{"id":76825,"date":"2014-09-28T14:25:10","date_gmt":"2014-09-28T12:25:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=76825"},"modified":"2016-12-06T17:37:40","modified_gmt":"2016-12-06T16:37:40","slug":"teatro-sociale-di-comodon-giovanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/teatro-sociale-di-comodon-giovanni\/","title":{"rendered":"Teatro Sociale di Como:&#8221;Don Giovanni&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Como, Teatro Sociale \u2013 Stagione 2014-2015<\/em><br \/>\n<strong>\u201cDON GIOVANNI\u201d<\/strong> (vers. Praga, 1787)<br \/>\nDramma Giocoso in due atti KV527. Libretto di Lorenzo Da Ponte.<br \/>\nMusica di <strong>Wolfgang Amadeus Mozart<\/strong><br \/>\n<em>Don Giovanni<\/em> GEZIM MYSHKETA<br \/>\n<em>Don Ottavio<\/em> GIOVANNI SEBASTIANO SALA<br \/>\n<em>Il Commendatore<\/em> MARIANO BUCCINO<br \/>\n<em>Donna Elvira<\/em> FEDERICA LOMBARDI<br \/>\n<em>Donna Anna<\/em> VALENTINA TERESA MASTRANGELO<br \/>\n<em>Leporello<\/em> ANDREA CONCETTI<br \/>\n<em>Masetto<\/em> RICCARDO FASSI<br \/>\n<em>Zerlina<\/em> ALESSIA NADIN<br \/>\nOrchestra I Pomeriggi Musicali<br \/>\nCoro del Circuito Lirico Lombardo<br \/>\nDirettore <strong>Jos\u00e9 Luis Gomez-Rios<\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Dario Grandini<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Graham Vick<\/strong><br \/>\nScene e costumi <strong>Stuart Nunn<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Giuseppe Di Iorio<\/strong><br \/>\nCoreografie <strong>Ron Howell<\/strong><br \/>\nCoproduzione con Teatri del Circuito Lirico Lombardo, Fondazione Teatro Comunale di Bolzano, Teatro dell\u2019Aquila di Fermo, Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.<br \/>\n<em>Como, 26 settembre 2014 \u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\nDon Giovanni, intento a violentare Donna Anna nella sua Range Rover nera, entra in scena con pantaloni abbassati e una calza da rapinatore in testa. Leporello in tuta Adidas e cappellino con visiera osserva cinicamente la scena. Il Commendatore fa il suo goffo ingresso aggrappato ad un deambulatore e muore di infarto quando il libertino gli mostra le mutandine sporche di sangue della figlia, stuprata e privata della verginit\u00e0 un attimo prima. Ecco riassunti i primi dieci minuti di trovate teatrali firmate <strong>Graham Vick<\/strong> che hanno aperto ufficialmente la stagione lirica del Teatro Sociale di Como. Il regista inglese, noto in tutto il mondo per i suoi allestimenti innovativi e originali (o presunti tali), si propone di prendere l\u2019opera e raccontarne tutta l\u2019attualit\u00e0, facendo <strong>di Don Giovanni l\u2019incarnazione di una societ\u00e0 all\u2019insegna della trasgressione, dell\u2019immoralit\u00e0 e della corruzione.<\/strong> Come? Cercando di mostrare al pubblico la contemporaneit\u00e0 marcia in cui vive.<br \/>\nLa denuncia &#8211; \u00e8 evidente &#8211; vorrebbe essere circa la seguente: \u201c<em>Questo \u00e8 quello che siete, che siamo\u201d.<\/em> Si rende esplicito nel finale, quando Don Giovanni non sprofonda negli inferi, ma va a prendere posto in platea. La sala si illumina e tutti i protagonisti cantano il finale moraleggiante (\u201cQuesto \u00e8 il fin di chi fa mal\u201d) spogliandosi e indietreggiando lentamente lanciando occhiate di terrore verso il pubblico. \u201c<em>Guardatevi, Don Giovanni \u2013 l\u2019individuo svuotato che ha perso qualsiasi appiglio alla morale &#8211; \u00e8 in ognuno di voi\u201d.