{"id":81658,"date":"2016-01-23T00:41:59","date_gmt":"2016-01-22T23:41:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=81658"},"modified":"2016-01-16T17:43:04","modified_gmt":"2016-01-16T16:43:04","slug":"joyce-didonato-joyce-tony-stella-di-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/joyce-didonato-joyce-tony-stella-di-napoli\/","title":{"rendered":"Joyce DiDonato: &#8220;Joyce &#038; Tony&#8221; &#8211;  &#8220;Stella di Napoli&#8221;"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><em><strong>Live at Wigmore Hall. Joseph Haydn<\/strong>: &#8220;Arianna a Nasso&#8221;; <strong>Gioachino Rossini<\/strong>: &#8220;Belt\u00e0 crudele&#8221;, &#8220;La danza&#8221;;\u00a0 <strong>Francesco Santoliquido<\/strong>: &#8220;L&#8217;assiolo canta&#8221;, &#8220;Alba di luna sul bosco&#8221;, &#8220;Tristezza crepuscolare&#8221;, &#8220;L&#8217;incontro&#8221; (I canti della sera); <strong>Ernesto De Curtis<\/strong>: &#8220;Non ti scordar di me&#8221;; <strong>Stephen Foster<\/strong>: &#8220;Beautiful dreamer&#8221;; <strong>Jerome Kern<\/strong>: &#8220;The siren&#8217;song&#8221;, &#8220;Go little boat&#8221;; <strong>Havelock Nelson<\/strong>: &#8220;Lovely Jimmie&#8221;; <strong>Celius Dougherty<\/strong>: &#8220;Love in the dictionary&#8221;; <strong>Jerome Kern<\/strong>: &#8220;Lazy afternoon&#8221;; <strong>William Bolcom<\/strong>: &#8220;Amor&#8221;; <strong>Heitor Villa-Lobos<\/strong>: &#8220;Food for thought&#8221;; <strong>Jerome Kern<\/strong>: &#8220;Can&#8217;t help lovin&#8217;dat man&#8221;; <strong>Richard Rodgers<\/strong>: &#8220;My funny Valentine&#8221;; <strong>Jerome kern<\/strong>: &#8220;All the things you are&#8221;; <strong>Irving Berlin<\/strong>: &#8220;I love a piano&#8221;; <strong>Harold Arlen<\/strong>: &#8220;Over the rainbow&#8221;. <\/em><strong>Joyce DiDonato <\/strong>(mezzosoprano);<strong> Antonio Pappano<\/strong> (pianoforte). Registrazione: Londra, Wigmore Hall, 6 &amp; 8 settembre 2014. <strong>2 CD Erato 0825646107896<\/strong><br \/>\nTestimonianza di un impegnativo concerto londinese in occasione dei BBC Proms, questo doppio CD Erato vede protagoniste due delle figure pi\u00f9 note dell\u2019attuale scena musicale internazionale il direttore d\u2019orchestra <strong>Antonio Pappano, <\/strong>qui in veste di pianista accompagnatore, ed il mezzosoprano <strong>Joyce DiDonato, <\/strong>una delle maggiori virtuose belcantiste della sua generazione. Purtroppo il risultato\u00a0 non \u00e8 forse all\u2019altezza delle attese soprattutto per quanto riguarda la DiDonato che, pur essendo sempre la straordinaria artista che tutti conosciamo, sembra, tuttavia, al contempo mostrare qualche riga sul piano prettamente vocale, forse conseguenza di un repertorio troppo pesante \u2013 e non ideale \u2013 per la sua delicata voce di mezzosoprano d\u2019agilit\u00e0 con cui si \u00e8 cimentata nelle ultime stagioni. Il settore grave \u2013 che della DiDonato \u00e8 sempre stato il punto pi\u00f9 problematico \u2013 appare a tratti forzato e poco naturale ma anche le salite all\u2019acuto presentano sintomi un po\u2019 preoccupanti sulla salute vocale della cantante con suoni che tendono ad impoverirsi di armonici o ad indurirsi dando l\u2019impressione di una certa fissit\u00e0. Nulla che comprometta in modo grave la riuscita complessiva \u2013 per altro i brani proposti raramente presentano autentici scogli vocali \u2013 ma che dovrebbero rappresentare un campanello dall\u2019allarme in vista di futuri impegni. Posta in apertura del programma la cantata \u201c<em>Arianna a Naxos<\/em>\u201d Hob. XXVIb:2 di Franz Joseph Haydn \u00e8 il brano pi\u00f9 corposo e interessante presentato. Ampia composizione da concerto di un\u2019estetica per molti aspetti ancora post-gluckiana organizzata in due ampie sezioni drammatiche formate da un recitativo declamato seguito da un\u2019ampia aria, il tutto giocato su contrapposizioni di modi e d\u2019affetti. La DiDonato pur con qualche difficolt\u00e0 vocale \u2013 