{"id":78357,"date":"2014-12-07T01:02:17","date_gmt":"2014-12-07T00:02:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=78357"},"modified":"2016-11-29T14:02:01","modified_gmt":"2016-11-29T13:02:01","slug":"une-etoile-oubliee-sybil-sanderson-parte-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/une-etoile-oubliee-sybil-sanderson-parte-i\/","title":{"rendered":"Une \u00e9toile oubli\u00e9e:  Sybil Sanderson (Parte I)"},"content":{"rendered":"<p><strong><strong>Une \u00e9toile oubli\u00e9e. La breve e folgorante carriera di Sybil Sanderson<\/strong> <em><br \/>\n<\/em><\/strong>(Sacramento, California,\u00a0 USA, 7 dicembre 1865 &#8211; Parigi, Francia, 16 maggio 1903)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Nata il 7 dicembre 1864 a Sacramento negli Stati Uniti, esattamente 150 anni fa, Sybil Sanderson \u00e8 stata uno dei pi\u00f9 importanti e famosi soprani d\u2019opera, il cui nome sarebbe stato certamente scritto accanto a quelli leggendari di altri grandi soprani come la Callas o la Tebaldi, se della sua straordinaria voce fossero rimaste delle incisioni.<\/strong> Uniche testimonianze della sua breve, ma intensa carriera durata appena 8 anni, sono le recensioni apparse sui giornali dell\u2019epoca e un commosso ricordo lasciatoci da Massenet, suo mentore, nel suo volume autobiografico <em>Mes souvenirs<\/em>, dove un intero capitolo, dal titolo <em>Une \u00e9toile<\/em>, \u00e8 dedicato al soprano statunitense, la cui breve parabola esistenziale, costellata di successi, ma conclusa prematuramente e tristemente a causa dell\u2019alcol e della malattia, potrebbe ispirare il soggetto di un libretto d\u2019opera.<br \/>\n<strong>Figlia di un ricco proprietario minerario divenuto, poi, Capo della Giustizia della California, Sybil Sanderson, in seguito alla morte del padre avvenuta nel 1886, insieme con la madre e le sorelle si trasfer\u00ec a Parigi dove, grazie anche alla ricca eredit\u00e0 paterna, ebbe modo di frequentare l\u2019alta societ\u00e0 parigina<\/strong>. Proprio in occasione di una cena presso un\u2019importante famiglia americana avvenne l\u2019incontro con Massenet che l\u2019avrebbe portata a calcare i pi\u00f9 importanti palcoscenici della capitale francese. Lo stesso compositore ricord\u00f2 cos\u00ec l\u2019incontro:<br \/>\n\u201cEro stato messo, al tavolo, accanto a una signora, compositrice di grande talento. Dall\u2019altro lato della mia vicina aveva preso posto un diplomatico francese di un\u2019amabilit\u00e0 complimentosa che passava, mi sembr\u00f2, i limiti. \u00ab<em>Est modus in rebus<\/em>, &#8211; in ogni cosa ci sono dei limiti\u00bb [\u2026]La cena era finita; ci si era ritirati in un salotto per farvi un po\u2019 di musica; stavo abilmente per eclissarmi, quando due signore, vestite di nero, l\u2019una giovane, l\u2019altra pi\u00f9 anziana, furono introdotte.<br \/>\nIl padrone di casa si premur\u00f2 di salutarle e, quasi nello stesso istante, fui presentato a loro.<br \/>\nLa pi\u00f9 giovane era straordinariamente carina; l\u2019altra era sua madre, anche lei molto bella, di quella bellezza assolutamente americana, come quella che spesso ce ne manda la Repubblica stellata.<br \/>\n\u00abCaro maestro, mi disse la giovane, con un accento leggermente messo in rilievo, sono stata pregata di venire in questa casa amica, questa sera, per avere l\u2019onore di conoscerla e di farle sentire la mia voce. Figlia di un giudice supremo, in America, ho perduto mio padre. Egli ci ha lasciato, alle mie sorelle e a me, cos\u00ec come a mia madre, una bella fortuna, ma voglio andare (cos\u00ec si espresse) al teatro. Se, avendo avuto successo, mi si biasimasse, risponderei che il successo scusa tutto!