<\/em><br \/>\n<strong>Tutto il messaggio che Vick ha in testa \u00e8 racchiuso probabilmente in quelle scritte \u201cPADRE\u201d e \u201cPAP\u00c0\u201d<\/strong> sovrastate da corone di fiori. Gi\u00e0 presenti a sipario chiuso, rimangono ben visibili per tutta la durata dell\u2019opera a lato del palcoscenico e durante il funerale del Commendatore (cerimonia e corteo annesso che si svolge misteriosamente tre o quattro volte, ma non facciamoci troppe domande). Quel \u201cPADRE\u201d, dunque, rappresenta la morte dell\u2019autorit\u00e0? La morte dei punti di riferimento? La morte di tutti valori? Il riferimento ai giovani d\u2019oggi \u00e8 chiaro: il regista parla infatti di <em>\u201cun Don Giovanni fatto dai giovani per i giovani\u201d<\/em> (molti dei cantanti del cast hanno meno di trent\u2019anni). Ma un ragazzo per avvicinarsi all\u2019opera ha davvero bisogno che tra i contenuti proposti siano compresi sesso in auto e sniffate di cocaina? Non \u00e8 in grado di ascoltare e trovare in un\u2019opera lirica messaggi, situazioni, passioni, sentimenti intrinsecamente attuali? O anche solo ascoltare e godere della grandezza di Mozart? O dell\u2019ironia sottile del libretto? \u00c8 necessario rendere l\u2019opera didascalicamente contemporanea per farla piacere ai giovani? Alcuni evidentemente ne sono convinti. E allora ben vengano le scene e i costumi di<strong> Stuart Nunn,<\/strong> che posiziona al centro del palco una piattaforma circolare assimilabile a una pista da discoteca, calpestata di volta in volta da poliziotti, ragazzini con cuffie e iPod, loschi individui armati, prostitute, cerimonieri, passanti comuni e cos\u00ec via. Per rendere il tutto un po\u2019 pi\u00f9 astratto e surrealista, si aggiungano manichini in quantit\u00e0 buttati in un container \u2013 simbolo trito e ritrito della \u201cdonna oggetto\u201d e altri manichini giganti con mani e seni intrappolati da nastro adesivo. Il tutto \u00e8 abbagliato dalle luci di <strong>Giuseppe Di Iorio<\/strong>, discutibili ma adeguate al contesto, che vanno da neon dalle mille forme (ora croce, ora campana, ora farfalla) e faretti adatti giusto per un variet\u00e0 in TV.<br \/>\n<strong>Tornando alle controverse idee registiche, in sostanza &#8220;il catalogo \u00e8 questo&#8221;: sesso esplicito, violenza, eroina, coca parties, stupri, festini, suv, risse, rapine, prostituzione.<\/strong> Queste perle di bon ton non solo vengono raccontate con lo splendido testo di Da Ponte (che senz\u2019altro di questi temi voleva parlare), ma enfatizzate con una serie di gesti e trovate sceniche all\u2019insegna dell\u2019eleganza. Gi\u00e0 basterebbero i tre spezzoni descritti all\u2019inizio per inquadrare il livello visivo e narrativo del tutto, ma ne possiamo aggiungere a volont\u00e0: piste di coca sniffate a terra; l\u2019aria \u201cFin c\u2019han dal vino\u201d reinterpretata come delirio da eroinomane di un Don Giovanni con l\u2019ago in vena; scoiattoli di peluche che compaiono dal nulla; la location domestica della scena finale trasformata in mini set privato con il Dissoluto che filma adolescenti imbarazzate mentre si abbassano gli slip e si strusciano su una torta al cioccolato. Si potrebbe continuare all\u2019infinito: eventuali altre perle verranno ricordate pi\u00f9 avanti in ordine sparso, ch\u00e9 la scelta \u00e8 purtroppo ampia e varia.