{"id":77848,"date":"2014-10-29T23:20:18","date_gmt":"2014-10-29T22:20:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=77848"},"modified":"2014-10-30T23:21:31","modified_gmt":"2014-10-30T22:21:31","slug":"venezia-palazzetto-bru-zane-1914-primadopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/venezia-palazzetto-bru-zane-1914-primadopo\/","title":{"rendered":"Venezia, Palazzetto Bru Zane: &#8220;1914 Prima\/Dopo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Palazzetto Bru Zane, Festival \u201cRomanticismo tra guerra e pace\u201d <\/em><br \/>\nPianoforte<strong> Jean-Efflam Bavouzet<\/strong><br \/>\nFlauto <strong>Philippe Bernold<\/strong><br \/>\nOboe <strong>Olivier Doise<\/strong><br \/>\nClarinetto <strong>Philippe Berrod<\/strong><br \/>\nFagotto <strong>Julien Hardy<\/strong><br \/>\n<em>Maurice Ravel:<\/em> &#8220;Miroirs&#8221;<br \/>\n<em>Gabriel Piern\u00e9<\/em> : &#8220;Trois Pi\u00e8ces formant suite de concert&#8221; op. 40: n. 2, &#8220;Nocturne en forme de valse&#8221;;\u00a0 &#8220;\u00c9tude de concert&#8221; op. 13<br \/>\n<em>Alb\u00e9ric Magnard: <\/em>Quintette pour fl\u00fbte, hautbois, clarinette, basson et piano op. 8<br \/>\n<em>Venezia, sabato 25 ottobre<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Prima guerra mondiale \u00e8 per la maggior parte degli storici il primo grande evento della contemporaneit\u00e0,<\/strong> che segna la fine di un&#8217;epoca e l&#8217;inizio di qualcosa di nuovo: un \u201cprima\u201d e un \u201cdopo\u201d, dunque, con caratteri ben diversi tra loro. Certamente i prodromi del cambiamento sono riconoscibili ben prima dello scoppio della Grande Guerra, sia sul piano economico (la Grande depressione e la sempre pi\u00f9 spietata concorrenza tra le potenze), che su quello sociale (La nascente societ\u00e0 di massa, con nuovi strati sociali che reclamano i propri diritti). Anche sul piano artistico-letterario si avverte in molte opere un ossessivo senso della fine prima dell&#8217;immane tragedia: pensiamo \u2013 tanto per fare un nome \u2013 a Jopseph Roth per la letteratura o agli espressionisti per le arti figurative. Ma forse tra le arti, \u00e8 la musica che pi\u00f9 di altre presagisce la catastrofe imminente, e lo fa soprattutto con lo scardinare in modo sempre pi\u00f9 radicale il linguaggio tradizionale: prima, alla fine dell&#8217;Ottocento, con l&#8217;emancipazione della dissonanza, poi ai primi del Novecento con l&#8217;atonalit\u00e0 del giovane Schoenberg (il Pierrot Lunaire \u00e8 del 1911) o le telluriche sonorit\u00e0 de Le sacre di Stravinskij (1913), dando il via ad una successiva stagione di estremo sperimentalismo. Diversamente nel programma del concerto di cui ci occupiamo \u2013 sesto appuntamento della rassegna \u201cRomanticismo tra guerra e pace\u201d \u2013 sono presenti autori, per i quali il \u201cprima \u201c e il \u201cdopo\u201d non sono poi cos\u00ec diversi: Ravel, che pure viene da molti associato al Primo conflitto mondiale \u2013 se non altro per il suo desiderio, seppur non realizzato, di partire per il fronte \u2013 compone tra il 1904 e il 1905 i Miroirs, per poi orchestrarli nell&#8217;immediato dopoguerra: un segno di continuit\u00e0, dunque.. Gabriel Piern\u00e9 \u2013 costretto a lasciare insieme alla sua famiglia la nat\u00eca Lorena in seguito alla sconfitta francese del 1870 \u2013 visse la Grande Guerra come una recrudescenza del suo dolore esistenziale di esule e musicalmente guarda al passato. Per Alb\u00e9ric Magnard non c&#8217;\u00e8 addirittura un \u201cdopo\u201d, in quanto lo sventurato musicista mor\u00ec nei primi giorni di guerra nel vano tentativo di difendere la sua propriet\u00e0 dall&#8217;aggressione dei soldati tedeschi, e anche lui \u00e8 ancora legato al \u201cprima\u201d (il romanticismo tedesco e Wagner).<br \/>\nVenendo al resoconto del concerto, ci piace osservare inizialmente che anche per questa occasione la graziosa sala del Palazzetto Bru Zane era al completo. In effetti il programma era di tutto interesse come il tema attorno a cui era costruito. Del resto il Centre de musique romantique fran\u00e7aise continua a mantenere vivo il rapporto con il pubblico proponendogli preziose riscoperte o rarit\u00e0, oltre ad esecutori \u2013 spesso si tratta di giovami \u2013 di alto livello. \u00c8 il caso anche di questo concerto sia per i titoli in programma sia per i solisti. Decisamente notevole la prestazione del pianista <strong>Jean-Efflam Bavouzet<\/strong> \u2013 considerato l&#8217;ultima scoperta di Georg Solti, nonch\u00e9 nominato artista