{"id":80562,"date":"2015-05-05T15:14:37","date_gmt":"2015-05-05T13:14:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=80562"},"modified":"2015-05-05T15:14:37","modified_gmt":"2015-05-05T13:14:37","slug":"teatro-filarmonico-di-verona-claudio-scimone-dirige-haendel-beethoven-e-mascagni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/teatro-filarmonico-di-verona-claudio-scimone-dirige-haendel-beethoven-e-mascagni\/","title":{"rendered":"Teatro Filarmonico di Verona: Claudio Scimone dirige Haendel, Beethoven e Mascagni"},"content":{"rendered":"<p><em>Verona, Teatro Filarmonico, Fondazione Arena. Stagione Sinfonica 2014-2015<\/em><br \/>\n<strong>Orchestra e Coro dell\u2019Arena di Verona<\/strong><strong><br \/>\nCoro di voci bianche A.LI.VE\u00a0<\/strong><em><br \/>\n<\/em>Direttore\u00a0<strong>Claudio Scimone<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Maestro del Coro\u00a0<strong>Vito Lombardo<\/strong><br \/>\nVoci bianche dirette da\u00a0<strong>Paolo Facincani<\/strong><br \/>\nTenore\u00a0<strong>Cataldo Caputo<\/strong><br \/>\nBasso\u00a0<strong>Davit Babayants <\/strong><br \/>\n<em>Georg Friedrich H\u00e4ndel: <\/em>\u201cZadok the Priest\u201d per coro e orchestra<br \/>\n<em>Ludwig van Beethoven: <\/em>\u201cMeeresstille und gl\u00fcckliche Fahrt\u201d per coro e orchestra<strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong><em>Pietro Mascagni:<\/em><em>\u00a0<\/em>\u201cMessa di Gloria\u201d per solisti, coro e orchestra<em><br \/>\n<em>Verona, 2 maggio 2015<\/em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pubblico caloroso \u2013 sebbene lontano dal tutto esaurito \u2013 per il nono concerto della Stagione Sinfonica della Fondazione Arena. La scelta del programma non segue un filo logico ben definito: si parte con un inno d\u2019incoronazione, il celeberrimo <em>Zadok the Priest<\/em>, di Georg Friedrich H\u00e4ndel; dall\u2019Inghilterra del XVIII secolo si passa ad una pagina sognante del Beethoven maturo, <em>Meeresstille und gl\u00fcckliche Fahrt<\/em>, per poi chiudere con la <em>Messa di Gloria in fa maggiore<\/em> di Mascagni, che ci conduce ormai alle porte del \u2018900.\u00a0 A legare un programma tanto magmatico troviamo l\u2019affidabile direzione di <strong>Claudio Scimone<\/strong>, tra i beniamini del pubblico veronese. I primi due brani sembrano pi\u00f9 che altro una prova della poliedricit\u00e0 del direttore: tanto lo <em>Zadok <\/em>\u00e8 solenne e impetuoso, tanto pi\u00f9 il <em>Meeresstille <\/em>risulta intimo e nostalgico.\u00a0 Composto in onore di Giorgio II, incoronato nel 1727, <strong><em>Zadok <\/em>offre un condensato degli stili<\/strong> pi\u00f9 in voga nell\u2019Europa h\u00e4ndeliana: la solenne struttura ritmica del coro, numerose strizzate d\u2019occhio alle frivolezze barocche francesi e la cadenza finale che rimanda al fugato di squisita tradizione mitteleuropea.\u00a0 Scimone dirige tutto a memoria, valorizzando adeguatamente il ruolo del Coro: tutta la prima parte si regge sugli arpeggi degli archi, su cui si libra la melodia affidata ai legni. All\u2019attacco del Coro corrisponde una variazione agogica che apporta ulteriore solennit\u00e0. Il Coro risulta generalmente omogeneo: qualcosa in pi\u00f9 poteva essere fatto in ambito dinamico e la nitidezza delle diverse parti non risulta propriamente cristallina. Molto pi\u00f9 d\u2019effetto il<strong> <em>Meeresstille<\/em>, pagina preziosa del Beethoven<\/strong> pi\u00f9 moderno: composto sulle parole di Goethe, la cantata si divide in due parti nettissime. Nella prima, quella del <em>Meeresstille<\/em>, la calma piatta del mare \u00e8 fonte di angoscia e pericolo: l\u2019esecuzione di Coro e Orchestra \u00e8 particolarmente coinvolgente.