{"id":74934,"date":"2014-07-25T10:54:33","date_gmt":"2014-07-25T08:54:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=74934"},"modified":"2015-03-17T22:32:46","modified_gmt":"2015-03-17T21:32:46","slug":"saverio-mercadante-1795-1870-i-due-figaro-o-sia-il-soggetto-di-una-commedia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/saverio-mercadante-1795-1870-i-due-figaro-o-sia-il-soggetto-di-una-commedia\/","title":{"rendered":"Saverio Mercadante (1795-1870): \u201cI Due Figaro, o sia Il soggetto di una commedia\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Opera in due atti su libretto di Felice Romani. <strong>Mario Cassi<\/strong> (Figaro), <strong>Annalisa Stroppa<\/strong> (Cherubino), <strong>Eleonora Buratto<\/strong> (Susanna), <strong>Antonio Poli<\/strong> (Conte d\u2019Almaviva), <strong>Asude Karayavuz<\/strong> (la Contessa), <strong>Rosa Feola<\/strong> (Inez), <strong>Anicio Zorzi Giustiniani<\/strong> (Torribio), <strong>Omar Montanari<\/strong> (Plagio);<\/em> <strong><em>Philharmonia Chor Wien, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, <\/em>Riccardo Muti<\/strong> (direttore). T.Time: 2 ore 46&#8242;. Registrazione: Teatro Dante Alighieri, Ravenna, 24 e 26 giugno 2011; <strong>3 CD Ducale DUC 045-47.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Destino strano, ma non troppo, quello di Saverio Mercadante:<\/strong> durante la sua lunghissima carriera durata quasi quattro decenni, il compositore altamurano era stimato ed onorato al pari dei quattro Evangelisti (Rossini, Donizetti e Bellini, pi\u00f9 o meno suoi coetanei, e pi\u00f9 tardi Verdi). Scriveva per gli stessi teatri, si avvaleva degli stessi librettisti, e cerc\u00f2 l\u2019affermazione definitiva presentando, come gli altri, un\u2019opera al Th\u00e9\u00e2tre des Italiens a Parigi; molte delle sue opere furono accolte con un successo strabiliante, altre con tonfi clamorosi, come del resto accadde anche agli illustri colleghi menzionati. Era riuscito a raggiungere, insomma, la sfera pi\u00f9 alta del mondo operistico italiano, e l\u00ec rimase finch\u00e9 era in vita; sennonch\u00e9 la sua reputazione, per motivi ancora da indagare, si sgretol\u00f2 molto rapidamente, tanto che gi\u00e0 a fine Ottocento il celebre critico e musicologo (nonch\u00e9 operista mancato: due opere, due fiaschi epici) Amintore Galli lo defin\u00ec \u201clo sgabello di Verdi\u201d, considerando quindi persino le sue opere pi\u00f9 celebri ed importanti, quelle della cosiddetta riforma, esclusivamente in funzione della carriera verdiana, come fonte di ispirazione per il bussetano, e non come capolavori a s\u00e9 stanti. Vero \u00e8 anche che negli stessi anni persino il repertorio dei pi\u00f9 celebri colleghi si era ridotto al lumicino e solo una manciata di opere di ciascuno continuava ad esser rappresentata. L\u2019enorme attenzione rivolta a questo repertorio iniziata pi\u00f9 o meno alla fine degli anni \u201950 del secolo scorso (in genere si considera l\u2019<em><strong>Anna<\/strong> <strong>Bolena<\/strong> <\/em>scaligera con la Callas la miccia che accese questo movimento convenzionalmente definito \u201cla rinascita del belcanto\u201d), che ha permesso la riesumazione di tutto il canone rossiniano e belliniano, nonch\u00e9 quello donizettiano post-Bolena, ha solo leggermente scalfito l\u2019opera di Mercadante. Ci sono stati alcuni allestimenti delle opere della riforma (<em><strong>Il giuramento, Il bravo, Elena da Feltre<\/strong>)<\/em>, e qualche altra produzione isolata di partiture completamente cadute nell\u2019oblio, e ivi ripiombate immediatamente. La corsa alla riscoperta delle opere rossiniane e donizettiane \u00e8 molto probabilmente avvenuta perch\u00e9 i nomi dei compositori, anche se con pochi titoli, erano rimasti nella coscienza collettiva; come candidamente ammise in un\u2019intervista a me rilasciata Eve Queler, direttore d\u2019orchestra in prima linea in quanto a riesumazioni, un titolo sconosciuto di Donizetti attrae molto di pi\u00f9 e cantanti e pubblico che un\u2019opera di Pacini o Mercadante.