{"id":74336,"date":"2014-07-01T10:32:28","date_gmt":"2014-07-01T08:32:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=74336"},"modified":"2017-01-06T17:17:37","modified_gmt":"2017-01-06T16:17:37","slug":"la-danza-tra-il-pubblico-e-il-privato-la-scuola-napoletana-di-mara-fusco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-danza-tra-il-pubblico-e-il-privato-la-scuola-napoletana-di-mara-fusco\/","title":{"rendered":"\u201cLa danza tra il pubblico e il privato\u201d. La scuola napoletana di Mara Fusco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La serie di interviste che GBopera dedica ai Maestri si inaugura con una figura \u201cdi confine\u201d. La scelta di iniziare questo percorso in cui si d\u00e0 voce ai Maestri (e non ai soliti Direttori delle Scuole pi\u00f9 importanti d\u2019Italia) non con un docente di una Fondazione lirico-sinfonica, ma con una personalit\u00e0 molto nota al mondo della danza internazionale che ha fondato e continua a dirigere una realt\u00e0 di primo livello in Italia, la napoletana <strong>Mara Fusco<\/strong>, si collega al nostro discorso iniziato attraverso l\u2019analisi della danza nei Licei coreutici. <strong>Una danza che formi l\u2019individuo e che rivendichi la propria autonomia di branca della cultura italiana allo stesso modo delle arti visive e della musica, della letteratura teatrale e della poesia<\/strong>. \u201cTra il pubblico e il privato\u201d (e si \u00e8 scelto di proposito il nome della giornata di Studi organizzata nel 2009 da AIRDanza in memoria di Nadia Scafidi, studiosa che inaugur\u00f2 un filone di ricerche sulla presenza della danza nelle istituzioni scolastiche italiane dal XIX secolo, ed edita da Aracne nel 2012) riguarda Mara Fusco, perch\u00e9 <strong>\u00e8 esattamente sulla linea di confine per aver formato elementi attivi negli ambiti internazionali pi\u00f9 importanti, sulla scena come nella direzione artistica<\/strong>. Perch\u00e9, che sia bene o no, la maggior parte delle realt\u00e0 che si occupano della danza, in Italia, sono di natura privata.<br \/>\nDopo aver studiato presso la Rambert School di Londra ed essersi diplomata all&#8217; Accademia \u201cAgrippina Vaganova\u201d di Leningrado, sotto la guida di illuminati Maestri quali Natalia M. Dudinskaia, Sciripina, Varvara Pavlovna Mei, Marina Promeranzeva, <strong>Mara Fusco ha sviluppato tutti gli importanti suggerimenti della sua formazione, sia sul fronte artistico che su quello didattico. Dotata, secondo la critica qualificata, di una tecnica eccezionale e di una perfetta cultura di stili, \u00e8 stata per lunghi anni interprete delle pi\u00f9 celebri pagine del grande repertorio ottocentesco<\/strong>, fedelmente appreso alla prestigiosa Accademia Vaganova, dove si \u00e8 laureata a pieni voti in Pedagogia della Danza. Ha danzato al fianco di celebri danzatori quali M. Liepa, Viculov, Efremova, Kolpakova, Sisova, ottenendo in eslusiva da Natalia Dudinskaia, quale attestato di stima ed affetto, la coreografia di <em>Le Corsaire<\/em> che Agrippina Vaganova aveva creato per la celebre artista russa. <strong>Dopo aver fondato con Giovanna Caputo il Centro di Formazione Professionale <em>Lyceum<\/em>, si \u00e8 dedicata sempre pi\u00f9 all&#8217;insegnamento fino ad esserne largamente assorbita, inserendo i suoi migliori elementi (fino ad oggi 74) nelle principali Compagnie internazionali.<\/strong><br \/>\nNel 1974 ha fondato la <em>Compagnia di Balletti Mara Fusco<\/em>, divenuta poi, sempre sotto la sua guida, <em>Balletto di Napoli<\/em> &#8211; Compagnia Regionale di Danza, riconosciuta dalla Regione Campania come Ente di rilievo regionale, attiva in Italia e all&#8217;estero con programmi riconosciuti di alto valore culturale ed artistico. Unica italiana in un cast di fama mondiale, \u00e8 stata per tre anni presente come docente al Festival di Nervi. Ha lavorato in qualit\u00e0 di Maitre du Ballet presso il Teatro Massimo di Palermo dove ha inaugurato la Stagione Lirica 1986 con una coreografia nell&#8217;opera &#8220;La Donna Silenziosa&#8221;, al Teatro Comunale di Firenze e l&#8217;<em>AterBalletto <\/em>di Reggio Emilia. Come coreografa, oltre alla fedele ricostruzione di pagine di repertorio talvolta inedite in occidente, ha partecipato alla realizzazione di due pellicole cinematografiche. I suoi interessi l&#8217;hanno portata a tradurre dal russo <em>Il Metodo Vaganova<\/em>, oggi alla quarta ristampa. Su richiesta dell&#8217;editore Gremese, ha inoltre pubblicato un libro sulla metodologia dal titolo\u00a0<em>La Scuola Napoletana di Mara Fusco.