{"id":81155,"date":"2015-07-12T18:40:30","date_gmt":"2015-07-12T16:40:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=81155"},"modified":"2015-12-24T23:58:39","modified_gmt":"2015-12-24T22:58:39","slug":"wolfgang-amadeus-mozart-1756-1791-mitridate-re-di-ponto-1770","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wolfgang-amadeus-mozart-1756-1791-mitridate-re-di-ponto-1770\/","title":{"rendered":"Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791): &#8220;Mitridate, re di Ponto&#8221; (1770)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Opera seria, K87\/74a in tre atti su libretto di Vittorio Amedeo Cigna-Santi dalla tragedia di Jean Racine. <strong>Barry Banks<\/strong> (Mitridate, re di Ponto), <strong>Miah Persson<\/strong> (Aspasia), <strong>Sophie Bevan<\/strong> (Sifare), <strong>Lawrence Zazzo<\/strong> (Farnace), <strong>Klara Ek<\/strong> (Ismene), <strong>Robert Murray<\/strong> (Marzio), <strong>Anna Devin<\/strong> (Arbate). <strong>The Orchestra of Classical Opera,<\/strong> <strong>Ian Pag<\/strong>e (direttore).\u00a0 <\/em>Registrazione: Saint Jude on the Hill, London, UK, dal 12 al 26 luglio, 2013. <strong>4 CD, Signum Records SIGDC400<br \/>\n<\/strong><em>Mitridate, re di Ponto<\/em> fu scritto dal quattordicenne Mozart su commissione del Teatro Ducale, all\u2019epoca il teatro pi\u00f9 prestigioso di Milano, fino a che non fu distrutto da un incendio nel 1776 e sostituito dal Teatro alla Scala. Si trattava del suo primo vero incontro professionale con una compagnia di canto ricca di grandi nomi, che non avrebbero mai rinunciato al diritto di pretendere modifiche, alterazioni e trasposizioni. Il protagonista, il celebre tenore siciliano Guglielmo d\u2019Ettore, si rivel\u00f2 il pi\u00f9 esigente e intrattabile, una vera \u201csediziosa voce\u201d, se \u00e8 vero che , come sembra traspirare dall\u2019epistolario mozartiano, tent\u00f2 persino di sollecitare i colleghi a rivoltarsi contro il compositore. La verit\u00e0 \u00e8 che essendo stato alcuni anni prima il creatore del ruolo omonimo della versione <em>Mitridate<\/em> scritta da Quirino Gasparini, era molto affezionato a quest\u2019opera con cui aveva riscosso grandi successi e che che riteneva superiore a quella che il maestrino salisburghese gli stava cucendo addosso. Bisogna riconoscere che il capriccioso divo non aveva tutti i torti; spero di non esser tacciato di lesa maest\u00e0 affermando che almeno in due casi la musica di Gasparini, al tempo compositore di chiara fama al culmine dei propri mezzi, non sfigura certo di fronte a quella scritta da un Mozart alle primissime armi. Anzi, in un paio di casi le \u00e8 indubbiamente superiore. Il confronto \u00e8 reso possibile dalla scelta del direttore di questa nuova incisione, <strong>Ian Page<\/strong> <strong>di portare per la prima volta all\u2019attenzione del pubblico le prime versioni di arie che durante le prove Mozart modific\u00f2 talora radicalmente,<\/strong> spesso ma non solo a causa di pressioni dei cantanti. La cavata del protagonista \u201cSe di lauri il crine adorno\u201d, di cui Mozart scrisse cinque versioni, acquista nella stesura finale (quella cui D\u2019Ettore dette finalmente l\u2019imprimatur e che \u00e8 fortemente modellata sull\u2019aria di Gasparini) quell\u2019incedere maestoso, quel galante canto di sbalzo, quella solennit\u00e0 che presenta immediatamente la statura regale del personaggio; \u201cVado incontro al fato estremo\u201d, fino a non molto tempo fa ritenuta composta di Mozart, si \u00e8 invece rivelata esser completamente opera di Gasparini: la versione mozartiana scartata da D\u2019Ettore e presentata in questa registrazione, assai meno vigorosa e incisiva, impallidisce al confronto. Fra le due versioni che Mozart scrisse della prima aria di Aspasia, \u201cAl destin che la minaccia\u201d, \u00e8 senz\u2019altro da preferire, seguendo l\u2019esempio della creatrice del ruolo Antonia Bernasconi, la seconda, ben pi\u00f9 virtuosistica e abbellita dall\u2019accompagnamento di due trombe, cosa resa possibile dalla trasposizione in do maggiore.