{"id":78411,"date":"2014-12-06T15:35:08","date_gmt":"2014-12-06T14:35:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=78411"},"modified":"2016-12-11T17:05:54","modified_gmt":"2016-12-11T16:05:54","slug":"venezia-teatro-la-fenice-simon-boccanegra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/venezia-teatro-la-fenice-simon-boccanegra\/","title":{"rendered":"Venezia, Teatro La Fenice: &#8220;Simon Boccanegra&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Venezia, Teatro La fenice, Lirica e balletto, Stagione 2014-2015<\/em><br \/>\n<strong>\u201cSIMON BOCCANEGRA\u201d<\/strong><br \/>\nMelodramma in un prologo e tre atti su libretto di Francesco Maria Piave con aggiunte e modifiche di Arrigo Boito dal dramma <em>Sim\u00f3n Bocanegra<\/em> di Antonio Garc\u00eda Guti\u00e9rrez<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Simon Boccanegra<\/em> SIMONE PIAZZOLA<br \/>\n<em>Jacopo Fiesco<\/em> GIACOMO PRESTIA<br \/>\n<em>Paolo Albiani<\/em> JULIAN KIM<br \/>\n<em>Pietro <\/em>LUCA DALL\u2019AMICO<br \/>\n<em>Maria Boccanegra<\/em> MARIA AGRESTA<br \/>\n<em>Gabriele Adorno <\/em>FRANCESCO MELI<br \/>\n<em>Un capitano dei balestrieri<\/em> COSIMO D\u2019ADAMO<br \/>\n<em>Un\u2019ancella di Amelia<\/em> ANDREA LIA RIGOTTI<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro La Fenice<br \/>\nDirettore <strong>Myung-Whun Chung<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Claudio Marino Moretti<\/strong><br \/>\nRegia e scene <strong>Andrea De Rosa<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Alessandro Lai<\/strong><br \/>\nLight e video designer <strong>Pasquale Mari<\/strong><br \/>\nMimo <strong>Valentina Diana<\/strong><br \/>\nNuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice<br \/>\n<em>Venezia, 2 dicembre 2014<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una doppia inaugurazione, nel nome di Giuseppe Verdi, per la nuova stagione lirica del Teatro La Fenice: la prima opera inaugurale \u00e8 il <em>Simon Boccanegra<\/em>, in un nuovo allestimento prodotto dalla Fondazione veneziana; la seconda <em>La Traviata<\/em>, nel collaudatissimo allestimento \u2013 con la regia di Robert Carsen e sul podio Diego Matheuz \u2013, che da qualche anno si \u00e8 meritato ampio successo. Per essere stato definito, in riferimento alla sua prima versione, \u201cun tavolo che tentenna non si sa da che gamba\u201d \u2013 come scrive Boito in una lettera indirizzata a Verdi, nell&#8217;accingersi a collaborare insieme a lui ad un&#8217;attenta revisione dell&#8217;opera a pi\u00f9 di vent&#8217;anni dall&#8217;insuccesso della prima veneziana \u2013 o il \u201cfiglio gobbo\u201d, cui si vuole un bene particolare \u2013 come Verdi stesso confider\u00e0 in tarda et\u00e0 al nipote Carrara \u2013, il <em>Simon Boccanegra<\/em>, nella veste che tutti conosciamo, \u00e8 certamente tra le partiture pi\u00f9 straordinarie del Maestro di Busseto, pur con qualche debolezza nella trama, peraltro ampiamente risolta dal genio drammaturgico-musicale verdiano, e con qualche variegatura stilistica, essendo un&#8217;opera che \u2013 a motivo della sua travagliata genesi \u2013 guarda sia al passato che all&#8217;avvenire. \u00c8 innegabile, a tal proposito, che Paolo, il traditore, prefigura Jago nell&#8217;<em>Otello<\/em>, mentre Simone, che nel giardino dei Grimaldi si rivolge ad Amelia, intonando una melodia cortese e colloquiale precorre Rodrigo, nel momento in cui, nel <em>Don Carlos, <\/em>riferisce alla dame della regina le ultime novit\u00e0 parigine. Al futuro \u00e8 rivolta anche buona parte del prologo \u2013 che Verdi sostanzialmente non modific\u00f2 rispetto alla versione originaria, se non per conferirgli una struttura unitaria \u2013, introdotto da un preludio basato su un tema che il Mila defin\u00ec con icastica chiarezza una \u201ccellula drammatico-narrativa a vite perpetua\u201d, per la sua possibilit\u00e0 di essere prolungato a piacere, e in cui Riccardo Muti \u2013 e questo la dice lunga sulla formazione del compositore, tutt&#8217;altro che provinciale \u2013 ha riconosciuto assonanze schumanniane. Rivolto al passato, invece, \u00e8 indubbiamente il tumultuoso finale del prologo, che rievoca il Verdi risorgimentale; un finale a suo tempo tacciato, da qualche critico schifiltoso, addirittura di volgarit\u00e0, senza pensare che, se il compositore lo mantenne cos\u00ec com&#8217;era nella prima versione, questo avvenne perch\u00e9, in base al suo acutissimo senso del teatro, lo riteneva particolarmente adatto ad esprimere con forza trascinante l&#8217;improvviso cambiamento di clima in un&#8217;opera dalle tinte generalmente fosche, nella quale le oscure trame di palazzo, gli odi atavici, che lavorano nell&#8217;ombra, vengono interrotti solo dall&#8217;irruenza rovente del popolo eccitato. Per il resto il <em>Simon Boccanegra<\/em> ha pi\u00f9 di qualche elemento in comune con <em>Il trovatore<\/em>: dal lamento di Fiesco per la morte di Maria (\u201dIl lacerato spirito\u201d), accompagnato dal compianto funebre all&#8217;interno del palazzo, che ricorda il \u201cMiserere\u201d dell&#8217;opera precedente, al motivo cantato da Gabriele Adorno prima di apparire sulla scena, dove lo attende Amelia, che ricalca un&#8217;analoga situazione nel <em>Trovatore<\/em>.