\u00bb<br \/>\nSenza altri preamboli, acconsentii a questo desiderio e mi misi subito al pianoforte. \u00abMi scuser\u00e0, aggiunse lei, se non canto la sua musica. Ci vorrebbe coraggio, davanti a lei, e quel coraggio, io non l\u2019avrei!\u00bb Aveva appena pronunciato queste poche parole che la sua voce risuon\u00f2 in modo magico, abbagliante, nell\u2019aria della \u00abRegina della Notte\u00bb dal <em>Flauto magico<\/em>.<br \/>\n<strong>Che voce prestigiosa! Andava dal sol grave al sol opposto della terza ottava a piena forza e nel pianissimo!<\/strong><br \/>\nEro meravigliato, stupefatto, soggiogato! Quando si incontrano voci simili, \u00e8 una fortuna che esse abbiano il teatro per manifestarsi; appartengono al mondo, loro dominio. Devo dire che, con la rarit\u00e0 di questo organo, avevo riconosciuto nella futura artista un\u2019intelligenza, una fiamma, una personalit\u00e0 che si riflettevano luminosamente nel suo sguardo ammirevole. Quelle qualit\u00e0 sono le prime a teatro\u201d.<br \/>\n<strong>Entusiasta per la scoperta di questa voce che potrebbe essere catalogata tra i soprani drammatici di agilit\u00e0 con una notevole estensione capace di toccare il <em>sol sopracuto<\/em>, Massenet, il giorno dopo, si rec\u00f2 da Hartmann, il suo editore, per comunicargli di aver trovato il soprano che avrebbe cantato nella sua nuova opera<\/strong>. <strong>Si trattava di<em> Esclarmonde<\/em> <\/strong>che fu rappresentata per la prima volta, in occasione dell\u2019Esposizione universale di Parigi, il 15 maggio 1889 all\u2019Op\u00e9ra-Comique, con la Sanderson che debutt\u00f2 riportando un successo strepitoso. L\u2019opera, il cui manoscritto reca nell\u2019ultima pagina anche la firma della Sanderson, ebbe, infatti, ben 99 repliche e Massenet entusiasta, scrisse, sempre nella sua autobiografia:<br \/>\n<strong>\u201c<em>Esclarmonde<\/em> doveva, malgrado tutto, restare il ricordo vivo della rara e bella artista che avevo scelto per la rappresentazione dell\u2019opera a Parigi; essa le consent\u00ec di rendere il suo nome famoso per sempre<\/strong>. [\u2026]<br \/>\n\u00c8 con pensiero riconoscente che, parlando di <em>Esclarmonde<\/em>, le dedico queste righe. Il pubblico numeroso venuto a Parigi, come nel 1889, da tutti i punti del mondo, ha, anch\u2019esso, conservato il ricordo dell\u2019artista che era stata la loro gioia, che aveva fatto le loro delizie\u201d.<br \/>\n<strong>Il successo dell\u2019opera in generale e della Sanderson in particolare \u00e8 confermato anche dalla stampa dell\u2019epoca<\/strong>, anche se Arthur Pougin, pur apprezzando la bellezza della Sanderson, su \u00abLe M\u00e9nestrel\u00bb manifest\u00f2 qualche dubbio sulle sue doti vocali e sulle qualit\u00e0 d\u2019interprete:<br \/>\n\u201cFu dunque necessario ingaggiare la signorina Sanderson, che non ha affatto 19 anni, come alcuni pretendono, ma che ne conta 25 suonati, dal momento che ella aveva 21 anni e nove mesi quando \u00e8 stata ammessa al Conservatorio, il 26 gennaio 1886, nelle classi di Bax e Mangin che abbandonava poco tempo dopo, di nascosto, senza degnarsi di dire dove portava i suoi passi discreti e leggeri. Ci\u00f2 non toglie nulla alla bellezza angelica della giovane americana, la cui fisionomia elegante e candida si addice meravigliosamente al personaggio che ella si \u00e8 caricata di rappresentare. La voce \u00e8 meno soddisfacente. \u00c8 una voce di soprano <em>sfogatissimo<\/em>, cio\u00e8 sopracuta che si muove solo nelle alte regioni del cielo, e a cui la terra, intendo dire il registro medio, \u00e8 totalmente interdetto. Immaginatevi qualcosa come un