{"id":79697,"date":"2015-03-03T09:04:25","date_gmt":"2015-03-03T08:04:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=79697"},"modified":"2015-03-03T15:08:38","modified_gmt":"2015-03-03T14:08:38","slug":"venezia-diego-matheuz-anna-barutti-e-massimo-somenzi-in-concerto-al-teatro-malibran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/venezia-diego-matheuz-anna-barutti-e-massimo-somenzi-in-concerto-al-teatro-malibran\/","title":{"rendered":"Venezia: Diego Matheuz, Anna Barutti e Massimo Somenzi in concerto al Teatro Malibran"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro Malibran, Stagione sinfonica 2014-2015 del Teatro La Fenice<\/em><br \/>\n<strong>Orchestra del Teatro La Fenice<\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Diego Matheuz <\/strong><br \/>\nPianoforti <strong>Anna Barutti,<\/strong> <strong>Massimo Somenzi\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>P\u0113teris Vasks<\/em>: Cantabile per archi<br \/>\n<em>Francis Poulenc:<\/em> Concerto per due pianoforti e orchestra in re minore FP 61<br \/>\n<em>Dmitrij \u0160ostakovi\u010d: <\/em>Sinfonia n. 9 in mi bemolle maggiore, op. 70<br \/>\n<em>Venezia, 28 febbraio 2015<\/em><br \/>\nGraditissimo ritorno al Teatro Malibran, in questa stagione fenicea di concerti, dei pianisti veneziani <strong>Anna Barutti<\/strong> e<strong> Massimo Somenzi<\/strong>, gi\u00e0 brillantissimi allievi del Conservatorio Benedetto Marcello e ormai affermati solisti non solo in Italia, oltre che di <strong>Diego Matheuz<\/strong>, che \u00e8 stato direttore principale dell&#8217;orchestra del Teatro La Fenice dal 2011 al 2014, meritandosi la stima e l&#8217;affetto del pubblico veneziano. I titoli in programma erano caratterizzati da una comune tendenza a rivsitare il passato pi\u00f9 o meno lontano: contemplato con struggente nostalgia, nel caso del Cantabile per archi del compositore lettone P\u0113teris Vasks \u2013 che guarda a certe analoghe pagine di Mahler \u2013, oppure rifatto con intenti parodistici e tanta voglia di divertirsi e di divertire, come nel neoclassico Concerto per due pianoforti e orchestra in re minore FP 61 di Francis Poulenc \u2013 un <em>pastiche<\/em> di materiali eterogenei, con citazioni che vanno da Scarlatti a Mozart, da Ravel a Stravinskij \u2013 o nella Sinfonia n. 9 in mi bemolle maggiore op. 70 di Dmitrij \u0160ostakovi\u010d, che nei tre scanzonati movimenti veloci si basa su un neoclassicismo ironico e spensierato, infarcito di gustosi ammiccamenti agli stili di diversi autori, tra cui Stravinskij, Prokoviev, Haydn.<br \/>\nImpeccabili gli archi dell&#8217;orchestra della Fenice nel Cantabile di Vasks, che schiude un universo sonoro, fatto di tenui note lungamente tenute, a suggerire atmosfere rarefatte, che talora lentamente si caricano di <em>pathos<\/em> fino a raggiungere il culmine \u2013 non troppo marcato \u2013 di un <em>climax<\/em>, per poi ritornare a crepuscolari sonorit\u00e0, come in un nostalgico ricordo, nel quale la lontananza temporale addolcisce le passioni, lenisce il dolore, e alla fine genera sempre piacere: \u201cOh come grato occorre (\u2026) il rimembrar delle passate cose, ancor che triste, e che l&#8217;affanno duri!\u201d, afferma \u2013 per quanto in un diverso contesto \u2013 Leopardi. Matheuz ne ha offerto una lettura giustamente senza sdolcinature \u2013 com&#8217;\u00e8 suo costume \u2013, ma nello stesso tempo sensibile alle innumerevoli sfumature, che arricchiscono questa pagina di estrema suggestione.