{"id":81454,"date":"2015-07-28T11:25:19","date_gmt":"2015-07-28T09:25:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=81454"},"modified":"2016-11-25T02:02:04","modified_gmt":"2016-11-25T01:02:04","slug":"61-festival-puccini-torre-del-lago-turandot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/61-festival-puccini-torre-del-lago-turandot\/","title":{"rendered":"61\u00b0 Festival Puccini, Torre del Lago: &#8220;Turandot&#8221;"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><i><em>Gran Teatro Giacomo Puccini &#8211;\u00a0<\/em><em>61\u00b0 Festival Puccini<\/em><\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>\u201cTURANDOT\u201d<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Dramma lirico in tre atti e cinque quadri, libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Musica di <b>Giacomo Puccini<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>La Principessa Turandot<\/i>\u00a0 GIOVANNA CASOLLA<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>L\u2019Imperatore Altoum<\/i>\u00a0 MARCO VOLERI<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>Timur\u00a0<\/i> LUIGI RONI<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>Il Principe Ignoto (Calaf)<\/i>\u00a0 RUDY PARK<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>Li\u00f9\u00a0<\/i> ALIDA BERTI<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>Ping\u00a0<\/i> NICOL\u00d2 AYROLDI<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>Pang<\/i>\u00a0 GREGORY BONFATTI<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>Pong<\/i>\u00a0 ORFEO ZANETTI<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>Un Mandarino<\/i>\u00a0 CLAUDIO OTTINO<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>I Ancella<\/i>\u00a0 FRANCESCA BORRELLI<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>II Ancella\u00a0<\/i> SOFIA NAGAST<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>Il Principe di Persia\u00a0<\/i> ROBERTO FERRARO<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Orchestra e Coro del Festival Puccini<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Direttore\u00a0 <b>Bruno Nicoli<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Maestro del Coro\u00a0 <b>Stefano Visconti<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Maestro del Coro Voci Bianche\u00a0 <b>Sara Matteucci<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Regia, scene e costumi\u00a0 <b>Angelo Bertini<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Disegno Luci\u00a0 <b>Valerio Alfieri<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Assistente alla regia\u00a0 <b>Luca Ramacciotti<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>Torre del Lago, 25 luglio 2015<\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Fra tutti gli stravolgimenti operati alla programmazione del Festival in seguito al cambio di guardia al vertice, quelli subiti da <i>Turandot<\/i> sono stati a mio avviso i pi\u00f9 brutali. Fino a poco pi\u00f9 di una settimana fa il sito del Festival informava che le quattro rappresentazioni dell\u2019incompiuta pucciniana nel bellissimo allestimento di Angelo Bertini si sarebbero eseguite con quattro finali diversi: quello di Luciano Berio, quello integrale di Alfano rifiutato da Toscanini, quello \u201cstandard\u201d sfigurato dai tagli sempre di Alfano, e la versione data alla prima assoluta scaligera, in cui il direttore parmense in uno dei gesti pi\u00f9 celebri della storia dell\u2019opera abbandon\u00f2 il podio subito dopo il corteo funebre di Li\u00f9, ultima scena scritta da Puccini prima della morte. Un festival dedicato ad un compositore, oltre a quello di attrarre un folto pubblico, dovrebbe prefiggersi lo scopo di offrire stimoli culturali, mettere in luce lati nascosti di partiture stranote, far conoscere versioni diverse di una stessa opera, e qui le occasioni non mancherebbero, dato che Puccini continu\u00f2 a ritoccare quasi tutte le proprie \u201ccreature\u201d in maniera quasi ossessiva con continui ripensamenti. Alla fine invece siamo rimasti con la versione \u201ctradizionale\u201d di Alfano, per fortuna comprensiva dell\u2019aria \u201cDel primo pianto\u201d, quasi sempre omessa sulle sponde del lago di Massaciuccoli.\u00a0 Per di pi\u00f9 ci sarebbe stata la ghiottissima occasione di un convegno di studiosi dedicato al quattro finali, anch\u2019esso caduto sotto la scure. Ignoro quanti costi addizionali avrebbe comportato quest\u2019operazione culturale-filologica, e spero vivamente che possa esser ripresa in considerazione nelle prossime stagioni.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Una seconda visione dell\u2019allestimento di <b>Angelo Bertini<\/b> che ha inaugurato la stagione scorsa ha pienamente confermato le mie impressioni di allora, ovvero la convinzione che si tratti di una messinscena oserei direi geniale per il modo in cui non offre neanche un momento di sosta, di noia fra una soluzione scenica e l\u2019altra, il tutto in una scenografia elegantissima e ricca di colori. Dato che ho profusamente riversato il mio entusiasmo per questo progetto nella <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2014\/08\/sessantesimo-festival-puccini-torre-del-lagoturandot\/\">recensione dello scorso anno<\/a>, vorrei a quella rimandare il lettore per una descrizione ed un\u2019analisi pi\u00f9 dettagliate, onde evitare di ripetermi inutilmente. Sono ormai diverse stagioni che per interpretare la Principessa Turandot viene scritturata <b>Giovanna Casolla<\/b>, soprano molto amato dal pubblico che la segue fedelmente da pi\u00f9 di quattro decenni; ed infatti quando si parla della Signora Casolla, prima