<br \/>\nParadossalmente, tutta questa carrellata di cattivo gusto ha quasi una gravit\u00e0 relativa. Quel che sconcerta \u00e8<strong> l\u2019intenzione che c\u2019\u00e8 dietro a tutto questo, la volont\u00e0 di prevaricare la definizione stessa di melodramma: musica e azione scenica.<\/strong> Prevale la smania di raccontare una propria idea (che il pi\u00f9 delle volte c\u2019entra poco o niente con il titolo rappresentato) e per farlo ci si sente autorizzati a costruire una mostruosa sovrastruttura su un\u2019opera d\u2019arte il cui cuore \u00e8 musicale e il cui involucro simbolico \u00e8 di per s\u00e9 attuale ed eterno, senza bisogno che arrivi qualcuno dopo duecento anni ad esplicitarlo a suo modo. \u00c8 vergognoso che un <strong><em>Don Giovanni<\/em> possa trasformarsi in una specie di sit-com con una vaga eco mozartiana come colonna sonora<\/strong>. Non se ne pu\u00f2 pi\u00f9. Mozart non pu\u00f2 essere relegato a semplice sottofondo, Mozart \u00e8 e deve essere l\u2019essenza. Questo non significa che l\u2019unica rappresentazione possibile debba prevedere pennacchi, moschetti e guance impomatate. Proprio perch\u00e9 eterna nelle relazioni tra i personaggi, nel loro pensiero e nel loro sentire, non si ha il dovere morale di collocare l\u2019opera nella Spagna del Settecento, ma si abbia almeno il buonsenso di rispettarne la natura e la bellezza. Le strade per farlo, poi, sono infinite.<br \/>\nAl contrario di Graham Vick che si professa attento e propositivo con il giovane pubblico, a conti fatti mancandogli totalmente di rispetto, l\u2019AsLiCo \u2013 responsabile di questa produzione e dell\u2019intera stagione \u2013 da sempre ha dei giovani la considerazione massima. Le iniziative a loro dedicate si moltiplicano di anno in anno attraverso progetti per le scuole, campagne social, flashmob, prime Under30 e molto altro ancora. Anche per gli artisti vale lo stesso: lo scopo dell\u2019Associazione \u00e8 proprio quello di selezionare tramite concorsi giovani cantanti europei emergenti, ai quali vengono assegnati vari ruoli operistici all\u2019interno delle stagioni liriche del Teatro Sociale di Como e di tutto il Circuito Lombardo. Non \u00e8 andata diversamente per questo Don Giovanni in cui, esclusi il protagonista e Leporello, questo primo cast \u00e8 interamente composto dai vincitori del Concorso 2014.<br \/>\n<strong>Gezim Myshketa<\/strong>, giovane baritono albanese nei panni di Don Giovanni, non \u00e8 tra i vincitori AsLiCo di quest\u2019anno ma dell\u2019edizione del 2006, che gli valse il debutto nel ruolo del titolo. Il suo punto di forza pi\u00f9 lampante in questa produzione \u00e8 la totale aderenza al personaggio costruito dal regista per il quale l\u2019attributo di libertino \u00e8 un eufemismo: viscido, subdolo, perverso, un Don Giovanni ibrido tra un mafioso cocainomane e un discotecaro. Per quanto sgradevole possa essere questa chiave di lettura del protagonista, l\u2019interpretazione di Myshketa restituisce perfettamente il greve personaggio nell\u2019aspetto, nella psicologia e nel modo di fare, vincendo il titolo di vero mattatore della scena. Vocalmente, nonostante qualche passaggio risulti ingolato e non perfettamente udibile (considerando anche il volume orchestrale mediamente alto che di certo non aiuta) fa sfoggio di voce scura ma limpida, omogenea nell\u2019emissione, nonostante il baritono pieghi in pi\u00f9 punti il canto all\u2019interpretazione scenica talvolta cedendo il passo al declamato. Da questo derivano diverse battute quasi parlate, a dire il vero