<br \/>\nTutt&#8217;altro clima domina nel <strong>Concerto per due pianoforti e orchestra di Poulenc,<\/strong> composto nel 1932 su commissione di Winnaretta Singer, figlia del magnate delle macchine da cucire, divenuta marchesa di Polignac, della quale Poulenc fu pi\u00f9 volte ospite a Palazzo Contarini Polignac sul Canal grande. Nel &#8217;32 Maurice Ravel, aveva da poco completato i suoi due concerti per pianoforte (Concerto per pianoforte e orchestra e Concerto per pianoforte per la mano sinistra), al primo dei quali Poulenc sicuramente si ispir\u00f2 per questo lavoro, eseguito in prima assoluta a Venezia nello stesso anno, nell\u2019ambito del Festival di Musica contemporanea della Biennale \u2013 solista l&#8217;autore stesso insieme a Jacques F\u00e9vrier, per cui la composizione era stata concepita. Anna Barutti e Massimo Somenzi hanno sfoggiato, in particolare, un tocco sapientemente variato nell&#8217;interpretazione di questo concerto, nel quale emerge abbastanza spesso l&#8217;anima percussiva del pianoforte, in linea con una delle tendenze prevalenti nel pianismo novecentesco. Nel primo movimento, <em>Allegro ma non troppo, <\/em>i due solisti hanno espresso pienamente la <em>verve<\/em> che emana da questa musica, segnata da diversi passaggi ironici, inframezzati da qualche squarcio di esibita pi\u00f9 che sincera malinconia; una musica che svela l&#8217;indole impertinente del \u201cragazzaccio\u201d Poulenc,attraverso uno spregiudicato eclettismo che associa i richiami neoclassici alle canzonette da caff\u00e8 o alle sonorit\u00e0 delle orchestrine <em>gamelan<\/em>. Analogamente, nel secondo movimento, <em>Larghetto<\/em>, i due solisti hanno eseguito con la giusta leggerezza i richiami al classicismo mozartiano (in particolare al Concerto per pianoforte e orchestra KV 466 e al Concerto per due pianoforti e orchestra KV 365), misti a spunti musicali \u2013 melodie e colori orchestrali \u2013 prettamente francesi. Il <em>Music-hall<\/em> francese, il <em>Jazz<\/em> alla maniera di Geoge Gershwin e le sonorit\u00e0 <em>gamelan<\/em> giavanesi si intrecciano nel movimento conclusivo, <em>Allegro molto<\/em>, in cui assieme ai solisti, hanno brillato anche gli strumentisti dell&#8217;orchestra, dimostrando grande capacit\u00e0 d&#8217;insieme, fino all&#8217;improvviso travolgente finale, a conclusione di un&#8217;esecuzione davvero pregevole, in cui \u2013 anche altrove \u2013 le varie sezioni e i singoli strumenti erano spesso felicemente impegnati in prestazioni solistiche.<br \/>\nAltrettanto impegnativa, nella seconda parte del concerto \u2013 per i frequenti <em>assolo<\/em>, oltre che per i passaggi d&#8217;insieme \u2013<strong> la Sinfonia n. 9 di \u0160ostakovi\u010d,<\/strong> che costituisce la terza parte della cosiddetta \u201ctrilogia bellica\u201d, finalizzata a celebrare le sofferenze, lo sforzo e la vittoria del popolo sovietico nella guerra contro la Germania nazista: dopo la Settima, composta in buona parte durante l&#8217;assedio Leningrado, e l&#8217;Ottava, che rappresenta un requiem per le vittime della guerra, la Nona doveva festeggiare solennemente, gioiosamente la vittoria dell&#8217;Unione sovietica sugli invasori. In effetti nel lavoro di \u0160ostakovi\u010d, scritto nel 1945 ed eseguito per la prima volta nel novembre di quell&#8217;anno dall&#8217;orchestra sinfonica di Leningrado, diretta da Evgenij Mravinskij, domina un clima certamente gioioso, ma anche traboccante<em> di humor<\/em>, spenseratezza, voglia di scherzare, cosicch\u00e9 la sinfonia fu accolta con ostilit\u00e0 della critica ufficiale sovietica, che lament\u00f2 la mancanza di contenuti adeguati (intendi: di una celebrazione magniloquente in linea con la retorica stalinista), cogliendovi invece \u201ccinismo\u201d e \u201cfredda ironia\u201d. Di questo, peraltro, era consapevole l&#8217;autore stesso, che nel presentare il suo nuovo lavoro alla stampa, lo aveva definito un \u201cpezzetto allegro\u201d, prevedendo che \u201ci musicisti avrebbero provato piacere a suonarlo ed i critici si sarebbero deliziati a stroncarlo\u201d.