{"id":79241,"date":"2015-02-06T13:55:35","date_gmt":"2015-02-06T12:55:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=79241"},"modified":"2015-02-06T13:55:35","modified_gmt":"2015-02-06T12:55:35","slug":"concerto-per-firenze-capitale-lucia-di-lammermoor-ernani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/concerto-per-firenze-capitale-lucia-di-lammermoor-ernani\/","title":{"rendered":"Concerto per Firenze Capitale: \u201cLucia di Lammermoor\u201d, \u201cErnani\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0<\/strong><em>Opera di Firenze \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2014-2015 <\/em><br \/>\n<strong>\u201cConcerto per Firenze Capitale\u201d<br \/>\n<\/strong><strong> \u201cLucia di Lammermoor\u201d <\/strong>(Atto III)<br \/>\nMusica di <strong>Gaetano Donizetti\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Enrico <\/em>JULIAN KIM<br \/>\n<em>Lucia<\/em> JESSICA PRATT<br \/>\n<em>Edgardo<\/em> YIJIE SHI<br \/>\n<em>Raimondo <\/em>ENRICO GIUSEPPE IORI<br \/>\n<em>Normanno<\/em> SAVERIO FIORE<br \/>\n<strong>\u201cERNANI\u201d <\/strong>(Atti III e IV )<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Don Carlo <\/em>MASSIMO CAVALLETTI<br \/>\n<em>Elvira<\/em> VIRGINIA TOLA<br \/>\n<em>Ernani<\/em> FRANCESCO MELI<br \/>\n<em>Don Ruy Gomez de Silva <\/em>ENRICO GIUSEPPE IORI<br \/>\n<em>Don Riccardo <\/em>SAVERIO FIORE<br \/>\nOrchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino<br \/>\nDirettore <strong>Giuseppe La Malfa\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Lorenzo Fratini\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Firenze, 3 febbraio 2015<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 22.45 del 3 febbraio 1865, il re Vittorio Emanuele si apprestava ad intraprendere il corteo di trasferimento dalla stazione di Santa Maria Novella alla reggia di Palazzo Pitti, tra la costernazione dei piemontesi e gli onori dei fiorentini, cittadini di una Firenze che timidamente s\u2019improvvisava capitale d\u2019Italia. Scriveva Giosu\u00e8 Carducci: \u201cil trasporto della capitale l\u2019approvo ma non nego che, come fiorentino antico e artista, penso con orrore alla citt\u00e0 di Dante e di Giano, di Machiavello, di Michelangelo, e di Ferruccio, cambiata in un\u2019uggiosa capitale di uno stato accentrato!\u201d. Dopo 150 anni sorge dunque spontaneo chiedersi cosa rimanga, alla luce dell\u2019assestamento della capitale nella \u201ccaput mundi\u201d, di quegli anni di gloria. Sicuramente una capitale mondiale della cultura dall\u2019elevato spessore artistico, ancora capace, malgrado il clima tempestoso in cui rollano le principali iniziative culturali italiane, di emozionare il suo pubblico con programmazioni musicali d\u2019interesse, come nel caso di questo concerto celebrativo che coglie anche l\u2019occasione per ricordare il pianista Aldo Ciccolini.<br \/>\n<strong>Due gli estratti d\u2019opera proposti, entrambi dal melodramma italiano. Si tratta del terzo atto della \u201cLucia di Lammermoor\u201d, opera di maturit\u00e0 del maestro Gaetano Donizetti, e di un tributo al primo Verdi con le atmosfere della seconda parte di \u201cErnani\u201d. <\/strong>La serata non stenta dunque ad entrare nel vivo, conducendo all\u2019apice di uno dei drammi pi\u00f9 intensi che richiede da subito consapevolezza e fermezza nella direzione. A questo proposito \u00e8 doveroso iniziare con una nota sulla professionalit\u00e0 dell\u2019orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, autentico golfo mistico dalla forma smagliante che ha impreziosito con la sua brillantezza esecutiva un concerto di buoni contenuti vocali. Alla sua guida, <strong>Giuseppe La Malfa <\/strong>si dimostra abile destriero nelle alternanze dell\u2019agogica col suo ampio spettro di soluzioni coloristiche. Spontaneo nell\u2019imprimere tempi vivaci e freschi, nel raggiungere frequenti punte di smaltatura timbrica, nel programmare con ponderazione sia le velature d\u2019introduzione che i sostenuti flussi in \u201candante\u201d della sezione degli archi in preparazione alle instabilit\u00e0 prodotte dai tremoli dei violini o dagli accordi