{"id":78680,"date":"2014-12-23T09:54:44","date_gmt":"2014-12-23T08:54:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=78680"},"modified":"2016-12-16T17:02:20","modified_gmt":"2016-12-16T16:02:20","slug":"milano-teatro-alla-scala-fidelio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/milano-teatro-alla-scala-fidelio\/","title":{"rendered":"Milano, Teatro alla Scala: &#8220;Fidelio&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro alla Scala di Milano \u2013 Stagione d\u2019Opera e Balletto 2014\/2015<\/em><br \/>\n<strong>\u201cFIDELIO\u201d<\/strong><br \/>\nOpera in due atti \u2013 Libretto di Joseph Ferdinand Sonnleithner e Georg Friedrich Treitschke<br \/>\nMusica di <strong>Ludwig van Beethoven<\/strong><br \/>\n<em>Don Fernando<\/em> PETER MATTEI<br \/>\n<em>Don Pizarro<\/em> FALK STRUCKMANN<br \/>\n<em>Florestan<\/em> KLAUS FLORIAN VOGT<br \/>\n<em>Leonore<\/em> ANJA KAMPE<br \/>\n<em>Rocco<\/em> KWANGCHUL YOUN<br \/>\n<em>Marzelline<\/em> MOJCA ERDMANN<br \/>\n<em>Jaquino<\/em> FLORIAN HOFFMANN<br \/>\n<em>Erster Gefangener<\/em> ORESTE COSIMO<br \/>\n<em>Zweiter Gefangener<\/em> DEVIS LONGO<br \/>\nCoro e Orchestra del Teatro alla Scala<br \/>\nDirettore <strong>Daniel Barenboim<\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Bruno Casoni<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Deborah Warner<\/strong><br \/>\nScene e costumi <strong>Chloe Obolensky<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Jean Kalman<\/strong><br \/>\nNuova produzione Teatro alla Scala<br \/>\n<em>Milano, 20 dicembre 2014<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Fidelio<\/em> di Beethoven che ha inaugurato la Stagione d\u2019Opera 2014\/2015 del Teatro alla Scala di Milano e che \u00e8 giunto alla sua quarta rappresentazione con la recita di questa sera, costituisce una tappa storica per il teatro milanese: segna la fine del mandato di <strong>Daniel Barenboim<\/strong> quale direttore musicale e l\u2019inizio ufficiale dei lavori di Alexander Pereira quale direttore artistico e sovrintendente.<br \/>\nDurante i suoi nove anni di presenza al Piermarini, Barenboim ha ricevuto quasi sempre affetto incondizionato dal pubblico milanese, riconoscente al maestro argentino per la sua generosit\u00e0 nell\u2019impegno a divulgare la musica (anche attraverso il mezzo televisivo, i libri e le presentazioni pubbliche relative) che ha di fatto favorito un rapporto diretto col pubblico stesso. Tuttavia, l\u2019esito delle produzioni che lo vedevano coinvolto in prima persona non ha raccolto sempre giudizi positivi dalla critica (come al contrario fu per il memorabile <em>Tristan und Isolde<\/em> di Wagner che inaugur\u00f2 la stagione 2007\/2008), basti pensare al <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> della scorsa stagione, piuttosto deludente sotto molti punti di vista.<br \/>\nCon questo <em>Fidelio<\/em>, secondo il modesto parere di chi scrive, Barenboim ha trovato il modo migliore per chiudere una fase importante della sua carriera e della vita del Teatro alla Scala: ha diretto un\u2019opera a lui molto congeniale, formando (in accordo con il responsabile delle compagnie di canto, evidentemente) un cast di voci idonee ai ruoli che dovevano ricoprire e mettendo in campo le sue qualit\u00e0 migliori. Da grande conoscitore della sinfonia, ha esaltato l\u2019aspetto prettamente sinfonico dell\u2019opera senza trascurarne il senso drammatico, dimostrando a chi pensa che <em>Fidelio<\/em> non ne abbia, che si sbaglia di grosso; contribuendo cos\u00ec a demolire alcuni luoghi comuni intorno a <em>Fidelio<\/em> e per un musicista questo \u00e8 senz\u2019altro uno degli obiettivi pi\u00f9 nobili e uno dei risultati pi\u00f9 apprezzabili.<br \/>\nBarenboim ha scelto di eseguire la <em>Leonore n.2<\/em> come sinfonia d\u2019apertura poich\u00e9, a suo parere, sintetizza meglio il contenuto drammatico dell\u2019opera, anche se Beethoven stesso la scart\u00f2, seguendo quindi un criterio che forse ha fatto storcere il naso a qualche musicologo, del cui lavoro, per la verit\u00e0, Barenboim non ha mai dimostrato un grande interesse.