{"id":79011,"date":"2015-01-28T00:40:21","date_gmt":"2015-01-27T23:40:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=79011"},"modified":"2016-11-29T13:27:29","modified_gmt":"2016-11-29T12:27:29","slug":"il-dante-del-melodramma-felice-romani-a-150-anni-dalla-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/il-dante-del-melodramma-felice-romani-a-150-anni-dalla-morte\/","title":{"rendered":"&#8220;Il Dante del melodramma&#8221;. Felice Romani a 150 anni dalla morte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Felice Romani <\/strong><em>(Genova, 31 gennaio 1788 &#8211; Moneglia, Genova 28 gennaio 1865)<\/em><strong><em><br \/>\nNotizie biografiche<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong>Il Conte di Cavour, che pur faceva molto conto dell\u2019ingegno di Felice Romani, gli disse un giorno: \u00abMa Lei<\/strong><strong> \u00e8 troppo classico, e adesso i lettori vogliono il romanticismo e i romantici\u00bb.<\/strong><br \/>\nAl che egli, colla sua solita franchezza, rispose: \u00abIo non sono n\u00e9 classico n\u00e9 romantico; amo il bello e l\u2019ammiro ove c\u2019\u00e8. Non son nemico di alcune genere fuorch\u00e9 del cattivo \u2013 e lo protesto altamente perch\u00e9 non mi si affibbi la veste di pedante e non mi si attacchi la mitera di retrogrado e di peggio ancora, come \u00e8 vezzo di certi critici che non disputano ma vilipendono. \u2013 Anch\u2019io voglio il progresso, purch\u2019io sappia dove si va e che cosa si va a fare\u00bb.<br \/>\nFelice Romani cerca il bello, e l\u00e0 ove lo trova, senza pregiudizio di scuola o di nazione, vi applaude\u201d.<br \/>\n<strong>In queste parole poste all\u2019inizio della biografia di Emilia Branca, moglie di Rom<\/strong><strong>ani, \u00e8 ben sintetizzata la poetica del librettista italiano <\/strong>che al di l\u00e0 della polemica classico-romantica che infuriava nei primi decenni dell\u2019Ottocento cercava nella sua produzione librettistica e poetica in generale sempre il Bello che costituisce il fine ultimo dell\u2019attivit\u00e0 artistica a prescindere dalle estetiche e dalle correnti letterarie. <strong>Definito in modo esagerato da un suo contemporaneo, Giovanni Ermans in una lettera lui indiriz<\/strong><strong>zata il 23 aprile 1846, <em>il Dante dei nostri tempi<\/em>, Giuseppe Felice Romani<\/strong> nacque, primo di 12 figli di una famiglia benestante, a Genova il 31 gennaio 1788 da Angelo Maria e da Geronima Viacata. Dopo aver seguito gli studi classici nella sua citt\u00e0, si trasfer\u00ec a Pisa dove frequent\u00f2 per un certo periodo la facolt\u00e0 di giurisprudenza, ma il suo forte interesse per la tradizione classica e per la letteratura lo port\u00f2 ad abbandonare gli studi intrapresi per seguire i corsi della facolt\u00e0 di Lettere nell\u2019universit\u00e0 della sua citt\u00e0 dove ebbe come maestri, fra altri prestigiosi nomi, il grecista Giuseppe Solari. Laureatosi in breve tempo, ottenne la nomina di insegnante supplente per quattro classi importanti e in seguito quella di insegnante di Letteratura greca in sostituzione di Solari; egli, per\u00f2, rifiut\u00f2 tale nomina <em>non volendo essere complice di recata offesa all\u2019onore<\/em> <em>di un grand\u2019uomo ed affliggere colui verso il quale nutriva ric<\/em><em>onoscenza e affetto<\/em> (E. Branca, <em>Felice Romani ed i pi\u00f9 riputati maestri del suo tempo, <\/em>Loescher, Torino 1882, p. 17). Egli continu\u00f2 ancora a manifestare la sua riconoscenza e il suo affetto al suo amato maestro, morto nel 1814, dedicandogli 8 sonetti nei quali espresse tutto il suo disgusto per l\u2019ingiustizia e l\u2019invidia di cui