<br \/>\nTra il prologo e i tre atti trascorrono ben venticinque anni, ed \u00e8 strana coincidenza che pi\u00f9 o meno lo stesso scarto temporale \u2013 ventiquattro anni: dal 1857 al 1881 \u2013 separi nella realt\u00e0 la comparsa delle due versioni. Nel frattempo il teatro musicale europeo aveva conosciuto una significativa evoluzione: se Wagner aveva concepito un dramma musicale \u201cdurchkomponiert\u201d, e cio\u00e8 non pi\u00f9 formato da numeri musicali separati, bens\u00ec da un flusso di musica continuo dall&#8217;inizio alla fine di ogni atto, anche Verdi, grazie alle nuove esperienze maturate nel campo del <em>grand-op\u00e9ra, <\/em>rappresentate da <em>Les v\u00eapres siciliennes <\/em>(1855) e <em>Don Carlos <\/em>(1867), si stava avvicinando ad un&#8217;analoga visione unitaria della forma operistica. Cos\u00ec quando mise mano alla rielaborazione del <em>Simon Boccanegra<\/em>, la cui struttura originaria era articolata in pezzi chiusi secondo i canoni del melodramma italiano dell\u2019Ottocento, punt\u00f2 innanzi tutto alla continuit\u00e0 del discorso musicale, attraverso quella che \u00e8 stata definita come \u201carte della transizione\u201d. Ma non si pu\u00f2 tralasciare di fare almeno un cenno alla nuova strumentazione, raffinata e varia, ricca di contrasti com&#8217;\u00e8 del Verdi migliore: dall\u2019estrema rarefazione degli strumenti solistici al <em>plenum <\/em>pi\u00f9 impetuoso.<br \/>\nEd \u00e8 proprio da quest&#8217;ultima osservazione che intendiamo partire per offrire un resoconto della serata, per molti versi memorabile, nel corso della quale uno dei protagonisti, se non \u201cil protagonista\u201d \u00e8 stato<strong> Myung-Whun Chung<\/strong>, ormai di casa a Venezia, salutato calorosamente dal pubblico fin dal suo primo apparire in buca dell&#8217;orchestra. In effetti la direzione del maestro coreano \u00e8 apparsa ineccepibile sotto ogni punto di vista. Egli si \u00e8 confermato un grande direttore anche per quanto concerne il repertorio verdiano, curando e valorizzando \u2013 grazie al supporto di un&#8217;orchestra in stato di grazia \u2013 ogni aspetto della partitura: dalla ricordata raffinatezza dell&#8217;orchestrazione all&#8217;interesse di certe soluzioni armoniche, dalla sfumatura pi\u00f9 sottile al contrasto pi\u00f9 dirompente. Nel preludio, che come altre pagine dell&#8217;opera \u00e8 percorso dal respiro del mare (certamente uno dei protagonisti dell&#8217;opera, che a suo modo partecipa dei drammi dei personaggi come delle loro speranze), la sua interpretazione \u2013 caratterizzata, qui come altrove, da una spiccata sensibilit\u00e0 timbrica e tempi abbastanza stringati, pur senza mai arrivare a certi effetti quasi bandistici che si sentono a volte anche da parte di direttori che dovrebbero essere \u201cverdiani doc\u201d \u2013 ha sfoggiato una ricca tavolozza di colori e continue sottigliezze espressive. Perfetta, nel prosieguo, anche l&#8217;intesa tra l&#8217;orchestra e i cantanti, che hanno potuto dare il meglio di s\u00e9, grazie all&#8217;intelligenza, all&#8217;autorevolezza, alla sensibilit\u00e0 dimostrate da Chung nella concertazione, come \u00e8 risultato particolarmente evidente nelle scene d&#8217;insieme.<br \/>\nEssenziale ma efficace, in linea con la concezione del direttore, la regia di <strong>Andrea De Rosa<\/strong>, nel rispetto della tradizione senza indulgere in affettazioni romanticheggianti, attraverso una sobria gestualit\u00e0. Sobrie anche le scene, ideate dallo stesso de Rosa. Vi campeggia, in larga parte dello spettacolo, un enorme pannello scuro, su cui spicca la statua di una madonnina illuminata \u2013 a rappresentare la facciata del palazzo dei Fieschi \u2013, ai margini del quale si intravede il tenue movimento del mare, la cui presenza si coglie peraltro in tutta l&#8217;opera: si tratta di un video \u2013 a cura di<strong> Pasquale Mari,<\/strong> cui sono dovute anche le