{"id":80425,"date":"2015-04-25T18:28:54","date_gmt":"2015-04-25T16:28:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=80425"},"modified":"2016-11-29T03:29:56","modified_gmt":"2016-11-29T02:29:56","slug":"a-roma-la-danza-va-al-museo-discorso-tra-arti-visive-alla-galleria-nazionale-di-arte-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/a-roma-la-danza-va-al-museo-discorso-tra-arti-visive-alla-galleria-nazionale-di-arte-moderna\/","title":{"rendered":"A Roma La Danza va al Museo. Discorso tra Arti Visive alla Galleria Nazionale di Arte Moderna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e l\u2019Accademia Nazionale di Danza firmano un \u201cpatto \u201d per la valorizzazione e il recupero del patrimonio storico dell\u2019arte coreutica:<\/strong> in una cornice di sculture neoclassiche si incontrano arti visive solo apparentemente diverse tra loro, perch\u00e9 sorelle nella ricerca di armonia e plasticit\u00e0. Se l\u2019estetica della danza classica deve molto alle figurazioni di pittori e scultori neoclassici, le giornate promosse alla GNAM non potrebbero trovare collocazione migliore.<strong> L\u2019iniziativa \u00e8 curata da Francesca Falcone (studiosa di Teoria della Danza e docente dell\u2019Accademia Nazionale di Danza), Elena Viti (docente di Metodologia all\u2019Accademia Nazionale di Danza) ed Emanuela Garrone (Teorica dell\u2019arte della Galleria).<\/strong><br \/>\nCome sottolinea il comunicato stampa ufficiale dell\u2019evento, \u00abla danza nelle sue diverse espressioni ha una storia importante presso la Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna. Fu Palma Bucarelli a immaginare in questo luogo suggestivo una possibile integrazione tra arti della visione e arti della danza e del movimento. La collaborazione, nel 1949, con Jia Ruskaja, l\u2019allora direttrice dell\u2019Accademia Nazionale di Danza, si inseriva in questo solco. Con <em>La danza va al Museo. Discorso tra arti visive<\/em> le due storiche istituzioni ricominciano a dialogare, grazie all\u2019impegno di Maria Vittoria Marini Clarelli, soprintendente della GNAM e di Giovanna Cassese, Commissario straordinario dell\u2019AND. Il progetto \u00e8 articolato in due sezioni: la prima \u00e8 dedicata alla danza classica e la seconda alla danza moderna e contemporanea. Ogni incontro \u00e8 articolato in due parti: una conferenza teorica, in cui due esperti di storia della danza illustreranno il periodo storico in esame, e una parte dimostrativa, in cui gli allievi di danza si esibiranno in una lezione di danza realizzata secondo i canoni dell\u2019epoca trattata\u00bb.<br \/>\n<strong>Il primo incontro, tenutosi il 1 marzo scorso, si \u00e8 aperto con una conferenza-dimostrazione di Flemming Ryberg, uno dei pi\u00f9 autorevoli custodi della tecnica e della pantomima bournonvilliana, e di Francesca Falcone, studiosa\u00a0 del balletto danese.<\/strong> Una ricca documentazione video attestante la tradizione \u201cvivente\u201d del balletto di August Bournonville, il celebre coreografo di creazioni immortali quali <em>La Sylphide<\/em> (1836) e <em>Napoli<\/em> (1842), pervenuti sino ai nostri giorni grazie all\u2019amorevole cura di generazioni di ballerini e maestri danesi, ha permesso di immergere il pubblico nell\u2019atmosfera romantica. <strong>Come parte dimostrativa, la <em>Master class<\/em> di Flemming Ryberg \u2012 con i giovani allievi del V VI e VII corso dell\u2019Accademia Nazionale di Danza \u2012 ha permesso di visualizzare una ricostruzione della tradizione ballettistica in oggetto\u00bb.<\/strong><br \/>\n<strong>Il secondo appuntamento di domenica 12 aprile, al quale abbiamo avuto il privilegio di assistere, ha illustrato la tradizione di una delle pietre miliari del balletto, ossia la Scuola di Enrico Cecchetti (1850-1928),\u00a0 il \u201cMaestro dei Maestri\u201d, che con la sua grande esperienza di palcoscenico, la sua intelligenza didattica e artistica ha reso grande la tradizione italiana e ha formato i pi\u00f9 grandi danzatori della prima met\u00e0 del secolo, lavorando instancabilmente fino all\u2019ultimo giorno di vita.