Solari era stato oggetto. <strong>Lasciata l\u2019u<\/strong><strong>niversit\u00e0, intraprese un lungo viaggi<\/strong><strong>o per l\u2019Europa visitando la Spagna, la Grecia, la Germania<\/strong> dove conobbe Meyerbeer con il quale avrebbe in seguito collaborato per alcune opere teatrali; soggiorn\u00f2 anche a Parigi dove ebbe la fortuna di conoscere personaggi famosi dai quali ricevette onori e attestati di stima, ma conobbe anche letterati e musicisti la cui frequentazione arricch\u00ec la sua esperienza che gli sarebbe stata utile per il suo lavoro di librettista.<br \/>\n<strong>Egli amava molto la musica e sin da studente aveva scritto testi anonimi per melodrammi; si sentiva, infatti, predisposto per tale lavoro convinto che avrebbe potuto dire qualcosa <\/strong><strong>di nuovo in merito<\/strong>. La sua convinzione nella possibilit\u00e0 di riformare il melodramma era condivisa dai molti amici che frequent\u00f2 a Milano tra cui Vincenzo Monti, Lamberti, Perticari e Perracchi presso il quale abit\u00f2; furono proprio loro ad incitarlo ad intraprendere tale carriera il cui spunto iniziale gli fu fornito dal compositore Sinome Mayr che gli commission\u00f2 il libretto <em>La rosa bianca e la rosa rossa<\/em>, andata in scena a Genova nel 1813. L\u2019opera, che riscosse un discreto successo, sanc\u00ec l\u2019avvio della brillante carriera di librettista di Felice Romani; la collaborazione con il compositore tedesco, infatti, per altre opere, attir\u00f2 l\u2019interesse di Rossini, che gli commission\u00f2 i libretti per <em>Aureliano in Palmira<\/em>, <em>Bianca e Faliero<\/em> e <em>Il turco in Italia<\/em>. <strong>La collaborazione con Rossini gli diede una fama tale da essere ricercato dai maggiori operisti tra cui Donizetti<\/strong> per il quale scrisse i libretti di <em>Anna Bolena<\/em>, <em>Parisina<\/em>, <em>Lucrezia Borgia<\/em>, <em>Elisir d\u2019amor<\/em>, nei quali si nota, per gli argomenti trattati, un avvicinamento al gusto romantico che il pubblico cominciava a prediligere. <strong>Molto importante e prolifico fu per Romani l\u2019incontro con Vincenzo Bellini<\/strong> dalla cui collaborazione nacquero grandi capolavori come <em>Il Pirata<\/em>, <em>La Straniera<\/em>, <em>Beatrice di Tenda<\/em>, <em>I Capuletti e i Montecchi<\/em> e soprattutto <em>Sonnambula <\/em>e <em>Norma<\/em>.<br \/>\n<strong>Pi\u00f9 eclatante della rinuncia alla nomina di insegnante di Letteratura Greca fu quella alla carica di poeta cesareo<\/strong> che gli fu offerta nel 1816. Romani dimostr\u00f2, infatti, un forte sentimento patriottico e un grande coraggio nel rinunciare ad un incarico di grande prestigio e molto favorevole dal punto di vista economico. Caduto il regno d\u2019Italia e istauratasi la dominazione austriaca in Lombardia, la Corte di Vienna, che apprezzava il suo talento, gli aveva offerto quell\u2019incarico di poeta cesareo che era stato ricoperto da Metastasio, ma che egli non esit\u00f2 a rifiutare perch\u00e9 si sentiva troppo italiano per poter prendere la cittadinanza austriaca com\u2019era previsto dagli obblighi inerenti a tale incarico.