{"id":78140,"date":"2020-01-05T00:04:52","date_gmt":"2020-01-04T23:04:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=78140"},"modified":"2020-01-05T00:14:40","modified_gmt":"2020-01-04T23:14:40","slug":"richard-strauss-celebrations-le-opere-daphne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/richard-strauss-celebrations-le-opere-daphne\/","title":{"rendered":"Richard Strauss  (1864 &#8211; 1949) &#8211; 18:  &#8220;Daphne&#8221; (1938)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Richard Strauss<\/strong> (Monaco di Baviera 1864 \u2013 Garmisch-Partenkirchen 1949)<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em><strong>Daphne op. 82,<\/strong> Tragedia bucolica in un atto su libretto di Joseph Gregor<br \/>\n<\/em><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Concepita nello stesso periodo del <em>Friedenstag<\/em>, insieme al quale avrebbe dovuto essere rappresentata essendo un atto unico, <em>Daphne<\/em> ebbe una gestazione pi\u00f9 travagliata<\/strong> dal momento che Strauss , abituato agli esiti poetici di Hofmanmsthal e di Zweig, non si accontent\u00f2 facilmente di quanto scritto dal suo nuovo collaboratore Joseph Gregor. Questi, nel mese di luglio del 1935, aveva proposto a Strauss<em> una tragedia in un atto con danze e cori \u2013 magnifico ambiente greco<\/em>, la cui prima idea gli era venuta il 21 giugno dello stesso anno, quando, secondo la mitologia classica, il sole, portato dal carro di Apollo, compie il percorso pi\u00f9 lungo in cielo. <strong>Tra le fonti d\u2019ispirazione, invece, lo stesso Gregor cit\u00f2 un dipinto del pittore romantico francese Th\u00e9odore Chass\u00e9riau:<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>\u201cMi colp\u00ec la bellezza della figura di Daphne: severa, fredda e assente, e ancora dolcissimamente infantile nei suoi caratteri di fanciulla<\/strong>. Il corpo nudo \u00e8 ancora umano, ancora femminile in tutta la sua pienezza, ma il rivestimento che le copre le gambe pare gi\u00e0 di un altro materiale, un\u2019altra essenza. \u00c8 il momento del mettere radici, del passare ad un altro mondo, visto con la ricchezza interiore del romanticismo, cos\u00ec come, in Bernini, con il consapevole splendore del barocco\u201d.\u00a0<strong>Imbevuto di cultura classica, Gregor diede vita ad un abbozzo nel quale la bellezza quasi neoclassica della poesia lasciava poco spazio ad una vera azione drammatica<\/strong> che appariva sin dall\u2019inizio, sia a Zweig che a Strauss, priva di qualunque attrattiva per il pubblico. Zweig aveva fornito in modo piuttosto delicato alcuni suggerimenti Gregor che ne aveva fatto richiesta :\u00a0<em>\u201cuna scena solistica per Dafne, e ci\u00f2 non solo per opportunit\u00e0 esteriori \u2013 affinch\u00e9 la cantante possa sviluppare la propria parte in modo soddisfacente \u2013 ma anche per ragioni interiori. Se Dafne alla fine viene tramutata in albero da Zeus, ci\u00f2 non dev\u2019essere un miracolo arbitrario e casuale: \u00e8 pi\u00f9 bello e logico qualora Zeus faccia avverare un inconscio desiderio di lei\u201d.<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Ben pi\u00f9 duro fu invece il commento di Strauss il quale in una lettera del 25 settembre 1935 scrisse al suo collaboratore:<\/strong><em>\u201cIl tutto, cos\u00ec come \u00e8 sviluppato ora [\u2026] in un gergo omerico non sempre felicemente imitato, non attirer\u00e0 in teatro neppure cento persone\u201d.<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Un po\u2019 offeso, Gregor si mise, tuttavia, a lavoro e riscrisse, per met\u00e0 gennaio del 1936, interamente il libretto<\/strong> del quale il compositore non fu del tutto soddisfatto, nonostante avesse iniziato a mettere sulla carta qualche schizzo musicale. In una lettera del 4 marzo 1836 si legge, infatti: \u201cVede: dal punto di vista psicologico tutto deve diventare molto pi\u00f9 sottile e intrecciato. Al personaggio di Dafne bisogna dare il chiaroscuro di cui ha bisogno, per rendere evidenti il suo legame fatale con la natura e il suo rifiuto dell\u2019uomo e del dio che le viene incontro in forma umana e con sentimenti umani. Lei