{"id":80231,"date":"2015-04-10T11:23:14","date_gmt":"2015-04-10T09:23:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=80231"},"modified":"2016-12-01T04:06:33","modified_gmt":"2016-12-01T03:06:33","slug":"la-traviata-al-teatro-dellopera-di-firenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-traviata-al-teatro-dellopera-di-firenze\/","title":{"rendered":"&#8220;La traviata&#8221; al Teatro dell&#8217;Opera di Firenze"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro dell&#8217;Opera di Firenze \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2014\/2015<\/em><br \/>\n<strong>\u201cLA TRAVIATA\u201d<\/strong><br \/>\nMelodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Violetta Valery<\/em> EVA MEI<br \/>\n<em>Flora Bervoix<\/em> ANASTASIA BOLDYREVA<br \/>\n<em>Annina<\/em> SIMONA DI CAPUA<br \/>\n<em>Alfredo Germont <\/em>IVAN MAGR\u00cc<br \/>\n<em>Giorgio Germont <\/em>PAOLO GAVANELLI<br \/>\n<em>Gastone<\/em> ENRICO COSSUTTA<br \/>\n<em>Barone Douphol<\/em> FRANCESCO VERNA<br \/>\n<em>Marchese d\u2019Obigny<\/em> ITALO PROFERISCE<br \/>\n<em>Dottor Grenvil<\/em> ALESSANDRO SPINA<br \/>\n<em>Giuseppe<\/em> DAVIDE CUSUMANO<br \/>\n<em>Un domestico di Flora<\/em> VITO LUCIANO ROBERTI<br \/>\n<em>Un commissionario<\/em> NICOL\u00d2 AYROLDI<br \/>\nOrchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino<br \/>\nDirettore <strong>Zubin Mehta<\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Lorenzo Fratini<\/strong><br \/>\nRegia e luci <strong>Henning Brockhaus<\/strong><br \/>\nScene <strong>Josef Svoboda<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Giancarlo Colis<\/strong><br \/>\nCoreografie <strong>Valentina Escobar<\/strong><br \/>\nAllestimento della Fondazione Pergolesi Spontini<br \/>\n<em>Firenze, 8 aprile 2015<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In lieve anticipo sul 78\u00b0 Festival del Maggio Musicale Fiorentino, si ferma a Firenze il celebre allestimento della Fondazione Pergolesi Spontini che, non a torto, sta portando la vicenda verdiana in giro per i principali palcoscenici mondiali. Prova di come sia possibile creare un impianto di forte impatto visivo dando semplicemente i tratti essenziali nella collocazione degli elementi scenici, la resa di <strong>Josef Svoboda <\/strong>gioca su una parete di fondo specchiata che si apre a scrigno sul levarsi del preludio, proiettando in verticale il piano orizzontale, come a stampare in diretta ed in modo indelebile la molteplice promiscuit\u00e0 di ci\u00f2 che accade tra la borghesia parigina, dilatandone l\u2019azione in modo immaginifico. Se il dinamismo degli inserti festivi ispirati al \u201cdivertissement\u201d francese riproduce sinuose linee di sfondo animate, garantendo i risultati di maggior magnificenza, un tappeto-sipario posto al di sotto dell\u2019apparato ornamentale incornicia le fasi del dramma. La loro sintesi avviene ora con immagini orgiastiche, ora col dipingersi di una casetta di campagna, ora semplicemente lasciando campo a sfumature oscure, senza dimenticare un piccolo tributo alla Marguerite Gautier di Dumas (da cui trae ispirazione l\u2019opera di Verdi), con quel ripido campo costernato da margherite su cui prende vita il fugace duetto tra soprano e tenore del secondo atto. In un\u2019idea che con la sua pluralit\u00e0 di punti di vista spinge a riflettere spontaneamente sulle sfaccettature dell\u2019ipocrisia latente nella societ\u00e0, lo specchio raggiunge il suo risultato pi\u00f9 alto nel terzo atto dove, iniziando a richiudersi, permette alla platea del teatro di specchiarsi proprio sulle note candide del \u201cSe una pudica vergine\u201d: siamo cos\u00ec gli unici testimoni della purezza sentimentale della protagonista e della sua elevazione a vera ed autentica eroina di questo melodramma.