{"id":78937,"date":"2015-01-19T02:12:22","date_gmt":"2015-01-19T01:12:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=78937"},"modified":"2016-12-11T16:46:09","modified_gmt":"2016-12-11T15:46:09","slug":"i-capuleti-e-i-montecchi-al-teatro-la-fenice-di-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/i-capuleti-e-i-montecchi-al-teatro-la-fenice-di-venezia\/","title":{"rendered":"&#8220;I Capuleti e i Montecchi&#8221; al Teatro La Fenice di Venezia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Venezia, Teatro La Fenice, Lirica e Balletto, Stagione 2014-2015<\/em><br \/>\n<strong>\u201c<\/strong><strong>I CAPULETI E I MONTECCHI\u201d<\/strong><br \/>\nTragedia Lirica in due atti, Libretto di Felice Romani<br \/>\nMusica di <strong>Vincenzo Bellini<\/strong><br \/>\n<em>Capellio<\/em> RUB\u00c9N AMORETTI<em><br \/>\nGiulietta <\/em>JESSICA PRATT<em><br \/>\nRomeo <\/em>SONIA GANASSI<em><br \/>\nTebaldo <\/em>SHALVA MUKERIA<em><br \/>\nLorenzo <\/em>LUCA DALL\u2019AMICO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro La Fenice<br \/>\nDirettore <strong>Omer Meir Wellber <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Claudio Marino Moretti<\/strong><br \/>\nRegia<strong> Arnaud Bernard<\/strong><br \/>\nScene <strong>Alessandro Camera<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Maria Carla Ricotti <\/strong><br \/>\nLight designer<strong> Fabio Barettin<\/strong><br \/>\n<em>Venezia, 14 gennaio 2015<br \/>\n<\/em>11 marzo 1830, va in scena alla Fenice l&#8217;opera nuova, scritta da Bellini, in poco pi\u00f9 di un mese, per il Carnevale: <em>I Capuleti e i Montecchi<\/em>, con il ruolo di Romeo <em>en travesti<\/em>. Un mutamento di gusto si era, nel frattempo, fatto strada nel corso dei decenni iniziali del secolo diciannovesimo, cosicch\u00e9 a partire dagli anni Trenta i castrati erano praticamente scomparsi dalle scene operistiche, e lo stesso ruolo <em>en travesti<\/em> cominciava ad apparire \u2013 in base ad istanze di realismo, forse in tantino discutibili nell&#8217;ambito del melodramma \u2013 anacronistico, salvo mantenerlo in vita per esprimere i primi turbamenti amorosi di un giovinetto (sull&#8217;esempio del Cherubino mozartiano) o comunque dar voce ad un ragazzo molto giovane. A tal proposito, il 1830 pu\u00f2 essere considerato l&#8217;anno di transizione: Velluti, l\u2019ultimo grande castrato lascia le scene, e contemporaneamente Donizetti, nella sua <em>Anna Bolena<\/em>, affida ad una voce femminile la parte del giovane paggio Smeton, influenzando la produzione futura (vedi <em>Un ballo in maschera<\/em>). Sempre nel 1830 Bellini fa rappresentare a Venezia<em> I Capuleti e i Montecchi<\/em>, assegnando il ruolo di Romeo a Giuditta Grisi, ma la cosa non pass\u00f2 inosservata. Hector Berlioz, dopo aver assistito l&#8217;anno successivo ad una recita dell&#8217;opera belliniana al Teatro Alla Pergola di Firenze, si indign\u00f2 per il fatto che, dopo Zingarelli et Vacca\u00ef, anche il Catanese avesse concepito un amante di Giulietta privo degli attributi virili, facendosi, comunque, sedurre, anche lui, dal finale dell&#8217;atto primo, formato da un canone a cinque voci e una cabaletta, cantata all\u2019unisono dai due innamorati, con accompagnamento del coro e delle altre parti: sul cupo universo degli adulti (tenori e bassi) si stagliano le loro voci acute, luminose d&#8217;amore. Si tratta del sentimento ancora avvolto nel sogno di due adolescenti, che stanno maturando la loro identit\u00e0 sessuale. Il che forse \u2013 con tutto il rispetto per un gigante della musica \u2013 era sfuggito a Berlioz, e rende la scelta di Bellini tutt&#8217;altro che convenzionale.<br \/>\nControversa fu, dunque, in passato la fortuna de <em>I Capuleti e i Montecchi<\/em>: un&#8217;opera da sempre amata dal pubblico, che ha fatto nello stesso tempo arricciare il naso a pi\u00f9 di qualche critico, anche a Liszt e a Wagner, che in particolare trov\u00f2 la sua musica \u201cinsignificante\u201d, peraltro apprezzando poco dopo <em>Norma<\/em>, che diriger\u00e0 egli stesso pi\u00f9 volte. Un&#8217;opera dalla genesi travagliata, per la cui composizione l&#8217;autore attinse a piene mani \u2013 pur sottoponendo il materiale musicale ad un&#8217;attenta rielaborazione \u2013 a motivi della <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Zaira\"><em>Zaira<\/em><\/a>, composta l&#8217;anno precedente e segnata da un fiasco senza appello; la romanza di Giulietta \u201cOh! quante volte, oh quante!