<br \/>\n<strong>La proposta di tutte queste interessantissime versioni alternative non \u00e8 affatto l\u2019unico merito di questa incisione pubblicata da Signum Records:<\/strong> ad elevarla ben oltre lo stato di mero esercizio filologico contribuisce la direzione a dir poco stupefacente di <strong>Ian Page<\/strong>, il quale, a capo dell\u2019orchestra da lui fondata, The Orchestra of Classical Opera, offre una lettura minuziosamente articolata corroborata da un senso ritmico sicurissimo e carico di vitalit\u00e0. Alla notevole variet\u00e0 di colori contribuisce il basso continuo eseguito dal violoncellista <strong>Andrew Skidmore<\/strong>, la contrabbassista <strong>Cecelia Bruggemeyer<\/strong> e dal clavicembalista <strong>Steven Devine<\/strong>, abilissimi ad adattare il loro fraseggio e la gestione delle cadenze nei recitativi secchi per sostenere i cantanti senza perder di vista l\u2019importanza del basso continuo nello sviluppo drammatico dell\u2019opera. <strong>Accordata ad un La = 430 Hz, la Classical Opera riesce ad evitare gli stridori<\/strong> che spesso si danno per scontati quando si ha a che fare con un\u2019orchestra di strumenti originali. In questa esecuzione gli occasionali suoni bruschi e aspri sono intenzionalmente prodotti ove richiesti dalla situazione drammatica. A quattordici anni Mozart, forte delle lezioni paterne e degli studi delle composizioni di Myslive\u010dek, era gi\u00e0 in grado di creare orchestrazioni fantasiose ed innovative e in <em>Mitridate<\/em> esibisce un grado di sofisticazione inferiore soltanto ai pochi giganti dell\u2019epoca. Il personaggio di Mitridate \u00e8 un parente neanche tanto alla lontana di Idomeneo, e Aspasia \u00e8 una sorella meticolosamente ornamentata di Donna Anna e Fiordiligi. Quel che differenzia Ian Page e la sua orchestra dai molti ensemble specializzati nelle stesso repertorio \u00e8 il loro affrontare Mitridate non come se fosse un tardo H\u00e4ndel o un primo Beethoven, e men che mai come un canovaccio utile solo a ricercarvi il germe del genio; il loro scopo \u00e8 quello di porre quest\u2019opera in un appropriato contesto stilistico ed eseguirla con un\u2019intensit\u00e0 tale da metterne in rilievo l\u2019indubbia teatralit\u00e0.<strong> Se la direzione pone questa incisione al vertice della discografia tutto sommato abbastanza nutrita di quest\u2019opera, non altrettanto pu\u00f2 dirsi della compagnia di canto<\/strong>, che deve confrontarsi con alcuni dei pi\u00f9 grandi belcantisti della storia recente. Il cast infatti, con una singola eccezione, si mantiene su un livello pi\u00f9 che decoroso, ma raramente si spinge oltre a una comp\u00ecta diligenza. Censurabile \u00e8 senza dubbio il Marzio di <strong>Robert Murray,<\/strong> tenore dal timbro tutto sommato non spiacevole ma dalle agilit\u00e0 aspirate e abborracciate. <strong>Anna Devin<\/strong> \u00e8 un soprano dal buon controllo tecnico ma il timbro troppo chiaro e la dizione poco incisiva non la rendono ideale per il ruolo dello scaltro governatore di Ninfea, Arbate. Se quest\u2019ultimo, insieme a quello di Farnace e Sifare, \u00e8 un ruolo composto per un castrato, Ismene \u00e8 al contrario nelle intenzioni di Mozart una \u201cseconda donna\u201d, e la qualit\u00e0 della musica a lei assegnata riflette tale distinzione. Nel primo atto <strong>Klara Ek<\/strong> intona \u201cIn faccia all\u2019oggetto\u201d con voce rotonda e ben calibrata, mentre nel terzo atto \u201cTu sai per chi m\u2019accese\u201d, la migliore delle sue arie, si contraddistingue soprattuto per la vitalit\u00e0 con cui affronta il recitativo, raffigurando un\u2019Ismene volitiva non disposta ad attendere passivamente i colpi della sorte. \u00c8 diventata tradizione ormai ben assestata quella di affidare il ruolo del \u201ccattivo\u201d Farnace ad un controtenore, in questo caso <strong>Lawrence Zazzo<\/strong>, possessore di un timbro caldo nel registro centrale che tende pero ad assottigliarsi in acuto (registro in ogni caso non particolarmente sollecitato da questo ruolo). Pi\u00f9 problematico rimane il registro grave, in