{"id":81050,"date":"2015-06-26T14:38:44","date_gmt":"2015-06-26T12:38:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=81050"},"modified":"2016-12-30T15:27:48","modified_gmt":"2016-12-30T14:27:48","slug":"napoli-teatro-san-carlo-la-cenerentola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/napoli-teatro-san-carlo-la-cenerentola\/","title":{"rendered":"Napoli, Teatro di San Carlo: &#8220;La Cenerentola&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Napoli, Teatro San Carlo, Stagione lirica 2014 \/2015<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;LA CENERENTOLA&#8221;<\/strong><br \/>\nDramma giocoso in due atti, libretto di Jacopo Ferretti, da Perrault.<br \/>\nMusica di <strong>Gioachino Rossini<br \/>\n<\/strong><em>Don Ramiro\u00a0 <\/em>MAXIM MIRONOV<br \/>\n<em>Dandini<\/em> SIMONE ALBERGHINI<br \/>\n<em>Don Magnifico<\/em> CARLO LEPORE<br \/>\n<em>Clorinda<\/em> CATERINA DI TONNO<br \/>\n<em>Tisbe<\/em> CANDIDA GUIDA<br \/>\n<em>Alidoro<\/em> LUCA TITTOTO<br \/>\n<em>Angelina, detta Cenerentola<\/em> SERENA MALFI<br \/>\nOrchestra e coro del Teatro di San Carlo<br \/>\nDirettore <strong>Gabriele Ferro <\/strong><br \/>\nMaestro del coro<strong> Marco Faelli <\/strong><br \/>\nRegia<strong> Paul Curran<\/strong> (ripresa da <strong>Oscar Cecchi<\/strong>)<br \/>\nScene <strong>Pasquale Grossi <\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Zaira de Vincentiis\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nAllestimento del Teatro di San Carlo<br \/>\n<em>Napoli, 21 Giugno 2015\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perfino i bambini, da appassionati e partecipi lettori e uditori di fiabe, conoscono a menadito gli ingredienti per una <em>Cenerentola<\/em> esaltante: una scarpetta e un abito magnifico per la protagonista\u2026 e il lettore incredulo pu\u00f2 verificare da s\u00e9 su <em>youtube<\/em> le interviste rilasciate dai giovanissimi spettatori al termine della \u201c<em>Cenerentola<\/em> per bambini\u201d presentata sul palcoscenico del Teatro alla Scala nel corso di questa stagione. A sconvolgere le poche certezze di generazioni di giovanissimi filologi in erba ci ha pensato Gioachino Rossini, che nel suo adattamento del soggetto della fiaba ha eliminato sia l\u2019elemento autenticamente magico (con Alidoro al posto della prevista fatina) che, appunto, la scarpetta (sostituita da una pi\u00f9 appropriata smaniglia). L\u2019intento era quindi quello di far deviare il fantastico verso il realistico, trasformare la protagonista di una fiaba in una ragazza moderna, oppressa e mortificata dalla famiglia (o meglio da brandelli di essa), ma con un carattere forte e determinato (e lo si vede fin dal suo stizzito e impervio \u00abVia, lascaitemi cantar\u00bb), in grado di costruire da s\u00e9 il proprio riscatto sociale e sovvertire il decadente ordine settecentesco.<br \/>\nMa se il compositore aveva volutamente abbandonato la strada della favola, <strong>Paul Curran,<\/strong> nel tracciare le linee guida di questa regia, riproposta nel teatro partenopeo dopo debutto del 2003 e una discreta fortuna europea, ritorna a considerarla fonte primaria. Cos\u00ec, le perplessit\u00e0 che in parte nutrivo all\u2019epoca del debutto della produzione, sono ritornate a far capolino nell\u2019occasione di questa ripresa di Oscar Cecchi. Non sono, specie davanti ad un\u2019opera buffa, contrario al cammino nei sentieri della contaminazione fra elementi o soggetti; il lettore potr\u00e0 verificarlo da s\u00e9 nel leggere su questo sito il mio commento ad una <em>Cenerentola<\/em> ferrarese della passata stagione (allora la regia di Lorenzo Regazzo intrecciava con intelligenza, leggerezza e ironia fiaba e opera, nel rispetto dell\u2019una e dell\u2019altra). La regia di Curran dichiara il medesimo intento fin dall\u2019ouverture (eseguita a sipario aperto), ma con fini tutt\u2019altro che ironici: nel corso del \u00abmaestoso\u00bb tempo iniziale, fra persistenti movimenti (a ritmo di musica?) dei pannelli, delle quinte, delle colonne e di ogni altro elemento costituisse la scenografia, trovava spazio la macabra pantomima della morte della matrigna per arresto cardiaco, con annesso corteo funebre sullo sfondo; il seguito della sinfonia era invece riservato ai primi battibecchi fra Cenerentola e le sorellastre. Ridotta cos\u00ec la musica ad opaco sfondo di una pantomima evitabile, con tali premesse la ludica leggerezza della partitura rimaneva offuscata come il sole dalle nuvole di un temporale. Al di l\u00e0 della divertente scena di stupore \u00abSapientissimo Alidoro, questo strepito cos\u2019\u00e8?