{"id":78241,"date":"2014-11-25T19:08:27","date_gmt":"2014-11-25T18:08:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=78241"},"modified":"2016-12-14T20:17:51","modified_gmt":"2016-12-14T19:17:51","slug":"la-scala-di-seta-al-teatro-comunale-di-sassari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-scala-di-seta-al-teatro-comunale-di-sassari\/","title":{"rendered":"&#8220;La scala di seta&#8221; al Teatro Comunale di Sassari"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro Comunale \u2013 Stagione Lirica 2014<\/em><br \/>\n<strong>\u201cLA SCALA DI SETA\u201d<\/strong><br \/>\nFarsa comica in un atto<br \/>\nLibretto di G. M. Foppa<br \/>\nMusica di <strong>Gioachino Rossini<\/strong><br \/>\n<em>Giulia<\/em> CAROLINA LIPPO<br \/>\n<em>Dorvil<\/em> ENRICO IVIGLIA<br \/>\n<em>Germano<\/em> DAVIDE FERSINI<br \/>\n<em>Blansac<\/em> GIANLUCA MARGHERI<br \/>\n<em>Lucilla<\/em> FRANCESCA PIERPAOLI<br \/>\n<em>Dormont<\/em> MANUEL PIERATTELLI<br \/>\nOrchestra dell\u2019Ente Concerti Marialisa de Carolis<br \/>\nDirettore <strong>Francesco Pasqualetti<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Bepi Morassi<\/strong><br \/>\nScene e costumi Accademia di Belle Arti di Venezia<br \/>\nAllestimento del Teatro La Fenice di Venezia<br \/>\n<em>Sassari, 21 novembre 2014<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davvero la toppa \u00e8 peggiore del buco? Non sempre, per\u00f2 il destino \u00e8 spesso cinico e baro con chi \u00e8 chiamato a mettere una pezza in una situazione non facile. \u00c8 stato questo il caso de <strong><em>La scala di seta<\/em><\/strong>, allestita come terzo titolo nella stagione lirica sassarese dall\u2019<strong>Ente Concerti de Carolis<\/strong>, in sostituzione della prevista <em>Salom\u00e8<\/em>. Difficile ovviamente per l\u2019operina di Rossini soddisfare le attese degli appassionati, concentrate sul capolavoro straussiano: tuttavia era lecito attendersi almeno una miglior cura nella preparazione di un titolo che, per quanto minore, \u00e8 stato evidentemente sottovalutato. Peccato, perch\u00e9 non mancavano i motivi d\u2019interesse, a cominciare dalla prima esecuzione in citt\u00e0 di un lavoro giovanile acerbo, in cui per\u00f2 \u00e8 facile leggere le cifre stilistiche dell\u2019artista pi\u00f9 maturo. <em>La scala di seta<\/em>, definita \u201cfarsa comica in un atto\u201d, fu scritta per il piccolo Teatro San Mois\u00e8 di Venezia su libretto di Giuseppe Maria Foppa ed eseguita per la prima volta il 9 maggio 1812. Fa parte del gruppo similare di opere scritte in quel periodo dal compositore per lo stesso teatro: presto dimenticata, fu ripresa in epoca moderna grazie alla <em>Rossini renaissance<\/em> e, da allora, ha una certa presenza sui palcoscenici. Il macchinoso libretto, tra il solito campionario di tutori beffati, matrimoni combinati ed equivoci, fu giudicato stantio anche all\u2019epoca: tuttavia riesce a riscattarsi dalle convenzioni del genere con un finale sicuramente pi\u00f9 brioso e moderno del suo svolgimento. Interessante anche la concezione produttiva che sta alla base dell\u2019allestimento originale, proveniente dal Teatro La Fenice di Venezia: \u00e8 frutto di una locale collaborazione con l\u2019Accademia di belle arti e con il Conservatorio di Musica Benedetto Marcello. La Fenice non \u00e8 il primo ente lirico che con lungimiranza si apre a produzioni in comune con gli istituti di formazione artistica; fondamentale la possibilit\u00e0 per gli studenti di poter accedere a un tirocinio artistico di tale livello ed \u00e8 superfluo rilevare i benefici che si possono trarre da collaborazioni simili, specialmente in tempi di riduzione della spesa pubblica per la cultura. Anche Sassari \u00e8 una delle poche citt\u00e0 d\u2019Italia contemporaneamente sede di Conservatorio e Accademia: viste le costanti lamentele sui tagli dei contributi, il de Carolis potrebbe trarne ispirazione?<br \/>\nIl regista <strong>Bepi Morassi<\/strong> ha trasposto la vicenda apparentemente negli anni 30 del secolo scorso, ambientandola in un\u2019atmosfera da night club, tra bulli, pupe e luci del variet\u00e0 d\u2019antan. Alcune cose funzionano, altre meno, ma il grosso merito registico sta nell\u2019avere accuratamente evitato l\u2019approccio realistico in favore di un\u2019ironia surreale, fumettistica, ricca di citazioni e trovate spesso divertenti. A volte fin troppo ricca: la sovrabbondanza di situazioni e meccanismi scenici, non sempre originali, talvolta finisce per sovrapporsi e distrarre dai meccanismi della gi\u00e0 contorta drammaturgia. Tra l\u2019altro certi numeri, dove occorre un minimo di coordinamento tra i cantanti, avrebbero richiesto evidentemente un maggior numero