<br \/>\nE restando in tema di direttori d\u2019orchestra, \u00e8 davvero un evento pi\u00f9 unico che raro il fatto che una fra le bacchette pi\u00f9 prestigiose degli ultimi decenni abbia deciso di dedicarsi a un\u2019opera mercadantiana, per di pi\u00f9 una fra quelle cosiddette minori, come<em> <strong>I due Figaro<\/strong>.<\/em> La bacchetta in questione \u00e8 <strong>Riccardo Muti<\/strong>, ma prima di esaminare l\u2019esecuzione, descriviamo brevemente la trama dell\u2019opera, che altro non \u00e8 se non un bizzarro sequel delle <em><strong>Nozze di Figaro<\/strong>,<\/em> di cui ritroviamo i personaggi principali (Figaro, Susanna, Almaviva, la Contessa e Cherubino) pi\u00f9 tre nuovi: Torribio (un altro servo del Conte), Plagio, un poeta alla ricerca di un soggetto, e soprattutto Inez. Gli eventi iniziano pi\u00f9 di un lustro dopo quelli delle <em>Nozze:<\/em> il Conte e la Contessa hanno una figlia in et\u00e0 da marito, Inez appunto. Due sono coloro che la vorrebbero in moglie: Torribio, un servo che si fa passare da nobile con il nome di Don Alvaro, spalleggiato nella sua impresa da Figaro (che come si pu\u00f2 notare non ha perso il vizio di travestire la gente), il quale pretende met\u00e0 della dote nel caso in cui Torribio riesca nel suo intento. Cherubino, non pi\u00f9 un adolescente in preda a turbolenze ormonali, si ripresenta: \u00e8 lui l\u2019altro aspirante alla mano di Inez (che lo ricambia), ma, non volendosi far riconoscere, arriva dichiarando di esser il proprio servo, anche lui chiamato Figaro. A complicare ulteriormente le cose c\u2019\u00e8 un poetastro di nome Plagio che si aggira fra le vicende alla ricerca di un dramma. Alla fine trionfa l\u2019amore, e Cherubino e Inez possono coronare il loro sogno. Il risultato \u00e8 una specie di folle miscuglio fra <em><strong>Le nozze di Figaro<\/strong><\/em> e <strong><em>Il turco in Italia<\/em>.<\/strong> Il libretto \u00e8 opera di Felice Romani, tratto non tanto da Beaumarchais quanto da una commedia francese dell\u2019attore e drammaturgo Honor\u00e9 Richard Martelly, creatore tra l\u2019altro del ruolo del Conte in <em><strong>Le Mariage de Figaro<\/strong><\/em>, nonostante Beaumarchais lo ritenesse attore mediocre.<br \/>\nMusicalmente la partitura de<em> <strong>I due Figaro<\/strong>,<\/em> <strong>opera appartenente alla seconda fase della produzione di Mercadante<\/strong>, quella spagnola, e antecedente i capolavori della riforma, risente ancora della potente e irresistibile influenza rossiniana; ci sono pagine che potrebbero confondersi benissimo in un\u2019opera buffa del pesarese. Non solo, vi sono arie, come quella di Susanna, di tale virtuosit\u00e0 che, estrapolate dal contesto, sembrerebbero provenire da un\u2019opera seria, ma in fin dei conti quasi tutti i compositori dell\u2019epoca (e precedenti) erano soliti infilare arie da opera seria in opere buffe. Incontriamo per\u00f2 anche <strong>arie, anzi intere scene come quella di Cherubino \u201cGi\u00e0 per le vie del cielo\u201d, che anticipano soluzioni stilistiche che troveremo in molte opere della prima maturit\u00e0 donizettiana per arrivare fino al primo Verdi (l\u2019aristocraticit\u00e0 di alcune scene dell\u2019<em>Ernani,<\/em> ad esempio).<br \/>\n<em>I due Figaro<\/em><\/strong> era gi\u00e0 pronta nel 1826 ma problemi di censura (altri indicano disaccordi con la prima donna riguardo ai diritti dell\u2019opera) fecero s\u00ec che l\u2019opera potesse esser rappresentata, sempre a Madrid, solo nel 1835: ebbe un successo notevole di pubblico e di critica, per poi cadere nell\u2019oblio (ad eccezione della Sinfonia), fino al ritrovamento della partitura negli archivi madrileni da parte di un giovane musicologo italiano, <strong>Paolo Cascio<\/strong>, evento che ha poi condotto alla serie di esecuzioni dirette da Riccardo Muti. Nonostante il celeberrimo direttore non abbia fatto il repertorio di Rossini, Donizetti e dintorni uno dei suoi capisaldi della propria carriera, \u00e8 proprio l\u2019attitudine quasi istintiva per il belcanto con cui dirige questa partitura a sorprendere: notevolissima \u00e8 la grazia naturale, spontanea, non artificiosamente ricercata che pervade l\u2019opera. Staccando tempi appropriati alla musica in questione, Muti impiega il suo formidabile senso del ritmo per dar vita a concertati spumeggianti, ove l\u2019assoluta precisione non preclude una vitalit\u00e0 quasi contagiosa; ma l\u2019opera contiene anche pagine di intensa liricit\u00e0, che il maestro affronta con sognante espansione.