{"id":77631,"date":"2014-10-21T10:40:39","date_gmt":"2014-10-21T08:40:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=77631"},"modified":"2016-12-01T03:59:53","modified_gmt":"2016-12-01T02:59:53","slug":"venezia-teatro-la-fenice-don-giovanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/venezia-teatro-la-fenice-don-giovanni\/","title":{"rendered":"Venezia, Teatro La Fenice: &#8220;Don Giovanni&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Venezia, Teatro La Fenice \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2013-2014 <\/em><br \/>\n<strong>\u201cDON GIOVANNI\u201d <\/strong><br \/>\nDramma giocoso in due atti KV 527 su libretto di Lorenzo Da Ponte<br \/>\nMusica di <strong>Wolfgang Amadeus Mozart <\/strong><br \/>\n<em>Don Giovanni<\/em> ALESSIO ARDUINI<br \/>\n<em>Donna Anna<\/em> JESSICA PRATT<br \/>\n<em>Don Ottavio<\/em> JUAN FRANCISCO GATELL<br \/>\n<em>Leporello<\/em> ALEX ESPOSITO<br \/>\n<em>Donna Elvira<\/em> MARIA PIA PISCITELLI<br \/>\n<em>Zerlina<\/em> CATERINA DI TONNO<br \/>\n<em>Masetto<\/em> WILLIAM CORR\u00d2<br \/>\n<em>Commendatore<\/em> ATTILA JUN<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro La Fenice di Venezia<br \/>\nDirettore <strong>Stefano Montanari <\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Claudio Marino Moretti <\/strong><br \/>\nMaestro al cembalo <strong>Roberta Ferrari <\/strong><br \/>\nRegia <strong>Damiano Michieletto <\/strong><br \/>\nScene <strong>Paolo Fantin <\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Carla Teti <\/strong><br \/>\nLuci<strong> Fabio Barettin <\/strong><br \/>\nAllestimento del Teatro La Fenice di Venezia<br \/>\n<em>Venezia, 16 ottobre 2014<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torna al teatro di campo San Fantin il \u201cDon Giovanni\u201d che nel 2011 valse un \u201cPremio Abbiati\u201d e cinque \u201cOpera Award\u201d, continuando a suscitare l\u2019interesse e la partecipazione del pubblico veneziano. Se Mozart sosteneva che la cosa principale dovesse essere il lato buffo, mentre il librettista classificava l\u2019opera come \u201cdramma giocoso\u201d, oggi possiamo riconoscere che uno dei motivi del successo di questa composizione mozartiana risiede proprio nell\u2019ambivalenza tra i caratteri seri e quelli buffi, le atmosfere cupe e quelle pseudo-comiche, le arie di tradizione e le deviazioni sperimentali al servizio dello sviluppo drammaturgico, oltre che nella sua spontanea attualizzazione dovuta alla variet\u00e0 dei personaggi in scena.<br \/>\nQuesto non sfugge al regista <strong>Damiano Michieletto<\/strong>, il quale si misura con un attento e preciso approfondimento delle complesse relazioni tra i differenti caratteri, tendendo ad amplificare gli stati d\u2019animo prevalenti dei personaggi e ponendo il protagonista come polo attrattore verso cui tutti gli altri convergono, senza il quale lo sviluppo dell\u2019intreccio \u00e8 destinato ad arrestarsi. Il \u201csuo\u201d Don Giovanni \u00e8 infatti l\u2019autentico primattore dello spettacolo, dominatore della scena anche quando non dovrebbe essere presente, come nel racconto di Donna Anna, dove lo vediamo vincere la ragazza che distesa sopra di un tavolo scivola sul telo che egli tira verso di s\u00e9 a sintetizzare la riuscita latente della seduzione, nella seconda aria di Zerlina, in cui la giovane pone sul suo cuore la mano del cavaliere invece di quella dell\u2019amato Masetto e soprattutto nella scena ultima dove, a dispetto delle parole del sestetto, si aggira per il palco quasi prendendosi gioco degli altri personaggi che ad un suo gesto sprezzante cadono tutti improvvisamente a terra come burattini shakespeariani esanimi. Significativo come un Leporello decisamente buffo, spiccatamente timoroso, capace soltanto di imitare goffamente il padrone ed una Donna Elvira carica d\u2019umanit\u00e0 s\u2019incontrino quasi a formare un binomio alla fine dell\u2019aria del catalogo, stretti in un abbraccio che mette in luce due forme differenti di sofferenza dovute a Don Giovanni: l\u2019ammirazione inavvicinabile del servo verso il padrone e la profonda disillusione d\u2019amore della dama. Il carisma del ruolo