o poi il discorso quasi inevitabilmente verte sulla sua ammirevole longevit\u00e0 vocale; in passato sono caduto anch\u2019io con poca galanteria nella trappola di menzionare l\u2019et\u00e0, di cui in ogni caso il celebre soprano non fa mistero. Se tiro ancora in ballo il dato anagrafico \u00e8 perch\u00e9 in questi anni ultimi quattro anni ho assistito a ben sette recite di <i>Turandot<\/i> in cui appariva la Casolla, esecuzioni dalla diversissima riuscita vocale, e non necessariamente in ordine cronologico. Se un paio di anni fa a Pisa lo strumento del soprano napoletano pareva irrimediabilmente compromesso, ieri sera al contrario la Casolla ha offerto una vocalit\u00e0 incommensurabilmente pi\u00f9 fresca, sicura nello lanciarsi senza timore verso i vari si e do acuti, e sfoggiando anche un bel legato e una suggestiva mezzavoce come, ad esempio, in \u201cFiglio del cielo\u201d. Il volume inoltre non \u00e8 diminuito, ma su quello poteva contare anche nelle recite in cui la voce dava segni di ossidazione, e prova ne \u00e8 che non si \u00e8 fatta sopraffare da un cantante con la voce enorme come <b>Rudy Park<\/b>, il quale, autentico tenore spinto, scaglia in aria tonnellate di suono come pochi altri adesso in circolazione, ma sempre accompagnandole da una tecnica di emissione di buona scuola, ben appoggiata sul fiato e molto immascherata. Fiati molto lunghi gli permettono imprese che non hanno mancato di far presa sul pubblico, quale l\u2019interminabile si bemolle in \u201cLa vita, padre, \u00e8 qui! Turandot!\u201d, o il la naturale tenuto fino all\u2019ultimo battito sul gong. Stranamente ha evitato la variante al do acuto di \u201cti voglio tutta ardente d\u2019amor!\u201d, ampiamente ricompensata dal si naturale di \u201cNessun dorma\u201d, prontamente bissato (e almeno il bis \u00e8 servito a far ascoltare la musica composta da Puccini normalmente alterata per permettere l\u2019applauso dopo la romanza). Nonostante preferisca un soprano dal timbro pi\u00f9 lirico e corposo nel ruolo di Li\u00f9, una Mim\u00ec piuttosto che una Musetta insomma, <b>Alida Berti<\/b> ha cantato molto dignitosamente, eseguendo con destrezza tutto quello che le veniva richiesto dalla partitura, con apprezzabili messe di voce su \u201cm\u2019hai sorriso\u201d o sull\u2019ultimo \u201cpiet\u00e0\u201d di \u201cSignore ascolta\u201d; molto buona anche \u201cTanto amore segreto\u201d, tutto sul fiato, e commovente \u201cTu che di gel sei cinta\u201d. <b>Luigi Ron<\/b>i era molto pi\u00f9 convincente nei panni di Timur che in quelli di Angelotti vestiti la sera prima, e molto affiatato era il terzetto delle maschere, <b>Nicol\u00f2 Ayroldi<\/b> (Ping), <b>Gregory Bonfatti <\/b>(Pang), e <b>Orfeo Zanetti<\/b> (Pong), i cui rispettivi timbri si amalgamavano pur riuscendo a farsi distinguere. Completavano il cast <b>Claudio Ottino <\/b>(apprezzato gi\u00e0 varie volte nel ruolo del Mandarino), <b>Marco Voleri<\/b> (Altoum), <b>Francesca Borrelli <\/b>e <b>Sofia Nagast<\/b> (le due ancelle) e <b>Roberto Ferraro<\/b> (Principe di Persia). Il Coro si \u00e8 prodotto in alcune insolite sbavature e imprecisioni. Nel segno di una sicura, tranquilla gloriosa tradizione era la direzione di <b>Bruno Nicoli<\/b>, che non avr\u00e0 offerto idee particolarmente personali (e in un teatro all\u2019aperto con l\u2019acustica imperfetta \u00e8 probabilmente la migliore soluzione), ma che ha comunicato al pubblico tutto lo splendido colore orchestrale e l\u2019impeto drammatico dell\u2019opera. Il modo in cui ha dato forma alle esitanti frasi orchestrali nel momento in cui Calaf cerca la risposta agli indovinelli era di per s\u00e9 una lezione di eloquenza e tensione pucciniana.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Purtroppo c\u2019\u00e8 stato un accompagnamento sonoro non previsto dalla partitura allorch\u00e9 durante l\u2019aria \u201cDal primo pianto\u201d, allo scoccare della mezzanotte, da una vicina discoteca si sono uditi per alcuni interminabili minuti fastidiosissimi scoppiettii di fuochi d\u2019artificio: se almeno avessero atteso solo qualche minuto in pi\u00f9 avrebbero meno inopportunamente fatto da cornice ai festeggiamenti per il \u201cvissero felici e contenti\u201d finale. <em>Foto Giorgio Andreuccetti<\/em><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gran Teatro Giacomo Puccini &#8211;\u00a061\u00b0 Festival Puccini \u201cTURANDOT\u201d Dramma lirico in tre atti e cinque quadri, libretto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":210,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[14525,3145,11852,11843,9373,136,1235,2986,6924,8752,2450,145,8536,2028,144],"class_list":["post-81454","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-61-festival-puccini-di-torre-del-lago","tag-alida-berti","tag-angelo-bertini","tag-bruno-nicoli","tag-claudio-ottino","tag-giacomo-puccini","tag-giovanna-casolla","tag-gregory-bonfatti","tag-luigi-roni","tag-marco-voleri","tag-nicolo-ayroldi","tag-opera-lirica","tag-orfeo-zanetti","tag-rudy-park","tag-turandot"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81454","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/210"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=81454"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81454\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86889,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81454\/revisions\/86889"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=81454"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=81454"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=81454"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}