cui pur non arrivando agli eccessi e agli abusi della voce di petto di alcuni suoi colleghi, indulge un po\u2019 troppo spesso a sonorit\u00e0 baritonali che possono creare un certo sconcerto; il limite pi\u00f9 vistoso della vocalit\u00e0 del controtenore americano \u00e8 in ogni caso una coloratura poco nitida. Se nei primi due atti Farnace non dispone di musica particolarmente ispirata, nel terzo atto Mozart gli affida un\u2019aria di ipnotica bellezza, \u201cGi\u00e0 dagli occhi il velo \u00e8 tolto\u201d (preceduta da un magnifico affranto recitativo), che Zazzo esegue brillantemente, regalandoci un Farnace al tempo stesso un po\u2019 viscido ma stranamente seducente. <strong>Sophie Bevan<\/strong> \u00e8 un Sifare dal bel timbro morbido e appropriatamente pi\u00f9 scuro di quello della sua Aspasia ma ha a propria disposizione una tavolozza di colori piuttosto limitata che non le permette appieno di dar vita ad un personaggio tanto sfaccettato. Spesso quando si tratta cantare con dinamiche superiori ad un mezzoforte non riesce a \u201cgirare\u201d completamente gli acuti, che risultano quindi un pochino sfocati e non privi di una certa fissit\u00e0 (ad esempio il do acuto gridacchiato al termine di \u201cLungi da te mio bene\u201d, problema che al contrario non sussiste quando si tratta di filare i suoni. Le agilit\u00e0, bench\u00e9 corrette, non possiedono quell\u2019aura di virtuosismo disinibito e sfrenato, quasi sprezzante, con cui dovrebbero esser affrontati questi ruoli. Una simile osservazione pu\u00f2 esser mossa anche nei confronti di <strong>Miah Persson<\/strong>, la quale, dopo aver impersonato Sifare in un memorabile allestimento saliburghese di alcuni anni fa, \u00e8 passata al ruolo di Aspasia con risultati tutto sommato convincenti: il timbro \u00e8 piuttosto bello, morbido, e l\u2019emissione omogenea, almeno fino ai sovracuti dove, come nel caso della collega, il suono spesso si opacizza. Il registro grave, sfruttato a dovere nell\u2019aria pi\u00f9 bella a lei riservata, \u201cPallid\u2019ombre, che scorgete\u201d, \u00e8 abbastanza corposo e penetrante per un soprano lirico leggero quale \u00e8 in fin dei conti la Persson. Ma \u00e8 sul piano espressivo che il soprano svedese gioca le carte migliori, riuscendo ad esprimere una notevole gamma di emozioni, rabbia, tristezza, tenerezza, regalit\u00e0, il tutto con assoluta chiarezza ed eleganza. Nonostante Mozart si lamentasse che Guglielmo d\u2019Ettore fosse ormai in pieno declino, la musica per lui scritta o riadattata non fa certo pensare ad un cantante incline a compromessi vocali: la tessitura \u00e8 acutissima (l\u2019aria del terzo atto \u201cVado incontro al fato estremo\u201d contiene ben sette do acuti in rapida successioni, raggiunti con intervalli di difficile intonazione e concentrati in poco pi\u00f9 di tre minuti), l\u2019estensione enorme, e se la coloratura non \u00e8 intricatissima come quella scritta per i castrati, gli intervalli sono assurdamente ampi, nel vero stile del canto di sbalzo. Una vocalit\u00e0 \u201cmonstre\u201d quindi, affidata a un <strong>Barry Banks<\/strong> che ha al contrario uno strumento da comune mortale, con molti pregi e non pochi difetti: se da un lato si lascia ammirare per acuti facili e sicuri (ancorch\u00e9 poco spavaldi) e per la capacit\u00e0 di filare i suoni ad ogni altezza, dall\u2019altro il volume modesto, un timbro vagamente infantile e un registro grave inesistente non lo rendono certo ideale ad interpretare un ruolo di monarca autorevolmente magniloquente, e spesso propenso ad esprimere il proprio disappunto in vere e proprie arie di furore. Per concludere, la direzione vivida e fantasiosa di Page, il suono vibrante e cristallino dell\u2019orchestra e le lodevolissime scelte filologiche permettono di chiudere un\u2019occhio sui limiti, talora notevoli ma quasi mai invalidanti della compagnia di canto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera seria, K87\/74a in tre atti su libretto di Vittorio Amedeo Cigna-Santi dalla tragedia di Jean Racine. 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