{"id":81343,"date":"2015-07-22T02:38:58","date_gmt":"2015-07-22T00:38:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=81343"},"modified":"2016-11-25T03:46:06","modified_gmt":"2016-11-25T02:46:06","slug":"napoli-teatro-san-carlo-opera-festival-tosca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/napoli-teatro-san-carlo-opera-festival-tosca\/","title":{"rendered":"Napoli, Teatro San Carlo Opera Festival: &#8220;Tosca&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Napoli, Teatro di San Carlo &#8211; San Carlo Opera Festival\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\n<strong>\u201cTOSCA\u201d <\/strong><br \/>\nMelodramma in tre atti su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dall\u2019omonimo dramma di Victorien Sardou.<br \/>\nMusica di <strong>Giacomo Puccini\u00a0<\/strong><em><br \/>\nFloria Tosca <\/em>FIORENZA CEDOLINS<br \/>\n<em>Mario Cavaradossi<\/em> STEFANO LA COLLA<br \/>\n<em>Il barone Scarpia<\/em> SERGEY MURZAEV<br \/>\n<em>Cesare Angelotti <\/em>GIANLUCA LENTINI<br \/>\n<em>Il sagrestano <\/em>DONATO DI GIOIA<br \/>\n<em>Spoletta<\/em> FRANCESCO PITTARI<br \/>\n<em>Sciarrone<\/em> BRUNO IACULLO<br \/>\n<em>Un carceriere<\/em> ROSARIO NATALE<br \/>\n<em>Un pastorello<\/em> GIUSEPPINA ACIERNO<br \/>\nOrchestra, Coro e Coro di Voci Bianche del Teatro San Carlo<br \/>\nDirettore <strong>Jordi Bern\u00e0cer\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Marco Faelli\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nMaestro del coro di voci bianche <strong>Stefania Rinaldi\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nRegia e luci <strong>Jean Kalman\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nScene <strong>Raffaele Di Florio\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Giusi Giustino\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nNuovo allestimento del Teatro San Carlo<br \/>\n<em>Napoli, 17 luglio 2015<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuanto alla frammentariet\u00e0 \u00e8 cosa voluta da me\u201d, scrive Puccini a Ricordi riguardo al duetto del terzo atto: \u201c[\u2026] ritorna sempre la preoccupazione di Tosca, la ben simulata caduta di Mario e relativo suo contegno davanti ai fucilatori suoi\u201d\u2026 solo in quel momento, l\u2019eroica posa registica assunta dalla protagonista pu\u00f2 congedare l\u2019opera in nome dell\u2019amore immortale, unico vero valore di questo melodramma. Ed \u00e8 proprio sul finale che il passaggio orchestrale per le scelte cromatiche maggiormente sottili dell\u2019ultimo atto viene finalmente condotto verso espansioni pi\u00f9 coinvolgenti. Per altro, la direzione di <strong>Jordi Bern\u00e0cer<\/strong> tiene con le briglie la professionale orchestra del teatro lirico napoletano, smarrendosi in tempi di adagio monocordi ed inclini a rallentamenti. Escludendo qualche reminiscenza tematica di archi e fiati, la sua bacchetta manca d\u2019inventiva, difettando principalmente nella variet\u00e0 dell\u2019agogica e nello scavo delle parossistiche pulsazioni della partitura. A dispetto di questa impostazione, il coro del teatro e quello di voci bianche, diretti rispettivamente dai maestri <strong>Marco Faelli<\/strong> e <strong>Stefania Rinaldi<\/strong>, sopperiscono alla stazionariet\u00e0 della buca col vivo andamento popolare della gazzarra di giubilo per la sconfitta napoleonica, prima d\u2019inserirsi con aulica partecipazione nella progressione del \u201cTe Deum\u201d, che tutto sommato permette un\u2019incisiva prima chiusura di sipario.