dissonanti prima del culmine, il direttore non esita a mettere in risalto la competenza dell\u2019organico orchestrale e corale ove lo sparito gli concede maggiore autonomia, senza disperdere le delicatezze cromatiche o prevaricare le linee di canto solistiche. Cos\u00ec, se in fase di stretta od al termine delle sezioni corali approda misuratamente a sonorit\u00e0 coinvolgenti e dinamiche di rilievo, non viene perso alcuno spunto per saggiare le evanescenze della partitura, come ci rivelano gli impalpabili interventi dell\u2019arpa uniti alla leggerezza dei \u201cpizzicati\u201d a suggello del perdono di Carlo (\u201cO sommo Carlo\u201d) o le sfumature dell\u2019alleggerimento orchestrale che portano al congedo nei due finali. Purtoppo, la struttura in forma di concerto lo costringe a far inaspettatamente cominciare il terzo atto di \u201cLucia di Lammermoor\u201d con la scena terza, passando dalla \u201cpazzia\u201d del soprano, in cui prevedibilmente non troviamo la \u201cglass harmonica\u201d ma l\u2019accompagnamento del flauto, all\u2019aria di Edgardo; tuttavia i riferimenti alla musica di funzione scenica, ora con la campana che suona a morto per Lucia, ora col ben scandito colpo di cannone allusivo all\u2019ascesa di Carlo, sono stati sempre puntuali e pertinenti. Da sottolineare infine come la solennit\u00e0 nei tocchi di corno, oboe e percussioni, fusa ad un carismatico apporto del coro, abbia reso il \u201cSi ridesti il Leon di Castiglia\u201d particolarmente in linea col clima di celebrazione del concerto, facendo emergere una delle tante cifre stilistiche di Verdi che l\u2019audience ha immediatamente riconosciuto con un vivo applauso.<br \/>\nL\u2019armonia col palco si rispecchia senz\u2019altro anche nelle capacit\u00e0 del coro, seguito da <strong>Lorenzo Fratini<\/strong>, che mostra profonda affezione a queste due opere oltre che grande esperienza nell\u2019affrontarle, come emerge dal suo variegato ventaglio dinamico, dagli staccati di accorata sospensione o dalle soffuse chiusure di sensibile dizione nel prendere parte al racconto di Raimondo. L&#8217;incipit di \u201cAh quella destra di sangue impura\u201d ricorda curiosamente l\u2019interpretazione del \u201cVa\u2019 pensiero\u201d, con quell\u2019impronta tenue qui destinata ad un crescendo di volume verso picchi di maggior severit\u00e0, mentre sgargiante \u00e8 il modo in cui l\u2019insieme riesce a realizzare i toni guizzanti della festa da ballo (\u201cErnani\u201d, atto quarto) intessuti tra la netta scansione delle parti, all\u2019interno di un\u2019esibizione dedita alla levigazione delle frasi.<br \/>\nLa prima voce ad esordire sul palco ha il calco autoritario di <strong>Enrico Giuseppe Iori<\/strong>, impegnato come Raimondo e come Don Ruy Gomez de Silva. Il basso presenta un timbro scuro anche se piuttosto fibroso, omogeneo e risonante, che d\u00e0 luogo a note basse vibranti, ma nessuno dei due personaggi si delinea veramente per via di un approccio di matrice ripetitiva nella strutturazione delle frasi e generico nelle intensit\u00e0 fisse in mezzo-forte, probabilmente dovute ad un\u2019impostazione che vuole essere voluminosa. Nonostante la fortuna di potersi esprimere in un\u2019aria, i lievi stemperamenti verso la mezza voce si riducono infatti ad occasionali spunti in recitativo, come nel buon fraseggio sulle parole \u201cil mio sposo ov\u2019\u00e8 mi disse\u201d, in opposizione ad un\u2019emissione pericolosamente nasale nell\u2019ascendere alla zona acuta. Invece di tentativi di rinforzo per un maggior coinvolgimento emotivo, che lo portano in almeno un\u2019occasione ad inflessioni davvero poco controllate, avremmo preferito un maggior scavo psicologico del personaggio mediante modulazioni pi\u00f9 approfondite, la cui assenza ha portato nella prima parte ad un\u2019aria lontana dal senso di estraniazione delle strategie musicali di Donizetti, in attesa di un decollo destinato a non arrivare, e nella seconda al non risalto dei richiami perentori di Silva riguardo al giuramento. Interpretazione da fuoriclasse quella di <strong>Jessica Pratt<\/strong> in questa pagina estrema del repertorio