{"id":80881,"date":"2015-06-02T19:44:55","date_gmt":"2015-06-02T17:44:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=80881"},"modified":"2016-11-25T12:31:48","modified_gmt":"2016-11-25T11:31:48","slug":"staatsoper-stuttgart-cosi-fan-tutte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/staatsoper-stuttgart-cosi-fan-tutte\/","title":{"rendered":"Staatsoper Stuttgart: &#8220;Cos\u00ec fan tutte&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Staatsoper Stuttgart, Stagione Lirica 2014\/15<\/em><br \/>\n<strong>COS\u00cd FAN TUTTE<\/strong><br \/>\nOpera in due atti. Libretto di Lorenzo Da Ponte<br \/>\nMusica di <strong>Wolfgang Amadeus Mozart<\/strong><br \/>\n<em>Fiordiligi<\/em> MANDY FREDRICH<br \/>\n<em>Dorabella<\/em> DIANA HALLER<br \/>\n<em>Guglielmo<\/em> RONAN COLLETT<br \/>\n<em>Ferrando<\/em> GERGELY N\u00c8METI<br \/>\n<em>Despina<\/em> YUKO KAKUTA<br \/>\n<em>Don Alfonso<\/em> SHIGEO ISHINO<br \/>\nOrchestra e Coro della Staatsoper Stuttgart<br \/>\nDirettore<strong> Sylvain Cambreling<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Cristoph Heil<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Yannis Houvardas<\/strong><br \/>\nScene <strong>Herbert Murauer<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Anja Rabes<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Reinhard Traub<\/strong><br \/>\nDrammaturgia <strong>Patrick Hahn<\/strong><br \/>\n<em>Stuttgart, 31 maggio 2015<br \/>\n<\/em><strong>Mettere in scena le opere di Mozart \u00e8 indubbiamente, al giorno d&#8217; oggi, un problema tra i pi\u00f9 complicati.<\/strong> Soprattutto quando si tratta di un&#8217; opera come il Cos\u00ed fan tutte, il cui raffinato umorismo pervaso da un carattere di sottile e raffinato gioco intellettualistico pu\u00f2 essere travisato facilmente. <strong>Il nuovo allestimento presentato dalla Staatsoper Stuttgart<\/strong> ha sostanzialmente fallito nell&#8217; intento, a causa di una concezione d&#8217; insieme completamente illogica e sbagliata. Il regista greco<strong> Yannis Houvardas,<\/strong> alla sua prima produzione operistica in Germania, ha voluto raffigurare il labirinto di sentimenti che dal suo punto di vista costituisce la base della trama con una struttura scenica formata da una serie di piccoli ambienti sovrapposti raffiguranti camere da letto e salottini, arredati in uno stile che a me ricordava a tratti gli interni degli appartamenti nei caseggiati popolari della ex DDR oppure la mobilia di risulta tipica di certe case abitate da disoccupati che vivono di sussidio Hartz4. In questa costruzione scenica i personaggi, abbigliati con brutti costumi in stile anni Sessanta, restano quasi perennemente sul palcoscenico e assistono a tutte le scene degli intrighi e dei travestimenti. <strong>I due nobili albanesi diventano un paio di tamarri da discoteca di terz&#8217; ordine, Despina e Don Alfonso sono vestiti di nero come due impresari di pompe funebri<\/strong> e recitano con un tono acido e sboccato nelle movenze che travisa completamente il carattere dei due personaggi che dovrebbero muovere la vicenda con sottigliezza ed humour. Ma questo sarebbe il problema meno grave, in fondo, perch\u00e9 il difetto veramente serio di questa regia era quello di rendere la vicenda implausibile, macchinosa e a tratti incomprensibile vista la presenza pressoch\u00e8 fissa di tutti i personaggi sulla scena e una recitazione lambiccata, carica di mosse e vezzi inutili e del tutto priva di eleganza e fluidit\u00e0 gestuale. In aggiunta a tutto questo, alcune altre trovate di dubbio gusto come quella di trasformare il coro in una sorta di raffigurazione multipla dei personaggi: una cosa oltretutto gi\u00e0 vista e stravista decine di volte e che oggi non usano pi\u00f9 neppure i gruppi di teatro amatoriale. <strong>In sostanza, una messinscena illogica, pretenziosa e del tutto mancante di ritmo e capacit\u00e0 di racconto, che ha costituito una vera e propria azione di disturbo nei confronti della musica.