<\/em><br \/>\nDocente esaminatrice per il titolo di Docente di danza presso l&#8217;Accademia Nazionale di Danza di Roma e docente nel Master rivolto ai docenti della stessa Accademia, \u00e8 stata inoltre docente invitata dalla Escola De Danca do Conservatorio Nacional de Lisboa a tenere corsi di pedagogia per docenti e di perfezionamento per allievi dei corsi superiori.<br \/>\nPer l\u2019a.s. 2012-2013 \u00e8 Docente Responsabile\u00a0per la Danza Classica Accademica del Primo Liceo Coreutico e Musicale istituito dall&#8217; Istituto\u00a0Suor Orsola Benincasa di Napoli.<br \/>\n<strong>Partiamo necessariamente dalla metodologia impiegata e dal suo percorso: com\u2019\u00e8 cambiato il suo utilizzo nel corso del tempo?<\/strong><br \/>\nHo fondato questa scuola basandomi sui miei studi. Come didatta mi sono formata all\u2019Istituto Agrippina Vaganova di Leningrado. Rendendomi perfettamente conto dell\u2019impossibilit\u00e0 di applicare questa metodologia, o meglio questa \u201cscienza della danza\u201d &#8211; come preferisco chiamare la metodologia vaganoviana per come \u00e8 ben coordinata e ben studiata a partire dal primo corso fino al perfezionamento &#8211; sono ritornata in Italia e ho approfondito il metodo Cecchetti alla Rambert School di Londra, cercando di avvicinarmi alle esigenze del fisico latino, che ha delle differenze notevoli con quello russo. Vaganova era una donna culturalmente molto preparata, avendo unificato i tre grandi stili di danza, ovvero quello della vecchia scuola russa, quello francese e quello italiano di Enrico Cecchetti, nella intelligente considerazione di quanto fosse importante partire dal passato per innovare davvero. Ho cercato di seguire queste orme e ho inserito all\u2019interno dei miei corsi questa sorta di metodo \u201cVaganova-Fusco\u201d, adeguando la tecnica russa al nostro fisico mediterraneo. Di certo abbiamo vantaggi diversi rispetto al fisico slavo, e cio\u00e8 quelli della grande Scuola italiana forte nella batteria e nella <em>pirouette<\/em>, come nell\u2019<em>Allegro<\/em> brillante. Nella tecnica Vaganova maggiore importanza \u00e8 data al grande salto e alle grandi <em>pirouettes<\/em>. Nel repertorio bournonvilliano, ad esempio, dove brilla la tecnica del \u201cpiccolo salto\u201d (che non significa saltare poco, ma saltare molto senza alzare troppo le gambe), gli italiani sono sempre stati molto forti. Affrontando questo tipo di balletto la metodologia si \u00e8 modificata. Resto sempre dell\u2019idea che lo studio degli <em>\u00e9paulements<\/em> e dei <em>port de bras<\/em> sono le grandi prerogative della Scuola russa e sono elementi imprescindibili per il nostro studio, che differenziano la metodologia Vaganova da quella delle altre grandi Scuole.<br \/>\n<strong>Il Suo Centro Regionale della Danza <em>Lyceum<\/em> \u00e8 una Scuola riconosciuta e di formazione professionale, ma si inserisce in un ambito privato e non pu\u00f2 pertanto vantare una selezione fisica inziale. Ci parli del percorso dell\u2019allievo. <\/strong><br \/>\nQuando un allievo si avvicina allo studio della danza classica noi effettuiamo innanzitutto un esami fisico, per assicurarci che non ci siano impedimenti a livello della colonna vertebrale o altri problemi analoghi che comprometterebbero uno studio serio. Davanti a una fisicit\u00e0 che tradisce un\u2019errata alimentazione (o altri tipi di problemi) indirizziamo il candidato a professionisti del settore, ma una vera e propria selezione fisica non c\u2019\u00e8. Questo di certo ci penalizza, ma migliora da un punto di vista umano, perch\u00e9 \u00e8 importante anche un\u2019apertura dal punto di vista psicologico, perch\u00e9 si parla pur sempre di bambini, che negli anni possono modificare il proprio