<br \/>\nUna volta compresa questa impostazione generale, si riesce anche a spiegare la sostanziale stabilit\u00e0 dell\u2019illuminazione prevista da <strong>Henning Brockhaus<\/strong>, che evolve verso maggiori intenti drammatici durante il terzo atto, conferendo significativamente rilievo ai volti dei personaggi. Piuttosto superficiale risulta invece la direzione registica inter-caratteriale, ad esclusione dell\u2019indispensabile cura delle movenze corali, come accade col turbine attoriale d\u2019insieme (\u201cSi ridesta in ciel l\u2019aurora\u201d) che preannuncia il turbamento d\u2019amore di Violetta, regia che verte prevalentemente sul contrasto tra la veste pubblica della protagonista (quadri dispari, in cui indossa la parrucca-maschera di rito) e quella privata (quadri pari, in cui la rimuove liberando se stessa).<br \/>\nPi\u00f9 novecenteschi che ottocenteschi gli eleganti costumi di <strong>Giancarlo Colis<\/strong>, a cui spetta il sottile compito di operare in completa simbiosi con la componente scenica, contribuendo a determinare i colori del fondo ed a vivacizzare i bozzetti proiettati grazie all\u2019uso di \u201cstrass\u201d ed abiti scintillanti, insieme alle coreografie di danza neo-classica dai rimandi andalusi (<strong>Valentina Escobar<\/strong>).<br \/>\nSul versante musicale, <strong>Zubin Mehta<\/strong> dischiude la partitura verso un marcato e costante alleggerimento che saggia l\u2019opera nelle dissolvenze e delicatezze timbriche di base, accentuandone essenzialmente i riflessi pi\u00f9 mesti. Tale scelta rischia per\u00f2 di portarlo verso un esito meno portante del solito ed appena uniforme nella proposizione delle soluzioni coloristiche. Si ha motivo di credere che questo tipo di direzione, che indubbiamente agevola le peculiarit\u00e0 solistiche nonostante gli inevitabili contrattempi col palco, sia una scelta deliberata del maestro che, infatti, resiste a stento a mantenere la coerenza della linea al momento degli \u201censemble\u201d col coro, in cui sfiora l\u2019eccesso di volume (specialmente in attacco) con tempi aperti a dilatazioni o rallentamenti, tradendo l\u2019usuale slancio di direzione al servizio della completa sintonia con l\u2019apparato corale del Maggio. Dispiace dirlo, ma per una volta sembra quasi azzardata, visto il cast a disposizione, la scelta di non prevedere qualche taglio nelle riprese (per lo meno nel caso di baritono e tenore), che avviene invece nel cantabile della prima aria femminile.<br \/>\nAscoltando <strong>Eva Mei<\/strong> si \u00e8 portati a chiedersi dove sia finito il carattere di Violetta, l\u2019accento melodrammatico, il fraseggio ambivalente, la lotta d\u2019amore contro l\u2019implicito crimine borghese, la battaglia contro una malattia in agguato fin dal principio, lo \u201cstreben\u201d interiore\u2026 il suo approccio sobrio, infatti, la coglie di sorpresa all\u2019apice della tubercolosi durante il terzo atto, poich\u00e9 le ricadute tisiche del primo appaiono pi\u00f9 come atti maldestri che come sconvolgimenti fisici. Disincantata ed in balia di un destino che, dipendesse da lei, non pu\u00f2 che compiersi, il soprano esibisce un rotondo registro centrale di buon squillo che sale assottigliandosi verso l\u2019area acuta, in cui una voce di natura moderata si affievolisce ulteriormente, per ricadere con toni pi\u00f9 duri negli estremi inferiori del pentagramma, dopo il passaggio da qualche inflessione di petto. L\u2019interpretazione, che ha il pregio di eseguire con grande precisione tutti gli abbellimenti della parte sfoggiando agilit\u00e0 fluide che non si perturbano neppure negli staccati finali del \u201cSempre libera\u201d, soffre in generale per assenza di carisma vocale, essenziale in un ruolo del genere. \u00c8 cos\u00ec che i ghirigori del duetto con Alfredo del primo atto sono solo abbozzati nel volume e tenuti al minimo dell\u2019indispensabile, la tessitura acuta del primo quadro sempre sfiorata e mai svettante fino ad un <em>mi