\u201d, il brano pi\u00f9 famoso dell&#8217;opera, fu, invece, ricavata dall&#8217;<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Adelson_e_Salvini\"><em>Adelson e Salvini<\/em><\/a>. Del resto anche il libretto, confezionato dall&#8217;esperto Felice Romani, non era stato scritto di prima mano, derivando in parte da quello che egli stesso aveva composto per Nicola Vacca\u00ef: le fonti, cui attinge il poeta \u2013 pur conoscendo certamente il testo di Shakespeare \u2013, sono italiane \u2013 come la novella di Matteo Bandello e la tragedia di Luigi Scevola \u2013 e francesi \u2013 in particolare, il rifacimento del testo shakespeariano ad opera di Jean-Fran\u00e7ois Ducis. A tante complicazioni pone rimedio \u2013 \u00e8 quasi inutile sottolinearlo \u2013 la musica di Bellini, caratterizzata, principalmente, dalla purezza delle melodie, ma anche dalla presenza di un declamato tutt&#8217;altro che di maniera, bens\u00ec di intensa, musicalissima espressivit\u00e0. E ancora il genio belliniano colma una lacuna del libretto del Romani, in cui l&#8217;elemento lirico \u2013 che Shakespeare esprime in pagine di straordinaria poesia \u2013 viene sacrificato a favore di quello drammatico: la sua musica svela ci\u00f2 che la parola nasconde.<br \/>\nGrande attesa \u2013 almeno personalmente \u2013 per quanto riguarda l&#8217;interpretazione che, dell&#8217;opera, avrebbe offerto il giovane maestro <strong>Omer Meir Wellber<\/strong>, che gi\u00e0 abbiamo potuto apprezzare a Venezia nel repertorio sinfonico. \u201cIl <em>forte<\/em> in Bellini non \u00e8 quello che si esegue in Verdi\u201d, si pu\u00f2 affermare, parafrasando le parole di Gianandrea Gavazzeni, che qualcosa ne sapeva di opera italiana. Ma ai giovani, come si sa, piace a volte trasgredire gli insegnamenti dei padri, e in effetti il maestro israeliano ha impresso all&#8217;esecuzione, fin dalla <em>Sinfonia<\/em>, un piglio in larga parte travolgente, imponendo ritmi incalzanti e potenti sonorit\u00e0, cui non eravamo abituati in riferimento all&#8217;autore catanese. Si tratta di una lettura diversa, ma non per questo priva di coerenza ed efficacia espressiva, che ha il merito di irrorare di nuova linfa una partitura, che potrebbe risentire negativamente \u2013 al di l\u00e0 delle bellezze melodiche \u2013 di una certa staticit\u00e0 formale, che la percorre. Perfetta inoltre l&#8217;intesa tra l&#8217;ottima orchestra della Fenice \u2013 dove si sono messi in luce, in talune pagine orchestrali, il corno il flauto, il clarinetto, oltre al violoncello \u2013 e gli altrettanto validi cantanti; il che si \u00e8 apprezzato in particolare nelle scene d&#8217;insieme, dove spiccava, tra l&#8217;altro, l&#8217;ineccepibile dizione del coro. Ne \u00e8 risultata un&#8217;esecuzione \u2013 al di l\u00e0 delle scelte interpretative, che possono piacere o meno \u2013 precisa ed attenta alle esigenze del canto, che ha visto il maestro Meir Wellber dominare con gesto ampio e sicuro di fronte ad ogni situazione scenica, ad ogni particolare della partitura, sorretto da un <em>Cast<\/em> quantomeno di grande professionalit\u00e0, in cui spiccavano le due protagoniste, che hanno esibito un fraseggio chiaro ed espressivo nelle arie come nel declamato cantabile, che percorre tutta l&#8217;opera. <strong>Jessica Pratt \u2013 <\/strong>gi\u00e0 fattasi apprezzare dal pubblico veneziano in precedenti stagioni: nell&#8217;<em>Africana<\/em> (2013) e nella <em>Sonnambula<\/em> (2012) \u2013 ha delineato una Giulietta di volta in volta languida ed appassionata, ingenua e decisa, sfoggiando un bel <em>legato<\/em>, oltre alla capacit\u00e0 di di padroneggiare i propri mezzi vocali con esiti espressivi di grande suggestione, cui contribuivano anche i passaggi di coloratura, che assumono \u2013 come sempre in Bellini \u2013 una funzione tutt&#8217;altro che meramente decorativa. La cantante australiana ha confermato una voce chiara e omogenea, brillante nell&#8217;acuto, particolarmente adatta alla parte di Giulietta come, in genere, al repertorio per soprano lirico, segnalandosi in \u201cOh! quante volte, oh quante!