principale si ripercuote poi in modo particolare sulla relazione tra Don Ottavio e Donna Anna che, dopo l\u2019aggressione iniziale, appare incapace di riuscire a provare una qualunque forma di legame col fidanzato, di cui il regista enfatizza l\u2019impotenza e l\u2019incapacit\u00e0 di agire nel concreto. A questo proposito, non si pu\u00f2 fare a meno di notare ci\u00f2 che avviene durante le due arie del tenore: nella prima egli rimane distante dalla sua donna, piangente sul letto la scomparsa del padre, inerte e senza essere in grado di sfiorarla o consolarla a gesti, mentre nella seconda, bench\u00e9 sembri risoluto a vendicare i torti della ragazza, trova opposizione in una schiera di porte che resistono senza aprirsi ai suoi calci, coprendosi di ridicolo. L\u2019elemento che rende entusiasmante e di alto profilo questa produzione, infatti, \u00e8 essenzialmente l\u2019unicum consistente tra regia, scenografia, luci e costumi a cui si assiste.<br \/>\nIn particolare, il delicato combattimento interiore che porta spesso i personaggi in bilico tra l\u2019allontanarsi ed il riavvicinarsi viene agevolato dalla continua rotazione scenica prevista da <strong>Paolo Fantin<\/strong>, che rinchiude la vicenda entro una originale trappola labirintica e decisamente claustrofobica, assolutamente funzionale a rendere l\u2019idea di caratteri che si affannano in una incessante lotta contro i loro pi\u00f9 logoranti sentimenti interiori senza riuscire mai ad evaderne completamente, rimbalzando da un ambiente all\u2019altro in una dinamicit\u00e0 scenica che riflette quella dell\u2019azione o svanendo nello sconfinamento oscuro delle luci del fondo scena, contribuenti a dare l\u2019impressione di un prolungamento indefinito degli interni. Rispetto a questo, le piccole scollature col libretto, inevitabili in un allestimento che non prevede esterni, sono poco influenti.\u00a0 Il senso di oppressione viene inoltre accentuato dal fatto che il susseguirsi del dedalo di stanze riproponga sempre pareti analoghe senza finestre, con carta da parati grigio-azzurra decorata da motivi ripetitivi e regolari entro cui sono inseriti relativamente pochi elementi in stile classico tra i quali risaltano i porta lume di candela di fattura curiosamente pi\u00f9 veneziana che spagnola, mentre gli arresti dei cambi di scena tra due diversi ambienti consentono di seguire l\u2019azione in modo quasi cinematografico.<br \/>\nIn questo quadro, l\u2019illuminazione di <strong>Paolo Barettin<\/strong> favorisce la scansione tra le parti buffe e quelle serie dell\u2019opera, spiegando visivamente cosa s\u2019intenda per \u201cdramma giocoso\u201d con i suoi picchi di maggior luminosit\u00e0 nelle scene di contadini o d\u2019insieme e le puntuali diminuzioni d\u2019intensit\u00e0 al momento delle arie e dei recitativi drammatici, in un dualismo d\u2019atmosfera che si fonde con un uso congeniale delle candele che, essendo l\u2019unica fonte d\u2019illuminazione della scena del ballo in chiusura del primo atto, permettono con originalit\u00e0 di non prevedere il canonico inserimento delle maschere. Gli effetti dell\u2019amplificazione delle ombre degli interpreti sui muri di sfondo sembrano poi rimandare ad una fuoriuscita dei sentimenti dai singoli caratteri, verso una loro attualizzazione universale. Su quest\u2019onda, il flusso di una regia attuale in quanto realistica, a tratti spinta, culmina nel banchetto finale in cui con una trovata davvero d\u2019effetto le pietanze sono sostituite da ragazze a seno scoperto ed, ancora maggiormente, nella resa dei conti col commendatore, dove un tormentato ma coerente Don Giovanni, che non si pente delle sue azioni e si mostra pronto nuovamente a ripetere l\u2019assassinio, viene inghiottito da una girandola scenica che vortica su ambienti offuscati ripieni dei peccati del giovane tra cui, per ultimo, troviamo il letto su cui \u00e8 stato pugnalato il commendatore, riepilogo che conferisce un assetto circolare al dramma e sostituisce cos\u00ec lo scontato inghiottimento negli inferi con un sottile ripiegamento psicologico. In linea con le rispettive gerarchie sociali e senz\u2019altro degni della rappresentazione dal punto di vista della fedelt\u00e0 all\u2019ambientazione settecentesca, i costumi di<strong> Carla Teti<\/strong> hanno il giusto sapore tradizionale e concorrono al clima d\u2019eccesso del finale in cui le camicie di Don Giovanni e Leporello divengono usurate nei bordi, lise nelle loro pieghe, ad evocare la consunzione dell\u2019animo. Il profilo musicale brilla per la presenza di artisti di calibro capaci di offrire uno spettacolo di elevato spessore interpretativo.