<\/strong> Un\u2019esistenza che si apre e chiude in un teatro (nato in un camerino del Teatro Apollo di Roma durante uno spettacolo dei genitori, \u00e8 colto dal malore fatale durante una lezione al Teatro alla Scala di Milano). Danzatore di grande virtuosismo e \u00a0mimo eccezionale, Cecchetti\u00a0\u00a0 \u2012 gi\u00e0 figlio d\u2019arte \u2013 si era formato a Firenze alla scuola di Giovanni Lepri,\u00a0\u00a0allievo del grande Carlo Blasis.\u00a0Seppe elaborare un metodo di insegnamento che, oltre a garantire solida formazione al danzatore, ne sosteneva l\u2019integrit\u00e0 fisica grazie a un\u2019oculata articolazione settimanale della lezione, cos\u00ec che non ne affaticasse il fisico. La scansione settimanale delle lezioni era organizzata in maniera tale che ad ogni singolo giorno corrispondesse un particolare gruppo di esercizi per lavorare su una determinata parte della muscolatura (alla base vi era una profonda conoscenza dell\u2019anatomia). E fu per questo che Djaigilev volle Cecchetti come Ma\u00eetre per i suoi <em>Ballet Russes<\/em>, nonostante l\u2019anziano Maestro non si identificasse nelle novit\u00e0 dei nuovi spettacoli promossi dall\u2019abile impresario. Ma il suo lavoro garantiva qualit\u00e0 e longevit\u00e0 ai danzatori, preservandoli dagli infortuni.<br \/>\nQuest\u2019affascinante figura della nostra storia culturale, ben valorizzata all\u2019estero (soprattutto in Inghilterra), trova oggi in Italia studiosi attenti al recupero e alla valorizzazione del patrimonio coreutico nazionale. <strong>Decana degli storici della danza e docente emerito di Teoria ed Estetica della Danza presso l\u2019Accademia Nazionale di Danza di Roma, Flavia Pappacena introduce la figura di Cecchetti per il pubblico presente alla GNAM, focalizzando con abile sintesi \u00a0la relazione sulle caratteristiche principali dello stile cecchettiano e della tradizione italiana, per lasciare pi\u00f9 ampio spazio alla ricostruzione pratica della \u201clezione\u201d, tenuta da Alessandra Alberti, docente di tecnica Cecchetti abilitata all\u2018ISTD (<em>Imperial Society of Teachers of Dancing<\/em>), con gli allievi del V e VI corso dell\u2019AND e Tania Pallabazzer al pianoforte. Tra i brani musicali dell\u2019epoca, anche qualcuno composto dallo stesso Cecchetti per accompagnare le lezioni.<\/strong><br \/>\nIl felice esito dell\u2019iniziativa risiede soprattutto in quest\u2019ultima modalit\u00e0 di presentazione dell\u2019argomento. La ricostruzione di elementi in disuso permette di visualizzare, rendendolo \u201cconcreto\u201d, un aspetto di cui per lo pi\u00f9 si ignora l\u2019esistenza, ovvero della possibilit\u00e0\u00a0 di rendere tangibile la caducit\u00e0 della danza. Quello che si pensa sia perduto per sempre\u00a0 o sia destinato a rimanere annotato in un manuale prende vita attraverso i corpi \u201cmoderni\u201d dei danzatori, che diventano lo strumento portatore di un documento storico, il cui supporto non \u00e8 la carta ma il corpo stesso. La mente di chi ricorda, gli scritti d\u2019autore e le immagini costituiscono gli elementi base per \u201ctrascrivere\u201d un\u2019eredit\u00e0 solo apparentemente intangibile. Un tipo di lavoro, questo, di grande difficolt\u00e0, che dimostra la validit\u00e0 dell\u2019arte della danza come patrimonio storico da preservare e recuperare con tutti gli strumenti a disposizione degli studiosi. Perch\u00e9 si tratta di un\u2019opera d\u2019arte. E se il gruppo scultoreo di <em>Ercole e Lica <\/em>di Antonio Canova, splendido sfondo della <em>performance <\/em>\u201cfilologica\u201d offerta al pubblico da Alessandra Alberti, avesse potuto parlare o muoversi, sarebbe sceso dal piedistallo per ammirare la plasticit\u00e0 degli adagi o il brio delle batterie e avrebbe probabilmente interrogato con noi i protagonisti della giornata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accontentiamo, perci\u00f2, anche Ercole e Lica e rivolgiamo qualche domanda ad <strong>Alessandra Alberti<\/strong>, che ha condotto il pubblico e gli allievi dell\u2019AND (che utilizzano un metodo di studio completamente diverso, ma che sono stati molto bravi ad appropriarsi di nuove coordinazioni e dinamiche in pochissimo tempo) in questo viaggio nel passato.