{"id":76873,"date":"2014-09-30T15:26:57","date_gmt":"2014-09-30T13:26:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=76873"},"modified":"2018-05-21T23:47:56","modified_gmt":"2018-05-21T21:47:56","slug":"gluck-300-guida-allascolto-delle-opere-il-trionfo-di-clelia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/gluck-300-guida-allascolto-delle-opere-il-trionfo-di-clelia\/","title":{"rendered":"Christoph Willibald Gluck: &#8220;Il trionfo di Clelia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Christoph Willibald Gluck <\/strong>(Erasback, Alto Palatinato 1714 &#8211; Vienna 1787)<br \/>\n<strong>La costruzione del Nuovo Pubblico Teatro di Bologna \u2013 il futuro Teatro Comunale \u2013 rappresent\u00f2 un fatto di grande rilievo per la citt\u00e0 che nel corso del XVIII<\/strong> secolo aveva sempre vissuto come placida capitale delle Legazioni pontificie in Romagna lontano dai fatti pi\u00f9 stimolanti del proprio tempo nonostante l\u2019ascesa al soglio di Pietro del bolognese Lorenzo Lambertini nel 1740.<br \/>\n<strong>Costruito su progetto di Antonio Galli da Bibbiena il nuovo teatro<\/strong> doveva rappresentare un\u2019autentica gloria cittadina e non si bad\u00f2 a spese per fornirgli un\u2019inaugurazione all\u2019altezza; il conte Luigi Bevilacqua nel suo ruolo di responsabile del teatro riusc\u00ec a contattare a Vienna Gluck proponendogli una nuova opera da scrivere appositamente per l\u2019occasione. Il compositore tedesco aveva nei decenni precedenti lavorato con frequenza in numerosi teatri italiani ma dopo il suo accasamento alla corte di Vienna una sua nuova opera in Italia rappresentava un elemento di sicuro prestigio visto che l\u2019ultima occasione analoga risaliva all\u2019ormai lontano 1756 con l\u2019\u201dAntigono\u201d composto per il Teatro Argentina di Roma.<br \/>\nL\u2019idea originaria prevedeva una nuova versione de \u201cL\u2019Olimpiade\u201d il libretto pi\u00f9 noto e amato di Metastasio banco di prova per tutti i compositori del secolo, la scelta venne poi spostata su un altro testo del cesareo poeta il pi\u00f9 recente \u201cIl trionfo di Clelia\u201d andato in scena per la prima volta il 27 aprile 1762 a Vienna con musiche di Johann Adolf Hasse. L\u2019opera venne scelta per la maggior presenza di scene spettacolari \u2013 su tutte la battaglia del ponte Sulpicio con l\u2019abbattimento del ponte stesso in chiusura del II atto \u2013 ritenute pi\u00f9 adatte all\u2019occasione celebrativa inoltre non \u00e8 da escludere una precisa volont\u00e0 di Gluck di confrontarsi direttamente con il lavoro di Hasse che a Vienna era stato trionfalmente accolto. Bisogna per altro considerare che pur motivata la scelta non fu felicissima da molti punti di vista in quanto il libretto de \u201cIl trionfo di Clelia\u201d non \u00e8 certo fra i massimi del Metastasio e non possiede n\u00e9 l\u2019efficacia n\u00e9 la facilit\u00e0 poetica de \u201cL\u2019Olimpiade\u201d.<br \/>\n<strong>Il testo di Metastasio venne musicato nella quasi integralit\u00e0, le arie sono tutte presenti e si riscontrano limitati tagli nei recitativi<\/strong> (circa 125 versi su 990). L\u2019opera terminata <strong>all\u2019inizio della primavera del 1763<\/strong> and\u00f2 in scena per la prima volta<strong> il 14 maggio dello stesso anno.