<br \/>\nColpisce piacevolmente la conduzione di <strong>Stefano Montanari<\/strong>, il quale guida con consapevolezza l\u2019orchestra della Fenice sulle note della versione di Praga, recuperando da quella viennese le due pagine (l\u2019aria \u201cDalla sua pace\u201d di Don Ottavio ed il \u201cMi trad\u00ec\u201d di Donna Elvira) che generalmente fanno parte della tradizione esecutiva.\u00a0 La sua direzione fornisce gi\u00e0 dai gorghi della celebre ouverture un incisivo ritratto della dicotomia formale e contenutistica di quest\u2019opera, destreggiandosi con naturalezza tra la riproduzione del solenne incedere dei legni che prefigurano il commendatore ed i disegni sincopati dei violini in affanno, mantenendo compatti i suoni senza esuberi e guardando con rispetto, nel seguito, alle scelte dei singoli cantanti.<br \/>\nCompetente nel muovere il classicismo della partitura con tocchi di freschezza timbrica, il direttore opta prevalentemente per ritmi rapidi, ad evocazione dell\u2019agire frenetico dei personaggi, dimostrando comunque delicatezza nelle parentesi intimiste, grande cura nei recitativi accompagnati e raggiungendo sempre gli esiti coloristici dettati dallo spartito, sia nelle arie specifiche che nei fugaci incisi di transizione. L\u2019accompagnamento di soli archi durante l\u2019aria \u201cAh fuggi il traditor\u201d di Donna Elvira ha cos\u00ec potuto raggiungere la sua reminiscenza antica mentre, riguardo alla musica di scena, il direttore ha potuto contare sui precisi interventi del maestro al cembalo<strong> Roberta Ferrari.<\/strong> Nel ruolo dello \u201csciupafemmine\u201d per antonomasia, <strong>Alessio Arduini<\/strong> ne esce con successo per il calzante atteggiamento scenico, instancabile nel seguire i convulsi dettami della regia, sempre pronto alle prese per i fianchi o nell\u2019intrufolare mani e capo al di sotto delle gonne, evidenziando grande resistenza attoriale nell\u2019affrontare la lunga parte con vigore, irascibilit\u00e0 ed irruenza. Il versante musicale \u00e8 per\u00f2 contrassegnato da uno strumento vocale di potenza moderata che sfocia alle volte in lievi forzature salendo all\u2019acuto. Se l\u2019aderenza alla musica gli permette di venire a capo ritmicamente bene dell\u2019aria dello champagne, manifestando coesione tra l\u2019indole frenetica della recitazione e la linea di canto, la tendenziale fumosit\u00e0 dell\u2019emissione non rende del tutto efficace la celebre serenata dove, nonostante gli smorzamenti del volume, la mezza-voce non riesce appieno. Pi\u00f9 in generale, nonostante l\u2019evidente impegno dell\u2019interprete nel dosaggio delle intensit\u00e0, i passaggi di colore avvengono con poca continuit\u00e0 e con fissit\u00e0 di volume all\u2019interno delle frasi, mentre l\u2019accento rimane sostanzialmente generico, restituendo solo in parte la natura musicalmente caleidoscopica. Non delude le aspettative la prova di <strong>Alex Esposito<\/strong> come Leporello. Con lui, siamo di fronte ad un interprete nella piena accezione del termine e la disinvoltura cui calca la scena testimonia grande esperienza nel ruolo. Sviluppando la parte con fare praticamente protagonistico, il basso si distingue per un efficace approfondimento del fraseggio a cui accompagna frequentemente singhiozzi, pianti, risate, sbuffi tra i denti e balbettii, perfetti in una produzione che ne sottolinea l\u2019aspetto pauroso, mantenendo sempre una dizione precisa nell\u2019ottica di una recitazione in strenuo controllo per l\u2019intera esecuzione. La discreta proiezione vocale \u00e8 piuttosto curiosa, poich\u00e9 la voce gonfia amplificandosi subito dopo essere stata emessa, aspetto che forse ne diminuisce a tratti la limpidezza ma che consente di vedere un Leporello talvolta anche credibilmente risoluto, come nell\u2019applaudita aria del catalogo dove l\u2019appropriato uso cromatico contribuisce a restituire un personaggio s\u00ec buffo, ma altrettanto arguto nell\u2019insinuarsi con sottigliezza nell\u2019animo di Elvira. Le ragguardevoli doti vocali di<strong> Jessica Pratt<\/strong> emergono distintamente anche in un ruolo non prettamente da prima donna come quello della figlia del Commendatore.