qui pi\u00f9 evidente che nel resto del programma, viste le maggiori richieste sul piano vocale \u2013 ha facile gioco a far valere la sua personalit\u00e0 e le sue doti di interprete anche se la pronuncia italiana non \u00e8 sempre chiarissima specie nei recitativi dove questa dovrebbe essere condizione primaria. Resta il dubbio da parte dello scrivente se oggi abbia un senso proporre una cantata di Haydn con il semplice accompagnamento pianistico \u2013 e neppure con un fortepiano ma con un moderno pianoforte da concerto \u2013 lontanissimo dalla prassi esecutiva e dal gusto estetico del tempo anche se vanno riconosciute a Pappano notevoli doti di accompagnatore e una capacit\u00e0 di evidenziare con sicuro istinto teatrale le differenti sezioni.<br \/>\nDi Rossini \u2013 il compositore cui pi\u00f9 \u00e8 legata la carriera della DiDonato \u2013 sono presenti solo due brani. La celeberrima \u201c<em>La danza<\/em>\u201d, staccata da Pappano con tempi autenticamente vorticosi, e la meno nota ma molto interessante \u201c<em>Belt\u00e0 crudele<\/em>\u201d caratterizzata da un universo espressivo e vocale molto prossimo a quello di certi ruoli seri rossiniani e che non si faticherebbe ad immaginare sulle labbra ad esempio di Elena ne \u201c<em>La donna del lago<\/em>\u201d tanto per citare un ruolo per il quale la DiDonato sar\u00e0 sempre ricordata. Seguono i \u201c<em>Canti della sera<\/em>\u201d del cremonese Francesco Santoliquido, generazione dell\u2019ottanta, caratterizzati da una vocalit\u00e0 tutta legata al mondo della giovane scuola fra Puccini e Zandonai. La DiDonato non \u00e8 nel suo terreno ideale n\u00e9 come impostazione vocale \u2013 l\u2019impressione \u00e8 quella che ci vorrebbe un autentico mezzosoprano di taglio post-verdiano e non una delicata voce di soprano corto come quella della DiDonato \u2013 n\u00e9 stilistico, ma si affida al mestiere e all\u2019esperienza per portar in porto una lettura corretta e che, se non altro, ha il merito di proporre all\u2019ascolto brani eseguiti molto raramente. Meglio per spontaneit\u00e0 e naturalezza il \u201c<em>Non ti scordar di me<\/em>\u201d di De Curtis che chiude la sezione italiana. Tutta anglosassone la seconda parte del programma con brani da musical, canzoni popolari irlandesi e brani americani di derivazione jazzistica. Qui la DiDonato gioca al massimo la parte della diva concedendosi scambi di battute con Pappano in uno studiato gioco delle parti che sicuramente doveva funzionare molto bene in scena ma che non alleggerisce la monotonia complessiva di questa sezione del programma con la quale si poteva essere pi\u00f9 parchi. Affrontati da Pappano con tocco quasi impressionistico \u2013 si ascoltino le sonorit\u00e0 quasi alla Debussy di \u201c<em>Beautiful Dreamer<\/em>\u201d di Forster \u2013 pur nelle differenze di stile e atmosfera (si va dai toti popolari a vagamente folkloristici di \u201c<em>Lovely Jimmie<\/em>\u201d di Nelson al gusto ormai pienamente jazz di \u201c<em>Amor<\/em>\u201d di Bolcom fino alla teatrale energia del Villa-Lobos di \u201c<em>Food for Thought<\/em>) rimane la sensazione di un repertorio un po\u2019 troppo lontano dal gusto italiano ed europeo che si stenta ad apprezzare in cos\u00ec massiccia dose. Resta il fatto che \u00e8 innegabile che per ironia e raffinata eleganza i due interpreti si muovano con un\u2019assoluta e affascinante leggerezza in questi brani (anche se qualche difficolt\u00e0 vocale della DiDonato nei passaggi pi\u00f9 jazzistici si nota). Chiude l\u2019intero programma \u201c<em>Over the Rainbow<\/em>\u201d di Arlen, resa celeberrima dall\u2019inserimento nella colonna sonora del film \u201c<em>Il mago di Oz<\/em>\u201d (1939) in cui resta qualche dubbio per l\u2019eccessiva lentezza dei tempi scelti da Pappano.