\u00bb che precede l\u2019ingresso della protagonista a palazzo (con il maestro che prova invano a leggere il giornale, continuamente distratto dalle domande degli altri personaggi), la regia fatica nel mettere a fuoco il carattere della partitura e creativit\u00e0 e coerenza al servizio della musica. Curran sposta l\u2019ambientazione al 1912 \u00abper meglio sottolineare le differenze di classe\u00bb, <em>n.d.r.<\/em>; ma la sola presenza di una macchina d\u2019epoca, delle biciclette per l\u2019ingresso del coro, dell\u2019ascensore nel palazzo del principe e, pi\u00f9 in generale, delle eleganti (e stancanti) architetture liberty pensate da <strong>Pasquale Grossi<\/strong> (che avrebbero necessitato di un restyling da parte delle maestranze del teatro partenopeo) non sono elementi scenici bastanti per giustificare la scelta della traslazione d\u2019epoca. La regia per di pi\u00f9 lascia cadere diverse situazioni musicali e vocali che avrebbero potuto essere massimamente valorizzate, come il duetto dell\u2019incontro fra Ramiro e Cenerentola nel primo atto. Quando di contro le sollecitazioni ritmiche riescono a far presa sulla creativit\u00e0 del regista, si scade in una ingiustificata sommatoria di citazioni: \u00e8 il caso, ad esempio, del concertato che chiude la cavatina di Dandini, del sestetto \u00abQuesto \u00e8 un nodo avviluppato\u00bb, dove, oltre a rimpiangere con nostalgia la febbrile concitazione rossiniana, il richiamo al <em>mickeymousing <\/em>di matrice ponnelliana \u00e8 s\u00ec omaggio gradito ma estraneo ad un disegno registico complessivo. Quanto invece all\u2019abito magnifico per la protagonista (quello del finale I), agognato dai bambini, quello disegnato da <strong>Zaira De Vincentiis<\/strong> se si sposava sommariamente bene con la fisicit\u00e0 della Ganassi, mal si adatta a quella di Serena Malfi; una volta esclusi poi quelli per Dandini (una scolastica ma elegante uniforme militare) e le sorellastre, tutti i costumi non brillano n\u00e9 per colori, n\u00e9 per fascino.<br \/>\n<strong>Gabriele Ferro<\/strong>, alla guida dell\u2019orchestra San Carlo di Napoli, regala una lettura della partitura per molti versi estremamente raffinata e affine, per concezione, a quella gi\u00e0 presentata anni or sono nell\u2019incisione discografica per Fonit Cetra con Lucia Valentini Terrani. Colori preziosi dei clarinetti e corni, intriganti intarsi di archi e legni, piccanti contrappunti che lasciano rifulgere un universo di dettagli orchestrali di una musica perfettamente in grado (come poche) di fare il verso all\u2019azione. Tuttavia questo che rimane il principale pregio del lavoro di Ferro si ritrova ad essere, in una sorta di grottesco contrappasso dantesco, causa prima delle perplessit\u00e0 sulla sua direzione: per ottenere tale straordinaria tavolozza di dettagli, i tempi della partitura vengono spesso dilatati a dismisura, con un conseguente scollamento fra azione drammatica e musicale. Si allenta cos\u00ec quella febbrile tensione che dovrebbe trasparire dalle cadenze delle arie (come in \u00abe la gloria mia sar\u00e0\u00bb nell\u2019aria di Magnifico); la resa dell\u2019orchestrazione dei cori fatica a librarsi nel guizzo dello staccato sfrontato e adombra la prestazione del coro partenopeo diretto da <strong>Marco Faelli<\/strong>; l\u2019ingresso di Ramiro manca di quello slancio che meriterebbe e i pezzi d\u2019insieme risultano ingombranti zavorre dalle quali vorresti presto liberarti (con lo spettro evasivo di uno sbadiglio). In sintesi estrema, alla lettura del Maestro, \u00e8 mancata una componente essenziale della musica rossiniana: il ritmo, quella dionisiaca e leggera pulsazione intima che coinvolge tutto ed entusiasma tutti.<br \/>\nNon ha sicuramente giovato alla freschezza dei concertati neppure la scelta delle voci per i ruoli maschili di Magnifico, Dandini e Alidoro, singolarmente ottime e adatte, ma nell\u2019insieme timbricamente affini e quindi non sempre utili alla causa della varia tavolozza cromatica appuntata da Rossini in partitura. <strong>Carlo Lepore,<\/strong> una delle pi\u00f9 affascinanti rivelazioni del belcanto per eleganza sontuosa dello stile, tornitura della frase, presta con versatilit\u00e0 voce a Don Magnifico e si adatta assai bene allo stile del buffo caricato e al sillabato, anche se a mio parere le sue prestazioni in questo repertorio continuano a non raggiungere i vertici di quelle offerte nelle parti di basso nobile. <strong>Simone