<\/strong> Gluck poteva contare per l\u2019occasione su una serie di cantanti di sua fiducia che avevano gi\u00e0 lavorato frequentemente con lui \u2013 Giuseppe Tibaldi (Porsenna), Giovanni Manzoli (Orazio), Antonia Maria Girelli-Aguillar (Clelia) &#8211; inoltre la grande dimensione dell\u2019orchestra bolognese \u2013 ben cinquantotto elementi numero molto elevato per la prassi settecentesca \u2013 lo spinse ad insistere molto sulla ricchezza della parte orchestrale scelta che verr\u00e0 solo in parte ripagata dall\u2019orchestra stessa la cui qualit\u00e0 si rivel\u00f2 alla prova dei fatti minore del previsto ed inferiore a quella delle orchestre viennesi cui Gluck era abituato.<br \/>\n<strong>La prima fu un evento mondano di notevole eco attirando pubblico da una vasta area dell\u2019Italia centrale<\/strong> comprese alcune personalit\u00e0 di rilievo come il Duca di Modena Francesco III d\u2019Este. L\u2019opera non si rivel\u00f2 per\u00f2 il trionfo sperato ed anzi divise notevolmente il pubblico suscitando reazioni contrastanti. Se alcuni limiti di esecuzione possono aver giocato un ruolo al riguardo \u2013 e lo stesso Gluck esprime nelle lettere di quel momento le sue perplessit\u00e0 sui complessi del teatro bolognese \u2013 fu l\u2019opera stessa a suscitare divisioni che stando alle cronache dell\u2019epoca acquisirono anche un carattere sociale con l\u2019aristocrazia \u2013 soprattutto quella pi\u00f9 aperta e vicina alla cultura illuminista europea \u2013 schierata a favore di Gluck mentre il clero e il terzo stato dai gusti pi\u00f9 conservatori rimasti maggiormente perplessi.<br \/>\nLe reazioni rispondevano per molti aspetti alla natura stessa dell\u2019opera che appare come un momento di transizione e sperimentazione nell\u2019esperienza artistica del compositore tedesco. Concepita subito dopo \u201cOrfeo ed Euridice\u201d essa risente inevitabilmente di quell\u2019esperienza e dei fermenti che stanno portando alla grande riforma che si compir\u00e0 negli anni seguenti ma al contempo la struttura drammaturgica del libretto e l\u2019occasione della committenza la tengono ancora ancorata alle forme dell\u2019opera seria tradizionale. Questo dualismo \u00e8 presente in tutta l\u2019opera tanto nel suo complesso quanto all\u2019interno dei singoli brani a conferma del ruolo di trapasso svolto da quest\u2019opera nel catalogo glukiano.<br \/>\n<strong>La scrittura orchestrale \u00e8 \u2013 come gi\u00e0 accennato \u2013 particolarmente ricca e complessa;<\/strong> l\u2019organico regolare \u00e8 rinforzato da una significativa presenza di ottoni e percussioni che danno all\u2019opera la sua caratteristica tinta &#8220;trionfale&#8221; gi\u00e0 evidenziabile nei primi accordi dell\u2019ouverture e che trova il suo punto pi\u00f9 alto nella battaglia con la sua forza sonora e il suo insolito andamento ritmico.<br \/>\n<strong>Se la struttura del libretto impone ancora una netta separazione fra arie e recitativi Gluck tenta di smorzarne i contrasti,<\/strong> in ben sei momenti del\u2019opera \u2013 tutti caratterizzati da centrale importanza drammaturgica od emotiva \u2013 il recitativo cede infatti il passo ad un declamato estremamente vario nei suoi sviluppi e sempre caratterizzato da una diretta forza espressiva. Momenti come la gi\u00e0 citata scena della battaglia (atto II, scena X) o il dramma interiore di Orazio di fronte alle proposte di Tarquinio (atto I, scena X) vanno gi\u00e0 oltre \u201cOrfeo ed Euridice\u201d e anticipano moduli che saranno della piena maturit\u00e0 gluckiana come l\u2019ancor pi\u00f9 la straordinaria scena di Clelia in apertura del terzo atto dove ad uno schema canonico con recitativo ed aria segue una ripresa del recitativo \u2013 con la lettura della lettera di Tarquinio \u2013 che poi prosiegue in una lunga struttura libera in cui recitativo, declamato e arioso si integrano e si susseguono in modo libero piegati solo alle esigenze drammatiche ed emotive del momento.