per niente mozartiane, compensate da una complessiva linea di canto che per il resto risulta pulitissima. Nella canzonetta \u201cDeh, vieni alla finestra\u201d Myshketa si esibisce in bei passaggi vellutati in pianissimo, riuscendo ad esprimersi maggiormente a livello musicale senza doversi agitare troppo con gestacci o molestie alle fanciulle nei paraggi (nonostante sia costretto a cantare mentre stira una camicia su un asse piazzato in mezzo a un cortile, momento tra i tanti di ordinaria follia nell\u2019allestimento). Il Leporello di <strong>Andrea Concetti<\/strong>, veterano del cast e del ruolo, non \u00e8 da meno quanto a disinvoltura sulla scena. Si destreggia bene nella parte convincendo specialmente nelle pagine pi\u00f9 concitate come in \u201cAh, piet\u00e0 signori miei\u201d, mentre quando i tempi si dilatano il basso sembra essere pi\u00f9 in difficolt\u00e0 e fatica a coordinare respirazione e attacchi, facendo emergere in pi\u00f9 punti discrepanze con l\u2019orchestra. Tutto questo \u00e8 evidente in un \u201cMadamina\u2026\u201d un po\u2019 fiacco, anche se la responsabilit\u00e0 \u00e8 forse pi\u00f9 corretto che ricada sul direttore Jos\u00e9 Luis Gomez-Rios e il suo staccare tempi lenti fino allo sfinimento in pi\u00f9 passaggi &#8211; Scena del Catalogo in primis &#8211; che di certo non agevolano i cantanti. Passando ai giovanissimi vincitori AsLiCo, troviamo in Donna Anna la bella voce di <strong>Valentina Teresa Mastrangelo<\/strong>, ricca di colori e sfumature interessanti. Precisa nell\u2019intonazione e squillante negli acuti (talvolta persino troppo) il soprano si disimpegna benissimo nelle sue due arie principali, sofferente in \u201cOr sai chi l\u2019onore\u201d e delicatissima in \u201cNon mi dir bell\u2019idol mio\u201d, in cui riesce a modulare la voce con incredibile sensibilit\u00e0 musicale. Anche l\u2019intesa con il compagno Don Ottavio \u00e8 eccezionale, e i due riescono a dar vita a parentesi musicali davvero preziose, dal primo duetto \u201cFuggi, crudele, fuggi\u201d al finale \u201cOr che tutti, o mio tesoro\u201d. <strong>Giovanni Sala,<\/strong> giovanissimo tenore del 1992, \u00e8 forse la voce pi\u00f9 interessante del cast: un timbro molto bello, caldo e particolarissimo, valorizzato appieno con espressivit\u00e0 e fraseggio elegante. Talvolta un po\u2019 impacciato nei movimenti, per comprensibile inesperienza attoriale, stupisce invece per agilit\u00e0 sui tacchi e autoironia quando si imbuca alla festa di Don Giovanni in versione trans, strappando un sorriso per la simpatia e la grottesca disinvoltura (si stenda comunque un velo pietoso sulla trovata registica che si commenta da s\u00e9). Tornando al canto, Sala d\u00e0 il suo meglio nelle agilit\u00e0 de \u201cIl mio tesoro intanto\u201d meritandosi applausi a scena aperta e facendoci rammaricare di non poterlo sentire nell\u2019aria \u201cDalla sua pace\u201d (scritta per la versione di Vienna del 1788). In sintesi, un cantante tanto giovane quanto eccezionalmente promettente, da tenere d\u2019occhio per produzioni future. \u00c8 anche un peccato non sentire la celebre \u201cMi trad\u00ec quell\u2019alma ingrata\u201d, vista e considerata la bravura di <strong>Federica Lombardi<\/strong>, ottima Donna Elvira. Partita un po\u2019 in sordina con un\u2019incerta \u201cAh, chi mi dice mai\u201d (facendo il suo ingresso scomodamente seduta in una carriola calata dall\u2019alto, tanto per gradire) recupera la giusta decisione gi\u00e0 nella successiva aria \u201cAh, fuggi il traditor!