Alberghini<\/strong> offre al suo collaudatissimo Dandini un invidiabile aplomb scenico, voce elegante, in particolar modo nella resa della linea melodica e nelle fioriture centrali, ma in fin dei conti priva il personaggio del necessario squillo sugli estremi acuti. L\u2019Alidoro di <strong>Luca Tittoto<\/strong> \u00e8 per molti aspetti lussuoso: voce scura, di bel corpo e ottima timbratura, ammirabile nel legato, in particolare su quel temibile \u00abCangiando va\u00bb che chiude il cantabile della sua aria. <strong>Maxim Morinov<\/strong>, ripresenta il modello del Ramiro contraltino, con voce non particolarmente invasiva, che, sebbene esegua tutte le note scritte in partitura, regala una prestazione complessivamente opaca, specie di ragione di talune velature che sovente si manifestano nella linea di canto. La scrittura fiorita risulta s\u00ec eseguita con la correttezza di un bravo scolaro da primo banco ma \u00e8 avara dei colori dei rinforzi e degli accenti del fuoriclasse.<br \/>\n<strong>Serena Malfi<\/strong> ha dalla sua una gran voglia di cantare Rossini (e lo capisci dal piglio con cui la sua vocalit\u00e0 si adatta in genere alle esigenze della parte) e molte delle carte in regola per diventare negli anni una eccellente Cenerentola: anzitutto la \u00abgrazia\u00bb e l\u2019\u00abincanto\u00bb (parafrasando Ramiro) della figura (seppure goffamente a tratti mortificata dai costumi di Zaira de Vincentiis), il timbro caldo e brunito, che si apprezza fin dalla sua Canzone di sortita, le agilit\u00e0 nel registro centrale sicure e scorrevoli, sorrette da una respirazione sempre accurata, l\u2019attenzione al senso della frase musicale (vero marchio di fabbrica dell\u2019Angelina di rango). Ora occorre perfezionare la presenza scenica (anche se seguita da un altro regista sapr\u00e0 di certo valorizzare maggiormente le proprie doti attoriali), il gioco degli accenti (ad esempio in \u00abAh non reggo alla passione. Che crudel fatalit\u00e0\u00bb), l\u2019eleganza nell\u2019esposizione della frase fiorita (come \u00abAh ci lascio proprio il core\u00bb), il rond\u00f2 finale dove l\u2019utilizzo sapiente della tecnica nella resa della temibilissima scrittura rossiniana non riesce a celare qualche affanno e qualche nota ancora acerba negli estremi acuti.<strong>\u00a0Candida Guida<\/strong> e <strong>Caterina Di Tonno<\/strong>, impegnate ha garantire la tenuta teatrale della produzione con una recitazione di sicura presa ma caricata e sopra le righe, hanno per\u00f2, forse in ragione di questa necessit\u00e0, caricato oltremodo il canto con esiti sporadicamente sgraziati (l\u2019una) e manieristici (l\u2019altra). Al termine della recita, successo entusiastico per tutti i protagonisti mentre in me si rafforzava l\u2019idea che un prestigioso teatro meritasse se non un\u2019altra <em>Cenerentola<\/em>, per o meno una ripresa molto pi\u00f9 accurata di questa e soprattutto un\u2019opera s\u00ec vicino alla favola ma non con questa confusa, lontano da certa fastidiosa tendenza all\u2019omologazione che confonde ci\u00f2 che \u00e8 splendidamente diverso sotto un candido velo di falsa uguaglianza. <em>Foto Luciano Romano<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Napoli, Teatro San Carlo, Stagione lirica 2014 \/2015 &#8220;LA CENERENTOLA&#8221; Dramma giocoso in due atti, libretto di Jacopo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":68,"featured_media":81054,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[849,1692,143,186,325,145,7139,3886,2412,254,680,14339],"class_list":["post-81050","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-carlo-lepore","tag-gabriele-ferro","tag-gioachino-rossini","tag-la-cenerentola","tag-maxim-mironov","tag-opera-lirica","tag-pasquale-grossi","tag-paul-curran","tag-serena-malfi","tag-simone-alberghini","tag-teatro-san-carlo-di-napoli","tag-zaira-de-vincentiis"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81050","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/68"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=81050"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81050\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":81055,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81050\/revisions\/81055"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/81054"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=81050"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=81050"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=81050"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}