<br \/>\n<em><strong><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/stella-di-napoli-CD.jpg\" rel=\"attachment wp-att-81659\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-81659\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/stella-di-napoli-CD-384x384.jpg\" alt=\"stella-di-napoli-CD\" width=\"384\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/stella-di-napoli-CD-384x384.jpg 384w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/stella-di-napoli-CD-70x70.jpg 70w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/stella-di-napoli-CD-200x200.jpg 200w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/stella-di-napoli-CD-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/stella-di-napoli-CD-366x366.jpg 366w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/stella-di-napoli-CD-75x75.jpg 75w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/stella-di-napoli-CD.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 384px) 100vw, 384px\" \/><\/a>&#8220;Stella di Napoli&#8221; &#8211; Bel Canto Opera Arias. Giovanni Pacini<\/strong>: &#8220;Ove t&#8217;aggiri, o barbaro&#8221; (Stella di Napoli); <strong>Vincenzo Bellini<\/strong>: &#8220;Dopo l&#8217;oscuro nembo&#8221; (Adelson e Salvini); <strong>Michele Carafa<\/strong>: &#8220;Oh, di sorte crudel&#8221; (La sposa di Lammermoor); <strong>Gioachino Rossini<\/strong>: &#8220;Riedi al soglio&#8221; (Zelmira); <strong>Saverio Mercadante:<\/strong> &#8220;Se fino al cielo ascendere&#8221; (La vestale);<strong> Gaetano Donizetti:<\/strong> &#8220;Par che mi dica ancora&#8221; (Elisabetta al castello di Kenilworth); <strong>Vincenzo Bellin<\/strong>i: &#8220;Deh! tu, bell&#8217;anima&#8221; (I Capuleti e i Montecchi); <strong>Carlo Valentini<\/strong>: &#8220;Se il mar sommesso mormora&#8221; (Il sonnambulo); <strong>Gaetano Donizetti<\/strong>: &#8220;Deh! Tu di un&#8217;umile preghiera&#8221; (Maria Stuarda); <strong>Giovanni Pacini<\/strong>: Gran scena finale (Saffo).<\/em> <strong>Joyce DiDonato<\/strong> (mezzosoprano), <strong>Orchestra e Coro de l&#8217;Op\u00e9ra National de Lyon. Riccardo Minasi<\/strong> (direttore). Registrazione: Op\u00e9ra de Lyon, ottobre 2013. Total Time: 72&#8242; 15. <strong>1 CD Erato 08256 46365623<\/strong><br \/>\nLa Napoli dei primi decenni dell\u2019Ottocento aveva mantenuto, nonostante le vicissitudini storiche vissute al passaggio del secolo, il suo ruolo di grande capitale culturale europea specie nell\u2019ambito musicale. Ed a quella Napoli \u00e8 dedicato il recente CD di <strong>Joyce DiDonato <\/strong>che presenta una serie di brani, alcuni in prima registrazione assoluta, di autori pi\u00f9 o meno noti attivi sulla scena napoletana in quel momento storico (i brani si datano fra il 1822 e il 1825). La parte strumentale \u00e8 affidata ad uno dei complessi pi\u00f9 interessanti sulla scena europea come quelli dell\u2019<strong>Op\u00e9ra National de Lyon <\/strong>mentre decisamente di routine la direzione di <strong>Riccardo Minasi<\/strong> molto interessante da leggere nelle suggestioni delle note di accompagnamento al CD ma che poi all\u2019ascolto risultano troppo spesso disattese \u2013 su tutti i cori della \u201c<em>Maria Stuarda<\/em>\u201d \u2013 in teoria giustamente ricondotti all\u2019ambito della musica sacra ma poi eseguiti con lo stesso spirito di un coretto da opera buffa. Il titolo al disco \u2013 scelto forse per la diretta evocazione dell\u2019ambiente scelto \u2013 \u00e8 quello di un\u2019opera praticamente ignota di Giovanni Pacini \u201c<em>Stella di Napoli<\/em>\u201d la cui aria \u201c<em>Ove t\u2019aggiri, o barbaro<\/em>\u201d apre il programma. Il taglio del brano \u00e8 brillante su un ritmo di polacca unito a soluzioni di carattere vagamente &#8220;folkloristico&#8221;. La DiDonato \u00e8 bravissima nei rapidi passaggi di coloratura; la voce \u00e8 morbida, flautata, carezzevole, gli acuti sicuri e ben proiettati e solo in basso risulta un po\u2019 vuota. L\u2019unico dubbio \u00e8 sul taglio dell\u2019aria che, pur essendo brillante,\u00a0 \u00e8 sempre un brano di un\u2019opera seria mentre la direzione, in particolar modo, sembra virarla troppo verso atmosfere &#8220;comico-brillanti&#8221;. Due i brani