\u201d, ritrovando lo squillo e la potenza che contraddistinguono la sua voce. Dotata di ottimo controllo e tecnica raffinata, la sua prestazione musicale va in crescendo per tutto il corso dell\u2019opera, inversamente proporzionale al caos totale che Vick affibbia al suo personaggio, facendolo sprofondare nel pi\u00f9 completo no-sense con il procedere della storia: assistiamo a una coerentissima trasformazione da suora ad adolescente ninfomane senza connessione logica alcuna. Chiude il tris delle voci femminili il giovane mezzosoprano <strong>Alessia Nadin<\/strong>, una Zerlina allegra e spensierata adatta alla parte per &#8220;physique du role&#8221; ma meno dal punto di vista della voce, un po\u2019 a disagio con la tessitura del\u00a0 ruolo, ma che nemmeno ne inficia totalmente la performance. Nonostante le difficolt\u00e0 si percepiscano qua e l\u00e0, la resa complessiva \u00e8 positiva: degni di nota il contributo in \u201cL\u00e0 ci darem la mano\u201d e l\u2019aria \u201cVedrai carino\u201d, premiata da applausi a scena aperta. Chiudono il cast il Masetto di <strong>Riccardo Fassi<\/strong> &#8211; un po\u2019 caricaturale nella recitazione ma vocalmente promettente &#8211; e il buon Commendatore di <strong>Mariano Buccino.<\/strong><br \/>\n<span class=\"_5yl5\" data-reactid=\".42.$mid=11411897372100=20aaa8d42deb8e2cd60.2:0.0.0.0.0\"><span class=\"null\"><strong>Buona la prova dell&#8217;Orchestra I Pomeriggi Musicali,<\/strong> con qualche riserva per la direzione del sudamericano <strong>Jos\u00e9 Luis Gomez-Rios.<\/strong> Come gi\u00e0 accennato, la sintonia tra buca palco spesso si perde, in particolar modo in corrispondenza dei bruschi rallentando imposti sulla quasi totalit\u00e0 delle principali arie, che oltre ad innescare evidenti asincronie rendono evidente uno sforzo spesso eccessivo per i cantanti nel sostenere fiati troppo lunghi. Per il resto la direzione risulta decisa e sicura, ma forse troppo piatta e monotona, senza che si possano percepire e distinguere appieno le varie sfumature che rendono ricca la partitura del &#8220;dramma giocoso&#8221;, spaziando da quella spensierata leggiadria tipica in Mozart alle tinte pi\u00f9 cupe proprie del soggetto tragico. <strong>Una menzione d\u2019onore va invece al Coro del Circuito Lirico Lombardo<\/strong>, che oltre alla solita qualit\u00e0 musicale garantita, si \u00e8 immolato alle necessit\u00e0 registiche affiancando i solisti in incursioni in platea, corse per il teatro e coreografie neanche troppo semplici, rendendo evidenti \u2013 pur con tutti i punti deboli e le criticit\u00e0 imputabili \u2013 l\u2019impegno di tutti e l\u2019immenso lavoro che si nasconde dietro a questo (discutibilissimo) allestimento. Alto livello, splendide voci, artisti esordienti che nonostante l\u2019ovvia inesperienza, la giovane et\u00e0 e tutto quel che c\u2019\u00e8 da approfondire e maturare, possono raggiungere (se non superare) in qualit\u00e0 complessiva e potenziale molti nomi noti del panorama lirico attuale, scritturati dai teatri pi\u00f9 per fama che per virt\u00f9. Forse a questo punto potrebbe essere interessante proporre un concorso di merito anche per registi?<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Como, Teatro Sociale \u2013 Stagione 2014-2015 \u201cDON GIOVANNI\u201d (vers. Praga, 1787) Dramma Giocoso in due atti KV527. 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