<br \/>\n<strong>Rest\u00f2, quindi, a Milano ottemperando agli impegni presi con Francesco Ricci, impresario della Scala<\/strong>, con un contratto che prevedeva la stesura di 6 libretti all\u2019anno il cui genere poteva essere serio, semiserio, buffo secondo le esigenze del teatro. Nello stesso tempo svolse anche un\u2019intensa attivit\u00e0 di letterato e di critico scrivendo articoli per \u00abL\u2019ape italiana\u00bb e \u00abVespa\u00bb, ma la sua opera pi\u00f9 importante fu la compilazione, insieme ad Antonio Perracchi, del \u00abDizionario d\u2019ogni Mitologia e Antichit\u00e0\u00bb, pubblicato tra il 1809 e il 1828 in sei volumi a cui si aggiungono due supplementi, il cui scopo \u00e8 chiaramente espresso nel <em>Proemio<\/em>:<br \/>\n\u201cDestinata quest\u2019opera ad agevolare l\u2019intelligenza degli scrittori e monumenti antichi, a soccorrere ne\u2019 loro studi i giovani letterati e gli artisti, avrebbe essa servito all\u2019intento se alla nuda mitologia fosse stata ristretta? Non \u00e8 gi\u00e0 delle sole favole che si giovano le muse e le arti; non \u00e8 della sola religione che si appaga la filosofia. Esse hanno d\u2019uopo di sollevare, per quanto possibile, il denso velo che copre le generazioni trapassate, e d\u2019interrogarle sulle loro gesta, sui loro costumi, sulle loro consuetudini pubbliche e private. Un deserto sarcofago, una statua mutilata, una medaglia irruginita [sic], un sasso, una lapide, una colonna rovesciata, quanto insomma \u00e8 avanzato alla voracit\u00e0 del tempo ed al ferro de\u2019 barbari, tutto \u00e8 soggetto delle loro meditazioni, tutto \u00e8 ammaestramento e diletto per esse. Invano l\u2019umana curiosit\u00e0 penetrando nelle rovine de\u2019 templi e delle reggie, nel silenzio delle tombe, e fra le arene che seppellirono i regni, invano tenterebbe spiegare gli arcani dei secoli, se l\u2019istoria, vincitrice de\u2019 secoli stessi, non ne interpretasse il misterioso linguaggio [\u2026]. Dimodoch\u00e9 non si pu\u00f2 studiare perfettamente la religione dei popoli senza studiarne la storia, n\u00e9 la storia senza la religione; ed ove ci manchi la loro reciproca luce, l\u2019oblio si asside sulle rovine, son muti i marmi e i metalli, e vano suono \u00e8 il linguaggio delle muse. Per la quale cosa abbiamo osato di riunire in un sol corpo tutti gli elementi che sono indispensabili allo studio delle antichit\u00e0, e di chiamare a rassegna tutti i popoli estinti dei quali ci rimane qualche memoria. N\u00e9 abbiamo dimenticato i viventi massimamente quelli che calati nei deserti o circondati dall\u2019immensit\u00e0 dell\u2019oceano vieppi\u00f9 risvegliano la nostra curiosit\u00e0\u201d.<br \/>\n<strong>La fama di Romani come uomo colto andava diffondendosi sempre pi\u00f9 e non lasci\u00f2 indifferente nemmeno il re Carlo Alberto<\/strong> che, per realizzare lo scopo di dare un nuovo impulso alle lettere, alle arti e alle scienze, prefissosi sin dagli inizi del suo regno, nel 1834 gli confer\u00ec la carica di direttore della \u00abGazzetta Ufficiale Piemontese\u00bb, la rivista che, con i suoi articoli, sarebbe diventata un modello di buon gusto e punto di riferimento per i giovani letterati. Romani accett\u00f2 di buon grado l\u2019incarico cos\u00ec onorifico e si impegn\u00f2 con entusiasmo in questo nuovo compito non volendo deludere le aspettative non solo del mondo culturale piemontese, ma della stessa corte e del re che lo nomin\u00f2 Cavaliere del Merito Civile di Savoia e ricorse ai suoi pareri sulle opere alle quali doveva premettere la dedica. Nonostante gli apprezzamenti dei letterati, di molti membri della corte e del governo la vita per Romani non fu facile e ben presto si trov\u00f2 a dover ingaggiare battaglie con lettere e scritti con Brofferio che probabilmente aspirava al suo posto nella Gazzetta. Proliferarono quindi lettere e dibattiti fra i sostenitori di entrambi, accuse e critiche reciproche non solo sulla \u00abGazzetta\u00bb, ma anche sul \u00abMessaggiere torinese\u00bb e sul \u00abFuretto\u00bb. Mentre a Torino si facevano pi\u00f9 dure le controversie fra i partigiani di Brofferio che si proclamavano liberali e romantici progressisti e quelli di Romani che si vantavano di essere classicisti e pi\u00f9 prudenti in politica, a Milano cresceva il rimpianto per la sua assenza e il desiderio di un suo ritorno invocato con lettere tra cui quella di Regli dove si legge:<br \/>\n\u201cTutta Milano \u00e8 dolentissima per la tua partenza, e di s\u00ec vivo e verace rammarico avrai tu pi\u00f9 di una prova. Dovunque si parla di te; ognuno ti desidera qui!