s\u2019inebria sempre troppo dei Suoi stessi versi, di cui forse un quinto del pubblico dell\u2019opera capir\u00e0 qualcosa [\u2026]. Dai miei tagli potr\u00e0 vedere ci\u00f2 che gi\u00e0 oggi, ad un primo esame non troppo accurato, mi \u00e8 parso inutile: ma sono convinto che molto ancora si pu\u00f2 tagliare, e soprattutto \u2018addensare\u2019\u201d. <strong>Accolte le richieste di Strauss, Gregor gli consegn\u00f2 un libretto che finalmente soddisfece quasi del tutto il compositore il quale, in preda a un momento di felice ispirazione, compose in poco tempo la maggior parte dell\u2019opera eccezion fatta per la scena finale<\/strong>, la cui struttura drammaturgica originaria, giudicata statica e con una cerimonia a cui partecipava il coro, gli appariva di scarso interesse. Fu lo stesso Strauss, come gi\u00e0 fatto in precedenza, a imporre a Gregor l\u2019ulteriore modifica, pur cercando di mitigare la sua proverbiale mancanza di tatto con un retorico quanto inutile <em>le piace?<\/em>:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>\u201cDomenica Clemens Krauss venne qui da me e ci siam trovati d\u2019accordo sul fatto che dopo il commiato d\u2019Apollo nessun essere umano, tranne Dafne, pu\u00f2 pi\u00f9 apparire sulla scena:<\/strong> niente Peneo, niente solisti, niente coro: insomma, niente oratorio: sarebbe un indebolimento. [\u2026] Quando Apollo \u00e8 uscito ella vuole seguirlo, ma dopo pochi passi rimane fissata al suolo, e lentamente \u2013 alla luce lunare, ma perfettamente visibile \u2013 si compie in lei il prodigio della metamorfosi; ma con la sola orchestra! Al massimo, durante la trasformazione, Dafne pu\u00f2 cantare ancora qualche parola, che diviene balbett\u00eco e melodia senza parola! Forse neppure questo! In ogni caso, proprio alla fine: quando l\u2019albero \u00e8 compiuto, ella canta senza parole \u2013 solo suono di natura, otto battute ancora \u2013 il motivo dell\u2019alloro! Le piace?\u201d<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Il 24 dicembre 1937 la partitura fu completata da Strauss durante un suo soggiorno a Taormina e l\u2019opera vide le scene a Dresda il 15 ottobre 1938 sotto la direzione di Karl B\u00f6hm a cui l\u2019opera era stata dedicata<\/strong> e alla cui stesura aveva, in un certo qual modo, assistito come lo stesso direttore d\u2019orchestra ebbe modo di ricordare: \u201cEra un pomeriggio a Garmisch: distesi sulle sdraio aspettavamo il testo dell\u2019opera Daphne [\u2026] Strauss lo scorse e me lo pass\u00f2. Avvenne pressoch\u00e9 l\u2019inconcepibile, qualcosa che mi permise di assistere direttamente al processo creativo. La pagina recava ai margini (lo ripeto: dopo la prima, veloce lettura) gi\u00e0 indicazioni di ritmo, spesso di tonalit\u00e0, e anche \u2013 dove si trattava di pi\u00f9 personaggi \u2013 indicazioni precise sulla forma musicale. Per quest\u2019atto gi\u00e0 pienamente creativo Strauss non aveva impiegato pi\u00f9 tempo di quello a me necessario per scorrere il testo\u201d.<strong> L\u2019opera, dopo la prima esecuzione nel cui cast, accanto alla protagonista Margarete Teschemacher (Daphne), figuravano Sven Nilsson (Peneios), Helene Jung (Gaea), Martin Kremer (Leukippos), Torsten Ralf (Apollo)<\/strong>, <strong>in Italia ebbe migliore fortuna di <em>Fridenstag<\/em><\/strong>. Dopo la prima rappresentazione alla Scala il 17 aprile 1942, nella versione ritmica di Rinaldo K\u00fcfferle, sotto la direzione di Gino Marinuzzi e con Gina Cigna nel ruolo della protagonista, <em>Daphne<\/em> \u00e8 stata ripresa negli studi RAI per ben due volte (1950 e 1956) in forma di concerto per tornare alla Scala nel 1988 sotto la direzione di Wolfgang Sawallisch e con Catherine Malfitano nel ruolo della protagonista. Di recente l\u2019opera \u00e8 stata ripresa alla Fenice il 9 giugno 2005 sotto la direzione di Stefan Anton Reck e con June Anderson nel ruolo della protagonista.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/3IESLIbitt0\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>L\u2019opera<br \/>\n<\/em><\/strong><strong>Un breve preludio di straordinaria forza icastica introduce l\u2019opera disegnandone l\u2019ambientazione grazie anche alla scelta strumentale di utilizzare nella sezione iniziale un ottetto di fiati.