dell&#8217;anno dall&#8217;International Cassic Music Awards nel 2012 \u2013 , che ha suonato instancabilmente per quasi due ore senza mai un momento di incertezza, sempre con stile e sensibilit\u00e0. Vero mattatore della serata (tre pezzi su quattro erano per pianoforte solo), ha interpretato con scioltezza e nitore, adeguatezza del tocco, senso del <strong>ritmo<em> Miroirs<\/em> di Maurice Ravel<\/strong>, affrontando autorevolmente il cromatismo di <em>\u201cNoctuelles\u201d<\/em>, in cui sono presenti anche scale esatonali e passaggi moto veloci, come le tinte scure di \u201cOiseaux tristes\u201d, affidate alla mano sinistra, i liquidi arpeggi de \u201cUne barque sur l&#8217;oc\u00e9an\u201d, le sonorit\u00e0 contrastanti della celebre \u201cAlborada del gracioso\u201d, che esordisce con un ritmo incalzante, infine le trine arabescate e l&#8217;atmosfera incantata de \u201cLa vall\u00e9e des cloches\u201d.<br \/>\nUn tocco perlaceo si \u00e8 apprezzato nel <em>Nocturne en forme de Valse<\/em> di <strong>Gabriel Piern\u00e9<\/strong>, che si inserisce nella tradizione di analoghe pagine di Field e Chopin e il cui tema di valzer \u00e8 alquanto singolare per un suo certo sapore modale. Superbo il virtuosismo che il pianista ha sfoggiato in \u00c9tude de concert, che inizia con una vertiginosa sequenza di doppie ottave e termina in modo travolgente.<br \/>\n<strong>Per l&#8217;ultima composizione in programma, il quintetto op. 8 di Alb\u00e9ric Magnard<\/strong>, al pianoforte di <strong>Jean-Efflam Bavouzet<\/strong> si sono uniti il flauto di <strong>Philippe Bernold<\/strong>, l&#8217;oboe di <strong>Olivier Doise<\/strong>, il clarinetto di <strong>Philippe Berrod<\/strong> e il fagotto di <strong>Julien Hardy<\/strong>: un ensemble che ha sfoggiato un affiatamento e un&#8217;intonazione ineccepibili com&#8217;era da aspettarsi da solisti che suonano o hanno suonato nelle pi\u00f9 prestigiose orchestre di Francia e si esibiscono nelle sale da concerto di tutto il mondo. In questo pezzo che, stando alla formazione per cui fu concepito sembra una serenata ma in realt\u00e0 \u00e8 percorso da grande vigore e passione (come in genere la musica di Magnard), gli ottimi strumentisti hanno affrontato con sicurezza e sensibilit\u00e0 interpretativa questa composizione ricca di infinite sfumature e dalla struttura complessa: cos\u00ec in apertura del primo movimento, \u201cSombre\u201d, l&#8217;attacco del primo tema da parte dei fiati \u2013 che aprono il discorso proiettando l&#8217;ascoltatore\u201cin medias res\u201d \u2013 \u00e8 stato nitido e perentorio cos\u00ec com&#8217;\u00e8 stato rigoroso, ad esempio, il fugato nello sviluppo. Di grande suggestione poi il canto delicato del clarinetto nel \u201cTendre\u201d o l&#8217;assolo dell&#8217;oboe nel successivo \u201cL\u00e9ger\u201d o, ancora, l&#8217;intervento del Fagotto nel finale dell&#8217;ultimo movimento \u201cJoyeux\u201d. Il tutto sostenuto e coordinato con autorevolezza e sensibilit\u00e0 dall&#8217;instancabile Bavouzet. Due bis, a placare gli scroscianti applausi: Feux d&#8217;artifice di Debussy, dopo il terzo brano, dove il pianista francese ha confermato sapienza di tocco e nitore nei passaggi veloci; e poi, alla fine, il terzo movimento del quintetto di Magnard.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palazzetto Bru Zane, Festival \u201cRomanticismo tra guerra e pace\u201d Pianoforte Jean-Efflam Bavouzet Flauto Philippe Bernold Oboe Olivier Doise [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":77850,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[12469,12291,12544,12539,12543,376,12541,10201,12540],"class_list":["post-77848","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-alberic-magnard","tag-festival-romanticismo-tra-guerra-e-pace","tag-gabriel-pierne","tag-jean-efflam-bavouzet","tag-julien-hardy","tag-maurice-ravel","tag-olivier-doise","tag-palazzetto-bru-zane","tag-philippe-bernold"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77848","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=77848"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77848\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":77849,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77848\/revisions\/77849"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/77850"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=77848"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=77848"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=77848"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}