della musica, che diventa visibile nell\u2019aderenza delle sequenze coreografiche di Eifman all\u2019architettura armonica della partitura nei corali, mentre nei <em>soli <\/em>e nei <em>duetti <\/em>\u00e8 pi\u00f9 naturale che il movimento, la cui bellissima plasticit\u00e0 non ostacola il processo di interiorizzazione del sentimento e la sua successiva \u201cesplosione\u201d, venga dettato dalla linea melodica. Il Re minore, la tonalit\u00e0 \u201cdi morte\u201d usata da Mozart nel <em>Requiem<\/em>, descrive per Eifman il passaggio dell\u2019uomo che, da ragazzo protetto dalla madre, incontra se stesso divenuto uomo. Una seconda donna entra nella sua vita e con questa egli danza da solo. Il momento pi\u00f9 toccante, quello del <em>Lacrymosa, <\/em>descrive qui la morte della madre, ovvero il suo trapasso in un\u2019altra dimensione, attraverso il riuscitissimo effetto scenico del risucchio nella tomba verticale e animata. Rimane l\u2019uomo, solo con la sua donna. Ma sar\u00e0 il vecchio a frapporsi tra i due e a far uscire di scena la donna, per danzare dapprima in solitudine e poi ritrovarsi nelle braccia della madre in un ritorno alla nascita, come in una michelangiolesca Piet\u00e0, da una madre che si vestir\u00e0 di bianco e con la quale si allontaner\u00e0 verso l\u2019infinito. Il bianco \u00e8 il colore che chiude l\u2019opera, d\u00e0 luce alle tenebre e proietta verso la positivit\u00e0.<br \/>\n<strong>Un lavoro toccante, quello di Eifman, portato in scena e \u201cricostruito\u201d in pochissimo tempo per la compagnia del Teatro di San Carlo con l\u2019aiuto dei ripetitori Oxana Tverdokhlebova, Igor Polyakov, Valentina Morozova e i due solisti della Compagnia russa, Oleg Gabyshev nel ruolo dell\u2019Uomo e Lybov Andreyeva nel ruolo della Donna<\/strong>, entrambi portatori di uno stile difficile da assimilare in poco tempo, di grande bravura e presenza scenica. Nel ruolo della Madre <strong>Alessandra Veronetti<\/strong>, Prima ballerina del Teatro di San Carlo, che ha saputo rendere la drammaticit\u00e0 di una figura cos\u00ec importante nella struttura del lavoro (e d\u2019altra parte la Veronetti si era gi\u00e0 distinta come protagonista della Giselle di Mats Ek al San Carlo). <strong>Salvatore Manzo<\/strong> \u00e8 stato il Giovane, tecnicamente impeccabile e dal movimento fluido e delicato (piuttosto \u201cclassicheggiante\u201d), mentre il Primo ballerino <strong>Edmondo Tucci<\/strong> ha vestito i panni del Vecchio, con il suo consueto carisma e la sua predisposizione naturale al tipo di linguaggio portato in scena, \u00e8 risultato quello stilisticamente molto convincente. <strong>Il \u201cnuovo\u201d Corpo di Ballo, reduce da un lavoro intenso, ha risposto positivamente alla sfida (che \u00e8 crescita artistica) soprattutto nell\u2019elemento femminile<\/strong>. Questa volta le donne sono state pi\u00f9 convincenti degli uomini. La coreografia di Eifman, sia pure adattata a un organico inferiore rispetto a quello per cui \u00e8 stato composto il lavoro, fa in modo che l\u2019occhio cada sulla massa, per cui ogni singolo idividuo scompare e si \u201clegge\u201d l\u2019insieme, un insieme che \u00e8 la potenza della storia dell\u2019uomo. La nuova via percorsa da Mozart nel <em>Requiem<\/em>, una via che si basa sull\u2019antico della polifonia e del contrappunto dei modelli barocchi, appare la stessa che Eifman percorre con la sua innovazione della danza legata alla tradizione, in cui il contrappunto musicale trova corrispondenza in quello coreico. Le atmosfere sonore peculiari dell\u2019opera mozartiana, il timbro opaco e spettrale dei corni di bassetto e dei fagotti nelle uniche sezioni del tutto autografe, ossia l\u2019<em>Introitus<\/em> e