<\/strong> Questa sezione, di cui protagonista \u00e8 l\u2019oboe, si distingue, inoltre, per una straordinaria ricchezza tematica che allude sia al carattere pastorale della vicenda soprattutto nei due temi affidati all\u2019oboe\u00a0 sia all\u2019amore di Dafne per la natura Le due parti del preludio sono divise dall\u2019intervento del corno delle Alpi, uno strumento molto grande dalla costruzione particolare e dal volume di suono talmente notevole da essere utilizzato dai pastori per segnalazioni a lunga distanza, ma capace di emettere soltanto i suoni armonici. La seconda parte del preludio disegna un temporale estivo con onomatopeici interventi dei timpani e dei corni su rapidi disegni cromatici degli archi che rappresentano le folate di vento e gli scrosci di pioggia. <strong>Protagonisti della scena iniziale, aperta ancora una volta da un richiamo del corno delle Alpi, sono i pastori che discutono della prossima festa di Dioniso mentre si sentono gli echi del temporale che va via via placandosi<\/strong>. Questo quadro iniziale si chiude con un inno alla luce intonato dai pastori (<em>Leb wohl, du Tag<\/em> \/<em>O giorno, addio<\/em>) il cui tema \u00e8 una rielaborazione di quello introdotto dal corno delle Alpi, mentre l\u2019orchestra, grazie alle celestiali sonorit\u00e0 dei violini, esegue una rielaborazione del secondo tema intonato dall\u2019oboe nel preludio. <strong>Gi\u00e0 in questo quadro iniziale Strauss, attraverso il principio musicale della variazione del materiale tematico, sembra voglia alludere simbolicamente al mito della metamorfosi di Dafne che entra in scena subito dopo intonando un lungo inno alla luce del giorno (<em>O bleib, geliebter Tag<\/em> \/ <em>Riman, o caro d\u00ec<\/em>) e all\u2019albero, suo rifugio nelle ore notturne<\/strong>. Dal punto di vista musicale questo brano \u00e8 diviso in due parti delle quali la prima, in un solare <em>sol maggiore<\/em>, \u00e8 densa di simbolici richiami da parte degli archi, dei clarinetti e dei flauti non solo alle fonti d\u2019acqua e alle farfalle evocate nel testo, ma alla natura in generale che prende vigore grazie alla luce di Apollo. Nella seconda parte dell\u2019assolo Dafne (<em>O wie gerne blieb ich bei dir, mein lieber Baum<\/em> \/ <em>Come ben io sto presso a te, albero mio<\/em>) si abbandona ad uno slancio panico di intenso lirismo immedesimandosi nella natura rappresentata da un\u2019orchestrazione estremamente raffinata che anticipa il finale dell\u2019opera nella quale la protagonista subir\u00e0 la metamorfosi.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Questo momento di lirismo \u00e8 interrotto bruscamente dall\u2019ingresso in scena di Leucippo caratterizzato da una scrittura musicale di carattere prosastico e dialogico in netto contrasto con il poetico lirismo di ascendenza decadente che aveva caratterizzato l\u2019assolo di Dafne.<\/strong> L\u2019uomo, innamorato sin da bambino di Dafne, le dichiara ancora una volta il suo amore dimostrandosi geloso di quell\u2019albero a cui la ninfa rivolge le sue preghiere. Nel frattempo Leucippo le ricorda i giochi infantili, che li vedevano protagonisti, musicalmente evocati dal flauto, strumento utilizzato allora per tali giochi. Alla fine la sua perorazione si tramuta quasi in un rimprovero che induce la ninfa a giustificarsi, affermando di non <em>sdegnare il suono <\/em>del flauto ma gli approcci amorosi di Leucippo, mentre in orchestra ritorna l\u2019ambientazione bucolica dell\u2019inizio grazie ad un uso onomatopeico degli strumenti e alla ripresa di temi del preludio. Il poetico e accorato discorso di Daphne, tuttavia, non sortisce alcun effetto sull\u2019animo di Leucippo il quale non desiste dalle sue profferte amorose; il duetto si produce, quindi, in un <em>climax<\/em> il cui punto culminante avviene quando l\u2019uomo rompe il flauto uscendo rapidamente di scena dopo aver pronunciato le drammatiche parole <em>Ich bleib allein (Io resto solo<\/em>).