<br \/>\n<\/strong>Come sempre accade in questi casi,<strong> \u00e8 toccato alla parte musicale l&#8217; onere di salvare l&#8217; esito della serata.<\/strong> Per questa nuova produzione, la Staatsoper Stuttgart si \u00e8 affidata ai pi\u00f9 promettenti giovani dell&#8217; ensemble, tutti al debutto nei rispettivi ruoli e affiancati da due professionisti tra i pi\u00f9 affidabili della compagnia, il soprano <strong>Yuko Kakuta<\/strong> e il baritono <strong>Shigeo Ishino<\/strong>. Purtroppo sono stati proprio loro due a soffrire in maniera pi\u00f9 pesante gli errori di una regia che, come gi\u00e1 detto in precedenza, li ha trasformati in due vecchi perennemente accigliati, brontoloni e dalle movenze a tratti sboccate e volgari. Ad ogni modo Yuko Kakuta, che qui a Stuttgart ha sempre offerto prove di buon livello nel repertorio mozartiano, \u00e8 riuscita ad essere una Despina a tratti abbastanza arguta e piccante, mentre Shigeo Ishino ha prestato a Don Alfonso i pregi di uno strumento baritonale robusto, con una grana un po&#8217; ruvida che si adattava bene al personaggio, e di una dizione sufficientemente rifinita. Le due giovani interpreti dei ruoli femminili hanno fatto ascoltare le cose migliori della serata. Il soprano brandeburghese <strong>Mandy Fredrich<\/strong>, che qui a Stuttgart era stata tre anni fa una buona Iphig\u00e9nie e che dall&#8217; anno prossimo sar\u00e0 membro fisso dell&#8217; ensemble, ha messo in mostra un timbro di buona luminosit\u00e0, abbastanza omogeneo a parte qualche nota grave sfuocata, e ha reso abbastanza bene i passi di coloratura del ruolo di Fiordiligi. <strong>Diana Haller<\/strong>, dopo la sua splendida Cenerentola, ha offerto un&#8217; altra prova di classe, sfoggiando mezzevoci timbrate unite a un bel legato e riuscendo perfettamente a rendere quel tono di voluttosa civetteria che \u00e8 la sigla caratteristica di Dorabella. Il giovane baritono inglese <strong>Ronan Collett<\/strong> \u00e8 stato un Guglielmo sufficientemente vigoroso e gradasso. Di livello inferiore la prova del tenore ungherese <strong>Gergely Nem\u00e9ti<\/strong>, dalla voce abbastanza bella ma soffocata negli acuti e spesso impreciso nell&#8217; intonazione. Per quanto riguarda la parte orchestrale, confesso che mi aspettavo di pi\u00f9 da <strong>Sylvain Cambreling<\/strong>, alla sua sesta produzione di quest&#8217; opera e che per la prima volta dirigeva un titolo mozartiano qui alla Staatsoper. Il maestro di Amiens ha cercato lodevolmente di rendere un Mozart elegante, dalle tinte al pastello e raffinato nei fraseggi, ben coadiuvato dalla prova di un&#8217; orchestra limitata a 37 elementi in organico. A parte qualche <i>frisson<\/i> degli archi di chiara derivazione baroccara, il suono orchestrale era ben graduato nelle dinamiche e sempre gradevole. Al contrario, la condotta dei tempi \u00e8 apparsa a volte incoerente e in genere slentata, con un passo narrativo che spesso si perdeva e non sosteneva bene il ritmo della vicenda. Purtroppo, Mozart \u00e8 uno di quegli autori che soffrono terribilmente le carenze di passo teatrale e in questo modo la carica espressiva della narrazione ha trovato solo a tratti il tono giusto. Successo vivo per tutti in un teatro gremito, con un applauso di cortesia riservato anche al team registico che a mio avviso avrebbe meritato ben altra accoglienza alle uscite finali.<em>Foto A.T.Schaefer \u00a9 Staatsoper Stuttgart<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Staatsoper Stuttgart, Stagione Lirica 2014\/15 COS\u00cd FAN TUTTE Opera in due atti. 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