\u00a0 La pi\u00f9 concisa delle sinfonie di \u0160ostakovi\u010d \u00e8 divisa in cinque brevi movimenti, di cui quelli lenti \u2013 il <em>Moderato<\/em> e il <em>Largo<\/em> \u2013 sono intrisi di lirismo, mentre l&#8217;<em>Allegro<\/em> iniziale, lo <em>Scherzo <\/em>e il conclusivo <em>Allegretto <\/em>\u2013 concepiti, come si \u00e8 gi\u00e0 accennato, secondo l&#8217;ideale neoclassico di Strawinsky e Prokofiev, ma anche in base al classicismo viennese di Haydn e di altri autori \u2013 rivelano particolare propensione all&#8217;umorismo, se non alla vera e propria comicit\u00e0. Assai ricca e varia, in questa partitura, \u00e8 la strumentazione, nella quale hanno un ruolo di primo piano, i legni, per quanto anche le altre sezioni siano adeguatamente valorizzate. Di grande effetto l&#8217;esecuzione dell&#8217;orchestra della Fenice, che sotto la guida sicura di Matheuz, ha sfoggiato <em>verve<\/em>, <em>humor<\/em>, sensibilit\u00e0, padronanza tecnica. L&#8217;<em>Allegro<\/em>, costruito sul modello haydniano \u2013 come conferma la presenza di uno dei suoi elementi pi\u00f9 tipici: il ritornello \u2013 ci ha immesso sin dalle prime battute in un clima giocoso, sviluppandosi poi attraverso i suoi due spigliati temi dal ritmo danzante, il secondo dei quali introdotto da un semplice ma efficace motivo di due note al trombone, distanti un intervallo di quarta, dal tono clownesco, particolarmente irresistibile a conclusione dello sviluppo, quando lo strumento a <em>coulisse<\/em> lo ripete ostinatamente prima che il secondo tema possa ripresentarsi. Un diverso stato d&#8217;animo, dolcemente lirico e meditativo, si \u00e8 colto nel successivo <em>Moderato, <\/em>mentre con il <em>Presto<\/em> si \u00e8 pienamente ricreato il clima giocoso dell&#8217;<em>Allegro,<\/em> il cui sviluppo \u00e8 percorso da temi di danza, con variazioni, pieni di <em>humor<\/em>, tra cui spiccava imperioso quello dai toni spagnoleggianti. Espressivo il recitativo dei fagotti e dei tromboni, su cui si basa il <em>Largo<\/em>, che rappresenta l&#8217;unico legame emotivo con le altre due sinfonie della \u201ctrilogia bellica\u201d<em>. <\/em>Di nuovo spensierato il clima dell&#8217;<em>Allegretto, <\/em>caratterizzato da uno scintillante tema, variamente elaborato, dai tratti davvero buffi, corrispondente alla polka del film <em>La giovinezza di Maksim <\/em>(1935) di Grigorij Michajlovi\u010d Kozincev<em>,<\/em> per concludersi con una vorticosa coda in un crescendo surreale. Calorosi applausi, a conclusione della prima parte del concerto, premiati da un <em>bis<\/em> pianistico, consono al programma proposto, che ha confermato le doti migliori dei solisti: la <em>Landerinette <\/em>da <em>Ma m\u00e8re l&#8217;Oye<\/em> di Maurice Ravel. Tripudio finale per tutti con segnalazione delle parti orchestrali pi\u00f9 meritevoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Malibran, Stagione sinfonica 2014-2015 del Teatro La Fenice Orchestra del Teatro La Fenice Direttore Diego Matheuz Pianoforti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":66332,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[13645,14678,1631,2717,1713,13646,5423,319,2538],"class_list":["post-79697","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-anna-barutti","tag-concerti","tag-diego-matheuz","tag-dmitrij-sostakovic","tag-francis-poulenc","tag-massimo-somenzi","tag-peteris-vasks","tag-teatro-la-fenice-di-venezia","tag-teatro-malibran"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79697","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=79697"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/79697\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/66332"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=79697"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=79697"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=79697"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}