{"id":80844,"date":"2015-05-31T14:07:14","date_gmt":"2015-05-31T12:07:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=80844"},"modified":"2016-11-25T12:33:46","modified_gmt":"2016-11-25T11:33:46","slug":"venezia-teatro-la-fenice-norma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/venezia-teatro-la-fenice-norma\/","title":{"rendered":"Venezia, Teatro La Fenice: &#8220;Norma&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Teatro La Fenice, Stagione 2015, Lirica e Balletto <\/em><br \/>\n<strong>\u201cNORMA\u201d<\/strong><br \/>\nTragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani, dalla tragedia <em>L&#8217;infanticide<\/em> di Alexandre Soumet<br \/>\nMusica di <strong>Vincenzo Bellini<\/strong><br \/>\n<em>Oroveso, capo dei druidi<\/em> DMITRY BELOSELSKIY<br \/>\n<em>Norma, druidessa, sua figlia<\/em> CARMELA REMIGIO<br \/>\n<em>Pollione, proconsole romano nelle Gallie<\/em> GREGORY KUNDE<br \/>\n<em>Adalgisa, druidessa<\/em> VERONICA SIMEONI<br \/>\n<em>Flavio, romano amico di Pollione<\/em> EMANUELE GIANNINO<br \/>\n<em>Clotilde, ancella di Norma<\/em> ANNA BORDIGNON<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro La Fenice<br \/>\nDirettore<strong> Gaetano d\u2019Espinosa <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Claudio Marino Moretti <\/strong><br \/>\nRegia, scene e costumi <strong>Kara Walker <\/strong><br \/>\nRegista collaboratrice <strong>Ann-Christin Rommen <\/strong><br \/>\nLight designer <strong>Vilmo Furian <\/strong><br \/>\nNuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice<br \/>\n<em>Venezia, 27 maggio 2015\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prosegue la collaborazione tra la Biennale Arte di Venezia e il Teatro La Fenice, iniziata nel 2013 con <em>Madama Butterfly<\/em>,<\/strong> per la quale scene e costumi furono realizzati dall\u2019artista giapponese Mariko Mori, mentre la regia era del direttore artistico della Biennale Teatro Alex Rigola. L&#8217;iniziativa \u00e8 volta a riaffermare l\u2019attualit\u00e0 della grande stagione operistica italiana attingendo a nuovi e diversi linguaggi relativi alle pi\u00f9 aggiornate espressioni artistiche contemporanee. Per questo nuovo allestimento di <em>Norma<\/em> regia, scene e costumi sono stati affidati all\u2019artista afroamericana <strong>Kara Walker<\/strong> (per la prima volta alle prese con una messinscena lirica), che da sempre dedica la sua attivit\u00e0, nell&#8217;ambito della scultura e della pittura, alla denuncia di ogni forma di violenza o di pregiudizio a sfondo razziale o sessuale: le sue <em>silhouette<\/em> di carta o di metallo, i dipinti e gli acquerelli sono concepiti per rievocare la dolorosa storia degli schiavi africani nell\u2019America razzista come anche per farci riflettere, pi\u00f9 in generale, sull&#8217;attualit\u00e0, nella quale non mancano certo soprusi e discriminazioni verso i pi\u00f9 deboli, dagli immigrati alle donne.\u00a0\u00a0 <strong>Cos\u00ec l&#8217;artista americana \u2013 scelta dal Teatro La Fenice proprio in forza dell&#8217;alterit\u00e0 della sua concezione estetica rispetto a quella che tradizionalmente impronta il nostro teatro musicale \u2013, ha spostato il contesto temporale<\/strong>, in cui tradizionalmente si svolgono le vicende del capolavoro belliniano, dalla met\u00e0 del primo secolo a. C. all&#8217;Ottocento e trasferito la scena dalle Gallie ad un luogo immaginario dell&#8217;Africa, lungo il fiume Ogoou\u00e9, popolato da una forte comunit\u00e0 devota alla religione della natura, capeggiata da Oroveso, e da sua figlia Norma, la potente sacerdotessa di Irminsul, mentre il personaggio di Pollione veste i panni di un esploratore al soldo di una potenza coloniale ed \u00e8 liberamente modellato sulla figura dell&#8217;italiano Pietro Savorgnan di Brazz\u00e0, il quale, grazie al suo irresistibile fascino fisico e all&#8217;uso di metodi non violenti pot\u00e9 consegnare alla Francia il territorio che si affaccia sulla sponda occidentale del fiume Congo. Dunque una Norma africana, che si svolge nell&#8217;et\u00e0 del colonialismo con tutto ci\u00f2 che ne consegue a livello visivo e drammatico.<br \/>\n<strong>La concezione della Walker pu\u00f2 anche essere condivisibile a livello teorico: trarre nuova linfa, nuovi significati,<\/strong> nuove ambientazioni sceniche da uno dei capisaldi del teatro musicale \u2013 patrimonio del mondo intero, in cui il canto raggiunge il vertice della bellezza, della purezza, dell&#8217;equilibrio \u2013 non pu\u00f2 che essere salutato con favore, trattandosi di un&#8217;opera appunto universale, ricca come tutti i capolavori di potenzialit\u00e0 da esplicitare, al di l\u00e0 della lettura \u201cvulgata\u201d. Tuttavia la realizzazione concreta di questo progetto non ci ha convinto del tutto. Suggestivi i riferimenti all\u2019Africa: le maschere, le armi, la grande maschera adagiata al centro del palco; di sobria eleganza i <em>collage<\/em> di carta bianchi e neri, cifra stilistica dell&#8217;artista, proiettati sullo sfondo, come altre immagini, a cura dello Studio GR di Venezia; bello l&#8217;impatto visivo generale, dato, in certe scene, dal contrasto tra il bianco e nero dominante e il rosso. Tuttavia, a ben guardare, i lunghi costumi rossi, scollati come muliebri prendisole, indossati dai guerrieri con tanto di lancia, francamente rasentavano il ridicolo. Poco credibili anche gli abiti bianchi non proprio aggraziati delle druidesse al pari di quello in pelle di coccodrillo, che portava Norma. Ma soprattutto <strong>lo spettacolo ha sofferto per un&#8217;eccessiva staticit\u00e0 imposta ai personaggi:<\/strong> ne ha risentito in particolare Pollione, che appariva sovente piuttosto impacciato e poco espressivo dal punto di vista gestuale nella sua orpellosa divisa da esploratore.