\u00a0\u00a0 Nei momenti che pi\u00f9 da vicino si ispirano al pesarese l\u2019approccio di Muti si fonda sulla comprensione della costruzione di una tipica scena rossiniana; le pagine che al contrario sembrano anticipare la drammaticit\u00e0 donizettiana e belliniana portano il maestro ad attingere alla sua fruttuosissima frequentazione della musica verdiana. In breve, Muti dimostra di essere un direttore ideale di questo \u201cibrido\u201d mercadantiano, alla guida tra l\u2019altro di un\u2019orchestra con cui ha un\u2019affinit\u00e0 speciale, un rapporto quasi osmotico, trattandosi della <strong>Giovanile Luigi Cherubini<\/strong>, da lui fondata una decina d\u2019anni orsono, e che qui si distingue per brillantezza e precisione, senza sbavature di alcun tipo. Ottimo anche il <strong>Philarharmonia Chor Wien<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il cast, caso pi\u00f9 unico che raro, considerata la difficolt\u00e0 di ogni ruolo e il numero elevato degli stessi, si mantiene su livelli costantemente alti.<\/strong> Il baritono <strong>Omar Montanari<\/strong> nel ruolo di Plagio sfoggia una buona linea di canto, con ottima dizione e infallibile intonazione. La parte di Torribio, l\u2019antagonista, o meglio l\u2019amante non ricambiato, \u00e8 affidata, come in molte opere di Rossini, a un tenore, in questo caso <strong>Anicio Zorzi Giustiniani<\/strong>, nome gi\u00e0 assai noto soprattutto per la sua a collaborazione con Alan Curtis in opere h\u00e4ndeliane. La voce, piuttosto leggera, \u00e8 corredata da un\u2019alta competenza tecnica, la stessa che gli ha permesso del resto di affrontare con successo i ruoli di fitta coloratura del compositore sassone. Anche Mercadante da questo punto di vista non scherza, affidando al personaggio arie di vorticosa agilit\u00e0 e tessitura piuttosto acuta, prove superate brillantemente dal tenore fiorentino, il quale dimostra inoltre di saper \u201cgiocare\u201d con la voce, di piegarla alle esigenze drammatiche del suo ruolo; Torribio \u00e8 un personaggio complesso; ha degli aspetti positivi ma nel complesso \u00e8 il lato mellifluo e se vogliamo strisciante a prevalere, e questo tratto \u00e8 reso pienamente dalla recitazione vocale di Zorzi Giustiniani. \u00a0Figaro \u00e8 adesso quasi irriconoscibile; perduta quasi ogni traccia della simpatia e vivacit\u00e0 della giovent\u00f9, si \u00e8 trasformato in un arrogante moralista anche un po\u2019 ipocrita, quasi un Don Basilio, insomma. Dei bei tempi andati gli \u00e8 rimasta per\u00f2 la capacit\u00e0 di aguzzare l\u2019ingegno \u201call\u2019idea di quel metallo\u201d. <strong>Mario Cassi<\/strong> riesce a trovare sarcastiche spigolature nella sua voce baritonale naturalmente morbida, omogenea e rotonda, tecnicamente solida, dando il meglio di s\u00e9 nel terzetto con Plagio e Susanna \u201cIn quegl\u2019occhi\u201d nel secondo atto. Ovviamente questo Figaro, anche se sbiadisce al confronto con quelli di Mozart e Rossini, non \u00e8 monodimensionale: Cassi esprime alla perfezione lo sbigottimento e l\u2019esasperazione di Figaro al primo incontro con l\u2019omonimo impostore e fa intravedere barlumi del Figaro di un tempo soltanto con lievi modifiche di volume e inflessioni verbali. Seguendo l\u2019esempio rossiniano, anche Mercadante affida la parte del Conte d\u2019Almaviva ad un tenore d\u2019agilit\u00e0, dalla tessitura complessivamente pi\u00f9 acuta di quella del predecessore. <strong>Antonio Poli<\/strong> si trova suo agio