<br \/>\nLe necessit\u00e0 celebrative e la stessa struttura dei testi impone alle arie solistiche \u2013 sono presenti solo due pezzi d\u2019assieme, il duetto \u201c<em>S\u00ec, ti fido al tuo gran core\u201d<\/em> (atto II, scena III) e il coro finale \u2013 presentano ampie proporzioni, una scrittura molto ricca e spesso un taglio virtuosistico con complessi passaggi di coloratura ma allo stesso tempo questi stessi elementi sono modificati alla luce di una nuova e pi\u00f9 intensa verit\u00e0 espressiva e semplicit\u00e0 di espressione e si ritrovano linee melodiche \u2013 come nell\u2019aria di Larissa \u201c<em>Ah! ritorna, et\u00e0 dell&#8217;oro\u201d<\/em> (atto III, scena) ma \u00e8 solo un esempio fra i diversi possibili \u2013 molto prossime come gusto e impostazione al precedente \u201cOrfeo ed Euridice\u201d. Ma anche in momenti pi\u00f9 canonici e di effetto spettacolare come l\u2019aria marziale di Orazio <em>\u201cDe&#8217; folgori di Giove\u201d<\/em> (atto III, scena VIII) o la tradizionale aria di tempesta come quella di Clelia \u201cTempeste il mar minaccia\u201d (atto I, scena VII) mostrano un\u2019attenzione nuova al rapporto testo-musica e in chiave pi\u00f9 generale alle ragioni espressive.<br \/>\nLa freddezza con cui l\u2019opera venne accolta alla prima \u00e8 in gran parte da ascrivere a questa ambiguit\u00e0, a questo essere in qualche modo a met\u00e0 del guado ma questi elementi sono quelli che colpiscono maggiormente l\u2019ascoltatore moderno perfettamente capace di leggere il ruolo di snodo fondamentale rappresentato da \u201cIl trionfo di Clelia\u201d nell\u2019evoluzione del teatro gluckiano e lo conferma la stessa fiducia del compositore per molti momenti dell\u2019opera destinati ad essere ripresi con frequenza negli anni successivi palesando ancor pi\u00f9 la natura di laboratorio sperimentale che quest\u2019opera avr\u00e0 nello stesso sviluppo dell\u2019idea gluckiana.<br \/>\n<strong>Trama<\/strong> &#8211; <strong>Atto I<\/strong><br \/>\nUn palazzo sule rive del Tevere occupato dagli etruschi e trasformato in quartier generale di Porsenna. Gli etruschi stanno assediando Roma, la patrizia Clelia \u00e8 stato offerta come ostaggio fino al termine delle trattative ancora in corso per evitare la guerra. Tarquinio discendente del superbo si \u00e8 infatuato di Clelia e cerca di conquistarla nonostante sia gi\u00e0 stato promesso a Larissa, figlia di Porsenna. Il giovane cerca in ogni modo di far breccia nel cuore di Clelia \u2013 che considera anche uno strumento per agevolare la sua ascesa al trono di Roma &#8211; (scena II, <em>\u201cS\u00ec, tacer\u00f2, se vuoi<\/em>\u201d) ma la giovane lo rifiuta sprezzantemente.\u00a0 Uscito Tarquinio Clelia e raggiunta da Larissa, la principessa etrusca promessa a Tarquinio ma innamorata del principe veiente Mannio e annuncia alla prigioniera l\u2019arrivo come ambasciatori romani dello stesso Mannio e di Orazio fidanzato di Clelia (scena III, \u201c<em>Ah, celar la bella face\u201d)<\/em>. Orazio e Clelia si reincontrano, la giovane chiede di essere fatta fuggire ma Orazio le ricorda il suo ruolo di garante della fede pubblica e la consiglia di pazientare per non compromettere ancor pi\u00f9 le sorti della patria (scena V, <em>\u201cResta, o cara; e per timore\u201d<\/em>) mentre Clelia cerca in se la forza per resistere alla situazione (scena VII <em>\u201cGrazie, o d\u00e8i protettori; \u00e8 vostro dono\u2026Tempeste il mar minaccia\u201d<\/em>).