{"id":76256,"date":"2014-09-02T20:53:42","date_gmt":"2014-09-02T18:53:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=76256"},"modified":"2016-12-06T02:01:24","modified_gmt":"2016-12-06T01:01:24","slug":"la-city-of-birmingham-symphony-orchestra-al-festival-di-lucerna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-city-of-birmingham-symphony-orchestra-al-festival-di-lucerna\/","title":{"rendered":"La City of Birmingham Symphony Orchestra al Festival di Lucerna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lucerne Festival &#8211; Im Sommer &#8211; LXXVI Edizione<\/em>, <em>Konzertsaal del KKL (Kultur- und Kongresszentrum Luzern)<\/em><br \/>\n<strong>City of Birmingham Symphony Orchestra<\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Andris Nelsons<\/strong><em><br \/>\n<\/em>Pianoforte <strong>Rudolf Buchbinder<\/strong><em><br \/>\nLudwig van Beethoven<\/em> : Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 &#8220;Imperatore&#8221;<br \/>\n<em>Edward Elgar<\/em> : Sinfonia n. 2 in mi bemolle maggiore op. 63<br \/>\n<em>30 agosto 2014<br \/>\n<\/em><strong>City of Birmingham Symphony Orchestra<br \/>\n<\/strong>Direttore <strong>Andris Nelsons<br \/>\n<\/strong>Tenore <strong>Klaus Florian Vogt<\/strong><em><br \/>\nRichard Wagner<\/em>:da <em>Parsifal:<\/em> <em>Incantesimo del Venerd\u00ec Santo<\/em>; \u00abAmfortas! Die Wunde!\u00bb; \u00abNur eine Waffe taugt\u00bb &#8211; da <em>Lohengrin<\/em>: Preludio al III atto; \u00abH\u00f6chstes Vertraun hast du mir schon zu danken\u00bb; \u00abIn fernem Land\u00bb<br \/>\n<em>Ludwig van Beethoven<\/em> : Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92<br \/>\n<em>31 agosto 2014<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivi a Lucerna in un luminoso pomeriggio di fine agosto, puoi godere dei meravigliosi colori della citt\u00e0, del lago, delle colline attorno, ti prepari a seguire per qualche giorno il lunghissimo Festival (15 agosto-14 settembre) che ha per tema \u201cPsyche\u201d, pensi gi\u00e0 a quando entrerai nell\u2019impareggiabile <em>Konzertsaal<\/em> del KKL (il <em>Kultur- und Kongresszentrum<\/em> progettato da Jean Nouvel), per seguire la <em>tourn\u00e9e<\/em> della <strong>City of Birmingham Symphony Orchestra<\/strong> diretta da <strong>Andris Nelsons<\/strong>. Eppure un senso di malinconia ti stringe il cuore, perch\u00e9 sai che questa volta non vedrai quell\u2019artista eccezionale che negli ultimi anni aveva regalato emozioni uniche con Mozart, Schubert, Bruckner, e naturalmente con la sua Lucerne Festival Orchestra. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 Claudio Abbado, alla cui memoria \u00e8 dedicata l\u2019intera edizione 2014: ogni programma reca in frontespizio una sua fotografia, in camicia a righine azzurre, sorridente, abbronzato, ovviamente in mezzo agli orchestrali. Un\u2019assenza che si fa sentire, dunque, ma senza clamore; forse il gesto pi\u00f9 delicato \u00e8 aver evitato accuratamente che nel vastissimo programma sinfonico comparisse proprio Bruckner; dopo tante frequentazioni che hanno mutato profondamente la conoscenza di questo compositore, \u00e8 un segno di autentico rispetto per l\u2019opera di Abbado permettere che il tempo sedimenti, che altri repertori giungano, che progetti differenti siano proposti. Ed \u00e8 appunto il caso della City of Birmingham Symphony Orchestra, presente al Festival per due concerti che sanno coniugare il repertorio pi\u00f9 mitteleuropeo (Beethoven e Wagner) con una pagina essenzialmente rappresentativa della musica inglese, come soltanto una sinfonia di Elgar riesce a essere. Il velluto di violoncelli e contrabbassi che apre il concerto <em>Imperatore<\/em> \u00e8 certamente suggestivo, e il <em>sound<\/em> della CBSO risalta grazie alla spettacolare acustica della sala, ma ovviamente quel che si impone \u00e8 il tinnire argentino del pianoforte di <strong>Rudolf Buchbinder<\/strong>; sin dalla prima ripresa \u00e8 impressionante il legato delle frasi, sia in forte sia in piano. L\u2019intensit\u00e0 di mano destra e sinistra del solista \u00e8 perfettamente equilibrata da un senso di leggerezza che coinvolge l\u2019intera orchestra, ma senza nulla di svenevole o dolciastro. <strong>Quello di Buchbinder e di Nelsons \u00e8 un Beethoven il cui nervosismo si stempera nel corso di ciascun movimento, soprattutto grazie alla levit\u00e0 di numerosi <em>ritenendo<\/em> e <em>ritardando.