<br \/>\n<strong>Signora Alberti, cosa significa oggi studiare i Maestri del passato, che hanno posto le basi\u00a0 della tecnica moderna? Quanto \u00e8 stato fatto e si pu\u00f2 ancora fare? <\/strong><br \/>\nLa ringrazio per questa domanda, che mi d\u00e0 modo di illustrare brevemente quale sia a mio parere lo scopo dell\u2019insegnamento della danza classica nel nostro tempo. Tutti gli esercizi che si praticano in sala, dal primo all\u2019ultimo, sono stati gi\u00e0 sperimentati ed eseguiti dai maestri che ci hanno preceduto, non c\u2019\u00e8 nulla che si possa inventare al giorno d\u2019oggi nella tecnica della danza classica. Quelle che ci sembrano\u00a0 delle novit\u00e0, in realt\u00e0 non sono altro che acrobazie tecniche, anche quelle gi\u00e0 note, e spesso rifiutate a suo tempo dai grandi maestri del passato che, all\u2019epoca, espressamente le tacciarono come volgarit\u00e0 ereditate dai circensi. Che si studi Vaganova, Cecchetti, Bournonville, o quant\u2019altro vogliamo etichettare, il fine ultimo \u00e8 uno solo: la danza, il movimento espressivo finalizzato a trasmettere emozioni. Spesso purtroppo si dimentica questo fine ultimo per concentrarsi solo sulle \u201cbravate\u201d tecniche atte a strabilare il pubblico. Ma quella non \u00e8 la danza, la danza si trova nascosta, sta nei passi di collegamento, nell\u2019energia delle dinamiche, nei momenti di sospensione, nei ports de bras, nei movimenti della testa, nell\u2019<em>\u00e9paulement<\/em>. In particolare, ricostruire gli ench\u00e2inements del Maestro Cecchetti a mio avviso serve a far capire che, dietro questi passi che troviamo scritti in libri polverosi e antichi, c\u2019erano delle persone in carne e ossa, danzatori paragonabili in tutto e per tutto a quelli dei nostri giorni, con abilit\u00e0 tecniche ed espressive simili, se non addirittura superiori. C\u2019\u00e8 ancora molto da fare, non solo per quel che riguarda Cecchetti, ma anche e soprattutto per i maestri che lo hanno preceduto, e che hanno lasciato molto materiale scritto. Si pensi soltanto alla St\u00e9nochor\u00e9graphie di Arthur Saint-L\u00e9on, pubblicata nel 1852, che potrebbe essere perfettamente ricostruita. La prof.ssa Flavia Pappacena, che ne ha curato la traduzione italiana, ha iniziato questa impresa titanica usando il software di animazione <em>LifeForms.<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>Quanto \u00e8 grande la difficolt\u00e0 di questo tipo di esercizi per un giovane allievo \u201caddestrato\u201d secondo le metodologie di oggi?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nLa particolarit\u00e0 di questi esercizi risiede soprattutto nella coordinazione delle braccia, nella loro altezza, e nell\u2019uso della testa, che non \u00e8 girata ma quasi sempre inclinata. Dunque parliamo di dettagli stilistici e metodologici. Lo stile \u00e8 ci\u00f2 che contraddistingue le varie scuole di danza classica, ed \u00e8 un po\u2019 come il \u201cdialetto\u201d della lingua madre, che \u00e8 la stessa per tutti. Ci sono molte scuole nel mondo che continuano ad insegnare gli esercizi del Maestro Cecchetti e a formare danzatori in questo metodo. Naturalmente questi allievi non incontreranno nessuna difficolt\u00e0, perch\u00e9 sono \u201cnati\u201d parlando quel dialetto. Chi ha imparato un altro dialetto, naturalmente far\u00e0 un po\u2019 di fatica all\u2019inizio ma, come per tutte le cose, con la pratica capir\u00e0 la coordinazione e le diverse leggi, cos\u00ec imparer\u00e0. D\u2019altronde, il mestiere del danzatore richiede che si sia in grado di interpretare coreografie e stili diversi, e tutti nel modo pi\u00f9 fedele alle richieste del coreografo. Dunque imparare un\u2019altra coordinazione, un altro stile, un altro modo di danzare la tecnica classica non pu\u00f2 che far bene a un allievo.