<br \/>\nUna loggia da cui si vede l\u2019accampamento etrusco sul Gianicolo. Porsenna riceve Orazio cercando di convincere il giovane romano ad accettare una tregua onorevole e l\u2019amicizia con gli etruschi (scena VIII, \u201c<em>Sai che piegar si vede<\/em>\u201d) ma Orazio rifiuta sprezzantemente, i romani mai rinunceranno alla loro libert\u00e0 e se verranno sconfitti Porsenna potr\u00e0 solo vantarsi di dominare su morti e rovine. Uscito il re etrusco Orazio viene raggiunto da Tarquinio che confessa il suo amore per Clelia e offre al romano la salvezza della citt\u00e0 in cambio delle sue nozze con la prigioniera pensando in realt\u00e0 di approfittare dell\u2019incertezza dei romani per un attacco a sorpresa. Orazio resta sconvolto e incredulo per la proposta, combattuto fra l\u2019amore per la patria e quello per la fanciulla, quando ritrova Clelia non trova il coraggio di parlarle ma la congedo con un addio colmo di malinconia (scena X, <em>\u201cSaper ti basti, o cara\u201d<\/em>) che lascia la ragazza confusa e incerta sul futuro (scena XII, \u201c<em>Mille dubbi mi destano in petto\u201d).<\/em><br \/>\n<strong>Atto II<\/strong><br \/>\nUna galleria del palazzo. Orazio \u00e8 in preda ai dubbi e le incertezze, combattuto fra l\u2019amore e il dovere verso la patria (scena II, <em>\u201cD\u00e8i di Roma, ah, perdonate\u201d<\/em>) quando viene raggiunto da Clelia, la ragazza \u00e8 stata informata da Mannio dell\u2019attacco portato dagli etruschi, i due giovani si decidono ad agire, Orazio porter\u00e0 soccorso a Roma mentre Clelia avviser\u00e0 Porsenna del tradimento di Tarquinio (scena III, \u201c<em>S\u00ec, ti fido al tuo gran core\u201d<\/em>). All\u2019interno del parco del palazzo occupato da Porsenna.<br \/>\nClelia avvisa Porsenna di quanto sta accadendo ma il re non credo al tradimento di Tarquinio e pensa che la giovane si stia inutilmente preoccupando per voci infondate e tenta di calmarla (scena V, \u201c<em>Sol del Tebro in su la sponda\u201d<\/em>); giungono per\u00f2 Mannio e Larissa che confermano la versione di Clelia. Rimasti soli i due giovani si riconfermano nel loro amore ma Larissa frappone il suo dovere di principessa che deve prevalere su sentimenti personali (scena VIII, \u201c<em>Dico che ingiusto sei\u201d)<\/em> lasciando Mannio incapace di comprenderne l\u2019atteggiamento (scena IX \u201cVorrei che almen per gioco\u201d). Edifici antichi sulla sponda del Tevere con il Ponte Sulpicio ben visibile, da lontano il profilo di Roma.\u00a0 Orazio si presenta solo sul ponte di fronte alle armate etrusche dando l\u2019ordine ai suoi uomini di segate i pali che lo sorreggono. Il romano resiste quando il ponte crolla tagliando agli etruschi l\u2019unica via d\u2019accesso alla citt\u00e0; rimasto sulla sponda nemica Orazio si getta nel fiume e fugge a nuoto.<br \/>\nTarquinio furente si scontra che Clelia, che rifiuta tanto il suo amore tanto le accuse di tradimento (scena XIII, \u201c<em>Io nemica! A torto il dici.\u201d<\/em>) a quel punto decide di precipitarsi da Porsenna per accusare i romani di aver tradito l\u2019accordo e di fare di Orazio il capro espiatorio dell\u2019accaduto rivolgendo a suo vantaggio la disfatta (scena XIV, <em>\u201cNon speri onusto il pino\u201d<\/em>).