melodrammatico. Perlacea fin dalle frasi centrali d\u2019inizio, il soprano esordisce instaurando una sottile contrapposizione stilistica. Nell\u2019ottica di raggiungere il giusto spessore di una mente in bilico, infatti, assistiamo al dispiegarsi in piano di suoni mantenuti a lungo attraverso un pieno controllo emissivo che, proprio in virt\u00f9 della loro tenuta, risultano sospesi nel ricordare Edgardo, dunque eterei nella scansione degli intonatissimi passaggi semitonali che sfiorano altezze significative per subito ricadere con sicurezza in questa magistrale resa del senso di straniamento mentale, mentre fioriture vocali in crescendo, di alta definizione e sorprendente fluidit\u00e0, simulano i pi\u00f9 oscuri gorghi psichici. Lodevole poi come la Pratt entri gradualmente nel corpo centrale dell\u2019aria, soffusamente abbozzato con rinforzo sull\u2019ultima sillaba di \u201cincensi\u201d per riprendere con purezza in piano, quasi stentando ad accorgersi del passaggio musicale dal recitativo al cantabile, bel riflesso vocale dell\u2019incapacit\u00e0 di Lucia di associare correttamente i propri pensieri agli eventi. La linea di canto si fa pi\u00f9 distesa, in una parentesi memorabile per l\u2019acutezza nella sensibilit\u00e0 dinamica, la rarissima limpidezza d\u2019emissione e la struggente finezza del legato, davvero ammirevole gi\u00e0 nel sublime passaggio \u201cOh lieto giorno! Alfin son tua\u201d dove l\u2019interprete rivela una respirazione impeccabile, che mai spezza la continuit\u00e0, nel pi\u00f9 elevato controllo della purezza del suono e delle onde trasmissive in piano-pianissimo. La cadenza (sempre quella di Paolantonio) instaura in sala un\u2019atmosfera di attesa. Il pubblico rimane infatti in assoluto silenzio, rapito dall\u2019emozionante rincorsa tra l\u2019accompagnamento e l\u2019ineccepibile proiezione della voce femminile, che si diffonde in modo del tutto naturale, esibendo estrema ricchezza di armonici, nella loro straordinaria proiezione tra staccati e picchettati, innata capacit\u00e0 d\u2019esecuzione di trilli e passi d\u2019agilit\u00e0, ragguardevole nitidezza nelle appoggiature. Elementi che conducono la Pratt, grazie alla sua caratteristica destrezza nel registro acuto, ad un trionfale <em>mi bemolle <\/em>sovracuto, trascinando l\u2019entusiasmo dei presenti nelle meritate scrociate di applausi e di \u201cbrava!\u201d, riprese instancabilmente anche nel finale. Permanendo \u201cdentro\u201d la pazzia anche nel tempo di mezzo, in cui i raccoglimenti nel velo ed un fraseggio cos\u00ec studiato da essere fatto proprio sono indici di come l\u2019allontanamento dal mondo non sia solo psichico ma anche fisico o, meglio, di come l\u2019uno stia conducendo all\u2019altro, il soprano si avvia con mordente alla cabaletta conclusiva. Anche qui, non vi \u00e8 puntatura acuta o passo virtuosistico, per quando disorientante od intrecciato, da cui un timbro non solo squillante ma soprattutto di rara lucentezza non esca a testa alta, in una prova attualmente difficile da riprodurre quando il soprano australiano non \u00e8 presente in locandina. La sezione successiva dell\u2019opera stupisce per la sentita resa musicale ed attoriale del tenore cinese <strong>Yijie Shi<\/strong>, le cui scelte tecniche rendono appassionante la difficile aria di Edgardo e gli consentono di rimanere protagonista non solamente per la durata dei momenti solistici ma anche negli intermezzi in recitativo. Con coinvolgente proiezione, riesce a sfruttare al meglio le sue risorse liriche nel seguire il lugubre velo musicale intriso di malinconia verso uno struggente addio alla vita, manifestando accurato studio del fraseggio e nitidezza di dizione. Spicca la cura nella gestione delle intensit\u00e0 per fini drammatici inquadrata in una linea di canto sapientemente dosata con un efficace sostegno dei suoni e messe di voce sempre salde, scolpite dal controllo nella precisione degli stacchi dal fiato. Il tenore cinese non esita a risalire il pentagramma, nell\u2019intiepidimento timbrico della fascia centro-acuta, ed afferra con sicurezza le maggiori altezze della scrittura seppure, avvicinandosi alla