<br \/>\nL\u2019orchestra, dalla sua parte, ha dato il meglio di s\u00e9 forse perch\u00e9 emotivamente coinvolta dal commiato del suo direttore musicale e ha assecondato e seguito con partecipazione la concertazione di Barenboim, il cui gesto non briller\u00e0 per eleganza e precisione ma ha il pregio di comunicare perfettamente l\u2019intenzione musicale. Del resto, si sa che l\u2019orchestra ha sempre apprezzato le qualit\u00e0 squisitamente musicali del direttore, un uomo che, a detta di gran parte delle persone che ci hanno lavorato assieme, <em>vive<\/em> letteralmente nella musica.<br \/>\n\u00c8 forse vero che durante gli anni di Barenboim e Lissner (sovrintendente e direttore artistico che ha preceduto Pereira), ad essere bistrattato \u00e8 stato pi\u00f9 che altro il repertorio italiano (e su tutti Verdi) anche per l\u2019inadeguatezza e discutibilit\u00e0 di registi, cantanti e direttori d\u2019orchestra.<br \/>\nSi deve per\u00f2 dare il merito agli stessi Barenboim e Lissner di aver offerto al pubblico della Scala la possibilit\u00e0 di godere dell\u2019ascolto di opere raramente eseguite (e per alcune si fatica a capire il perch\u00e9, dal momento che nei cartelloni degli altri paesi compaiono di frequente) e di spettacoli che hanno lasciato il segno per la qualit\u00e0 altissima dell\u2019esecuzione e della messinscena, come ad esempio il <em>Peter Grimes<\/em> di Britten diretto da Robin Ticciati con la regia di Richard Jones.<br \/>\nUn\u2019altra opera di Britten, <em>Death in Venice<\/em>, rientra a pieno titolo nell\u2019elenco di questi spettacoli memorabili, soprattutto per la regia curata da <strong>Deborah Warner<\/strong>, la stessa regista che firma la regia del <em>Fidelio<\/em> di cui ci stiamo occupando.<br \/>\nQuesto <em>Fidelio<\/em> non ha forse la poesia visiva che aveva <em>Death in Venice<\/em> ma del resto pi\u00f9 l\u2019opera \u00e8 famosa e pi\u00f9 risulta difficile dire qualcosa di nuovo e in modo nuovo (fatto dimostrato dalla regia del <em>Don Giovanni<\/em> curata da Robert Carsen per l\u2019apertura della stagione 2011 \/ 2012 che non fu sorprendente come quasi sempre \u00e8 Carsen).<br \/>\nSi tratta comunque di un allestimento di altissimo pregio quello curato dalla Warner, da <strong>Chloe Obolensky<\/strong> (Scene e costumi) e da <strong>Jean Kalman<\/strong> (luci) e ben calibrato sugli interpreti. Proprio questo aspetto ha colpito molto, tutti gli interpreti davano vita a personaggi autentici e questo senz\u2019altro grazie alle loro capacit\u00e0 e alla loro esperienza ma sicuramente anche grazie alla guida attenta e intelligente del gruppo Warner-Obolensky-Kalman.<br \/>\nLa Warner e il suo staff hanno ricreato sul palcoscenico una realt\u00e0 quotidiana che il pubblico pu\u00f2 riconoscere (come del resto avveniva quando veniva rappresentata un\u2019<em>op\u00e9ra \u00e0 sauvetage<\/em>, quale \u00e8 <em>Fidelio<\/em>) ambientando l\u2019opera in una fabbrica abbandonata, utilizzata provvisoriamente come prigione, un luogo \u2013 come ha avuto modo di spiegare la stessa Warner \u2013 dove sono stati commessi efferati crimini di guerra e dove uomini sono stati fatti sparire per essere uccisi.<br \/>\nIn questo contesto \u00e8 normale che ad emergere, per contrasto, sia l\u2019aspetto nobile della vicenda: nel buio della prigione, in un luogo cos\u00ec tetro e soffocante \u00e8 facile farsi convincere del fatto che l\u2019unica cosa che possa salvare il prigioniero sia l\u2019amore tenace dell\u2019amata.<br \/>\nL\u2019opera richiede interpreti di prim\u2019ordine; soprattutto i ruoli principali, Leonore e Florestan, impongono un impegno vocale non indifferente.