di prove per essere a punto. Comunque lo spettacolo nel complesso funziona, grazie anche a un impianto scenografico colorato e ben illuminato, funzionale nel proporre una visione d\u2019insieme attraverso pochi e indovinati luoghi deputati. Prima di tutto per\u00f2 quello rossiniano \u00e8 fondamentalmente un teatro vocale: \u00e8 soprattutto interessante notare quanto il ventenne compositore padroneggiasse gi\u00e0 con disinvoltura l\u2019utilizzo delle voci e il comparire degli stilemi che saranno sviluppati nelle sue opere pi\u00f9 mature. Certamente \u00e8 evidente la meccanicit\u00e0 di certe soluzioni o una generale rigidit\u00e0 cadenzale, ma l\u2019irresistibile motricit\u00e0 nel finale della scena settima o l\u2019espressione nell\u2019aria di Dorvil &#8220;Vedr\u00f2 qual sommo incanto&#8221; preludono gi\u00e0 al Rossini migliore.<br \/>\nIl problema \u00e8 che non ci troviamo di fronte a un\u2019opera piccola, quindi pi\u00f9 facile e accessibile rispetto ai capolavori della maturit\u00e0: l\u2019organico orchestrale \u00e8 ridotto ma la scrittura \u00e8 tutt\u2019altro che agevole e, soprattutto, i personaggi richiedono una caratterizzazione vocale precisa, in nessun caso facilitata rispetto a quella tipica del belcantismo dell\u2019epoca. In buona sostanza sarebbero stati necessari degli interpreti solidi, capaci di dominare una scrittura talvolta virtuosistica e stilisticamente vicini al repertorio. Purtroppo non \u00e8 stato cos\u00ec, o lo \u00e8 stato solo in parte. Ad aggravare la situazione un insieme buca &#8211; palcoscenico sconcertante: continue asincronie, imprecisioni, incidenti vari che sarebbero stati comprensibili solo in una prova.<br \/>\nIl direttore <strong>Francesco Pasqualetti<\/strong> ha avuto evidenti problemi, probabilmente per il poco tempo a disposizione, nel coordinare il tutto, pur davanti a difficolt\u00e0 ritmiche tutt\u2019altro che trascendentali. Pregevole come sempre la sicurezza tecnica degli orchestrali dell\u2019Ente (una nota di merito agli interventi sicuri e puliti degli strumentini) ma anche nelle dinamiche piatte e nei fraseggi generici era evidente una fondamentale estraneit\u00e0 col palcoscenico. La parte di Giulia \u00e8 stata interpretata da una corretta <strong>Carolina Lippo<\/strong>, ma la voce piccola, almeno per gli ampi spazi del Comunale, non le ha consentito le espansioni dinamiche necessarie per dare variet\u00e0 alle proprie linee melodiche e rilievo al personaggio. Ha compensato con una certa vivacit\u00e0 attoriale, ma anche i recitativi apparivano nel complesso con poca elasticit\u00e0 nell\u2019espressione. Non molto diverso il Dorvil di <strong>Enrico Iviglia<\/strong>, vocalmente evanescente e con un\u2019impostazione poco gradevole; anche gli acuti erano forzati e disuguali rispetto al registro centrale, mentre i recitativi non erano incisi col dovuto risalto. Va detto per\u00f2 che ha mostrato almeno una certa consapevolezza stilistica e una buona espressione generale nel cantabile. Buona anche l\u2019espressione di <strong>Davide Fersini<\/strong>, nella parte del servo Germano, che sia nei recitativi sia nei difficili articolati ha discretamente delineato il vero protagonista dell\u2019opera. Il colore baritonale era bello e la vocalit\u00e0 nei centri ben proiettata, ma non \u00e8 apparso del tutto adatto alla parte. Il ruolo, scritto per un basso buffo, non sembrava congruo col timbro e soprattutto con l\u2019estensione dell\u2019interprete: il registro grave \u00e8 stato in pratica inesistente e anche quello acuto era in difficolt\u00e0 nell\u2019emissione e nelle colorature. <strong>Gianluca Margheri<\/strong>, a suo agio nella parte di Blansac, ha impostato bene, nel complesso, il personaggio pi\u00f9 inverosimile dell\u2019intreccio. La vocalit\u00e0 convincente e l\u2019espressione l\u2019hanno reso pienamente aderente al ruolo nei cantabili, mentre non sarebbe stata male una maggiore variet\u00e0 d\u2019accento nei recitativi. Affidabile anche<strong> Francesca Pierpaoli<\/strong> che ha disegnato una discreta Lucilla e altrettanto adeguato al ruolo \u00e8 stato il Dormont di <strong>Manuel Pierattelli<\/strong>. Senza il solito titolo di richiamo, e nonostante la distribuzione di vari biglietti omaggio, il teatro comunale aveva solo la met\u00e0 dei posti occupati: il pubblico nel complesso ha comunque apprezzato la rapida sintesi della vicenda e ha cortesemente applaudito con poche differenze tutti gli interpreti. <em>Foto di Sebastiano Piras<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Comunale \u2013 Stagione Lirica 2014 \u201cLA SCALA DI SETA\u201d Farsa comica in un atto Libretto di G. 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