ottavino umano, che ha una sola ottava a sua disposizione ed \u00e8 costretto ad operare all\u2019interno dell\u2019estensione di questa ottava i <em>tours de force <\/em>che Berlioz paragonava ai pianti di un piccolo cane la cui coda provava dei fastidi inattesi [\u2026]. Per mia parte, preferirei un\u2019artista dotata di una voce meno straordinaria, e che non di meno saprebbe dire e fraseggiare, il che non \u00e8 il caso della Sanderson. Ma che collo, che braccia, che spalle e che grazioso viso\u201d (A. Pougin, <em>Esclarmonde<\/em>, in \u00abLe M\u00e9nestrel\u00bb, ann. 55, n. 20, 19 maggio 1889, pag. 155).<br \/>\n<strong>Positivo \u00e8 nel complesso il giudizio sulla <em>performance <\/em>della Sanderson di Auguste Vitu che sulle colonne di \u00abLe Figaro\u00bb (16 maggio 1889) scrisse:<\/strong><br \/>\n\u201c\u00c8 venuto il tempo di parlare dell\u2019esecuzione e innanzitutto della signorina Sanderson. Questa ragazza, dal viso candido, dagli occhi limpidi, che faceva questa sera la sua prima apparizione davanti al pubblico, possiede una voce cristallina, un po\u2019 sottile nella parte mediana, che si fortifica e si arrotonda nella misura in cui sale alle regioni superiori; le si potrebbe applicare la massima di Fouquet: \u00ab<em>Quo non ascendam?\u00bb \u00abDove non salir\u00f2\u00bb. <\/em><strong>Io non parlo dei do e dei re al disopra del pentagramma che ella prodiga con una facilit\u00e0 inaudita; ma al quarto atto arriva diatonicamente fino a un quarto pi\u00f9 alto, cio\u00e8 fino a un sol acuto, nota propria dell\u2019ottavino, che, per quanto io credo, non era mai uscita fin\u2019ora dalla gola di alcuna cantante.<\/strong> Colpita all\u2019inizio della serata da un turbamento che si \u00e8 accresciuto a causa di un leggero incidente vocale nel primo atto, la signorina Sybil Sanderson ha ripreso prontamente il dominio di s\u00e9 e ha cantato con una semplicit\u00e0 magistrale il pianto di Esclarmonde, meritando abbastanza applausi pi\u00f9 desiderabili e pi\u00f9 duraturi di quelli del <em>contro-sol<\/em>, ironicamente battezzato <em>la Nota-Eiffel<\/em> dell\u2019Op\u00e9ra-Comique\u201d.<br \/>\n<strong>Anche Fourcaud su \u00abLe Gaulois\u00bb (16 maggio 1889) denunci\u00f2 il carattere disomogeneo della voce della Sanderson<\/strong>:<br \/>\n\u201cPer quanto riguarda gli interpreti, si sa con quale curiosit\u00e0 era atteso il debutto della Sanderson. Questa giovane cantante possiede un organo estremamente acuto, ma poco omogeneo nella parte centrale. Io non sono molto sensibile a queste note sopraelevate che hanno mandato in visibilio una parte del pubblico. In pi\u00f9 la signorina Sanderson ha delle qualit\u00e0 espressive, d\u2019intelligenza scenica, una grazia particolare e una fresca bellezza\u201d.<br \/>\n<strong>Esplicitamente composta per la voce della Sanderson, a cui Massenet dedic\u00f2 la partitura, la parte vocale della protagonista ci permette di intuire le reali potenzialit\u00e0 di questo straordinario soprano.<\/strong> Per quanto disomogenea, la voce della Sanderson certamente riusciva ad adattarsi perfettamente ad un\u2019estensione che va dal <em>mi <\/em>dell\u2019ottava centrale fino al famoso <em>sol <\/em>sopracuto del duetto con Roland del quarto atto. Nella parte vocale di Esclarmonde scende anche fino al <em>do centrale<\/em>, ma questi suoni, rispetto al <em>mi<\/em> che appare come il punto di partenza per le arcate melodiche, sono piuttosto rari. Nel quarto atto, inoltre, Massenet, per evitare forse problemi indotti dalla disomogeneit\u00e0 della voce della cantante e per dare nel contempo maggiore illusione di realt\u00e0, scrisse nella sua parte dei recitati ritmici per le parole <em>Donc pour sauver la vie \u00e0 celui<\/em>.