corpo. Al terzo corso c\u2019\u00e8 invece un vero e proprio esame selettivo e definitivo in cui si consiglia di cambiare eventualmente genere, con una danza di carattere o un buon contemporaneo, dove le linee non sono cos\u00ec esageratamente importanti. Certo la tecnica moderna non diventa un <em>refugium peccatorum<\/em> per chi non pu\u00f2 sostenere il classico, ma oggi di tecniche moderne ne abbiamo tante. Il metodo Graham viene ad esempio impartito ai nostri ragazzi che seguono l\u2019indirizzo di classico, mentre il modern di Alvin Ailey \u2013 anche quello riveduto e corretto con altre influenze \u2013 \u00e8 impartito seguendo l\u2019evoluzione dei tempi e garantendo agli allievi la possibilit\u00e0 di poter fare audizioni di ogni genere. Il nostro vantaggio risiede invece nella possibilit\u00e0 di offrire borse di studio dietro rigida selezione fisica. Dal momento che non abbiamo sostegno ministeriale o comunale, come avviene in Francia ad esempio, l\u2019arco di tempo della borsa di studio serve a misurare il carattere dell\u2019allievo, perch\u00e9 viene immediatamente ritirata, se non si vede un impegno commisurato alla possibilit\u00e0 offerta. Tutti i migliori allievi, ormai professionisti affermati, hanno goduto di questo beneficio; fra i tanti: Susanna Sastro, Francesco Nappa, Luciano Cannito, nei quali abbiamo visto qualit\u00e0 non solo fisiche ma anche doti interpretative.<br \/>\n<strong>Dall\u2019alto della Sua formazione come danzatrice e poi come Maestra, qual \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 importante da curare, oltre al lato tecnico, in un giovane allievo, alla luce della differenza generazionale? Quali sono le difficolt\u00e0 che maggiormente si rilevano nell\u2019insegnamento?<\/strong><br \/>\nOggi purtroppo c\u2019\u00e8 stato un depauperamento dei valori etici e di educazione. Io sono considerata un\u2019insegnante fuori moda, ma l\u2019insegnamento delle arti non va con le mode. Portare per mano gli allievi \u00e8 importante, senza umiliarli con rimproveri fuori luogo, ma con una severit\u00e0 necessaria per rendere l\u2019allievo consapevole dell\u2019importanza del nostro insegnamento e, nel caso dei borsisti, del dono del nostro sapere. Oggi \u00e8 molto difficile, perch\u00e9 i ragazzi sono meno preparati culturalmente e anche a scuola sono abituati a essere maggiormente \u201caccontentati\u201d. I tempi cambiano e bisogna formare la preparazione dei ragazzi attraverso insegnamenti che guardano al futuro, ma l\u2019aspetto tecnologico e informatico dovrebbero essere usato davvero per migliorare la cultura, non per il suo impoverimento con la ricerca di facili e superficiali risposte a ci\u00f2 che non si conosce, senza nessuno sforzo di apprendimento attraverso i libri, le mostre, il teatro. I primi libri mio padre me li acquistava a Londra. Ho cominciato a leggere in inglese e a vedere le prime foto di Margot Fonteyn e altre grandi dive. Non ne avevamo davvero idea perch\u00e9 arrivava molto poco in Italia. Siamo espatriati per imparare. Oggi i ragazzi sono troppo protetti, troppo \u201camati\u201d qualcuno vuole dire, ma non \u00e8 quello l\u2019amore vero. Dobbiamo combattere all\u2019interno della sala la paura dei genitori: le difficolt\u00e0 non vengono accettate, non viene accettato lo sforzo di studiare di pi\u00f9 per imparare. Imporre la disciplina \u00e8 un grande sforzo. Alla lunga per\u00f2 l\u2019allievo intelligente (e occorre un\u2019intelligenza particolare per la danza) col tempo capisce quanto \u00e8 importante perseverare. C\u2019\u00e8 molto lassismo e si vorrebbe tutto subito. Fortunatamente non \u00e8 cos\u00ec per tutti, ma lo \u00e8 per la maggioranza. Oggi \u201cil bambino ha sempre ragione\u201d, mentre prima ad avere ragione era il Maestro. Non dico che fosse giusto, perch\u00e9 c\u2019era troppa autorit\u00e0. Non bisogna perdere di vista la disciplina, ma concedere il momento di gioco e di fantasia, soprattutto con i piccolissimi, sempre in <em>borderline<\/em>, perch\u00e9 il gioco non prenda il sopravvento a discapito della preparazione. Per questo gli stessi docenti hanno bisogno di un aggiornamento costante.