belliniani: per primo \u00e8 proposto \u201c<em>Dopo l\u2019oscuro nembo<\/em>\u201d da \u201c<em>Adelson e Salvini<\/em>\u201d lavoro giovanile del compositore catanese che se da un lato \u00e8 una sorta di incunabolo di \u201c<em>Oh! Quante volte<\/em>\u201d de \u201c<em>I Capuleti e Montecchi<\/em>\u201d dall\u2019altra evidenzia chiaramente i debiti del giovane Bellini con un certo repertorio rossiniano (\u201c<em>Otello<\/em>\u201d in primis) e la DiDonato \u2013 da grande rossiniana \u2013 evidenzia molto bene quest\u2019aspetto. E\u2019 invece sostanzialmente mancato l\u2019altro brano proposto \u201c<em>Deh! Tu bell\u2019anima\u201d <\/em>da \u201c<em>I Capuleti e Montecchi<\/em>\u201d; in primo luogo la tessitura di Romeo \u00e8 decisamente bassa per l&#8217;attuale evoluzione vocale (marcatamente sopranile) della cantante che manca anche del colore autenticamente contraltile richiesto dal ruolo cui tenta di compensare caricando la componente espressiva con il rischio di scivolare fuori da una corretta prassi stilistica. Di Rossini \u00e8 presente solo \u201c<em>Riedi al soglio<\/em>\u201d da \u201c<em>Zelmira<\/em>\u201d composta nel 1822 per Isabella Colbran; \u00e8 innegabile che la voce della DiDonato sia quella che pi\u00f9 ha saputo ricreare le caratteristiche cos\u00ec particolari della creatrice del ruolo e il risultato sarebbe stato migliore con una direzione meno superficiale e con due cantanti pi\u00f9 accettabili dell\u2019Iro di <strong>R\u00e9ne Mathieu <\/strong>e del Polidoro di <strong>Nabil Suliman <\/strong>decisamente troppo modesti nei loro pertichini. Due i brani di Donizetti: la virtuosistica \u201c<em>Par che mi dica ancora<\/em>\u201d da \u201c<em>Elisabetta al castello di Kenilworth<\/em>\u201d di taglio ancora tutto rossiniano e dall\u2019insolita orchestrazione comprendente fra l\u2019altro una glassarmonica a tasti e la scena della preghiera della \u201c<em>Maria Stuarda<\/em>\u201d dove pur senza disporre di una voce di autentico soprano drammatico d\u2019agilit\u00e0 trova accenti di grande intensit\u00e0 emotiva uniti ad un canto di rimarchevole purezza che avrebbe avuto maggior risalto se la direzione non virasse piuttosto verso \u201c<em>L\u2019elisir d\u2019amore<\/em>\u201d (specie nelle pagine corali). Di rarissimo ascolto ma di rimarchevole interesse sono: \u201c<em>Se fino al cielo ascendere<\/em>\u201d da \u201c<em>La Vestale<\/em>\u201d di Mercandante dove all\u2019interno di un gusto ormai romantico si recuperano moduli di una purezza tutta neoclassica; \u201c<em>Oh di sorte crudel<\/em>\u201d da \u201c<em>La sposa di Lammermoor<\/em>\u201d di Carafa, sullo stesso tema dell\u2019opera di Donizetti ma antitetica come taglio espressivo essendo qui la scena della follia svolta su una melodia dolente e cantabile fortemente influenzata da Bellini di cui il Carafa fu amico e fervente ammiratore, e, infine, \u201c<em>Se il mar sommesso mormora<\/em>\u201d del lucchese Carlo Valentini \u2013 allievo di Pacini \u2013 il cui clima semi-serio calza come un guanto per la voce e le doti espressive della Di Donato. Posto in chiusura il grande finale della \u201c<em>Saffo<\/em>\u201d di Pacini richiede un giudizio pi\u00f9 dettagliato. Pagina stupenda, di assoluta ricchezza formale e intensit\u00e0 drammatica \u00e8 per\u00f2 pensata per una grande prima donna tragica e per un autentico soprano drammatico d\u2019agilit\u00e0; purtroppo la DiDonato non \u00e8 nessuna delle due cose cos\u00ec che, pur nell\u2019innegabile correttezza di fondo \u2013 tranne che per qualche durezza nel recitativo \u2013, il tutto resta troppo freddo e costruito per essere veramente appassionante. Ritroviamo brevi interventi dei cantanti gi\u00e0 ricordati nella \u201c<em>Zelmira<\/em>\u201d cui si aggiunge il mezzosoprano <strong>H\u00e9loise Mas<\/strong> senza che nessuno lasci per\u00f2 particolari tracce.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Live at Wigmore Hall. 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