soprattutto nei momenti pi\u00f9 lirici in cui mostra un bel legato e impeccabile intonazione; i passaggi pi\u00f9 pirotecnici lo mettono in leggera difficolt\u00e0: niente di allarmante, solo che la coloratura non \u00e8 sufficientemente sgranata. Alcuni estremi acuti risultano leggermente sfocati, ma non si deve dimenticare che questa \u00e8 un\u2019esecuzione dal vivo e che il ruolo \u00e8 estremamente impegnativo. Il timbro un po\u2019 algido del tenore esprime l\u2019aristocratica alterigia del personaggio, che supera in dispotismo quello delle <strong>Nozze di Figaro<\/strong> e ha poco in comune con il burlone disposto a tutto per amore descritto nell\u2019opera rossiniana.<br \/>\nLa Contessa al contrario \u00e8 lontana anni luce dal personaggio stupendo, munifico e malinconico creato da Mozart e Del Ponte, e ricorda piuttosto la vivace e furba Rosina rossiniana; anzi la furbizia si tramuta in scaltrezza tale da renderla poco simpatica. Ad impedire che il personaggio risulti del tutto sgradevole contribuisce il timbro nobile e perlaceo del mezzosoprano turco <strong>Asude Karayavuz<\/strong>, che esibisce inoltre buona tecnica, notevole estensione, corrette agilit\u00e0 e una vasta gamma di colori. Cherubino \u00e8 anche qui un ruolo en travest\u00ec, e nonostante non sia pi\u00f9 un adolescente in preda a tempeste ormonali, non ha affatto perduto la simpatica goffaggine in materia di corteggiamenti. <strong>Annalisa Stroppa<\/strong> possiede una voce mediosopranile piuttosto scura, che ben si adatta a rappresentare un adulto, un colonnello per di pi\u00f9, particolarmente efficace nei momenti \u201cseri\u201d in cui troviamo Cherubino alle prese con complotti e stratagemmi. L\u2019aria \u201cGi\u00e0 per le vie del cielo\u201d \u00e8 senza dubbio uno dei due assolo pi\u00f9 ostici dell\u2019opera, e la Stroppa, pur senza andare a scomodare le maggiori virtuose, ne esce a testa alta: la coloratura \u00e8 precisa senza essere vertiginosa e gli acuti, sebbene siano emessi quasi con cautela, senza spavalderia, sono tuttavia pi\u00f9 che accettabili. Il registro grave, che qui la impegna in modo particolare, \u00e8 vellutato e sempre aggraziato. Inez rappresenta il fulcro della vicenda: in fin dei conti \u00e8 la conquista della sua mano e della sua dote a scatenare gli eventi.\u00a0\u00a0 <strong>Rosa Feola<\/strong> \u00e8 un soprano lirico puro, dalla voce rotonda e ben immascherata e ricca di armonici; ha inoltre temperamento da vendere, in questo caso forse anche troppo per un ruolo tutto sommato da <em>ing\u00e9nue<\/em>. Nonostante non sia il pernio drammaturgico dell\u2019opera, il ruolo di Susanna acquista stato di protagonista vocale. Mercadante lo scrisse per Letizia Cortesi, la cantante pi\u00f9 celebre del cast (e pi\u00f9 burrascosa e intrigante, se si d\u00e0 credito alle fonti secondo cui sarebbe stata proprio lei la causa \u2013 per ragioni di denaro \u2013 della mancata messinscena nel 1826), e quindi non solo ottiene la parte consistentemente pi\u00f9 virtuosistica, e pi\u00f9 acuta con cui domina i concertati, ma anche il brano melodicamente pi\u00f9 seducente e l\u2019unico che rimase a lungo fra le arie da baule delle primedonne ottocentesche, il Bolero \u201cColle dame pi\u00f9 brillanti\u201d. <strong>Eleonora Buratto<\/strong>, gi\u00e0 esperta Susanna mozartiana, canta con stile, vivacit\u00e0 \u2013 Mercadante regala a lei la musica pi\u00f9 spagnoleggiante &#8211; e soprattutto destrezza tecnica; a costo di sembrare un disco incantanto, devo ripetere che anche nel suo caso siamo di fronte a un\u2019esecuzione di alta qualit\u00e0. Muti questa volta ha centrato il bersaglio, radunando un cast di giovani artisti adattissimi ai ruoli loro assegnati, in grado di farsi notare nelle ardue pagine solistiche, nonch\u00e9 di amalgamarsi a perfezione nei concertati pur ritenendo una propria individualit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera in due atti su libretto di Felice Romani. 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