{"id":78195,"date":"2014-11-25T16:08:46","date_gmt":"2014-11-25T15:08:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=78195"},"modified":"2014-11-28T09:30:01","modified_gmt":"2014-11-28T08:30:01","slug":"pisa-teatro-verdi-il-ghetto-varsavia-1943","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/pisa-teatro-verdi-il-ghetto-varsavia-1943\/","title":{"rendered":"Pisa, Teatro Verdi: &#8220;Il ghetto &#8211; Varsavia 1943&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro Giuseppe Verdi\u00a0 &#8211; Stagione Lirica 2014\/2015<\/em><br \/>\n<strong>\u201cIL GHETTO \u2013 VARSAVIA 1943\u201d<\/strong><br \/>\nDramma lirico in tre tempi su libretto di Dino Borlone<br \/>\nMusica di <strong>Giancarlo Colombini<\/strong><br \/>\n<em>Justa<\/em>\u00a0 MARINA SHEVCHENKO<br \/>\n<em>Isacco<\/em>\u00a0 GIANNI MONGIARDINO<br \/>\n<em>Marek<\/em>\u00a0 ITALO PROFERISCE<br \/>\n<em>Sara<\/em>\u00a0 LAURA BRIOLI<br \/>\n<em>Feri<\/em>\u00a0 GIANNI COLETTA<br \/>\n<em>Samuele<\/em>\u00a0 VEIO TORCIGLIANI<br \/>\n<em>Il Polacco<\/em>\u00a0 ANTONIO PANNUNZIO<br \/>\n<em>Soldati delle SS<\/em> \u00a0ANTONIO PANNUNZIO, VLADIMIR REUTOV, FRANCESCO BAIOCCHI<br \/>\nOrchestra Arch\u00e9<br \/>\nCoro Laboratorio Lirico San Nicola<br \/>\nDirettore <strong>Gianluca Martinenghi<\/strong><br \/>\nMaestro del coro\u00a0 <strong>Stefano Barandoni<\/strong><br \/>\nRegia \u00a0<strong>Ferenc Anger<\/strong><br \/>\nScene e costumi\u00a0 <strong>Giacomo Callari<\/strong><br \/>\nLuci\u00a0 <strong>Michele Della Mea<\/strong><br \/>\nPrima esecuzione mondiale (seconda recita)<br \/>\n<em>Pisa, 23 novembre 2014<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Ghetto-Pisa-novembre-2014-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-78196\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Ghetto-Pisa-novembre-2014-1-290x193.jpg\" alt=\"Ghetto Pisa novembre 2014-1\" width=\"290\" height=\"193\" \/><\/a>Il <strong>Teatro Verdi di Pisa<\/strong> \u00e8 una della rarissime realt\u00e0 italiane che si occupano di mettere in scena con una certa periodicit\u00e0 opere moderne o contemporanee: un paio di stagioni fa \u00e8 stata la volta di <em>Falcone e Borsellino<\/em>,\u00a0 dramma in musica di Antonio Fortunato con libretto di Gaspare Miraglia, rappresentata a Pisa in prima assoluta.\u00a0 Adesso la scelta \u00e8 caduta su un\u2019opera, <em>Il ghetto \u2013 Varsavia 1943<\/em>, che, composta nel 1960, chiamare moderna, e tantomeno contemporanea, \u00e8 davvero una forzatura. \u00a0Se avessimo la macchina del tempo e potessimo tornare nel 1914, senza dubbio vi riderebbero in faccia se definiste moderne opere di cinquant\u2019anni prima come Un <em>ballo in maschera<\/em> o <em>La forza del destino<\/em>.\u00a0 L\u2019opera lirica e la musica classica in generale sono le uniche forme artistiche in cui si \u00e8 creata questa scissione fra il grande pubblico e l\u2019artista.\u00a0 A nessuno verrebbe in mente di considerare contemporanei, ad esempio Beatles: attuali e ancora rilevanti, in grado esercitare ancora una forte influenza indubbiamente, ma non certo contemporanei.<br \/>\nDel resto <em>Il ghetto \u2013 Varsavia 1943 <\/em>\u00a0era in odore di passatismo gi\u00e0 all\u2019epoca della sua creazione.\u00a0 Il compositore, <strong>Giancarlo Colombini<\/strong>, ritenendo che uno dei motivi del distacco fra il pubblico e l\u2019opera \u201cmoderna\u201d fosse la deliberata scelta della maggioranza dei compositori, o in ogni caso quelli che facevano pi\u00f9 \u201ctendenza\u201d, di creare opere astratte, con temi dalla scarsa valenza emotiva, lavori auto-referenziali che i compositori scrivevano per uno sparuto gruppo di intellettuali e di musicisti \u201cimpegnati\u201d, prefer\u00ec quindi orientarsi su soggetti di forte impatto e di valore universale, come in questo caso la sorte di una famiglia ebrea durante della distruzione del ghetto di Varsavia, fra il 15 e il 16 maggio del 1943.