{"id":77590,"date":"2014-10-20T11:51:56","date_gmt":"2014-10-20T09:51:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=77590"},"modified":"2016-12-06T04:33:53","modified_gmt":"2016-12-06T03:33:53","slug":"teatro-sociale-di-como-adriana-lecouvreur","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/teatro-sociale-di-como-adriana-lecouvreur\/","title":{"rendered":"Teatro Sociale di Como: &#8220;Adriana Lecouvreur&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Teatro Sociale di Como\u00a0\u2013 Stagione Lirica\u00a02014-2015<\/em><br \/>\n<strong>\u201cADRIANA LECOUVREUR\u201d<\/strong><br \/>\nOpera in quattro atti<br \/>\nLibretto di Arturo Colautti, dalla commedia di Eug\u00e8ne Scribe e Ernest-Wilfrid Legouv\u00e9.<br \/>\nMusica di <strong>Francesco Cilea<\/strong><br \/>\n<em>Adriana Lecouvreur<\/em> DARIA MASIERO<br \/>\n<em>Maurizio<\/em> ANGELO VILLARI<br \/>\n<em>Il principe di Bouillon<\/em> LUCA GALLO<br \/>\n<em>La principessa di Bouillon<\/em> SANJA ANASTASIA<br \/>\n<em>Michonnet<\/em> FRANCESCO PAOLO VULTAGGIO<br \/>\n<em>L\u2019abate di Chazeuil<\/em> MATTEO MACCHIONI<br \/>\n<em>Poisson<\/em> UGO TARQUINI<br \/>\n<em>Quinault<\/em> RICCARDO FASSI<br \/>\n<em>Mad.lla Jouvenot<\/em> LUCREZIA DREI<br \/>\n<em>Mad.lla Dangeville<\/em> LARA ROTILI<br \/>\nOrchestra I Pomeriggi Musicali<br \/>\nCoro del Circuito Lirico Lombardo<br \/>\nDirettore<strong> Carlo Goldstein<\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Antonio Greco<\/strong><br \/>\nRegia, scene e costumi <strong>Ivan Stefanutti<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Paolo Coduri de\u2019 Cartosio<\/strong><br \/>\nCoreografie<strong> Simonetta Schiavetti<\/strong><br \/>\nCoproduzione con Teatri del Circuito Lirico Lombardo, Ente Concerti \u2018Marialisa de Carolis\u2019 \/ Teatro di tradizione di Sassari<br \/>\n<em>Como, 18 ottobre 2014<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un salto di due secoli per passare dall\u2019epoca in cui l\u2019opera \u00e8 ambientata all\u2019epoca in cui \u00e8 stata scritta: <em>Adriana Lecouvreur<\/em> si trasforma da nota attrice della Com\u00e9die Fran\u00e7aise settecentesca a diva del cinema muto d\u2019inizio Novecento. Ecco in sintesi la proposta di <strong>Ivan Stefanutti<\/strong>, che firma regia, scenografia e costumi di questo allestimento andato per la prima volta in scena sempre qui a Como nel 2002. Non si pensi per\u00f2 ad uno sterile travaso tra periodi storici. L\u2019invito \u00e8 quello di rileggere la figura di Adriana non come personaggio storicamente esistito, ma come incarnazione di quel divismo imperante alle porte del XX secolo. Sulla scia della divina Sarah Bernhardt, si assiste alla trasfigurazione di semplici donne di spettacolo in vere e proprie icone idealizzate e sublimate nel mito, erette a vere e proprie muse per l\u2019immaginario collettivo. Francesca Bertini, Asta Nielsen, Pina Menichelli, Lyda Borelli\u2026ecco solo alcune delle stelle di quel firmamento divistico che in pi\u00f9 casi posero le loro radici nel teatro ma raggiunsero l\u2019apice della celebrit\u00e0 con l\u2019allora neonata magia del cinematografo. Stefanutti propone un dipinto di Adriana Lecouvreur molto pi\u00f9 vicino a queste dive che non alle attrici imparruccate del Settecento. Un\u2019interpretazione interessante, se consideriamo anche che il debutto dell\u2019opera di Cilea \u00e8 avvenuto proprio nel bel mezzo di quegli anni (1902).<br \/>\nIl riscontro visivo di questa impostazione \u00e8 racchiuso nelle splendide scene di schietto gusto Belle \u00c8poque. Molteplici i riferimenti alle floride architetture di Victor Horta o Hector Guimard e ad un pi\u00f9 generico gusto Art Nouveau evidente nei complementi d\u2019arredo che arricchiscono il palco di atto in atto. C\u2019\u00e8 da dire che questo stile decadente e questo periodo storico in generale siano particolarmente gettonati dai registi d\u2019opera, tant\u2019\u00e8 che ci vengono proposte spessissimo scenografie di questo stampo, magari non sempre belle ed eleganti quanto questa, ma comunque simili\u2026Tuttavia questa messinscena ha una particolarit\u00e0 che la distingue da tutte le altre. Si parlava di una chiave di lettura strettamente legata al cinema muto, e i richiami a quest\u2019arte sono evidenti. Tutta l\u2019impostazione scenica \u00e8 giocata sui non-colori bianco e nero, dagli elementi architettonici ai sontuosi costumi, dalle cianfrusaglie dietro le quinte al raffinato mobilio domestico. L\u2019effetto complessivo \u00e8 davvero singolare e di forte impatto. L\u2019unica riserva si pu\u00f2 esprimere riguardo a una certa staticit\u00e0 dell\u2019impianto scenico (i cambi di scena avvengono solo tra un atto e l\u2019altro), ma le luci di <strong>Paolo Coduri de\u2019 Cartosio<\/strong> allontanano efficacemente ogni rischio di monotonia, ricreando atmosfere eterogenee con luci neutre di grande impatto, capaci di delineare chiaroscuri e contrasti suggestivi sempre vari.