bemolle<\/em> sovracuto che mostra ancora ben poco margine nella salita, confinando il canto al mezzo-piano senza trascinamenti particolari, mentre un mezzo vocale che perde spessore in alto la rende poco influente in alcuni tratti delle scene d\u2019insieme, specialmente nelle puntature del brindisi e del concertato di fine atto secondo. Perdonandole l\u2019imperizia tecnica dovuta ad un insufficiente sostegno del suono che la obbliga a riprendere improvvisamente fiato durante un \u201cAmami Alfredo\u201d che gi\u00e0 stentava a galleggiare sul golfo mistico, l\u2019ultimo atto \u00e8 caratterizzato da una crescente attenzione nella dinamica, soprattutto verso il piano, gi\u00e0 anticipata nel \u201cDite alla giovane\u201d (unico punto di vero \u201cpathos\u201d). In generale, per\u00f2, permane una pesante uniformit\u00e0 interpretativa e vocale con la prima parte dell\u2019opera, in sezioni in cui si sarebbero potute distinguere scelte cromatiche assai pi\u00f9 profonde, invece della loro riduzione a diligenti legati e note di chiusura giusto appena smorzate. Un\u2019esecuzione dunque complessivamente corretta, senza ulteriori pretese.<br \/>\nLasciata la protagonista, il resto del cast volge verso note pi\u00f9 dolenti.<br \/>\nArido nel timbro ed acerbo nella recitazione, <strong>Ivan Magr\u00ec<\/strong> sembra avvicinarsi ad Alfredo soltanto nei momenti in recitativo, dove emerge l\u2019impegno verso una personalit\u00e0 pi\u00f9 dirompente in complementariet\u00e0 con un maggiore studio del fraseggio e della scansione delle frasi. Grazie al farsi pi\u00f9 centrale della scrittura del terzo atto che ne evidenzia, se non proprio eleganza timbrica, per lo meno un maggior controllo emissivo in un personaggio che rimane sullo sfondo per tutta la rappresentazione, riesce tutto sommato a risolvere il duetto finale senza inficiare particolarmente il canto dell\u2019amata, come al momento del \u201cParigi, o cara\u201d. Gli gioca per\u00f2 a sfavore l\u2019esordio nel brindisi, in cui un vibrato a tratti stretto, frullato, \u00e8 l\u2019espediente per appianare tutti gli ornamenti virtuosi di transizione, mentre i rimbalzi nell\u2019approdo al registro acuto, spesso ingolato, stemperano l\u2019effetto romantico con acuti che risuonano schiacciati, sgraziatezza nelle legature, forte stabilit\u00e0 di dinamica (mezzo-forte) ed incertezza nel passaggio. Peggiorativa \u00e8 poi l\u2019apertura del secondo atto in cui, oltre a mostrare difficolt\u00e0 nella tenuta dei suoni, insensibilit\u00e0 nelle preziose potenzialit\u00e0 coloristiche del cantabile, evidenzia difficolt\u00e0 nell\u2019incalzare ritmico della cabaletta che viene eseguita senza ridondanza strofica e con risalite di pentagramma aggressive, talvolta dall\u2019intonazione precaria prima dello stabilizzarsi col vibrato, concedendosi l\u2019omissibile \u201cprodezza\u201d del <em>do naturale sovracuto<\/em> conclusivo.<br \/>\nScivola ancor pi\u00f9 sugli specchi l\u2019interpretazione di <strong>Paolo Gavanelli<\/strong> come Giorgio Germont. La tempra del personaggio, fondamentale nel duetto col soprano per segnare il passaggio dalla \u201cperipezia\u201d alla \u201ccatastrofe\u201d, viene infatti subissata da un continuo dissestamento emissivo e, pi\u00f9 in generale, dalla fissit\u00e0 d\u2019impostazione di una voce all\u2019indietro che sembra trovare un apparente equilibrio solamente nella cauta resa delle inserzioni centrali e nei rallentati ondeggiamenti dei pochi passaggi tecnici recuperati dalla partitura, contribuendo a quel fare dall\u2019aria tronfia con cui il baritono affronta indistintamente tutto il ruolo. Qualche intenzione drammatica ci sarebbe anche ed il volume, almeno in zona non estremale, potrebbe forse essere robusto; tuttavia questo \u00e8 niente rispetto all\u2019assenza di \u201ccanto\u201d del suo Germont, che troppo spesso cede a forzature, sgradevoli aperture ed occlusioni gutturali od indistinti gorgoglii in basso, senza soffermarsi troppo su un\u2019intonazione sporadicamente incerta o su un registro acuto la cui emissione sembra in pi\u00f9 occasioni l\u00ec l\u00ec per interrompersi, mentre addirittura pi\u00f9 infelici sono i tentativi di rinforzo nella tenuta, il cui deragliamento timbrico incontrollato desta perplessit\u00e0 sconfortanti.