conclusione, alcuni intervalli ascendenti risuonino pi\u00f9 schiacciati a causa di un\u2019emissione pi\u00f9 di testa. Accorto nel risorgere in piano dopo incisivi culmini vocali (avviene ad esempio nel \u201crispetta almen le ceneri\u201d), rivela duttilit\u00e0 nell\u2019incalzare della respirazione col progressivo addentrarsi nella cabaletta finale concedendo, nella ripresa, una fine attenuazione sulla rottura delle frasi inflitta dalla ferita mortale, di stampo comunque lirico e giusto appena poco sofferente. Di carattere infine, per scurezza emissiva e severit\u00e0 dei toni, i brevi ragguagli dell\u2019Enrico di <strong>Julian Kim<\/strong> nei confronti della sorella.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/B9AMS85IcAAQIje.jpg-large.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-79243\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/B9AMS85IcAAQIje.jpg-large-350x384.jpg\" alt=\"Concerto per Firenze capitale\" width=\"350\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/B9AMS85IcAAQIje.jpg-large-350x384.jpg 350w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/B9AMS85IcAAQIje.jpg-large-182x200.jpg 182w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/B9AMS85IcAAQIje.jpg-large-137x150.jpg 137w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/B9AMS85IcAAQIje.jpg-large-366x401.jpg 366w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/B9AMS85IcAAQIje.jpg-large.jpg 467w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/a><strong>\u00c8 quindi la volta di \u201cErnani\u201d, successo internazionale di un giovane Verdi <\/strong>che per una delle prime volte si apprestava ad approfondire con maggiore libert\u00e0, dato il pi\u00f9 ristretto pubblico del teatro veneziano rispetto a quello delle commissioni milanesi, l\u2019approfondimento dell\u2019influsso drammatico sui conflitti interpersonali, arrivando all\u2019elaborazione coerente del lungo terzetto terminale. Tutt\u2019altro che trascurabili le doti vocali di <strong>Massimo Cavalletti<\/strong>, decisamente sulle corde nel rivestire il ruolo di Carlo, denso di un\u2019autorevolezza favorita dal timbro scuro, liscio in basso. Il baritono dispiega una vocalit\u00e0 notevolmente sonora in tutta l\u2019estensione che lo mette piuttosto in evidenza nelle scene d\u2019insieme, soprattutto tenendo conto della posizione insidiosa che l\u2019orchestra assume nelle estrazioni d\u2019opera in forma di concerto. Quel che invece \u00e8 perfettibile \u00e8 l\u2019emissione, che si flette di tanto in tanto ad occlusioni meno naturali e rigonfiamenti, col risultato di smussare la nitidezza della proiezione nelle parentesi melodiche o sconfinare in pigli di natura maggiormente arieggiante verso dissolvenze in fase di chiusura. \u00c8 questo il caso della conclusione dell\u2019aria, dove un ardito smorzamento rischia di finire nel naso. A suo agio con la tessitura, come ci si rende conto dalla regolazione del volume nel cantabile e dall\u2019incisivit\u00e0 d\u2019accento, conferma nell\u2019introduzione della cavatina le premesse di un fraseggio ben definito che, nel piano di \u201cscettri\u201d, nel rinforzo oscuro sulla parola \u201cdovizie\u201d, fino alla mesta arcuazione velata del \u201cche siete voi?\u201d, trova il suo momento migliore per poi giungere all\u2019avvio dimesso in mezzo-piano con progressivo crescendo al forte in \u201cOh, de\u2019 verd\u2019anni miei\u201d, d\u2019effetto per la regolare diffusione del vibrato nelle espansioni liriche del solido registro acuto nonostante la prudenza di abbellimenti a tratti eccessivamente scalfiti. Dinamica che, ancora pi\u00f9 sommessa e con una linea di canto ancor pi\u00f9 soffice, viene ripresa nel concertato di fine atto.