<\/em> Il pianista decide d\u2019altronde di lavorare sugli strumenti espressivi pi\u00f9 elementari, come il legato e lo staccato (ancor pi\u00f9 che sulla bellezza del suono; abbondano anzi le risonanze un poco metalliche, quasi spigolose)<\/strong>; il finale della cadenza del I movimento (<em>Allegro<\/em>), assorta in un fluido di note bene sgranate, \u00e8 avvolgente e ipnotico come il motivo di un <em>carillon<\/em>. Al di l\u00e0 della dolcezza dell\u2019<em>Adagio un poco mosso<\/em>, \u00e8 il <em>Rond\u00f2<\/em> finale <em>(Allegro)<\/em> a rivelarsi sorprendente, poich\u00e9 il direttore prepara un\u2019orchestra screziata e ironica a beneficio del solista, con sornione frasi dei fiati, di una goffaggine ricercata che non perde mai di compostezza. Certamente l\u2019esecuzione non ha nulla di <em>kaiserlich<\/em>; la coda \u00e8 anzi ai limiti della sfrontatezza, del piglio sbruffoncello: irriverente e modernissimo. Il risultato si traduce in un tale apprezzamento da parte del pubblico, che Buchbinder, dopo l\u2019ennesima uscita da solo e con Nelsons, regala un <em>bis<\/em> beethoveniano, il <em>Passionale<\/em> dalla sonata <em>Patetica:<\/em> altra prova virtuosistica dell\u2019arte del legato.<br \/>\nL\u2019abbinamento del concerto <em>Imperatore<\/em> alla Sinfonia n. 2 di Elgar \u00e8 illustrato da una notazione cronologica, oltre che dalla coincidenza di tonalit\u00e0, dal momento che un secolo esatto separa le due composizioni: 1809-1810 la prima, 1909-1911 la seconda. Nell\u2019economia del concerto, la sinfonia ha certamente il compito di esaltare le qualit\u00e0 e le particolarit\u00e0 dell\u2019orchestra; e infatti, come all\u2019inizio dell\u2019<em>Imperatore<\/em>, un altro velluto sontuosissimo di ottoni definisce l\u2019avvio dell\u2019<em>Allegro vivace e nobilmente<\/em>. Nelsons parrebbe accentuare il debito elgariano nei confronti di Mahler, soprattutto nella ricerca su strutture accordali tipiche. Ma si tratta di un momento appena, perch\u00e9 sonorit\u00e0 e dolcezza del trascorrere da un elemento tematico a un altro sono tutte di Elgar; in effetti, il problema della sinfonia n. 2 \u00e8 rappresentare un affresco complessivo, anche un po\u2019 nostalgico, dell\u2019et\u00e0 edoardiana, proprio nell\u2019anno in cui Mahler muore (e un anno dopo la morte di Edoardo VII). Il direttore riesce benissimo a esaltare quel mellifluo (unito per\u00f2 al pulsare cupo del tamburo) e quegli slanci di entusiasmo, che per lo pi\u00f9 in Mahler mancano. Altre volte, Nelsons rende percepibili le anticipazioni britteniane della partitura; e il risultato \u00e8 una sorta di elegantissima marcia per l\u2019incoronazione (al 1901 risale la celebre raccolta <em>Pomp and Circumstance<\/em>, il cui successo indusse il futuro re Edoardo a commissionare a Elgar un\u2019ode per la sua incoronazione), ma il sentimento di tale marcia non deriva dalle teste coronate presenti alla cerimonia, bens\u00ec da sviscerato amore popolare per la corona e per la Casa. Con il <em>Larghetto<\/em> \u00e8 poi la volta di una marcia funebre, il cui ritmo \u00e8 rallentato in pi\u00f9 punti. Ora la grandezza di Nelsons consiste nel saper trasformare la cupezza della marcia sepolcrale in un mare di luce e di celebrazione dell\u2019eroe (non si dimentichi che <em>Ein Heldenleben<\/em> \u00e8 del 1898, e le suggestioni straussiane si sentono), per mezzo di temi che oscillano tra Brahms e Villiers Stanford.