<br \/>\nSe il taglio musicale e la staticit\u00e0 delle luci non riservano grandi sorprese, la riapertura scenica all\u2019interno di palazzo Farnese svela la chiave registica di <strong>Jean Kalman<\/strong>, in realt\u00e0 ben anticipata dal necessario realismo dei costumi di <strong>Giusi Giustino<\/strong>. Sadiche donne inquisitrici, \u201cescort\u201d alla moda, divise gerarchiche note dal grande schermo, abiti maschili di un passato non troppo lontano\u2026 tutti elementi che si spiegano nell\u2019imponente parete di marmo grigio sopra la scrivania di Scarpia, su cui fa da monito un\u2019inconfondibile aquila fascista. Ambientazione del dramma alla mano, lo scetticismo iniziale sfuma presto verso lo stupore di una messa in scena non pi\u00f9 per i contemporanei di Puccini, ma per gli spettatori del XXI secolo, sicuramente pi\u00f9 predisposti ad associare il clima di estorsione, inganno o condanna prestabilita col periodo fascista di cui quella stessa Roma \u00e8 stata teatro e che \u00e8 cos\u00ec radicato nell\u2019immaginario collettivo. Non sorprende che tale linea consenta alle sobrie scene di <strong>Raffaele Di Florio<\/strong> di allinearsi al pi\u00f9 con la tradizione nell\u2019atto primo, d\u2019effetto per lo scorcio animato sulla cupola di Sant\u2019Andrea della Valle, il quale riesce a far collimare gli elementi fondamentali predisposti dal libretto con le esigenze registiche almeno fino alla maggiore essenzialit\u00e0 dell\u2019ultimo atto, allusione definitiva a quelle esecuzioni alle porte figurate dall\u2019inquietante catasta di sedie vuote. Il tocco puntualizzatorio dei tacchi di Tosca conferma la funzionalit\u00e0 dei costumi all\u2019azione, ma la riuscita dell\u2019allestimento si regge prevalentemente sull\u2019accuratezza di una regia che impreziosisce il filone di base attraverso una ricca e credibile tela di espedienti a livello delle interazioni relazionali, ad evidenziare visivamente le divergenze sentimentali che musica e testo esprimono.<br \/>\nL\u2019interpretazione di <strong>Stefano La Colla<\/strong> come Mario si annovera tra la pila di tenori ostinati a risolvere la parte sul rinforzo degli acuti conclusivi. L\u2019assetto strofico monocromatico, i fiati corti senza slancio lirico e la sistematica fissit\u00e0 dei suoni, sono i primi segnali di un controllo periclitante che compromette l\u2019esecuzione dell\u2019aria di congedo, specie nelle incontrollate aperture sulle vocali e nel deragliare delle legature discendenti. Dispiace, perch\u00e9 l\u2019emissione sarebbe anche nitida, ma centri di modico volume ed un fraseggio tutto tranne che personalizzato rafforzano l\u2019impressione di un personaggio al di l\u00e0 dalle sue corde, in un disinteressamento scenico che mostra giusto diligenza verso le indicazioni registiche.<br \/>\nPi\u00f9 consono lo Scarpia di <strong>Sergey Murzaev<\/strong>, favorito da un\u2019emissione a fuoco di scura matrice timbrica, che ben si fonde con l\u2019imperturbabile convinzione di poter forgiare gli intenti altrui. Se questo gli consente i migliori risultati introspettivi nel canto di centro, aperto a note basse precise ed insinuanti sospensioni in piano, la riproposizione dei soliti espedienti dinamici affligge la resa degli aspetti di mera perversione e perfidia, che a stento emergono anche sul fronte scenico. Avremmo gradito maggiore efficacia nella presa delle frasi liriche pi\u00f9 spinte in area non acuta, dove percettibili forzature cercano di compensare la natura meno risonante della voce, oltre ad un fraseggio pi\u00f9 attento alle variegate sfaccettature della parte.