<br \/>\nDignitoso il panorama dei personaggi secondari capeggiato dalla proiezione nitida e la preparazione nel fraseggio di <strong>Simona Di Capua <\/strong>(Annina), passando per <strong>Anastasia Boldyreva<\/strong> (Flora di statuaria presenza scenica ma dal timbro ovattato), <strong>Enrico Cossutta<\/strong> (Gastone dal mezzo vocale un po\u2019 ingrigito rispetto alla freschezza del ruolo), il dottor Grenvil di <strong>Alessandro Spina<\/strong> (basso abbastanza chiaro dalle inflessioni gentili), <strong>Francesco Verna<\/strong> ed <strong>Italo Proferisce<\/strong> (di emissioni perfettibili) nei ruoli rispettivamente del barone Douphol e del marchese d\u2019Obigny, mentre <strong>Davide Cusumano<\/strong>, <strong>Vito<\/strong> <strong>Luciano Roberti<\/strong> e <strong>Nicol\u00f2 Ayroldi<\/strong> intervengono con convinzione come Giuseppe, domestico di Flora e commissionario.<br \/>\nAlle prese con un \u201cmust\u201d del settore, il coro del Maggio Musicale Fiorentino conferma ancora una volta di essere in grado non solamente di prodigarsi con efficacia nella scrittura corale che lo vede protagonista all\u2019inizio del secondo quadro del secondo atto, ma anche di concorrere con vivacit\u00e0 e cognizione di causa alla creazione del substrato di ceti che contorna la vita cortigiana parigina, seguendo il maestro <strong>Lorenzo Fratini<\/strong> nelle caleidoscopiche modulazioni della parte ed inserendosi adeguatamente nei concertati d\u2019insieme, coerentemente con l\u2019impronta della direzione d\u2019orchestra.<br \/>\nDopo la riuscita sfumatura illusoria del finale, una sala gremita, che durante lo svolgimento ha dato prova di conoscere oltre che di amare questo melodramma senza sconfinare in interruzioni superflue, si lascia trasportare in generosi applausi per tutti gli interpreti principali, in realt\u00e0 forse pi\u00f9 diretti a Verdi ed al trionfo di questa sua unica composizione. <em>Foto (C) Simone Donati \/ TerraProject \/ Contrasto\u2019\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro dell&#8217;Opera di Firenze \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2014\/2015 \u201cLA TRAVIATA\u201d Melodramma in tre atti su libretto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":262,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[2187,13931,13932,5967,140,4389,153,1639,7759,991,5023,108,2450,3374,13930,11040,9850,1152],"class_list":["post-80231","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-alessandro-spina","tag-anastasia-boldyreva","tag-davide-cusumano","tag-enrico-cossutta","tag-eva-mei","tag-francesco-verna","tag-giuseppe-verdi","tag-henning-brockhaus","tag-italo-proferisce","tag-ivan-magri","tag-josef-svoboda","tag-la-traviata","tag-nicolo-ayroldi","tag-paolo-gavanelli","tag-simona-di-capua","tag-teatro-dellopera-di-firenze","tag-vito-luciano-roberti","tag-zubin-mehta"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80231","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/262"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=80231"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80231\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87126,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80231\/revisions\/87126"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=80231"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=80231"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=80231"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}