\u00a0 Dopo l\u2019evidente esasperazione nel subire il sopruso del primo atto, la Donna Anna della Pratt si chiude in un atteggiamento sentitamente dolente ed impenetrabile, noncurante dell\u2019impegno del fidanzato e se il profilo scenico stupisce per raffinatezza e nobilt\u00e0, nel contrasto tra l\u2019indagine interiore e lo sfogo emotivo, ci\u00f2 che rende la sua interpretazione di alto livello \u00e8 il ritrovare questi elementi, realizzati in modo ineccepibile, dal punto di vista vocale.<br \/>\nL\u2019attenzione all\u2019aderenza tra musica e testo, che la porta ad un fraseggio personalmente rielaborato, unita ad un costante interesse nella dinamica che con smorzamenti e crescendo emessi in modo incredibilmente controllato riesce ad essere cangiante anche da una nota all\u2019altra nel seguire la modulazione degli stati d\u2019animo, preannunciano infatti fin dal principio le basi per un\u2019esecuzione di rilievo.\u00a0 Ed \u00e8 cos\u00ec che la ascoltiamo intraprendere la prima aria (\u201cOr sai chi l\u2019onore\u201d) con incisivit\u00e0 d\u2019accento, naturale squillo nelle frasi d\u2019attacco e notevole proiezione del suono senza forzature timbriche, trasmettendo con efficacia il desiderio di vendetta senza mai perdere in eleganza, mentre il rond\u00f2 dell\u2019ultimo atto \u00e8 ricamato con singolare limpidezza d\u2019emissione tra la finezza dei legati, impreziosito da una originale variazione in acuto che precede la riproposizione del tema, indice della facilit\u00e0 del soprano nella salita dell\u2019estensione in cui il timbro \u00e8 particolarmente lucente. Non le rimane difficile superare la temibile frase \u201cabbastanza per me mi parla amore\u201d, eseguita con intonazione impeccabile e precisione nei passaggi semitonali, n\u00e9 la linea di canto s\u2019incrina nelle tortuose e ben legate agilit\u00e0 finali che l\u2019interprete porta a termine con rapidit\u00e0 e senza interruzioni respiratorie, volgendo con destrezza il canto sui picchettati di transizione in modo da riflettere uno stato emotivo crescente che sfocia nel pianto.<br \/>\nDegna di nota, inoltre, la sua propensione a prevalere nettamente in quartetti e sestetti, non per interventi di forza ma per la sottigliezza tecnica di filati e passi virtuosissimi di sicura emissione. Il timbro chiaro e la voce leggera di <strong>Juan Francisco Gatell<\/strong> si fondono invece in modo appropriato col ritratto della scarsa tempra del personaggio, dando l\u2019impressione di un Don Ottavio alle cui parole si stenta veramente a credere e che si prefigura principalmente come spettatore della vicenda anche quando tenta d\u2019inserirsi nell\u2019insieme, dove la tenue proiezione del tenore finisce ancor pi\u00f9 per disperdersi. L\u2019emissione delle frasi si adatta fedelmente allo spartito e le sue due arie sono abbastanza piacevoli grazie alla soffusa linea di canto sulla delicata base orchestrale, bench\u00e9 la dinamica oscilli senza particolari effetti di transizione tra il mezzo piano ed il mezzo forte ed il vibrato sia spesso abbozzato. In particolare, se nella prima si rilevano alcune inflessioni di gola oltre ad esili tenute dei fiati verso l\u2019acuto, nella seconda la buona gestione della respirazione non impedisce alcune asciuttezze nelle inserzioni d\u2019agilit\u00e0. Di carattere, manesca ed un po\u2019 nevrotica, ma anche dolce e compassionevole<strong>, Maria Pia Piscitelli<\/strong> regala alla dama di Burgos la voce di soprano. Ben capace di drammaticit\u00e0 d\u2019accento e dotata di un vellutato e squillante registro centrale, delinea una Elvira di grande presenza scenica, che si eleva al serio, ora