\u201d<br \/>\nIn occasione di un suo breve ritorno a Milano furono dati in suo onore due sinfonie, un\u2019aria e due cori in uno dei quali scritto da Regli si inneggia a lui con questi versi:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Oh! di Bellini il vate,<br \/>\nColui che lo ispir\u00f2,<br \/>\nRomani, onor d\u2019Ausonia,<br \/>\nAmor fra noi torn\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal 1834 al 1849 la \u00abGazzetta\u00bb, grazie all\u2019ingegno e all\u2019operato di Romani, raggiunse un prestigio eccezionale<\/strong>, ma gli eventi politici accelerarono il suo declino gi\u00e0 preannunciato dalla bancarotta avvenuta nella prima met\u00e0 d\u2019aprile del 1848 a causa dell\u2019appropriazione del denaro del giornale ad opera dei fratelli Casimiro e Carlo Favale, cassieri e tipografi della \u00abGazzetta\u00bb che agirono per ordine del ministero da cui dipendevano. Nel 1849 Romani, su richiesta di Pinelli, ministro dell\u2019Interno, si accinse a scrivere un lavoro in occasione della traslazione della salma di Carlo Alberto da Oporto a Torino e progett\u00f2 una cantica in terza rima divisa in tre canti dal titolo <em>Cielo e terra<\/em>, un\u2019opera che testimoni\u00f2 ancora una volta tutta la sua genialit\u00e0 di letterato. Per ultimarla si trasfer\u00ec a Moneglia, ma, completato il lavoro che avrebbe dovuto essere pubblicato sulla \u00abGazzetta\u00bb, incontr\u00f2 qualche problema perch\u00e9 ottenne il permesso di pubblicarla dal re Vittorio Emanuele a patto che fosse tolta l\u2019espressione <em>vergognoso patto <\/em>in riferimento all\u2019armistizio di Novara. Nonostante ci\u00f2 la pubblicazione della cantica, della quale era gi\u00e0 uscita una parte, fu sospesa e lo stesso Romani non ebbe pi\u00f9 il suo posto nel giornale. Inizi\u00f2 cos\u00ec per lui un periodo abbastanza triste, costellato da varie battaglie intraprese contro i nuovi governi per mezzo di avvocati; questo riposo obbligato, tuttavia, fece sperare in un suo ritorno all\u2019antico amore, il melodramma, e molte furono le richieste di testi per opere liriche. Egli le rifiut\u00f2 tutte, limitandosi a scrivere <em>Edita di Lorno<\/em> per il conte Giulio Litta rappresentata al teatro Carlo Felice di Genova nella primavera del 1853 e <em>Cristina di Svezia<\/em> per il maestro Thalberg rappresentata nel 1855 nel teatro di corte di Porta Carinzia a Vienna.<br \/>\n<strong>Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Moneglia circondato dall\u2019affetto dei suoi famigliari<\/strong>, ma rattristato a causa della tragica morte di una bambina di nome Gina, figlia di una domestica, che viveva presso di lui, e dei tumulti scoppiati a Torino tra il 21 e il 22 settembre 1864 in seguito al trasferimento della capitale a Firenze. <strong>Mor\u00ec a Moneglia per un attacco apoplettico il 28 gennaio 1865<\/strong>, compianto persino dai suoi nemici. Tutti i giornali dedicarono articoli di stima per il suo ingegno tra cui quello scritto da De Agostini sul \u00abVessillo d\u2019Italia\u00bb<br \/>\n\u201cFelice Romani, anima piena di armonie celesti: ricca, come poche altre di grazia e di forza nelle Arti dello stile: inspiratrice di eterne musicali bellezze ai pi\u00f9 