<br \/>\nLa seconda parte, il <strong><em>gl\u00fcckliche Fahrt, <\/em>il viaggio felice<\/strong>, \u00e8 proprio il momento in cui il vento finalmente inizia a soffiare e porta la nave a vedere <em>das Land<\/em>, la terra \u2013 il tutto giocato su un ritmo vorticoso e sulle infinite code e codette beethoveniane. Scimone riesce a dare il giusto risalto ai legni, mentre il Coro realizza una bella performance, dosando adeguatamente i colori e le sfumature, specialmente nella prima parte. Ma il punto focale della serata era la <strong><em>Messa di Gloria in fa minore <\/em> di Pietro Mascagni:<\/strong> sicuramente una tra le pagine pi\u00f9 affascinanti della musica sacra di fine \u2018800, la Messa alterna momenti di sfavillante giubilo ad altri di intenso raccoglimento.\u00a0 Alle voci femminili del Coro subentrano i giovanissimi coristi di A.Li.Ve., una scelta coraggiosa quanto vincente: ben preparati dal M\u00b0 <strong>Paolo Facincani<\/strong>, i piccoli coristi hanno conquistato il pubblico del Filarmonico. Scimone, col suo gesto tutt\u2019altro che scenografico, tiene le redini lasciando cantare l\u2019Orchestra e respirando con i \u2013 bravi \u2013 solisti. Qualche tempo troppo ritenuto, soprattutto verso la fine della Messa, non pregiudica quella che risulta una bella esecuzione. La scelta, filologica, di inserire l\u2019 <em>Intermezzo <\/em>di <em>Cavalleria Rusticana <\/em>durante l\u2019Elevazione \u00e8 accolta positivamente dal pubblico, e anche il bis del Gloria \u00e8 seguito da fragorosi applausi. Non c\u2019\u00e8 che dire, ormai <strong>Cataldo Caputo <\/strong>e <strong>Davit Babayants <\/strong>sono la &#8220;gloriosa coppia&#8221; del Filarmonico: esattamente un anno fa li avevamo potuti apprezzare in un\u2019altra <em>Messa<\/em> <em>di Gloria<\/em>, quella \u2013 superba \u2013 di Puccini, oggi si riconfermano voci molto interessanti e destinate a successi sempre pi\u00f9 ampi. <strong>Cataldo Caputo <\/strong>si \u00e8 mostrato pienamente all\u2019altezza della parte, lo studio feroce del ruolo \u00e8 evidente. In ogni tessitura il giovane tenore si mostra sicuro e intonato, non teme i volumi orchestrali e sa difendersi con eleganza anche nei momenti pi\u00f9 impegnativi. Gli acuti non sono rotondi ma adeguatamente squillanti, il fraseggio ben calibrato e coinvolgente. A livello dinamico qualcosa in pi\u00f9 poteva essere fatto nel piano per valorizzare i momenti pi\u00f9 intimi, ma il risultato complessivo \u00e8 degno di nota. Particolarmente d\u2019effetto il <em>Sanctus<\/em>, in cui Caputo pu\u00f2 spiegare il suo timbro nella dolcissima melodia del <em>\u201cpleni sunt coeli et terra&#8230;\u201d. <\/em>Davvero notevole la prestazione di <strong>Davit Babayants<\/strong>, volto ormai noto al Filarmonico: del basso armeno abbiamo gi\u00e0 decantato la ricchezza timbrica e la pasta vocale vellutata. Ma Babayants mostra anche una precisione ritmica e di pronuncia mirabile, che Scimone sa ben assecondare. La linea melodica emerge in tutta la sua bellezza, le atmosfere siciliane che poche settimane or sono popolavano il palco sembrano riaccendersi. L\u2019Orchestra \u00e8 al suo meglio, i solisti \u2013 la spalla Gunther Sanin con particolare merito \u2013 vengono valorizzati da uno Scimone entusiasta, salutato dal grande affetto del pubblico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verona, Teatro Filarmonico, Fondazione Arena. 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