\u201d.<br \/>\nLe \u00e8 stata degna compagna sulla scena<strong> Sonia Ganassi<\/strong>, che ha forse un tantino esagerato nel voler imprimere al personaggio un carattere virile, che \u2013 come si \u00e8 notato in precedenza \u2013 non \u00e8 del tutto formato in un ragazzo cos\u00ec giovane, qual \u00e8 Romeo. In ogni caso la sua interpretazione \u2013 dopo una partenza non troppo felice per un andamento vagamente spigoloso della sua vocalit\u00e0 \u2013 si \u00e8 via via dipanata con sempre maggiore fluidit\u00e0, aderendo con efficacia interpretativa alle istanze della sua parte, oltre a segnalarsi per il fraseggio scolpito e il buon controllo della voce, in particolare negli ariosi e nei recitativi accompagnati. Irresistibili le due interpreti nel gi\u00e0 citato finale primo (\u201cSe ogni speme \u00e8 a noi rapita\u201d). Buona la prestazione di<strong> Shalva Mukeria c<\/strong>ome Tebaldo: il tenore georgiano ha affrontato con sicurezza le asperit\u00e0 della sua parte, fin dall&#8217;iniziale \u201c\u00c8 serbata a questo acciaro\u201d, per quanto penalizzato da un timbro vocale un po&#8217; scialbo. Terribile e spietato, animato da un odio inestinguibile, il Capellio di<strong> Rub\u00e9n Amoretti,<\/strong> che ha esibito una voce di basso profonda, ricca di armonici gravi, adatta al carattere del personaggio, cui ha tuttavia aggiunto qualche eccesso mefistofelico. Anche l&#8217;altro basso,<strong> Luca Dall\u2019Amico <\/strong>nei panni del paterno Lorenzo, si \u00e8 dimostrato all&#8217;altezza della situazione, modulando con professionalit\u00e0 la sua voce particolarmente timbrata. Che dire \u2013 a conclusione \u2013 della messinscena di <strong>Arnaud Bernad<\/strong>? Del fatto che l&#8217;azione si svolge in un palazzo antico, in cui si sta allestendo una galleria di quadri, nel quale compaiono a tratti operai con tanto di elmetto rosso, un&#8217;alta scala ed enormi tele? Che in queste tele sono raffigurati gli stessi personaggi del dramma? Che a un certo punto si vede anche eseguire una saldatura autogena? Che Giulietta canta la sua aria pi\u00f9 famosa nei pressi di una a vasca da bagno per poi rivestirsi dietro un lenzuolo tenuto steso dalle cameriere? Credo che ci avvarremo della facolt\u00e0 di non rispondere, per non confessare la nostra incapacit\u00e0 di comprendere il senso di questa operazione. Peccato, perch\u00e9 le scene erano di buon gusto come i costumi di vaga foggia rinascimentale: splendido, in particolare, l&#8217;abito bianco ricamato di Giulietta. Successo, comunque, vivissimo alla fine con ovazioni riservate alle due protagoniste, nonch\u00e9 al direttore d&#8217;orchestra e a quello del coro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, Teatro La Fenice, Lirica e Balletto, Stagione 2014-2015 \u201cI CAPULETI E I MONTECCHI\u201d Tragedia Lirica in due [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":78938,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[2851,6265,700,2385,3158,145,1089,2160,319,224],"class_list":["post-78937","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-arnaud-bernard","tag-i-capuleti-e-i-montecchi","tag-jessica-pratt","tag-luca-dallamico","tag-omer-meir-wellber","tag-opera-lirica","tag-ruben-amoretti","tag-shalva-mukeria","tag-teatro-la-fenice-di-venezia","tag-vincenzo-bellini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78937","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=78937"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/78937\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/78938"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=78937"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=78937"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=78937"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}