<br \/>\nDi tutt&#8217;altro temperamento la direzione e concertazione di <strong>Gaetano d\u2019Espinosa<\/strong>, coadiuvato da un <em>cast<\/em> di prim&#8217;ordine e da un orchestra e un coro veramente ineccepibili. Il maestro palermitano ha staccato in generale dei tempi piuttosto spediti, ma nel contempo ha saputo sottolineare, seppur talora con eccessiva sobriet\u00e0, le sfumature di questa partitura, pensata da Bellini per valorizzare appieno il canto, ma certamente pregevole anche nell&#8217;orchestrazione a dispetto di un&#8217;ingiustificato pregiudizio riguardo al compositore catanese, di cui troppo spesso si esaltano le doti di grande melodista, mentre lo si ritiene troppo essenziale nel trattamento dell&#8217;orchestra. D&#8217;Espinosa ha saputo dare unit\u00e0 a questo sublime melodramma, in ossequio alla volont\u00e0 dell&#8217;autore stesso, che intese creare un&#8217;opera in cui i singoli pezzi potessero essere percepiti come fusi tra loro, costituendo delle unit\u00e0 narrative molto pi\u00f9 ampie rispetto alla divisione in parecchi numeri presente nella partitura Ricordi. Questo si \u00e8 avvertito soprattutto nel Finale ultimo, concepito dal compositore come un continuum, dove il gesto del direttore ha guidato con sicurezza e sensibilit\u00e0 i cantanti e l&#8217;orchestra, distillando, come altrove in questa esecuzione, un suono di cristallina purezza, nonch\u00e9 dando il giusto risalto alle voci.<br \/>\nConvincente il personaggio di Norma offerto da <strong>Carmela Remigio<\/strong>, che cerca un&#8217;emissione leggera per mettere in risalto il tono lirico, senza mai lasciarsi andare a certe inflessioni eccessivamente passionali che si colgono in altre interpreti. Il soprano ha esibito in generale un sicuro controllo della voce e trovato il giusto accento: soavemente lirico in \u201cCasta diva\u201d, agile e attento alle sfumature nella successiva cabaletta, intimamente drammatico nelle scene d&#8217;insieme e, in particolare, nel Finale dell&#8217;opera, dove si intreccia a toni patetici. Entusiasmante la prestazione di <strong>Gregory Kunde,<\/strong> rivelatosi ancora una volta in piena forma, che ha sfoggiato una voce smagliante nel timbro, sicura negli acuti, omogenea nei vari registri fin da \u201cMeco all&#8217;altar di Venere\u201d e alla successiva cabaletta, eseguite entrambe variando sobriamente il Da Capo, per poi mettersi in luce in vari altri momenti dell&#8217;opera. Di grande sensibilit\u00e0 l&#8217;Adalgisa di <strong>Veronica Simeoni<\/strong>, che, analogamente alla Remigio, punta su un&#8217;interpretazione misurata, in cui il dramma del suo amore impossibile non assuma mai accenti esteriori e si sveli, come dev&#8217;essere, con il giusto virginale ritegno. Questo anche grazie alla ricerca di un&#8217;emissione mai troppo caricata, come si \u00e8 colto pienamente nei recitativi accompagnati, cifra distintiva, peraltro, dell&#8217;arte belliniana, e nei duetti rispettivamente con Pollione e Norma. Di solenne bellezza la voce del basso <strong>Dmitry Beloselskiy<\/strong>, timbrata ed omogenea, che ci ha regalato un Oroveso quasi ieratico. Dolcemente partecipe la Clotilde di <strong>Anna Bordignon<\/strong>, di sicura professionalit\u00e0 <strong>Emanuele Giannino<\/strong> nel ruolo di Flavio. Clamoroso successo per tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro La Fenice, Stagione 2015, Lirica e Balletto \u201cNORMA\u201d Tragedia lirica in due atti su libretto di Felice [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":80848,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[14258,1250,1558,5353,6816,382,14257,223,145,8910,319,4659,224],"class_list":["post-80844","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-anna-bordignon","tag-carmela-remigio","tag-dmitry-beloselskiy","tag-emanuele-giannino","tag-gaetano-despinosa","tag-gregory-kunde","tag-kara-walker","tag-norma","tag-opera-lirica","tag-orchestra-del-teatro-la-fenice-di-venezia","tag-teatro-la-fenice-di-venezia","tag-veronica-simeoni","tag-vincenzo-bellini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80844","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=80844"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80844\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":80845,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/80844\/revisions\/80845"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/80848"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=80844"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=80844"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=80844"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}