<br \/>\n<strong>Atto III<\/strong><br \/>\nGiardini sulla riva del Tevere. Clelia \u00e8 venuta in possesso tramite Mannio di una lettera di Tarquinio in cui si svelano tutte le trame dell\u2019uomo (scena I, <em>\u201cTanto esposta alle sventure<\/em>\u201d) ma conscia del pericolo che comporta il possesso di quella lettera decide di fuggire uscendo da un cancello secondario che si apre sul fiume e poi gettandosi nel Tevere sperando di attraversarlo a nuoto. Tarquinio e Larissa assistono increduli alla scena e mentre l\u2019uomo \u00e8 furioso per essere stato beffato la principessa teme sinceramente per la salvezza dell\u2019amica (scena III, \u201c<em>Ah! ritorna, et\u00e0 dell&#8217;oro\u201d<\/em>). Un\u2019anticamera del palazzo. Tarquinio cerca di convincere Porsenna della violazione della tregua da parte romana, indicando Orazio come colpevole unico, il re ingannato promette di compiere la giusta vendetta sul traditore (scena V, <em>\u201cSpesso, se ben l&#8217;affretta\u201d<\/em>). Viene annunciato un ambasciatore romano, questi non \u00e8 altro che Orazio che accusa Tarquinio di aver violato o patti, ingannato Porsenna accusa il romano di mentire e minaccia di riprendere la guerra, Orazio non si lascia intimorire e giura la volont\u00e0 di resistenza dei romani fino alla vittoria o alla morte chiamando gli Dei come garanti del patto (scena VIII, <em>\u201cDe&#8217; folgori di Giove\u201d<\/em>). Una sala del palazzo reale illuminata per la notte. Porsenna \u00e8 rimasto colpito dal nobile sdegno di Orazio ed \u00e8 incerto sul procedere, Tarquinio insiste nell\u2019accusare i romani portando come prova la fuga di Clelia. Proprio in quel momento la giovane rientra, lei \u00e8 fuggita per salvare il proprio onore da Tarquinio e ora ritorna per mantenere fede al suo ruolo di ostaggio pubblico, consegna allora a Porsenna la lettera di Tarquinio che svela la verit\u00e0 sugli intrighi dell\u2019uomo; quest\u2019ultimo fugge mentre il re giura eterna pace ed amicizia con il popolo romano.<\/p>\n<p><strong>La registrazione<\/strong><br \/>\n<strong>\u201cIL TRIONFO DI CLELIA\u201d<\/strong><br \/>\nOpera in tre atti su libretto di Pietro Metastasio.<br \/>\nMusica di <strong>Christoph Willibald Gluck<\/strong><br \/>\nPrima rappresentazione: Bologna, Nuovo Teatro Pubblico, 14 maggio 1763<br \/>\n<em>Clelia, nobile romana ostaggio nel campo tosco<\/em> <strong>H\u00e9l\u00e8ne Le Corre<\/strong> (soprano)<br \/>\n<em>Orazio, ambasciatore di Roma<\/em> <strong>Mary-Ellen Nesi<\/strong> (mezzosoprano)<br \/>\n<em>Tarquinio, esule della casa reale dei Tarquini<\/em> <strong>Irini Karaianni<\/strong> (mezzosoprano)<br \/>\n<em>Larissa, figlia di Porsenna<\/em> <strong>Bur\u00e7u Uyar<\/strong> (soprano)<br \/>\n<em>Porsenna, re de\u2019 Toscani<\/em> <strong>Vassilis Kavayas<\/strong> (tenore)<br \/>\n<em>Mannio, principe dei veienti<\/em> <strong>Florin Cezar Ouatu<\/strong> (controtenore)<br \/>\nArmonia Atena<br \/>\nDirettore: <strong>Giuseppe Sismondi de Risio<\/strong><br \/>\nRegistrazione: Atene, Athenes Concert Hall, luglio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritenuto a lungo perso il manoscritto de \u201cIl trionfo di Clelia\u201d \u00e8 stato rinvenuto nel 2007 negli archivi bolognesi e successivamente l\u2019opera ha goduto di alcune rappresentazioni prima a Lugo e poi in altri teatri non solo italiani. Proprio il manoscritto bolognese \u00e8 servito per questa produzione discografica che resta l\u2019unica esistente dell\u2019opera e che permette di ascoltare in modo sostanzialmente attendibile quest\u2019importante composizione.