indovinatissime luci \u2013, registrato nei luoghi e nelle ore corrispondenti alle varie situazioni sceniche. Su questo pannello si aprono talora piccole finestre, che mostrano l&#8217;interno del palazzo o altre pi\u00f9 ampie, che danno direttamente sul mare, come nelle ultime struggenti scene, in cui Simone morente saluta per l&#8217;ultima volta l&#8217;azzurra distesa, che fu testimone della sua gloria e ora gli porge l&#8217;ultimo conforto. Tradizionali, con sobriet\u00e0 e buon gusto, i costumi di <strong>Alessandro Lai<\/strong>, che solo per Boccanegra tendono al rosso, mentre sono di colore scuro per gli altri personaggi. Quanto ai cantanti, un altro mattatore della serata \u00e8 stato il baritono <strong>Simone Piazzola<\/strong>, per la prima volta nei panni del primo doge genovese, che ha sfoggiato una voce dal timbro piuttosto chiaro, interpretando questo ruolo davvero impegnativo con sicuro controllo dei propri mezzi vocali, espressivo fraseggio nel frequente declamato, sensibilit\u00e0, presenza scenica, ad esprimere i propri affetti pi\u00f9 intimi (\u201cFiglia! a tal nome io palpito\u201d) come la sua utopica visione politica nella grande scena che si svolge nella Sala del Consiglio presso il Palazzo degli Abati (\u201cPlebe! Patrizi!&#8230; Popolo\u201d).<br \/>\nAssolutamente all&#8217;altezza anche gli altri componenti del <em>Cast<\/em>. <strong>Maria Agresta<\/strong> \u00e8 un&#8217;Amelia, che sa esprimere, con impeto giovanile, l&#8217;amore per Gabriele quanto, con tenerezza, l&#8217;affetto filiale, grazie ad una voce dal timbro omogeneo, particolarmente a suo agio nel registro medio, ma anche svettante con brillantezza nell&#8217;acuto, come si \u00e8 potuto apprezzare nella nostalgica \u201cCome in quest\u2019ora bruna\u201d, una delle poche romanze di tutta l&#8217;opera. Francesco Meli, analogamente, si \u00e8 confermato il grande cantante che tutti apprezziamo da tempo, e di cui \u2013 non appaia una banalit\u00e0 \u2013 colpisce sempre, prima di tutto, la bellezza della voce dal timbro tenuemente brunito, senza per questo sminuire la recitazione, la musicalit\u00e0, la gestualit\u00e0 sulla scena, di cui anche questa volta ha dato un&#8217;eccellente prova, risultando irresistibile in un&#8217;altra delle poche romanze dell&#8217;opera: \u201cSento avvampar nell\u2019anima\u201d. <strong>Giacomo Prestia<\/strong>, gradevole voce di basso profondo, si \u00e8 rivelato un Fiesco fiero e spietato, ma anche, alla fine, intenerito dal pentimento, sapendo aderire ad uno di quei mutamenti psicologici, che fanno la grandezza di Verdi. Ottima anche la prestazione di <strong>Julian Kim<\/strong>, dotato di un&#8217;omogenea voce di baritono, a tratteggiare un Paolo Albiani giustamente perfido fino ad assumere \u2013 senza esagerare \u2013 qualche tratto demoniaco, e di<strong> Luca Dall&#8217;amico<\/strong>, nel ruolo di Piero. Di buona professionalit\u00e0 le prestazioni offerte dalle parti minori: <strong>Andrea Lia Rigotti<\/strong> (Un&#8217;ancella di Amelia) e <strong>Cosimo D\u2019Adamo<\/strong> (Un capitano dei balestrieri). Magnifica la prestazione del coro in particolare nelle scene \u201cpopolari\u201d, sempre perfettamente istruito da <strong>Claudio Marino Moretti<\/strong>. Successo ovviamente calorosissimo, nonch\u00e9 meritatissimo per tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, Teatro La fenice, Lirica e balletto, Stagione 2014-2015 \u201cSIMON BOCCANEGRA\u201d Melodramma in un prologo e tre atti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":78416,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[5044,1463,536,1478,153,4126,2385,5874,145,401,1637,319],"class_list":["post-78411","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alessandro-lai","tag-andrea-de-rosa","tag-francesco-meli","tag-giacomo-prestia","tag-giuseppe-verdi","tag-julian-kim","tag-luca-dallamico","tag-myung-whun-chung","tag-opera-lirica","tag-simon-boccanegra","tag-simone-piazzola","tag-teatro-la-fenice-di-venezia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78411","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=78411"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78411\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87549,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78411\/revisions\/87549"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/78416"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=78411"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=78411"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=78411"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}