<br \/>\n<strong>Quali sono, a Suo avviso, i principali pregi e limiti di questo tipo di tecnica?\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nPi\u00f9 che di \u201ctecnica\u201d io parlerei di \u201cmetodo\u201d. La tecnica classica \u00e8 uguale per tutti: due pirouettes eseguite bene sono uguali in tutto il mondo! Come con tutti i \u201cmetodi\u201d, ci sono pregi e limiti. Per questo, in un mondo ideale, bisognerebbe poterli studiare tutti. Il pregio \u00e8 di poter formare organicamente e coerentemente un danzatore dall\u2019inizio fino al livello professionale, secondo un sistema collaudato ed efficiente, che proviene da una tradizione centenaria che ha dato frutti illustri. Il suo limite invece risiede nella ripetitivit\u00e0 delle combinazioni, che se da un lato contribuiscono a rinforzare muscolarmente il danzatore grazie all\u2019allenamento intensivo e quasi \u201cginnico\u201d (le combinazioni sono gi\u00e0 conosciute, non si perde tempo a spiegarle, dunque in una lezione se ne possono fare moltissime, sviluppando la resistenza fisica), dall\u2019altro limitano la reattivit\u00e0 dell\u2019allievo e il suo vocabolario. Cosciente di questo problema, lo stesso Maestro Cecchetti raccomandava di inserire in ogni lezione nuovi ench\u00e2inements, ideati dall\u2019insegnante stesso, per sviluppare e accelerare la capacit\u00e0 di analisi e di assimilazione dell\u2019allievo.<br \/>\n<strong>Siamo davanti a un prodotto cristallizzato, perch\u00e9, si sa, le metodologie e gli stili evolvono, e lo stesso Cecchetti avrebbe continuato a modificare se stesso. Ma, alla luce dell\u2019ampio utilizzo della didattica cecchettiana in Russia e nelle successive elaborazioni di Agrippina Vaganova, quanto \u00e8 ancora funzionale un tipo di studio che insiste sulla linea dettata da Cecchetti?<\/strong><br \/>\nNella mia modesta esperienza sia di danzatrice che di insegnante, ho potuto notare che i danzatori professionisti formatisi nel metodo Cecchetti hanno un notevole controllo del loro corpo, e sono (questo pu\u00f2 sembrare paradossale) molto versatili, meno affettati, meno ancorati ad abitudini di movimento difficili da sradicare. Ad esempio il metodo Cecchetti \u00e8 molto apprezzato dai danzatori della compagnia di Pina Bausch, i cui maestri ospiti provengono spesso da questa tradizione. Le linee sono pure, non manierate, essenziali, gli esercizi sono semplici e piazzati, i passi di elevazione e di collegamento estremamente variati, mossi e con veloci cambiamenti sia di direzione che di peso. Tutto questo \u00e8 estremamente interessante per dei danzatori contemporanei. C\u2019\u00e8 da aggiungere anche che in tutte le scuole Cecchetti di tutto il mondo, gli allievi studiano regolarmente anche altri metodi, a differenza di quello che invece si fa nelle altre scuole o accademie, dove si studia solo un metodo. Forse l\u2019attualit\u00e0 della linea di Cecchetti sta proprio qui: nell\u2019apertura ad altri stili, nella versatilit\u00e0, nella flessibilit\u00e0.<br \/>\n<strong>Quali sono state le difficolt\u00e0 principali nell\u2019insegnare in pochissimo tempo a giovani allievi, che sono abituati a coordinazioni e tipi di esercizi diversi, queste sequenze ricostruite?