<br \/>\n<strong>Pur non essendo stata la prima interprete di <em>Manon<\/em>, Sybil Sanderson leg\u00f2 il suo nome anche alla celeberrima eroina di Massenet, alla quale prest\u00f2 la sua voce in occasione della ripresa dell\u2019opera, sei anni dopo l\u2019ultima rappresentazione, il 12 ottobre del 1891 all\u2019Op\u00e9ra-Comique<\/strong>. Dopo la prematura scomparsa all\u2019et\u00e0 di 35 anni, nel 1886, in seguito a una fulminante malattia, di Marie Heilbronn, che era stata la prima interprete il 19 gennaio 1884 all\u2019Op\u00e9ra-Comique, nessun altro soprano, infatti, si era cimentato in questo ruolo. <strong>A questa ripresa e al grande soprano americano il numero del 24 ottobre 1891 del settimanale \u00abL\u2019univers illustr\u00e9\u00bb (p. 517), oltre a pubblicare un\u2019illustrazione della Sanderson in prima pagina nelle vesti proprio di Manon, dedic\u00f2 ampio spazio al suo debutto in questo ruolo<\/strong>. Nella rivista si legge a firma di Fernand Bourgeat, infatti:<br \/>\n\u201cE, malgrado l\u2019eclatante successo ottenuto, nel 1884, da questa op\u00e9ra-comique adorabile e affascinante, nessuna ripresa era stata fatta da pi\u00f9 di sei interi anni. Ci\u00f2 era dovuto al fatto che Massenet non aveva, dopo la scomparsa della creatrice del ruolo, &#8211; la compianta signorina Heilbronn, &#8211; scoperto \u00abManon\u00bb degne di succederle.<br \/>\nQuesto ostacolo non esiste pi\u00f9. Egli ha trovato, riunite nella persona della signorina Sanderson, tutte le rare seduzioni richieste per la perfetta incarnazione del personaggio dell\u2019abate Pr\u00e8vost: la bellezza, lo spirito, la grazia, la giovinezza; e tutti questi doni sono messi al servizio del talento compiuto di un\u2019attrice di commedia deliziosa e della voce adorabile di una cantante fuori dall\u2019ordinario.<br \/>\nIl bel ritratto della signorina Sanderson che pubblichiamo in testa a queste pagine, &#8211; e che \u00e8 la fedele riproduzione di una fotografia appositamente scattata per noi dall\u2019abile signor Benque, &#8211; ci dispensa d\u2019insistere sulle affascinanti qualit\u00e0 fisiche dell\u2019indimenticabile creatrice di <em>Esclarmonde<\/em>, diventata la sola, la vera <em>Manon<\/em>.<br \/>\nIl successo della signorina Sanderson \u00e8 stato trionfale: le chiamate, le ovazioni, le acclamazioni unanimi di cui \u00e8 stata l\u2019oggetto in occasione di questa presa di possesso di un ruolo che le si addice bene, hanno definitivamente consacrata \u00abstella di prima grandezza\u00bb questa giovane artista cos\u00ec miracolosamente dotata da tutti i punti di vista\u201d.<br \/>\n<strong>Pi\u00f9 attento agli aspetti musicali di questa ripresa fu Charles Darcours, su \u00abLe Figaro\u00bb<\/strong> (13 ottobre 1891 p. 3), il quale, dopo aver affermato che Massenet aveva introdotto soltanto una gavotta con vocalizzi nella scena del Cours-la-Reine, per la verit\u00e0 inserita gi\u00e0 nella partitura per le rappresentazioni inglesi della <em>Manon<\/em> dove a interpretare il ruolo dell\u2019eponima protagonista era stata Marie-Roze, dedic\u00f2 una parte dell\u2019articolo alla performance della Sanderson, non solo esaltata per la straordinaria estensione della sua voce e per la sua bellezza, ma anche per le sue doti d\u2019interprete che si erano sicuramente col tempo affinate dopo qualche piccola critica a proposito di <em>Esclarmonde<\/em>:<br \/>\n\u201cDal primo atto, il successo della signorina Sanderson \u00e8 stato solido. La bella cantante ci \u00e8 apparsa pi\u00f9 navigata, cantante brillante, fine dicitrice, a momenti attrice da commedia estremamente abile; la sua voce \u00e8 d\u2019una estensione straordinaria, lei la conduce con una sorprendente sicurezza all\u2019assalto dei passi pi\u00f9 ardui; poi nelle scene di carattere espressivo ne trae degli accenti di una dolcezza infinita. Sorridente e curiosa nel primo atto, sognatrice nel secondo, cantante brillante nel terzo, appassionata nella grande scena della chiesa, la signorina Sybil Sanderson non ha cessato di raccogliere applausi ed \u00e8 stata chiamata pi\u00f9 volte in ogni atto\u201d.