\u00a0 Colombini, nato a Milano nel 1906 e deceduto nel 1991, si ciment\u00f2 in molti generi ma non fu compositore molto prolifico: la sua biografia ufficiale riporta dodici lavori e mezzo (l\u2019ultima opera incompiuta, <em>Masha<\/em>) e circa met\u00e0 di questi sono opere liriche, tra cui la pi\u00f9 ricordata \u00e8 s<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Ghetto-Pisa-novembre-2014-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-78197\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Ghetto-Pisa-novembre-2014-2-290x193.jpg\" alt=\"Ghetto Pisa novembre 2014-2\" width=\"290\" height=\"193\" \/><\/a>enza dubbio la prima, <em>Jade,<\/em> scritta nel 1959 ma eseguita dalla RAI solo a partire dal 1960; molto probabilmente la sua composizione di maggior successo di pubblico sono comunque stati i <em>Sei momenti francescani<\/em>, liriche per soli e orchestra trasmessi dalla RAI e da Radio Vaticana con una certa frequenza.\u00a0 <em>Il ghetto \u2013 Varsavia 1943<\/em>, opera lirica in tre atti di <strong>Dino Borlone<\/strong> (che da quel momento in poi versific\u00f2 tutte le opere di Colombini) venne composta nei primissimi anni \u201860; una decina di anni dopo fu presentata al concorso Internazionale \u201cGuido Valcarenghi\u201d \u2013 presidente della giuria Herbert Von Karajan \u2013 e premiata con la targa d\u2019argento, ma per l\u2019onore di una rappresentazione teatrale ha dovuto attendere cinquantaquattro anni.<br \/>\nMarcello Lippi, direttore artistico per le attivit\u00e0 musicali del Teatro Verdi, annunciando l\u2019opera al proscenio subito prima dell\u2019inizio ha parlato dell\u2019ostracismo incontrato in quegli anni da Colombini a causa del suo linguaggio musicale, rifacentesi alla tradizione romantica italiana, diverso da quello allora imperante.\u00a0 A dire il vero, personalmente di melodia in quest\u2019opera non ne ho avvertita molta.\u00a0 Ci sono timidi accenni melodici sparsi qua e l\u00e0; sono di brevissima durata, nascono e muoiono nello spazio di una manciata di battute.\u00a0 L\u2019orchestra canta di pi\u00f9 dei cantanti, ai quali viene spessissimo richiesto di martellare per lunghi periodi sulla zona pi\u00f9 scomoda della voce, quella del passaggio di registro e dei primi acuti, e questo \u00e8 vero soprattutto per le voci tenorili.\u00a0 L\u2019orchestrazione, che pu\u00f2 tranquillamente definirsi tardo-romantica, riecheggiante lo Strauss di <em>Elektra<\/em> e la <em>Turandot<\/em> pucciniana (cellule melodiche che accompagnano le apparizioni del Mandarino e delle tre maschere fanno pi\u00f9 volte capolino), \u00e8 massiccia, persino nella riduzione eseguita dal\u00a0 Prof. Luigi Pecchia , commissionata dalla famiglia Colombini per rendere l\u2019opera pi\u00f9 accessibile a teatri dalle buche orchestrali di medie dimensioni.\u00a0 I momenti di maggior interesse sono il \u201cduetto dei fiori\u201d nel primo atto, la morte del piccolo Michele nel secondo<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Ghetto-Pisa-novembre-2014-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-78198 size-medium\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Ghetto-Pisa-novembre-2014-3-290x193.jpg\" alt=\"Ghetto Pisa novembre 2014-3\" width=\"290\" height=\"193\" \/><\/a> atto e soprattutto il valzer macabro indicato in partitura \u201callegretto grottesco e capriccioso\u201d che apre questo stesso atto e stempera la tensione accumulata nel primo.\u00a0 Il libretto di Dino Borlone, molto pi\u00f9 giovane del compositore ma scomparso nello stesso anno 1991, \u00e8 di impianto verista: i personaggi esprimono il loro terrore, rabbia, dolore e impotenza in termini semplici e diretti.\u00a0 L\u2019azione si svolge in poche ore ed ha come protagonista una famiglia ebrea che, informata dell\u2019imminente distruzione completa del Ghetto, vacilla fra la tentazione di fuggire nelle foreste e quella invece di rimanere e attendere stoicamente la fine.\u00a0 Ogni personaggio \u00e8 ben delineato: su tutti spicca Justa, giovane donna dalla personalit\u00e0 forte, decisa a votarsi a certa morte, anche se nel bel duetto del primo atto rimpiange amaramente quel che poteva essere e non \u00e8 stato; oppure Sara, madre che dopo aver perduto il piccolo figlio, ne nasconde il corpo al fine di continuare a ricevere la sua razione di cibo, e per poi cadere in uno stato di delirio.