<\/strong><br \/>\nCome giustamente ha notato anche lei, i ragazzi dell\u2019Accademia Nazionale di Danza a cui ho fatto lezione (allievi del V e del VI corso) sono stati bravissimi, dei veri professionisti. Hanno davvero cercato di applicare le sfumature stilistiche della testa, delle braccia, dell\u2019\u00e9paulement che ho cercato di insegnare loro in questi due giorni. Certamente il tempo era poco, ma ho visto che la loro disponibilit\u00e0 e interesse erano enormi. Hanno davvero sete di cose nuove, di imparare linguaggi nuovi, di misurarsi con sfide diverse. E i risultati sono stati fantastici. Sono riusciti ad inclinare dolcemente la linea del collo, ad abbassare l\u2019altezza delle loro braccia, ad ammorbidire le loro posizioni, e mi hanno seguito lungo linee diverse e inusuali per loro, nonch\u00e9 nel lavoro di batteria terre \u00e0 terre a loro completamente sconosciuto, che tra l\u2019altro li ha molto divertiti.<br \/>\n<strong>Quali sono i prossimi progetti in merito? <\/strong><br \/>\nA maggio alla Scuola Hamlyn di Firenze (che co-dirigo insieme alle mie colleghe Nicoletta Santoro ed Elisa Corsini) si terranno gli esami di livello Advanced 2 Cecchetti ISTD, con un\u2019esaminatrice proveniente dall\u2019Inghilterra. L\u2019Advanced 2 \u00e8 un livello di difficolt\u00e0 superiore a quello che ho insegnato in occasione di questa Master Class, e poche scuole nel mondo riescono a preparare allievi per questo esame, molto impegnativo tecnicamente. Inoltre stiamo collaborando con la Soci\u00e9t\u00e9 Auguste Vestris, e in particolare con le sue fondatrici Katherine Kanter e Julie Cronshaw, per l\u2019imponente progetto della ricostruzione completa di tutti gli esercizi della settimana di Cecchetti, che verr\u00e0 filmata e messa in rete pubblicamente nei prossimi due anni. Parte di questo materiale verr\u00e0 girato anche alla Scuola Hamlyn, prima scuola in Italia ad introdurre il metodo Cecchetti ISTD, grazie alla sua fondatrice Brenda Hamlyn.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli incontri con la danza alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma proseguiranno, a partire dal 25 ottobre, con Doug Fullington, Assistant director del Pacific Nordwest Ballet per ricostruire alcune sequenze di repertorio \u00a0di Petipa tratte dalla notazione Stepanov, che saranno messe in relazione con quanto i ragazzi dell&#8217;AND studiano attualmente: un confronto fra tradizione orale e notazione. \u00a0Si proseguir\u00e0 poi con Martha Graham, Jos\u00e9 Lim\u00f3n, Merce Cunningham e Pina Bausch. <i>Foto di Andrea Toschi &#8211; Il Teatro della Memoria.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziativa curata da Francesca Falcone ed Emanuela Garrone.<br \/>\nOrganizzazione a cura di Elena Viti<br \/>\n<strong>Ufficio stampa Gnam<br \/>\nLaura Campanelli\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Ufficio Arti Performative<\/strong><br \/>\nEmanuela Garrone<br \/>\ncon Linda Sorrenti e Lilith Zulli<br \/>\n06-32298328<br \/>\n<a href=\"mailto:s-gnam.uffstampa@beniculturali.it\">s-gnam.uffstampa@beniculturali.it<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e l\u2019Accademia Nazionale di Danza firmano un \u201cpatto \u201d per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":70,"featured_media":80439,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[14024,14671,14023,14019,14021,14022],"class_list":["post-80425","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news-ed-eventi","tag-alessandra-alberti","tag-approfondimenti","tag-elena-viti","tag-enrico-cecchetti","tag-flavia-pappacena","tag-franceca-falcone"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80425","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/70"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=80425"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80425\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87036,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80425\/revisions\/87036"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/80439"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=80425"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=80425"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=80425"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}