<br \/>\nIl <em>Rond\u00f2. Presto<\/em> \u00e8 un trionfo di colorismo e di resa espressiva. Se i temi sono praticamente inconsistenti, il direttore dimostra come la particolarit\u00e0 di questo movimento risieda nell\u2019orchestrazione, in un crescendo martellante degno dei <em>Pianeti<\/em> di Holst. <strong>Ammiccante come non mai prima, il finale <em>Moderato e maestoso<\/em> \u00e8 un\u2019ulteriore variazione di stile e di temperatura affettiva: Nelsons vi trasfonde l\u2019incalzare della conclusione come un ingrediente connaturato, al di l\u00e0 di una semplice marcia trionfale; \u00e8 infatti accentuata una sorta di nostalgia &#8211; una disposizione d\u2019animo che pi\u00f9 edoardiana non potrebbe essere &#8211; sempre mescolata a godibilissima ironia<\/strong>. Il direttore non \u00e8 alla ricerca di un suono indistinto, per omogeneo che possa essere, ma dei caratteri peculiari delle singole voci strumentali e della loro nitidezza. Certamente spiccano gli ottoni e i violoncelli, gli archi sono valorizzati nello spegnersi wagneriano del finale; le arpe e il loro colore lasciano l\u2019impronta sonora sull\u2019ultimo accordo, e Nelsons resta a lungo immobile, in un silenzio completo che si protrae per molti secondi. Poi lo scoppio di applausi irrefrenabili, a suggello della serata.<br \/>\nLucerna \u00e8 l\u2019essenza di un grande festival internazionale, ma tutto raccolto nello spazio acquatico del centro citt\u00e0; e cos\u00ec ti pu\u00f2 capitare di alloggiare nello stesso albergo degli orchestrali, dove gi\u00e0 la prima colazione \u00e8 una sinfonia di voci allegre, di emozioni in vista del concerto mattutino che comincer\u00e0 alle ore 11, in un ordinatissimo trambusto (assai britannico) di <em>croissants<\/em> e caff\u00e8, di valigie e bagagli in partenza. Di nuovo al KKL, che meraviglia la prima parte con <strong>Klaus Florian Vogt<\/strong> che canta <em>Parsifal<\/em> e <em>Lohengrin:<\/em> <strong>voce ben sostenuta dal fiato, abbastanza squillante negli acuti, un timbro cos\u00ec equilibrato da non potersi definire n\u00e9 chiaro n\u00e9 scuro. Nelle note centrali un leggero effetto di velatura nell\u2019emissione rende il suo Parsifal ancora pi\u00f9 angosciato; sulle note del passaggio la voce risulta forse un po\u2019 diafana, un po\u2019 diversa rispetto al resto del registro, ma l\u2019interpretazione \u00e8 davvero eccellente<\/strong>. A volte Vogt ricerca un\u2019emissione angelicata, che per\u00f2 lo avvicina a un tipo di personaggio pi\u00f9 convenzionale; alla fine, comunque, ci si lascia incantare dalla bellezza della voce, tra le migliori wagneriane del momento. Ben riscaldato dalle due pagine parsifaliane, Vogt prosegue con un Lohengrin eroico, sicurissimo; forse non \u00e8 molto espressivo o intimista nei momenti di declamato, ma l\u2019attacco di \u00abIn fernem Land\u00bb \u00e8 perfetto nella sua dolcezza: la voce diventa davvero quella di un angelo, e Vogt per primo ne sembra commosso, \u00e8 visibilmente emozionato. Come per porre fine all\u2019abbondanza emotiva, tenore e direttore accelerano un po\u2019 sulle frasi centrali, per approdare alla puntatura acuta del finale: \u00abich bin Lohengrin genannt\u00bb. E al nome di Lohengrin proferito con piglio eroico, non possono che venire in mente gli angelici cigni del lago di Lucerna, sempre l\u00ec fuori ad attendere chi esca dal KKL. Calorosissimi gli applausi del pubblico, sia per Vogt sia per Nelsons, che d\u00e0 ottima prova di s\u00e9 anche come concertatore wagneriano: se gli ottoni della sua orchestra spiccavano in Elgar, adesso sfolgorano nell\u2019<em>Incantesimo del Venerd\u00ec Santo<\/em> dal <em>Parsifal,<\/em> e ancor pi\u00f9 nel fastoso preludio al III atto di <em>Lohengrin.