<br \/>\nIn linea con lo spirito naturalistico del libretto, il regista ungherese <strong>Ferenc Anger<\/strong> ha creato una scena unica consistente in uno spaccato della casa della famiglia ebrea, affacciata su due strade, su cui si aggirano minacciosamente come avvoltoi i militari delle SS, che fucilano un uomo e addirittura una madre con due bambine, colpi di teatro posti alla fine dei primo e del secondo atto con evidente intenzione di far calare il sipario subito dopo aver creato un effetto \u201cshock\u201d.\u00a0 Il direttore d\u2019orchestra <strong>Gianluca Martinenghi<\/strong> ha diretto l\u2019ottima Orchestra Arch\u00e9 con molta sicurezza, scegliendo tempi e suoni appropriatamente aguzzi e taglienti per le parti pi\u00f9 concitate dell\u2019opera, e sonorit\u00e0 pateticamente morbide nella bella scena della morte del piccolo.\u00a0 Encomiabile anche la prestazione del Coro Laboratorio Lirico San Nicola diretto da <strong>Stefano Barandoni<\/strong>.<br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Ghetto-Pisa-novembre-2014-5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-78200\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Ghetto-Pisa-novembre-2014-5-290x193.jpg\" alt=\"Ghetto Pisa novembre 2014-5\" width=\"290\" height=\"193\" \/><\/a>Marina Shevchenko<\/strong> (Justa) e <strong>Laura Brioli<\/strong> (Sara) sono cantanti che nel repertorio tradizionale hanno spesso sollevato qualche perplessit\u00e0; la scrittura vocale di Colombini, poco incline al legato e alla morbidezza, ha contribuito a nascondere i difetti di fonazione permettendo loro di dar vita a due personaggi vivi, plausibili, convincenti.\u00a0 La Shevchenko, attrice solitamente placida, ha impartito al ruolo di Justa una rabbia interiore e un\u2019aggressivit\u00e0 straordinarie.\u00a0 Il tenore <strong>Gianni Mongiardino<\/strong>, nei panni di Isacco, fidanzato di Justa, presenta vistosi problemi di proiezione del suono: si intuisce uno strumento di un certo volume ed anche facile in acuto (e questo ruolo ne ha davvero molti) che per\u00f2 non passa attraverso l\u2019onda sonora orchestrale.\u00a0 Interessante il timbro e notevole la presenza scenica dell\u2019altro tenore, <strong>Gianni Coletta<\/strong>, nel ruolo di Feri, il membro della famiglia passato al nemico, che cerca inutilmente di redimersi; sarebbe piacevole poterlo ascoltare in opere del grande repertorio.\u00a0 <strong>Veio Torcigliani<\/strong> ha investito di gravitas e autorevolezza i brevi interventi del pater familias Samuele.\u00a0\u00a0 <strong>Italo Proferisce<\/strong> \u00e8 un giovane baritono che colpisce ogni volta per la morbidezza del timbro e l\u2019immedesimazione interpretativa.\u00a0 Completavano efficacemente il cast <strong>Vladimir Reutov<\/strong> e <strong>Francesco Baiocchi<\/strong> (due soldati delle SS) e <strong>Antonio Pannunzio<\/strong> nel duplice ruolo di soldato delle SS e del \u201cPolacco\u201d.<br \/>\nLe opere italiane del periodo post-pucciniano che sono riuscite a vivacchiare sia pur ai margini del grande repertorio sono rarissime, pressoch\u00e9 inesistenti, per cui \u00e8 altamente probabile che anche <em>Il ghetto \u2013 Varsavia 1943<\/em> cada di nuovo nel dimenticatoio, anche se forse un soggetto di perenne attualit\u00e0 come questo pu\u00f2 indurre altri teatri a riproporla.\u00a0 A prescindere dai meriti dell\u2019opera, rimane comunque di estrema importanza la volont\u00e0 del Teatro Verdi di diversificare l\u2019offerta e intraprendere percorsi culturali, come ad esempio quello legato al mito di Don Giovanni, pressoch\u00e9 inauditi in altre realt\u00e0 provinciali. <em>Foto Massimo D&#8217;Amato, Firenze<br \/>\n<a href=\"http:\/\/operabritanniauk.wordpress.com\/2014\/11\/27\/il-ghetto-varsavia-1943-teatro-verdi-di-pisa-23rd-november-2014\/\">English Version<\/a><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Giuseppe Verdi\u00a0 &#8211; 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