\u00a0<strong>Un mutamento di atmosfera \u00e8 prodotto dall\u2019ingresso in scena di Gea, madre di Dafne, che, in una scrittura solenne e ieratica, caratterizzata anche da un\u2019armonia piuttosto statica roteante attorno al <em>la bemolle maggiore<\/em>, invita la figlia alla festa in onore di Dionis<\/strong>o; la ninfa rispondee che avrebbe partecipato alla festa con il corpo e non con lo spirito che sarebbe rimasto tra gli alberi e i fiori, evocati dall\u2019oboe che riprende il tema iniziale del preludio. Le parole di Gea, secondo la quale esiste per le ragazze un momento in cui devono aprirsi all\u2019amore, la cui misteriosa forza sembra insinuarsi grazie al tema dei violoncelli (Es. 3), non riescono a fare breccia nell\u2019animo della figlia la cui voce si mantiene in un registro acuto a marcarne la purezza verginale. Alla conclusione del duetto i due personaggi lasciano il posto a due ancelle che danno vita ad un grazioso duetto nel quale esse chiacchierano con una certa civetteria dei monili e degli abiti che Dafne disdegna. Alla loro compagnia si unisce quella di Leucippo, triste e arrabbiato per il rifiuto di Dafne; le due ragazze con ironica leggerezza e soprattutto con una scrittura diatonica cercano di persuaderlo a travestirsi da donna. L\u2019uomo, alla fine, accetta irretito anche lui dal tema della malia esposto in precedenza dagli archi allorch\u00e9 le fanciulle rivendicavano a s\u00e9 il diritto di accudire Daphne. <strong>Annunciato dai corni e dai violoncelli, l\u2019ingresso di Peneo, padre di Dafne, produce un nuovo cambiamento di atmosfera che si fa improvvisamente solenne quasi da tragedia greca;<\/strong> come nel genere classico l\u2019uomo, infatti, che dialoga con il coro, qui costituito dai pastori, annuncia sempre in tono solenne il prossimo arrivo di una divinit\u00e0. Si tratta di Apollo che si materializza grazie al suo Leitmotiv gi\u00e0 esposto da Strauss nella seconda parte del lungo assolo di Dafne. Peneo aggiunge ancora che al banchetto si uniranno gli dei dell\u2019Olimpo, mentre l\u2019orchestra s\u2019inspessisce progressivamente insinuando al suo interno un tema che sar\u00e0 utilizzato per rappresentare l\u2019orgia dionisiaca. Nel suo quasi delirante vaticinio Peneo vede gli dei scendere sulla terra in un crescendo di trepidazione che spaventa il coro di pastori i quali sentono un gregge che si sta avvicinando mentre la natura stessa, con la ripresa di elementi della seconda parte del preludio, sembra partecipare al clima d\u2019ansia minacciando, con lampi in lontananza, un temporale. <strong>Accompagnato dal suo tema qui affidato ai primi violini, entra in scena Apollo che, nelle vesti di un umile pastore, afferma che stava facendo ritorno con il suo gregge quando un toro, eccitato dall\u2019odore della carne arrostita e dal vino, aveva dato l\u2019assalto alle mucche.<\/strong> La sua menzogna \u00e8 smascherata dall\u2019orchestra che intona il tema di Dafne, il vero scopo per cui il dio aveva deciso di scendere tra gli uomini. Apollo, dopo aver ingannato i Pastori e Gea, rimasto solo, rivela a s\u00e9 e al pubblico la vera ragione della sua discesa tra gli uomini, la passione per Dafne, la cui apparizione di Dafne rid\u00e0 magicamente la sua dignit\u00e0 divina ad Apollo che esprime la sua passione \u00e8 espressa con il tema del desiderio (es. 4) che si sovrappone a quello di Dafne quasi a creare una sintesi tra il desiderio e il suo oggetto. Apollo, da parte sua, cerca di sedurre la ninfa chiamandola sorella e lasciando cos\u00ec un segno nell\u2019animo di Dafne che incomincia a tergere il corpo del dio, mentre l\u2019orchestra, insieme al tema iniziale dell\u2019oboe, ripropone un altro tema del preludio che rappresenta l\u2019amore della donna per la luce di cui Apollo \u00e8 la divinit\u00e0. In una scrittura di intenso lirismo il dio fa scivolare il mantello che lo ricopriva mostrando la sua divinit\u00e0 e lasciando completamente senza parole Dafne. Qui \u00e8 introdotto un lungo duetto tra Apollo e Dafne, nel quale i due personaggi appaiono soggiogati l\u2019uno dall\u2019altro, mentre in orchestra si sentono alcuni dei Leitmotiv principali che rappresentano