<br \/>\nAffidata al complesso ateniese \u201c<strong>Armonia Atenea\u201d<\/strong> \u2013 interessante esempio di come orchestre barocche di livello pi\u00f9 che apprezzabile si stiano diffondendo in Europa anche fuori dai paesi di pi\u00f9 sedimentata tradizione al riguardo \u2013diretta dall\u2019italiano <strong>Giuseppe Sigismondi de Risio l<\/strong>a produzione si affida principalmente ad interpreti di area balcanico-anatolica, cantanti non particolarmente noti al grande pubblico ma nel complesso di buona qualit\u00e0 e soprattutto pienamente calati in questo progetto di riscoperta.<br \/>\nL\u2019orchestra greca suona nel complesso molto bene e rende con precisione e puntualit\u00e0 la complessa scrittura orchestrale prevista da Gluck per quest\u2019opera rendendo sia la purezza gi\u00e0 neoclassica di certi accompagnamenti sia dando giusto rilievo ai momenti di virtuosismo orchestrale che il compositore dissemina nella partitura. Il direttore mostra un buon senso teatrale e ottime doti nell\u2019accompagnamento dei cantanti.<br \/>\nNel ruolo della protagonista troviamo la francese<strong> H\u00e9l\u00e8ne Le Corre<\/strong> unica cantante proveniente da un ambito geografico diverso da quello sopra ricordato. La parte di Clelia \u00e8 decisamente impegnativa sul piano vocale, relativamente lunga e non priva di difficolt\u00e0 fin dalla pagina d\u2019entrata il recitativo e aria \u201c<em>Grazie, o d\u00e8i protettori; \u00e8 vostro dono\u2026Tempeste il mar minaccia\u201d<\/em> (atto I, scena VII) aperto da un recitativo accompagnato su una base orchestrale molto ricca e fortemente drammatica gi\u00e0 pienamente rivolta verso i modi dell\u2019opera riformata cui segue un\u2019aria di tempesta capace di fondere la spettacolarit\u00e0 che la tradizione vuole per questi passaggi con una maggior attenzione al dato drammatico e al valore del testo. La Le Corre presenta una voce alquanto personale come timbro e colore, non immediatamente piacevole all\u2019ascolto ma l\u2019interprete ha buona autorevolezza riuscendo a ben valorizzare il recitativo e nell\u2019aria i passaggi di coloratura sono superati con propriet\u00e0 anche se in modo forse troppo meccanico. La grande scena finale che chiude il primo atto \u2013 affidata alla prima donna secondo uno schema altrove attesta stato nei libretti di Metastasio \u2013 <em>\u201cMisera, ah qual m&#8217;asconde\u2026Mille dubbi mi destano in petto\u201d<\/em> (atto I, scena XI) conferma le impressioni gi\u00e0 avute sulla cantante mettono maggiormente in evidenza le difficolt\u00e0 visto la scrittura veramente impervia del brano per cui le salite in acuto risultano a tratti fisse e danno l\u2019impressione di essere forzate mentre la coloratura pur sciolta con grande nitidezza e precisione rimane meccanica e poco attenta ai valori espressivi.<br \/>\nPunto culminante del personaggio \u00e8 la grande scena che apre il terzo atto \u201c<em>Ma Larissa che fa?<\/em>&#8230;. Tanto esposta alle sventure\u201d (atto III, scena I) in cui la cantante si muove meglio vista la tessitura meno estrema e conferma le buone doti espressive nel grande recitativo-declamato, elementi che si ritroveranno anche negli interventi di Clelia durante il finale.