<br \/>\n<strong>Perch\u00e9 un allievo si avvicina alla Sua Scuola?<\/strong><br \/>\nLa motivazione generale \u00e8 la seriet\u00e0 del lavoro e i risultati conseguiti nel corso degli anni. Ma a questa cosa fa da contraltare la cattiva volont\u00e0 \u2013 ripeto, della maggioranza ma non di tutti \u2013 di seguire le regole. L\u2019incapacit\u00e0 di comprendere le motivazioni delle nostre scelte coreografiche alla fine dell\u2019anno o i rimproveri sono una costante, purtroppo. Abbiamo avuto allievi che si sono distinti nel flamenco o nella danzaterapia, nella coreografia o nell\u2019insegnamento, per cui la scuola non \u00e8 frequentata solo da chi diventer\u00e0 un danzatore, bench\u00e9 la finalit\u00e0 primaria sia quella. \u00c8 importante dare una formazione solida anche per fotografi, costumisti, giornalisti, imprenditori, tecnici della luce, per poter offrire nel proprio lavoro un tocco specialistico. In questo ambito grande responsabilit\u00e0 ha la stampa. Nel corso degli anni sono stata molto contestata, ma poi il tempo mi ha dato ragione, perch\u00e9 ho avuto un grande rispetto e sono molto soddisfatta. Le persone che dicono la verit\u00e0 danno sempre fastidio, ma bisogna essere tenaci.<br \/>\n<strong>Danza e scuola: come riuscire a far comprendere che si tratta di un percorso integrato e non a esclusione? L\u2019importanza della formazione culturale per diventare un buon Maestro e un buon coreografo, oltre che un danzatore completo: cosa pensa del Liceo coreutico?<\/strong><br \/>\nLa danza del Liceo coreutico dovrebbe essere affrontata in misura maggiore come un fatto culturale nella sua completezza. Importante \u00e8 senza dubbio abbinare la conoscenza teorica alla pratica fisica della danza, classica e contemporanea, ma \u00e8 ancora pi\u00f9 importante che lo facciano tutti. Ecco perch\u00e9 questa non pu\u00f2 essere una danza di livello. Nessuno potr\u00e0 eseguire un determinato passo o salire sulle punte se la natura non ha concesso le doti giuste, ma si potr\u00e0 capire la differenza fra i diversi stili, sia da un punto di vista metodologico sia storico. Tutto questo aspetto manca nell\u2019ordinamento del Liceo coreutico. A mio giudizio \u00e8 dato troppo tempo allo studio della tecnica: i genitori si spaventano perch\u00e9 immaginano che si tratti di una scuola fatta \u201call\u2019acqua di rose\u201d, quando invece gli studenti del coreutico sono per lo pi\u00f9 ragazzi che studiano bene , ma \u00e8 il concetto che va \u201climato\u201d, perch\u00e9 \u00e8 un tipo di percorso che dovrebbe partire prima, dato che a quattordici anni sono ormai al quinto anno di danza ed \u00e8 tardi. Ma che ben venga, perch\u00e9, come tutte le cose italiane, meglio che sia fatto male ma che ci sia! Le correzioni possono sempre essere apportate. La battaglia contro il Liceo coreutico, fin dal momento della sua istituzione ministeriale, non ha senso perch\u00e9 non \u00e8 l\u00ec che si formano i ballerini, come al Liceo artistico non si formano pittori o gli allievi del Conservatorio non saranno tutti musicisti. Il ramo della cultura italiana ignorato, ossia quello coreico, dovrebbe essere il punto di arrivo del Liceo coreutico, dove le ore di tecnica a mio giudizio sono troppe e costringono l\u2019allievo a una giornata scolastica molto lunga. Personalmente cambierei la finalit\u00e0 delle ore di tecnica e sostituirei il laboratorio coreutico con la Storia della danza (che invece inizia al triennio). I ragazzi iniziano a studiare, al primo anno, senza le minime nozioni storiche, mentre dovrebbero scoprire molto prima il retroterra culturale meraviglioso che ha fatto nascere la tecnica che li fa sudare alla sbarra. L\u2019allontanamento dall\u2019arte \u00e8 colpa della societ\u00e0, della scuola, per non parlare della politica. Mi sembra che da quando sono nata non sia cambiato nulla. I giovani dicono le stesse cose che dicevamo noi. E noi ora possiamo dare solo l\u2019esempio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La serie di interviste che GBopera dedica ai Maestri si inaugura con una figura \u201cdi confine\u201d. 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