<br \/>\nA partire dalla straripante sensualit\u00e0 timbrica che pervade la sala fin da quando la si sente dal fuori scena, <strong>Fiorenza Cedolins<\/strong> indossa il manto rosso di Tosca con un\u2019aderenza interpretativa ragguardevole almeno quanto la disinvoltura nell\u2019impietosa estensione della parte. La sua Floria estende con invidiabile omogeneit\u00e0 la rotonda morbidezza del registro di mezzo a quello inferiore per evolvere, nella salita, verso il timbro pastoso dell\u2019area media, prima della smaltata proiezione nella tessitura pi\u00f9 acuta. Una solidit\u00e0 che con profonda esperienza le ha consentito la messa a punto di ogni sfumatura emozionale del ruolo. \u00c8 cos\u00ec che alla delicatezza dei legati si alternano gli accenti dogliosi smorzati in piano, la linea di canto modellata sulle intenzioni drammatiche, gli impeti taglienti di gelosia, ma soprattutto la caratteristica efficacia nelle modulazioni d\u2019intensit\u00e0 di alcuni passi discendenti di fine frase, rafforzativi sonori di sentimenti vivi a cui tanto si deve il fascino della sua interpretazione. Su terreno meno fertile il canto a piena orchestra. In fase ascensionale, infatti, il vibrato si fa pi\u00f9 serrato con suoni tendenti all\u2019occlusione ed una certa usura del volume diminuisce la sanguinariet\u00e0 del contrasto con Scarpia. Da ultimo, l\u2019inappuntabile senso ritmico e la saldezza con cui viene staccato il Do acuto sulla parola \u201clama\u201d, prima dell\u2019impeccabile discesa d\u2019ottava, sono solo il suggello di un terzo atto dal declamato magistrale.<br \/>\nConvince solo in parte la schiera dei comprimari. A <strong>Gianluca Lentini<\/strong>, Angelotti dal fraseggio opaco e generico, si reclama soprattutto l\u2019assenza del portamento guardingo dai pigli ansanti del fuggitivo. Di debole proiezione anche gli interventi di <strong>Donato Di Gioia<\/strong>, che riduce le inflessioni caleidoscopiche della parte all\u2019accentuazione pi\u00f9 decisa di qualche sillaba, figurando un sagrestano solo devoto. A palazzo Farnese, lo Sciarrone di <strong>Bruno Iacullo<\/strong> tiene testa a Scarpia con coraggio e nitida definizione delle frasi, opponendosi agli scambi pallidi di un intimorito <strong>Francesco Pittari<\/strong> (Spoletta), mentre <strong>Rosario Natale<\/strong> tratteggia sui bastioni un carceriere dal timbro tanto scuro quanto di morbida emissione. Nello scorcio sulla Citt\u00e0 Eterna, infine, il mezzosoprano <strong>Giuseppina Acierno<\/strong> garantisce s\u00ec un assolo corretto, ma senza quel barlume d\u2019innocenza tra le tenebre che solo una voce bianca di pastorello avrebbe potuto proiettare. A conclusione, l\u2019esiguo pubblico estende il calore del golfo partenopeo a tutti gli interpreti principali. <em>Foto Francesco Squeglia<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Napoli, Teatro di San Carlo &#8211; San Carlo Opera Festival\u00a0\u00a0 \u201cTOSCA\u201d Melodramma in tre atti su libretto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":262,"featured_media":81345,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[14455,4171,69,5671,136,14454,14457,1699,1532,14452,14456,14453,4325,680,110],"class_list":["post-81343","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-bruno-iacullo","tag-donato-di-gioia","tag-fiorenza-cedolins","tag-francesco-pittari","tag-giacomo-puccini","tag-gianluca-lentini","tag-giuseppina-acierno","tag-giusi-giustino","tag-jean-kalman","tag-raffaele-di-florio","tag-rosario-natale","tag-sergey-murzaev","tag-stefano-la-colla","tag-teatro-san-carlo-di-napoli","tag-tosca"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81343","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/262"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=81343"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81343\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/81345"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=81343"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=81343"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=81343"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}