<br \/>\nNei panni di Orazio, console romano e fidanzato di Clelia troviamo il mezzosoprano greco <strong>Mary-Ellen Nesi,<\/strong> cantante ascoltata negli ultimi anni anche in Italia nel repertorio barocco e classico. La voce \u00e8 autenticamente mezzosopranile con riverberi bruniti adatto ad un ruolo maschile ma si notano certe asprezze eccessive cos\u00ec come una tendenza ad allargare troppo i suoni nel settore grave rendendolo pi\u00f9 povero di suono come ben si nota gi\u00e0 nell\u2019aria di entrata <em>\u201cResta, o cara; e per timore\u201d<\/em> (atto I, scena V) pur di carattere lirico e caratterizzata da una linea melodica molto intensa vicina alle esperienze dell\u2019Orfeo viennese caratteristiche che ritroviamo anche nella successiva aria di Orazio, la dolente \u201c<em>Saper ti basti, o cara\u201d<\/em> (atto I, scena X) preceduta da un intenso recitativo accompagnato di taglio ormai decisamente moderno.<br \/>\nDeclamati che sono uno dei tratti caratterizzanti del personaggio e che trovano il loro momento pi\u00f9 alto nella scena della battaglia del Ponte Sulpicio, autentico capolavoro di Gluck come orchestratore e creatore di evocazioni musicali di situazione e di fatti <em>\u201cNo, traditori, in Ciel di Roma il fato\u201d<\/em> (atto II, scena X) dove la Nesi dimostra di trovarsi pi\u00f9 a suo agio in questi momenti di grande concitazione drammatica rispetto a quelli lirici come conferma nella marziale aria che di fatto conclude la parte di Orazio <em>\u201cDe&#8217; folgori di Giove\u201d<\/em> (atto III, scena VIII) che per convinzione espressiva e autorevolezza d\u2019accento risulta non solo il momento meglio contato dalla Nesi ma uno dei pi\u00f9 coinvolgenti dell\u2019intero ascolto nonostante non si possa negare la presenza di qualche difficolt\u00e0 sul piano tecnico.<br \/>\nPorsenna \u00e8 pensato da Metastasio e Gluck come figura nobile e cavalleresca secondo un modello frequente nel teatro del cesareo potere in cui le figure che incarnano la regalit\u00e0 sono comunque portatrici di specifici valori anche quanto si trovano sul fronte avverso rispetto ai protagonisti della vicenda. <strong>Vassilis Karayas<\/strong> ne da un\u2019ottima lettura, \u00e8 tenore decisamente leggero ma dalla buona presenza vocale, omogenea su tutta la linea e con buona acuti timbrati e con discreto squillo per il tipo di vocalit\u00e0 cui aggiunge un\u2019ottima dizione italiana che gli rende possibile dare piena comprensibilit\u00e0 al testo. Il personaggio insiste su una scrittura nobile e cavalleresca che non viene abbandonata neppure nei momenti di furore come <em>\u201cSpesso, se ben l&#8217;affretta\u201d<\/em> (atto III, scena V) mentre la scrittura vocale presenta moduli spesso decisamente virtuosistici con rapidi passaggi di coloratura da sgranare con scioltezza e Karayas si mostra anche qui pienamente in linea con le richieste della partitura.<br \/>\nFiglia di Porsenna \u00e8 Larissa, forse la figura pi\u00f9 luminosa dell\u2019intera opera nel suo lirismo squisitamente femminile in contrasto con il carattere marziale degli altri personaggi. Si presenta con un brano <em>\u201cAh, celar la bella face\u201d<\/em> (atto I, scena III) pienamente in linea con questo carattere e arricchito da interessanti passaggi di coloratura; nella presente incisione si apprezza la bella voce del soprano turco <strong>Bur\u00e7u Uyar<\/strong> dal timbro morbido e carezzevole unito ad una linea di canto molto elegante e da una buona predisposizione per il canto di coloratura non solo nitido e preciso ma anche dotato di buona espressivit\u00e0 come si pu\u00f2 ammirare in un brano di taglio decisamente virtuosistico come<em> \u201cDico che ingiusto sei\u201d<\/em> (atto II, scena VIII) pienamente legato ai modi espressivi dell\u2019opera seria tradizionale. In altri momenti il personaggio con il suo nobile lirismo si presta a maggiori sperimentazioni in direzione dei nuovo modelli riformati come in \u201cAh! ritorna, et\u00e0 dell&#8217;oro\u201d (atto III, scena III) la cui atmosfera d\u2019insieme si avvicina alle scene elisie dell\u2019\u201dOrfeo ed Euridice\u201d.