<br \/>\nUn\u2019ultima soluzione registica degna di nota: nella totale monocromia, vi \u00e8 un\u2019unica punta di colore riservata all\u2019ultimo atto. Nel finale notiamo un enorme ritratto che troneggia imponente nella dimora di Adriana e raffigura la gi\u00e0 citata Lyda Borelli, cui il regista fa esplicito riferimento. Alla morte della protagonista, il ritratto si illumina e si colora vivacemente: \u00e8 forse il compimento della \u201cdivinizzazione\u201d che trasforma definitivamente l\u2019attrice in icona immortale? Adriana non muore: sopravvive ai secoli nell\u2019eternit\u00e0 dell\u2019arte.<br \/>\nL\u2019alta qualit\u00e0 dell\u2019allestimento non si smentisce nemmeno sul fronte musicale, a cominciare dalla pi\u00f9 che soddisfacente direzione di <strong>Carlo Goldstein.<\/strong> Il giovane direttore guida l\u2019Orchestra \u201cI Pomeriggi Musicali\u201d con sicurezza, estrapolandone sonorit\u00e0 sempre interessanti che vanno a valorizzare l\u2019originale partitura di Cilea nella sua raffinata variet\u00e0 melodica, dagli slanci taglienti alle pagine pi\u00f9 melanconiche. Goldstein sembra tendenzialmente calcare la mano pi\u00f9 sull\u2019impeto passionale che sulle sfumature liriche, ma non mancano momenti di eccezionale pathos intimistico come l\u2019intermezzo sinfonico che apre il quarto e ultimo atto. Ne risulta una lettura equilibrata nella sua eterogeneit\u00e0, florida ed elegante come l\u2019ambientazione Bella \u00c9poque che pervade la messinscena. Altrettanto felice \u00e8 la prestazione degli artisti sul palco.<strong> Daria Masiero<\/strong> presta la sua splendida voce di soprano lirico alla protagonista Adriana, disimpegnandosi in modo pi\u00f9 che convincente nonostante lo spettro di tante altre grandi interpreti del passato che si sono cimentate nel ruolo (senza andare a scomodare quel non plus ultra chiamato Magda Olivero, per qualsivoglia ingenuo confronto). La Masiero brilla &#8211; come sempre &#8211; per la limpidezza di preziosissimi filati abbinati all\u2019omogenea gestione di ogni registro, spaziando con sicurezza dalla morbida pastosit\u00e0 della zona centrale alle puntature in acuto squillanti e ben sostenute (una sintesi convincente di tutte queste sue peculiari doti canore si ritrova gi\u00e0 nell\u2019eterea aria di sortita, \u201cIo son l\u2019umile ancella\u201d). C\u2019\u00e8 da dire che forse una maggiore incisivit\u00e0, fierezza e magnetismo da primadonna &#8211; piuttosto carenti soprattutto nelle parti declamate come il monologo \u201cGiusto cielo! che feci in tal giorno?\u201d &#8211; avrebbero potuto valorizzare ulteriormente la sua Lecouvreur, che per qualit\u00e0 ed espressivit\u00e0 musicali rimane tuttavia un\u2019interpretazione di lusso. Notevole anche il Maurizio di <strong>Angelo Villari<\/strong>, dotato di ottima estensione, gradevole vibrato e \u2013 soprattutto \u2013 volume impressionante. Il tenore, prototipo perfetto del lirico spinto, risulta pressoch\u00e9 ineccepibile nell\u2019esecuzione delle sue due arie principali (\u201cLa dolcissima effigie\u201d e \u201cL\u2019anima ho stanca\u201d), con una resa splendida anche grazie al bel timbro e alla straordinaria capacit\u00e0 di proiezione del suono. Tuttavia, nonostante le doti vocali fuori dal comune, le lacune tecniche non perdonano: un punto debole piuttosto grave della sua interpretazione \u00e8 la quasi totale mancanza d\u2019appoggio che sfocia in alcuni problemi di intonazione, sbavature e disomogeneit\u00e0 d\u2019emissione, drammaticamente evidenti nelle mezze voci. Errori non trascurabili, certo, ma nella loro sporadicit\u00e0 insufficienti a mettere in ombra una performance complessivamente convincente.