<br \/>\nIl suo rivale, impersonato dall\u2019Ernani di <strong>Francesco Meli<\/strong>, pu\u00f2 certamente vantare una voce suadente di tenore lirico, con facilit\u00e0 nel raggiungimento del registro acuto e soprattutto grande stabilit\u00e0 in tenute dal vigoroso sostegno. Per di pi\u00f9, i ricorsi alle mezze voci, sia nel sigillo del finale che durante l\u2019ultimo atto quando la scrittura si fa riflessiva o densa di vana illusione, lasciano ben sperare in un\u2019interpretazione di livello, eppure qualcosa gli impedisce d\u2019immergersi completamente nell\u2019essenza romantica del personaggio. Saranno stati i colpi di tosse nascosti durante le pause o forse un\u2019esecuzione s\u00ec con variazioni d\u2019intensit\u00e0 ma senza particolari dinamismi su una nota od all\u2019interno delle varie frasi musicali di una stessa struttura, fatto sta che la resa vocale di Meli non scalda il cuore. La sua \u00e8 una caratterizzazione apparentemente coloristica, tuttavia la continua rincorsa verso gli slanci lirici gli costa meno rilevanza anche nei punti in cui la linea di canto s\u2019intenerisce, per un diminuito controllo nelle legature di passaggio e nelle chiusure dei suoni, offuscando la dizione alla stregua di un fraseggio dalle inflessioni indubbiamente languenti ma complessivamente poco attento al dettaglio e con saltuarie ricadute di gola.<br \/>\n<strong>Virginia Tola<\/strong>, soprano protagonista di questa seconda sezione, si districa con impegno nella tessitura altalenante di Elvira, descrivendo un personaggio che, disilluso, suscita apprensione. Il soprano argentino \u00e8 almeno per estensione in grado di riuscire nella parte, tuttavia evidenzia una certa disomogeneit\u00e0 di registro che perde di liricit\u00e0 negli affondi, mostrando un\u2019area centro-acuta divisa da un\u2019estremit\u00e0 inferiore abbastanza metallica ed una fascia superiore dotata di venature pi\u00f9 omogenee, mentre una zona acuta tagliente, soprattutto se presa di forza, emana un percettibile senso d\u2019instabilit\u00e0, quasi di ritardo, nelle salite. Tecnicamente, oltre a dare l\u2019impressione di dover aumentare il margine nel canto spiegato a piena orchestra, porta a termine con successo un singolare pianissimo ottenuto attraverso una sorta di percussione timbrica in gran sordina (pi\u00f9 un \u201cppp\u201d) e si rivolge con dedizione agli elementi virtuosistici, cos\u00ec come all\u2019assottigliamento del finale, esibendo la maggiore rotondit\u00e0 vocale nell\u2019 \u201cAh, ma che diss\u2019io?&#8230; perdonami\u2026\u201d del terzetto. A chiusura della compagnia di canto, <strong>Saverio Fiore<\/strong> (Normanno e Don Riccardo) affianca Carlo con voce stabile e studiata costruzione del discorso, collocando un buon affievolimento teso ad addentrarsi meglio nella mente del sovrano. Non delude infine il pubblico di una Firenze non pi\u00f9 capitale, che conclude la serata accogliendo tutti gli interpreti con calore e salutando ancora una volta con affetto l\u2019organico del Maggio Musicale Fiorentino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Opera di Firenze \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2014-2015 \u201cConcerto per Firenze Capitale\u201d \u201cLucia di Lammermoor\u201d (Atto III) [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":262,"featured_media":79242,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[10209,14678,13398,3961,1097,3455,153,700,4671,151,3473,10669,4920,2981,2979],"class_list":["post-79241","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-bergamo-musica-festival-gaetano-donizetti-2014","tag-concerti","tag-concerto-per-firenze-capitale","tag-enrico-giuseppe-iori","tag-ernani","tag-giuseppe-la-malfa","tag-giuseppe-verdi","tag-jessica-pratt","tag-lorenzo-fratini","tag-lucia-di-lammermoor","tag-massimo-cavalletti","tag-opera-di-firenze","tag-saverio-fiore","tag-virginia-tola","tag-yijie-shi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79241","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/262"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=79241"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79241\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":79244,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79241\/revisions\/79244"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/79242"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=79241"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=79241"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=79241"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}