il <em>Kyrie<\/em>, sono \u201csentite\u201d dal coreografo siberiano come dramma fortemente corale. I pizzicato degli archi e le note staccate invece guizzano nei richiami alle danze popolari. <strong>Le scene, tutte costruite con luci (a cura dello stesso Eifman) e movimenti del fondale, richiamano la massoneria cui Mozart aveva aderito nel 1784<\/strong>, con la simbologia dell\u2019occhio all\u2019interno del triangolo inscritto in un cerchio. E questo cerchio diventa il meraviglioso sfondo dei duetti dell\u2019Uomo e della Donna, il mondo dal cielo azzurro che accoglie l\u2019umanit\u00e0. L\u2019ottima orchestra del Teatro di San Carlo \u00e8 stata magistralmente diretta da Hansj\u00f6rg Albrecht, Direttore Artistico del M\u00fcnchener Bach Chor und Orchester. Applauditissima la condotta dei cantanti: il Soprano russo <strong>Yulia Poleshchuk<\/strong>, il Mezzosoprano <strong>Adriana di Paola<\/strong> (che ha sostituito per due recite la gi\u00e0 annunciata Francesca Russo Ermolli), il Tenore <strong>Leonardo Cortellazzi<\/strong> e il Basso <strong>Umberto Chiummo<\/strong> (a sostituzione, sempre per le prime due recite, del gi\u00e0 annunciato Masashi Mori). Il Coro, diretto dal Maestro <strong>Salvatore Caputo<\/strong>, ha eseguito con trasporto e precisione le proprie parti, come di consueto. Uno spettacolo riuscitissimo che ha visto impegnate tutte le Maestranze del San Carlo, che, come lo scorso anno con i <em>Carmina Burana, <\/em>ha offerto al proprio pubblico uno spettacolo importante. <strong>Uno sforzo notevole, se si pensa che il Corpo di Ballo \u00e8 ancora senza un Direttore e l\u2019annuncio della nuova stagione con ben sette titoli di danza \u00e8 stato dato senza che un Direttore del Ballo abbia potuto considerare la situazione in prima persona<\/strong>. Un momento in cui, se a Firenze la compagnia del Maggio Musicale Fiorentino \u00e8 diventata \u201cMag.Da\u201d, compagnia ospite dal capitale privato, Roma e Napoli tremano. Eppure i professionisti si danno da fare per il proprio pubblico e l\u2019attivit\u00e0 del Corpo di Ballo \u00e8 sempre pi\u00f9 intensa. Ci vogliamo augurare che questo <em>Requiem Ballet<\/em> sia davvero un inno alla vita, non solo dell\u2019umanit\u00e0, quanto della Danza stessa.<em>Foto\u00a0Francesco Squeglia<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Napoli, Tearo di San Carlo, stagione di balletto 2013-2014 \u201cMOZART REQUIEM BALLET\u201d Coreografia\u00a0e Regia Boris Eifman Musica\u00a0 Wolfgang [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":70,"featured_media":73869,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[744],"tags":[10381,6909,11080,5827,781,11186,11185,6907,680,3579,11187],"class_list":["post-73922","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-danza","tag-adriana-di-paola","tag-alessandra-veronetti","tag-boris-eifman","tag-edmondo-tucci","tag-leonardo-cortellazzi","tag-lybov-andreyeva","tag-oleg-gabyshev","tag-salvatore-manzo","tag-teatro-san-carlo-di-napoli","tag-umberto-chiummo","tag-yulia-poleshchuk"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73922","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/70"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=73922"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73922\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88506,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73922\/revisions\/88506"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/73869"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=73922"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=73922"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=73922"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}