<\/em><br \/>\nLa CBSO si congeda dal pubblico di Lucerna tornando a Beethoven e schierandosi a forma di \u00e0ncora sul palco circolare a pi\u00f9 livelli per eseguire la sinfonia n. 7. Caratteristica notevole di Nelsons \u00e8 la scelta di staccare i tempi con pacatezza, a differenza della maggior parte dei direttori della sua generazione (e di quelli ancor pi\u00f9 giovani). Ma si intenda: non \u00e8 mai lento nel procedere, perch\u00e9 il discorso musicale \u00e8 sottoposto a continue azioni di <em>ritenendo<\/em> e di <em>stringendo,<\/em> con pause e battute vuote mai banali. Brillano nuovi colori nel <em>Poco sostenuto. Vivace<\/em>, mentre nella celebre marcia funebre dell\u2019<em>Allegretto<\/em> il direttore sceglie la strada del legato, pi\u00f9 che quella della dicotomia ritmica di dattilo e trocheo; e cos\u00ec la musica \u00e8 affrancata anche dalla robusta gabbia ritmica in cui la tradizione esecutiva l\u2019ha un po\u2019 imprigionata. Le sottolineature del contrappunto, in alternanza ai colori di flauto e oboe, rendono il movimento pi\u00f9 intenso e doloroso rispetto alla consueta cadenza di banale marcia. Il <em>Presto<\/em> \u00e8 un\u2019esplosione, ancora di colori: certamente <strong>con Nelsons si \u00e8 di fronte a un direttore capace di plasmare il suono e l\u2019<em>allure<\/em> orchestrali in modo riconoscibile; grazie alla sua direzione si \u00e8 cio\u00e8 di fronte a un\u2019interpretazione non intellettualistica, ma basata su scelte tecniche semplici, di carattere artigianale (inteso nel senso pi\u00f9 alto dell\u2019<em>ars<\/em> di chi sa mettere insieme armonicamente il tutto)<\/strong>. Praticamente collegato senza cesura allo scherzo \u00e8 il finale, <em>Allegro con brio<\/em>, il movimento in cui Nelsons concentra un lavoro di esaltazione ritmica e di continuo stringendo del tempo. La sinfonia, prima marcatamente meditativa, ora \u00e8 inebriata dall\u2019incalzare delle frasi ribattute. Eppure, nella stretta i colori dei fiati punteggiano ancora la galoppata degli archi con squilli tenaci e pungenti. Di nuovo, come nel concerto <em>Imperatore<\/em>, non si tratta di un Beethoven tutto nervi, per nulla muscolare: \u00e8 analiticamente sviscerata la natura pulsante, vitale e meditativa della partitura, ma su di un percorso che va dal colore al ritmo (e non viceversa). Il colore piega addirittura, e modifica, ritmo e sonorit\u00e0, con un effetto tonale che entusiasma tutto il pubblico; di fronte a una platea acclamante e in piedi, e davanti a un\u2019orchestra che non vuole alzarsi, ma tributa affetto e ammirazione al suo direttore, Nelsons brandisce la partitura e la mostra umilmente come l\u2019origine di tanta gioia. Poi esci felice dal KKL, e anche se il cielo di oggi \u00e8 grigio, i bianchissimi cigni del lago di Lucerna sono sempre l\u00ec, a sorriderti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lucerne Festival &#8211; Im Sommer &#8211; LXXVI Edizione, Konzertsaal del KKL (Kultur- und Kongresszentrum Luzern) City of Birmingham [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":76268,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[4064,12007,14678,4355,6159,578,173,3335],"class_list":["post-76256","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-andris-nelsons","tag-city-of-birmingham-symphony-orchestra","tag-concerti","tag-edward-elgar","tag-klaus-florian-vogt","tag-ludvig-van-beethoven","tag-richard-wagner","tag-rudolf-buchbinder"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/76256","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=76256"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/76256\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87339,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/76256\/revisions\/87339"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/76268"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=76256"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=76256"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=76256"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}