una reciproca attrazione erotica. <strong>Apollo rivela a Dafne di essersi innamorato di lei, mentre guidava il carro del sole, mentre la donna si dichiara affascinata dal dio; la musica intreccia i Leitmotiv in modo tale che le parole di Dafne sono accompagnate dal tema del desiderio di Apollo mentre quelle del dio sono, a loro volta, accompagnate dai temi che hanno caratterizzato Dafne<\/strong>. Il duetto, nel quale Apollo afferma di voler portare sul carro del sole Dafne che pensa sempre alle sue fonti in una scrittura di incantato lirismo, trova il suo punto culminante nel momento in cui il dio bacia la ninfa. Qui l\u2019orchestra si produce in un\u2019inquietante concatenazione accordale difficile da classificare secondo i principi dell\u2019armonia tradizionale. Le vere intenzioni di Apollo poco spirituali ma estremamente materiali, vengono rivelate da un coro di pastori dietro le quinte che intona una preghiera a Dioniso per propiziarselo per l\u2019imminente baccanale.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Nel frattempo un brevissimo interludio orchestrale di appena 4 battute introduce l\u2019ingresso di Peneo che d\u00e0 il via al Baccanale il cui tema diventa assoluto protagonista della scena fino ad esplodere nella danza dei pastori, marcata in partitura con l\u2019andamento <em>Allegro furioso<\/em> e caratterizzata da una scrittura quasi \u201cbarbarica\u201d in senso bartokiano per il forte carattere percussivo.<\/strong> \u00c8 una scrittura volutamente volgare che allude alla scena del baccanale nella quale i pastori sembrano quasi degli animali sfrenati pronti a godere delle fanciulle, il cui ingresso, in corteo, porta a un repentino cambio di atmosfera. Il tema del baccanale ritorna nella parte dei legni, ma la scrittura orchestrale perde quella sfrenata vitalit\u00e0 della danza dei pastori per assumere contorni pi\u00f9 eleganti e galanti. Ad attendere le fanciulle \u00e8 una forma di ratto rituale espresso, nella musica, dal carattere percussivo che aveva caratterizzato la danza dei pastori, mentre il tema di Leucippo si sente in orchestra quasi a smascherare il personaggio travestito da fanciulla. Gea, allora, prende la parola (<em>Trinke, du Tochter! \/ Bevi, tu figlia!<\/em>) per invitare Dafne a bere il vino affinch\u00e9, non pi\u00f9 in s\u00e9, possa cedere alle profferte amorose del suo spasimante. Spinto dalle fanciulle, Leucippo riesce a trascinare nelle danze Dafne non pi\u00f9 in s\u00e9 a causa del vino. Il baccanale prosegue e i pastori, accompagnati da una lenta danza di carattere cerimoniale e nel contempo sensuale, danno vita ad un rituale stupro di massa delle fanciulle che viene interrotto da Apollo (<em>Furchtbare Schmach dem Gotte! \/ Orrido oltraggio a Dio!<\/em>) il quale svela l\u2019inganno di Leucippo affermando che l\u2019intero rito \u00e8 un inganno. I pastori, in un primo momento, si adirono con Apollo chiedendogli un segno della sua divinit\u00e0 e il dio, non prima di aver smascherato Leucippo che stava contaminando con la sua maschera la festa, lancia una freccia in aria suscitando un temporale rappresentato con gli stessi elementi musicali gi\u00e0 utilizzati nel preludio dell\u2019opera. Alla fine, su invito di Peneo, i pastori e le fanciulle si ritirano lasciando sulla scena Apollo, Leucippo e Dafne contesa dai due personaggi maschili. I tre danno vita ad un terzetto nel quale Leucippo accusa Apollo di essersi anche lui avvalso di un travestimento quello del pastore, mentre Dafne delusa si lamenta del fatto che nessuno ha comprese la sua vera passione per la natura. <strong>Alla fine, Apollo, in uno dei momenti di pi\u00f9 intenso lirismo dell\u2019opera, rivela la sua identit\u00e0 (<em>Jeden heilingen Morgen<\/em> \/ <em>Ogni santa mattina<\/em>) affermando di essere colui che ogni giorno guida il carro del Sole, affascinando cos\u00ec Dafne che, tuttavia, non comprende in modo profondo la vera natura del dio che gli sta davant<\/strong>i. Leucippo, invece, accusa Apollo di essere un mentitore suscitando l\u2019ira del dio che lo trafigge con una freccia rappresentata da un <em>glissando <\/em>dell\u2019arpa, mentre