<br \/>\nIl personaggio di Leonore \u00e8 stato impersonato da <strong>Anja Kampe<\/strong> che ha dimostrato ottime qualit\u00e0 in termini di presenza scenica e di resa della parte vocale. Anche se il cambio dei registri risulta a volte un po\u2019 macchinoso e qualche acuto un po\u2019 corto, il colore della voce \u00e8 molto interessante e conferisce al personaggio la giusta fierezza e determinazione che lo contraddistinguono. Il risultato raggiunto dal soprano tedesco \u00e8 ragguardevolissimo dal momento che si tratta di un ruolo cos\u00ec complesso (forse solo Kirsten Flagstad era in grado di cantarlo dall\u2019inizio alla fine senza la minima sbavatura).<br \/>\nLa Kampe ha gestito egregiamente la grande scena del primo atto (\u201c<em>Abscheulicher! Wo eilst du hin?\u201d<\/em>), cesellando ogni sfumatura con grande intelligenza interpretativa e ha dato prova delle sue fini capacit\u00e0 attoriali specialmente durante l\u2019incontro con Florestan all\u2019interno della prigione sotterranea. Ha mostrato i segni della stanchezza solamente \u00a0durante il duetto dei due amanti finalmente ritrovati, <em>\u201cO namenlose Freude\u201d<\/em>.<br \/>\nAnche Florestan, <strong>Klaus Florian Vogt<\/strong>, non ha deluso le aspettative, affrontando il ruolo con un canto sincero e chiaro dal punto di vista della dizione (che sembra il risultato di un approccio liederistico nella resa del testo), anche se con l\u2019avanzamento dell\u2019opera ha un po\u2019 perso la morbidezza che aveva all\u2019inizio, non riuscendo a evitare qualche durezza nell\u2019emissione.<br \/>\nApplauditissimo il Rocco di <strong>Kwangchul Youn<\/strong> &#8211; baritono sudcoreano che collabora spesso con Barenboim &#8211; che ha sfoggiato una voce sicura e una disinvoltura sulla scena premiata dal pubblico della Scala.<br \/>\nMolto graziosa la Marzelline di <strong>Mojca Erdmann<\/strong>, soprano di bell\u2019aspetto e vocalmente adatta al ruolo (anche se forse con un\u2019orchestra dall\u2019organico ridotto la sua voce si sarebbe potuta udire e apprezzare meglio) che formava una coppia-non coppia perfetta col Jaquino di <strong>Florian Hoffmann<\/strong>, pi\u00f9 che corretto e convincente sulla scena.<br \/>\nCi si poteva aspettare forse qualcosa di pi\u00f9 dal Don Pizarro di <strong>Falk Struckmann<\/strong>, cantante di notevole esperienza. Non che fosse fuori posto, ma non si pu\u00f2 dire che abbia regalato una visione personalissima del personaggio, pur avendone restituito le appropriate caratteristiche e sfumature umane.<br \/>\nMolto buona la prova del coro diretto da <strong>Bruno Casoni<\/strong> e dei coristi che impersonavano le parti dei due prigionieri solisti (<strong>Oreste Cosimo<\/strong> e <strong>Devis Longo<\/strong>). Il coro ha dimostrato di aver fatto proprie le richieste della regista contribuendo al successo di uno spettacolo che ha messo in luce il pregio di un\u2019opera poco conosciuta \u2013 e un po\u2019 travisata \u2013 dal pubblico italiano. <em>Foto Brescia\/Amisano Teatro alla Scala<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro alla Scala di Milano \u2013 Stagione d\u2019Opera e Balletto 2014\/2015 \u201cFIDELIO\u201d Opera in due atti \u2013 Libretto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":425,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[7367,344,1531,5184,178,9668,6159,4335,3645,5372,145,5820,4129],"class_list":["post-78680","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-anja-kampe","tag-daniel-barenboim","tag-deborah-warner","tag-falk-struckmann","tag-fidelio","tag-florian-hoffmann","tag-klaus-florian-vogt","tag-kwangchul-youn","tag-ludwig-van-beethoven","tag-mojca-erdmann","tag-opera-lirica","tag-peter-mattei","tag-teatro-alla-scala-di-milano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78680","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/425"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=78680"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78680\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87836,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78680\/revisions\/87836"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=78680"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=78680"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=78680"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}