perentoria ed ora pronta ad assottigliare il volume per fini introspettivi. Nell\u2019estensione della parte, la voce suona sempre molto \u201ca fuoco\u201d e ben timbrata, rimanendo all\u2019altezza anche nei momenti in recitativo, in cui le frasi vengono affrontate con studiata espressivit\u00e0. Certo, si nota un lieve stemperamento timbrico nell\u2019approcciarsi alla zona acuta oltre a qualche stacco superfluo nella respirazione durante la resa moderata delle vocalizzazioni del \u201cMi trad\u00ec\u201d, ma ci\u00f2 non inficia un\u2019esibizione decisamente soddisfacente. La terza donna dell\u2019opera, <strong>Caterina Di Tonno<\/strong>, completa il trio femminile in modo assolutamente dignitoso. Soprano leggero dalla recitazione maliziosa e spontanea, l\u2019interprete di Zerlina sembra per una volta assai affezionata al suo Masetto, meno ingenua del solito riguardo le \u201cavance\u201d del cavaliere. Il suo fraseggio assolve al lato civettuolo del carattere con freschezza d\u2019accento e la cantante scava nella parte con particolare dedizione al risalto degli abbellimenti, mettendo in luce tutti i passaggi tecnici senza appianamenti come dimostrano i ben eseguiti inserti virtuosistici ed i cullanti elementi ondeggianti. La sua voce non trova problemi a diffondersi per la sala dove riecheggia il timbro diamantino, giusto lievemente opacizzato da uno sporadico uso serrato del vibrato.<br \/>\nD\u2019altro canto, il giovane Masetto di <strong>William Corr\u00f2<\/strong> convince essenzialmente per l\u2019impulsivit\u00e0 e l\u2019ostinatezza di un\u2019interpretazione energica ed in gran forma, che certamente trasmette nel fraseggio la rabbia repressa ed il godimento nel prendersi la rivincita sul seduttore, ma non sembra ancora aver del tutto trovato l\u2019adeguata caratterizzazione vocale del personaggio, non aiutato da un volume generalmente debole. Autoritari, con maggior incisivit\u00e0 nel finale seppur senza le spinte tenebrosamente intense di un basso profondo, gli interventi di <strong>Attila Jun<\/strong> alle prese con le declinazioni scure della parte del commendatore.\u00a0 Il coro del Teatro La Fenice, sotto la guida del maestro <strong>Claudio Marino Moretti<\/strong>, completa infine le ridotte scene d\u2019insieme con la professionalit\u00e0 musicale che lo contraddistingue, senza sottovalutare l\u2019impegno nelle movenze registiche ed inserendosi da dietro le quinte con tono categorico nel momento che precede il drammatico congedo del protagonista. In laguna, il pubblico si mostra affettuoso verso tutti gli interpreti, l\u2019orchestra ed il coro del teatro, calore che conferma ancora una volta la riuscita di un allestimento il cui successo sembra lontano dall\u2019attenuarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, Teatro La Fenice \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2013-2014 \u201cDON GIOVANNI\u201d Dramma giocoso in due atti KV [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":262,"featured_media":77632,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[3811,1314,4363,3397,3576,4709,923,200,700,90,3959,145,1948,12472,2836,319,1488,253],"class_list":["post-77631","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alessio-arduini","tag-alex-esposito","tag-attila-jun","tag-carla-teti","tag-caterina-di-tonno","tag-claudio-marino-moretti","tag-damiano-michieletto","tag-don-giovanni","tag-jessica-pratt","tag-juan-francisco-gatell","tag-maria-pia-piscitelli","tag-opera-lirica","tag-paolo-fantin","tag-roberta-ferrari","tag-stefano-montanari","tag-teatro-la-fenice-di-venezia","tag-william-corro","tag-wolfgang-amadeus-mozart"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77631","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/262"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=77631"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77631\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/77632"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=77631"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=77631"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=77631"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}