celebrati compositori dell\u2019et\u00e0 nostra: intelletto possente come <em>Lopez de Vega<\/em> a concepire e dettare centinaia e centinaia di Drammi e Poemi epici, e Liriche nobilissime e Prose stupende, e Canti di purissima vena: &#8211; Felice Romani: il Poeta pi\u00f9 popolare dei teatri dei due mondi, quello che diede loro la <em>Norma<\/em>, la <em>Beatrice<\/em>, la <em>Sonnambula<\/em>, l\u2019<em>Anna Bolena<\/em>, l\u2019<em>Elisir d\u2019amore<\/em>, e simili altre creazioni che dureranno immortali nei fasti della Melopea italiana\u201d.<br \/>\nAnche Bersezio espresse parole di elogio sulla \u00abGazzetta\u00bb:<br \/>\n\u201cUna dolorosa notizia ci venne a colpire nel pomeriggio di ieri, Felice Romani, il gentile poeta, il critico arguto e cortese, l\u2019elegante e delicato prosatore, cessava di vivere in Moneglia, colpito improvvisamente da un colpo apoplettico. Noi che l\u2019abbiamo conosciuto ed amato, non solo come una gloria di quella italiana letteratura che vede con tanto danno cadere ad una ad una le frondi della sua oggid\u00ec purtroppo non ricca corona [\u2026]. Chi non ricorda i versi dolcissimi dei suoi Melodrammi? Chi non rammenta le strofe delle sue Canzoni in cui corre il soffio potente dell\u2019ispirazione temperato alla pi\u00f9 pura ragione dell\u2019arte? Chi non ha presente tuttavia la lunga carriera dal Romani percorsa nel giornalismo letterario, dove stette difensore instancabile\u2026 delle classiche tradizioni contro ogni tentativo innovatore che a lui paresse un piegare alla barbarie?\u201d<br \/>\nUna bella testimonianza di stima \u00e8 anche la lettera di Giovanni Pacini a Regli:<br \/>\n\u201cEcco un\u2019altra perdita per l\u2019arte, per l\u2019Italia e per quanti amano \u00abL\u2019uomo d\u2019ingegno e di virt\u00f9 ripieno\u00bb. Felice Romani non \u00e8 pi\u00f9! Egli ci ha preceduti a regioni migliori, ove l\u2019invidia non regna ed ha solo premio il giusto!\u201d.<br \/>\nCome fu onorato in vita da principi, letterati, uomini politici con vari riconoscimenti, cos\u00ec lo fu dopo morto. Le sue spoglie, infatti, furono tumulate nel Panteon di Genova accanto ad altri uomini illustri; in suo onore fu innalzato all\u2019interno del cimitero monumentale di Staglieno e dalla direzione del teatro Paganini fu posto un suo ritratto tra i pi\u00f9 grandi compositori italiani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Felice Romani (Genova, 31 gennaio 1788 &#8211; Moneglia, Genova 28 gennaio 1865) Notizie biografiche \u201cIl Conte di Cavour, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":79013,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[14671,13259,13257,13256,238,12682,11790,210,224,13258,13260],"class_list":["post-79011","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-approfondimenti","tag-carlo-alberto-di-savoia","tag-emilia-branca","tag-felice-romani","tag-gaetano-donizetti","tag-gioacchino-rossini","tag-giovanni-pacini","tag-giovanni-simone-mayr","tag-vincenzo-bellini","tag-vincenzo-monti","tag-vittorio-emanuele-ii"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79011","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=79011"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79011\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":79027,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79011\/revisions\/79027"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/79013"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=79011"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=79011"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=79011"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}