<br \/>\nIl perfido Tarquinio \u00e8 <strong>Irini Karaianni<\/strong> mezzosoprano greco di timbro molto chiaro e dalla vocalit\u00e0 di impostazione decisamente sopranile. Espressivamente il personaggio si muove su un registro di sostanziale ambiguit\u00e0 dove un lirismo apparentemente nobile nasconde la vera natura manipolatrice e infida del personaggio secondo moduli anch\u2019essi ritrovabili anche altro nel teatro di Metastasio e gi\u00e0 l\u2019aria di sortita <em>\u201cS\u00ec, tacer\u00f2, se vuoi\u201d<\/em> (atto I, scena II) mostra questa ambiguit\u00e0. Momento culminante del personaggio \u00e8 la scena conclusiva del II atto, analoga a quella di Clelia alla chiusura del primo, anch\u2019essa si compone di un lungo recitativo accompagnato <em>\u201cMa qual mai s\u00ec possente\u201d<\/em> fortemente variato per rispondere ai mutevoli stati d\u2019animo del personaggio ormai prigioniero delle sue stesse trame cui segue un\u2019aria di impianto pi\u00f9 tradizionale <em>\u201cNon speri onusto il pino\u201d<\/em> cantata dalla Karaiani con buona musicalit\u00e0 e precisione nei passaggi di coloratura nonostante gli acuti sia fissi e diano una sensazione di sforzo. Completa il cast il controtenore rumeno<strong> Florin Cezar Ouatu<\/strong> come Mannio, il cantante mostra un bel timbro scuro e robusto e un\u2019emissione di buona naturalezza che non sempre si riscontra nei controtenori mentre la pronuncia \u00e8 come spesso capita in queste vocalit\u00e0 un po\u2019 ovattata ma nell\u2019insieme la prestazione \u00e8 pienamente funzionale al risultato complessivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Christoph Willibald Gluck (Erasback, Alto Palatinato 1714 &#8211; Vienna 1787) La costruzione del Nuovo Pubblico Teatro di Bologna [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":166,"featured_media":76875,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,2666],"tags":[14671,12298,3703,14679,12297,12299,12296,7838,5661,7840,8142],"class_list":["post-76873","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-christoph-willibald-gluck","tag-approfondimenti","tag-armonia-atena","tag-burcu-uyar","tag-christoph-willibald-gluck","tag-florin-cezar-ouatu","tag-giuseppe-sismondi-de-risio","tag-helene-le-corre","tag-il-trionfo-di-clelia","tag-irini-karaianni","tag-mary-ellen-nesi","tag-vassilis-kavayas"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/76873","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/166"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=76873"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/76873\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87040,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/76873\/revisions\/87040"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/76875"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=76873"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=76873"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=76873"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}