<br \/>\n<strong>Pochissimo spazio \u00e8 dedicato agli aspetti interpretativi da Louis Fourcaud su \u00abLe Gaulois\u00bb (13 ottobre 1891, p. 3).<\/strong> Il giornalista francese, in genere pi\u00f9 severo e forse anche pi\u00f9 obiettivo nella sue cronache teatrali rispetto ad altri suoi colleghi, dopo essersi chiesto, <em>l\u2019opera ritrover\u00e0 oggi l\u2019accoglienza che le fu fatta, allorch\u00e9 la signorina Heilbronn ne incarnava il principale ruolo?<\/em> aggiungeva subito dopo con una certa ironia sulla perfomance esecutiva: <em>Se la signorina Sanderson ha prestato al personaggio di Manon il prestigio della sua eclatante bellezza, il tenore Delmas non aveva altro che la sua buona volont\u00e0 per mascherare le sue defaillance.<\/em> Accennando all\u2019indiscussa oggettiva bellezza della Sanderson, Fourcaud sorvola sugli aspetti strettamente musicali della performance quasi a mostrare di non aver apprezzato l\u2019esecuzione nel suo complesso e nei singoli interpreti. \u2018<br \/>\n<strong>Un giudizio negativo \u00e8, invece, espresso da L\u00e9on Kerst su \u00abLe P\u00e9tit Journal\u00bb<\/strong> (13 ottobre 1891 p. 2). Per il giornalista francese, rimasto legato all\u2019interpretazione che ne avevano dato la Heilbronn e Jean-Alexandre Talazac (De Grieux) infatti:<br \/>\n\u201cLa ripresa di <em>Manon<\/em>, bench\u00e9 i due interpreti principali non posseggano gli stessi brillanti mezzi di coloro che ne hanno creato i ruoli, non desta minore curiosit\u00e0. La signorina Sanderson, evidentemente meno a suo agio che in <em>Esclarmonde<\/em>, che le era stata tagliata su misura, mostra una Manon piena di grazia e di fascino, il che va bene per l\u2019attrice, quanto alla cantante ella non possiede il tipo di voce che si addice alla parte di soprano scritta da Massenet. Sarebbe stata la migliore Philine che si fosse mai sentita, mentre sembrava smorta in Manon, non essendo capace di rendere abbastanza drammatico il suo delicato organo, fatto per le fini gracilit\u00e0 piuttosto che per il grandi slanci teatrali\u201d.<br \/>\n<strong>Positivo \u00e8, invece, il giudizio di Arthur Pougin su \u00abLe M\u00e9nestrel\u00bb (18 ottobre 1891, Ann. 27, n. 42, p. 252):<\/strong> \u201cLa signorina Sanderson ha guadagnato forse ancora in bellezza, da quando, per la prima volta, ci \u00e8 apparsa in <em>Esclarmonde<\/em>; ha guadagnato certamente in talento. La sua voce ha preso della corposit\u00e0, dell\u2019uguaglianza, e se l\u2019agilit\u00e0 \u00e8 sempre la stessa, la frase \u00e8 pi\u00f9 chiara, l\u2019articolazione pi\u00f9 morbida, e le note del registro inferiore pi\u00f9 piene e pi\u00f9 corpose di quanto non lo fossero prima. Ha ottenuto degli accenti molto felici per tutta la durata di questo ruolo cos\u00ec difficile, e il suo successo \u00e8 stato completo. Ha meritato gli applausi molto calorosi soprattutto per l\u2019aria e per la gavotta del terzo atto, della quale ho gi\u00e0 segnalato da parte sua la brillante esecuzione\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Une \u00e9toile oubli\u00e9e. 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