la natura esplode in lampi e tuoni annientando l\u2019uomo e i suoi temi fagocitati da un fragoroso rullare dei timpani. Alla fine l\u2019uomo dichiara che causa della sua morte \u00e8 stata l\u2019amore per Dafne la quale una lunga trenodia in suo onore (<em>O mein Leukippos \/ O mio Leucippo<\/em>) di commosso lirismo e dalla delicata scrittura cameristica; in questa trenodia la donna, oltre ad ammettere le sue responsabilit\u00e0, promette di restare per sempre accanto al cadavere dell\u2019uomo fino a quando gli dei non la chiameranno a s\u00e9. La musica, che anticipa la scena della metamorfosi di Dafne in alloro, suscita una forma di estasi in Apollo che si produce in un assolo <em>(Was erblicke ich? Cosa vedo mai?<\/em>) nel quale, dopo aver riconosciuto la sua colpa e aver preso coscienza della sofferenza provocata, decide di compiere un gesto d\u2019amore nei confronti di Dafne concedendole di trasformarsi in alloro e di diventare cos\u00ec parte di quella natura da lei tanto amata. Particolarmente importante \u00e8 l\u2019ultima parte dell\u2019assolo (<em>Priesterlich diene, verwandelte Daphne \/ Servi, mutata in albero Dafne<\/em>), nella quale il dio, in un tono ieratico, consacra la pianta d\u2019alloro come sua affermando che le sue foglie avrebbero dovuto cingere il capo degli uomini che si sarebbero distinti nella vita.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>La scomparsa di Apollo e un violento unisono orchestrale, al quale segue uno svuotamento della compagine strumentale, introducono la scena finale in cui avviene la metamorfosi di Dafne suddivisa in due sezioni, delle quali la prima rappresenta appunto la metamorfosi, mentre la seconda allude all\u2019apparizione dell\u2019alloro<\/strong>. Per la rappresentazione della metamorfosi Strauss sceglie la forma della passacaglia che fa della variazione il principio compositivo fondante; il tema prescelto, che viene ripreso in canone dagli altri strumenti in un ispessimento della compagine orchestrale, \u00e8 quello affidato a Dafne nel duetto con Apollo, quando la ninfa intuisce con una certa paura chi ha di fronte. Nella seconda parte della metamorfosi che vede l\u2019apparizione dell\u2019albero d\u2019alloro Strauss d\u00e0 vita ad una splendida pagina strumentale, un breve poema sinfonico, caratterizzato da una raffinatissima scrittura orchestrale con gli archi divisi e da un\u2019immobilit\u00e0 armonica che allude alla metamorfosi compiuta, mentre Dafne, ormai non pi\u00f9 donna, ma pianta, pu\u00f2 solo imitare i suoni della natura attraverso dei vocalizzi che riprendono il tema iniziale dell\u2019oboe. <strong>L\u2019opera si conclude su un incantevole e incantato accordo liberatorio di <em>fa diesis maggiore<\/em>, tonalit\u00e0 sempre associata da Strauss in questa partitura alla dimensione panica della natura.<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Richard Strauss (Monaco di Baviera 1864 \u2013 Garmisch-Partenkirchen 1949) Daphne op. 82, Tragedia bucolica in un atto su [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":78151,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,295],"tags":[14671,11991,10542,12724,12605,11992,12722,12422,14675,12726,12723],"class_list":["post-78140","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-richard-strauss","tag-approfondimenti","tag-clemens-krauss","tag-daphne","tag-helene-jung","tag-joseph-gregor","tag-karl-bohm","tag-margarete-teschemacher","tag-martin-kremer","tag-richard-strauss","tag-rinaldo-kufferle","tag-sven-nilsson"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78140","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=78140"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78140\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":78150,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78140\/revisions\/78150"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/78151"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=78140"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=78140"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=78140"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}