<br \/>\n<strong>Francesco Paolo Vultaggio<\/strong> d\u00e0 voce e sembianze a un adorabile e goffo Michonnet. La totale padronanza della scena abbinata a un\u2019innata espressivit\u00e0, permettono al cantante di calarsi perfettamente nei panni del dolce innamorato senza speranze, nonostante la sua giovane et\u00e0 vada un po\u2019 a cozzare con l\u2019anzianit\u00e0 del personaggio interpretato, intuibile dal libretto. Dotato di timbro caldo e gradevole, Vultaggio modula la sua bella voce baritonale con omogeneit\u00e0 in ogni angolo della tessitura, con particolare sicurezza nel registro acuto, mostrando pieno controllo del mezzo vocale anche in pagine non semplici come la romanza \u201cEcco il monologo\u201d. Antitesi della tenerezza \u00e8 invece la Principessa di Bouillon, la crudele rivale di Adriana interpretata da <strong>Sanja Anastasia.<\/strong> In continua oscillazione tra algido contegno e furia vendicativa, il mezzosoprano dipinge un\u2019antagonista altera ed elegante, mettendo in gioco ottima presenza scenica e gusto musicale. Nonostante i movimenti plateali e la gestualit\u00e0 calcata imposti probabilmente dalla regia (evidenti pi\u00f9 che mai in \u201cAcerba volutt\u00e0, dolce tortura\u201d), il canto non risente troppo di questa impostazione quasi caricaturale (se non in alcuni passaggi), sostenuto da una bella voce possente e scura nel timbro, che appare particolarmente adatta al ruolo. Meno a fuoco ma interessante il suo consorte, il Principe di Bouillon, interpretato da <strong>Luca Gallo.<\/strong> Il basso d\u00e0 il meglio nei duetti con l\u2019abate di Chazeuil <strong>(Matteo Macchioni)<\/strong>, sempre divertenti, efficaci, e ben cantati: complice senz\u2019altro la frizzante partitura in s\u00e9, ma anche l\u2019ottima intesa tra i due. Da segnalare in particolare il primo di questi , \u201cFior d\u2019amor, arma di Venere\u201d, in cui si mettono subito in luce il preciso fraseggio di Gallo e la voce chiara e squillante di Macchioni. Infine, dispettose, civettuole ed esuberanti la Mademoiselle Jouvenot di <strong>Lucrezia Drei<\/strong> e la Mademoiselle Dangeville di <strong>Lara Rotili<\/strong>, assolutamente adorabili nel bisticcio dietro le quinte che apre l\u2019opera. Al loro fianco convincono anche i due teatranti Poisson e Quinault, rispettivamente<strong> Ugo Tarquini<\/strong> e <strong>Riccardo Fassi.<\/strong> Sempre ottima la prova del Coro AsLiCo preparato dal Maestro<strong> Antonio Greco.<\/strong><br \/>\nAl termine di questi quattro intensi atti di grande teatro nel teatro, successo senza riserve e convinte ovazioni per tutti, nonostante le numerose poltrone vuote. Per chi avesse fatto l\u2019errore di perdersi questo meraviglioso spettacolo e volesse rimediare, prenda nota: si replica a Pavia (Teatro Fraschini, 24 e 26 ottobre), Cremona (Teatro Ponchielli, 20 e 22 novembre) e Sassari (Nuovo Teatro Comunale, 5 e 7 dicembre).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Sociale di Como\u00a0\u2013 Stagione Lirica\u00a02014-2015 \u201cADRIANA LECOUVREUR\u201d Opera in quattro atti Libretto di Arturo Colautti, dalla commedia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":99,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[1906,3882,5814,755,8322,4562,758,6344,10151,12462,9821,145,12282,7971,4444,11612],"class_list":["post-77590","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-adriana-lecouvreur","tag-angelo-villari","tag-carlo-goldstein","tag-daria-masiero","tag-francesco-cilea","tag-francesco-paolo-vultaggio","tag-ivan-stefanutti","tag-lara-rotili","tag-luca-gallo","tag-lucrezia-drei","tag-matteo-macchioni","tag-opera-lirica","tag-riccardo-fassi","tag-sanja-anastasia","tag-teatro-sociale-di-como","tag-ugo-tarquini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77590","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/99"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=77590"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77590\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87358,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77590\/revisions\/87358"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=77590"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=77590"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=77590"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}