{"id":81771,"date":"2015-08-29T00:00:04","date_gmt":"2015-08-28T22:00:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=81771"},"modified":"2016-12-30T15:38:18","modified_gmt":"2016-12-30T14:38:18","slug":"il-futuro-divo-e-la-maestra-intervista-a-edoardo-milletti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/il-futuro-divo-e-la-maestra-intervista-a-edoardo-milletti\/","title":{"rendered":"Intervista al tenore Edoardo Milletti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Non si atteggia certo a divo Edoardo Milletti, n\u00e9 forse anela a diventarlo (seppure glielo auguri di cuore), tuttavia una parafrasi del titolo del celebre libro di Philip Gossett mi sembra l\u2019appositivo migliore per questa intervista. Dietro ad una balla voce c\u2019\u00e8 sempre la mano di Madre Natura\u2026 e quella di una grande insegnante. Edoardo lo sa bene e lo lascia trasparire in molti passi della nostra chiacchierata: la sua gratitudine verso Carmen Gonzalez, alla quale deve la sua formazione, \u00e8 sincera, ammirevole e in alcuni passi perfino commovente. Mi preme per\u00f2 sottolineare che la materia su cui la celebre soprano ha potuto lavorare \u00e8 di primissima qualit\u00e0: Edoardo ha voce gioiosa, fresca, generosa e animata da una solarit\u00e0 primaverile che la allontana da ogni noiosa arsura estiva. Secondo lui, vocalit\u00e0 fa talvolta rima con fisicit\u00e0, specie ora che ha piacevolmente trovato la via di un virtuosismo elegante e raffinato. A mio avviso, per\u00f2, nel suo caso vocalit\u00e0 fa piuttosto rima con entusiasmo e simpatia; il primo Edoardo lo manifesta nella tenacia con cui ha affrontato il debutto scaligero nel ruolo del Conte d\u2019Almaviva, la seconda traspare dalla schietta e piacevolmente contagiosa risata con cui spesso accompagna l\u2019esposizione del suo pensiero. Una gioia vitalistica che conferma, ancora una volta, come il canto possa diventare, non senza sacrifici, strumento di felicit\u00e0 e realizzazione.<br \/>\n<strong>Edoardo, vorrei iniziare questa intervista capovolgendo la prospettiva, passando cio\u00e8 dal palcoscenico alla platea. Come definiresti il tuo rapporto con il teatro\u2026 da spettatore?<br \/>\n<\/strong>Ad essere sincero, lo definirei \u201cnon sempre felice\u201d: spesso mi stupisco di tante scelte che vengono fatte dalle istituzioni teatrali, sia in positivo che in negativo. Recentemente per\u00f2, soprattutto qui al Teatro alla Scala in questa stagione 2014-1015, a mio avviso nettamente superiore alle precedenti, sto ottenendo dalla platea delle grandi soddisfazioni. Ho provato delle grandissime e bellissime emozioni durante tutti gli spettacoli ai quali mi \u00e8 capitato di assistere: cast eccezionali e soprattutto allestimenti di grande qualit\u00e0, come per esempio quello della recente <em>Turandot<\/em> [regia di Nikolaus Lehnhoff, <em>n.d.r.<\/em>], che ho gradito veramente tantissimo.<br \/>\n<strong>Quali sensazioni provi ascoltando dalla platea chi fa il tuo stesso mestiere?<br \/>\n<\/strong>Ti cito un episodio che mi ha accaduto durante il recital di Juan Diego Florez: quando ha intonato <em>Ah<\/em><em>, leve-toi soleil<\/em> dal <em>Rom\u00e9o et Juliette<\/em>, sono scoppiato in un pianto incredibile. O \u00e8 quell\u2019aria a farmi questo effetto o \u00e8 stato proprio lui ad averla interpretata in un modo che mi ha mandato completamente in tilt, in quel teatro, con quell\u2019acustica, in quella situazione, in quella circostanza, con la sua voce, il suo colore e il suo fraseggio. Forse questo episodio \u00e8 magari un picco elevato di quello che mi sta succedendo in questi mesi, oppure \u00e8 forse l\u2019adrenalina del debutto scaligero nel <em>Barbiere di Siviglia<\/em> che ha abbassato la mia soglia di emotivit\u00e0. \u00a0 \u00a0 <b><br \/>\n<\/b><strong>A breve ne parleremo meglio. Ora per\u00f2 vorrei che ci raccontassi qualcosa sull\u2019origine quantomeno bizzarra del tuo amore per la musica e per l\u2019opera.<br \/>\n<\/strong>Da bambino non sono stato iniziato all\u2019opera e fino ai miei diciotto anni non avevo avuto alcuna formazione musicale. Ero uno che si limitava a cantare sotto la doccia o poco pi\u00f9, non avevo alcuna capacit\u00e0 di star seduto in un auditorium\u00a0 per seguire un concerto sinfonico, non ne avevo gli strumenti e fino a quel momento nessuno me li aveva forniti. Poi, un episodio particolare: un giorno, con mio padre, che si occupa di sistemi antifurto, andiamo a fare una riparazione all\u2019impianto di allarme di quella che sarebbe diventata di l\u00ec a poco la mia insegnante. In quella circostanza fu lui a forzare la mano e a dirle: \u00abAscolta come canta mio figlio!\u00bb. Ero imbarazzatissimo e da quel momento surreale \u00e8 iniziato il mio percorso, in un primo momento fortemente tormentato. Non sapevo infatti se volessi fare realmente questo mestiere, se mi piacesse davvero! Ma mi sono bastati i primi tre anni di studio per capire che cantare era veramente la mia strada e la mia felicit\u00e0. Nel mentre avevo maturato dentro di me una rabbia crescente verso le nostre istituzioni scolastiche: il liceo e l\u2019universit\u00e0 che avevo frequentato erano ree di non avermi fatto conoscere l\u2019opera, questo mondo incredibile, splendido e insuperabile.<br \/>\n<strong>In un post sulla tua pagina Facebook, tempo fa scrivevi: \u00abHo capito realmente che la mia forza di volont\u00e0 e la mia forza d\u2019animo, quella caratteristica che la mia unica e grande maestra Carmen Gonzalez mi ha preziosamente donato, \u00e8 diventata veramente d\u2019acciaio e che i condizionamenti esterni, sempre pi\u00f9 effimeri, inficiano sempre meno sul mio essere artista, e sul mio essere uomo\u00bb. Quale ruolo ha avuto la tua prima insegnante nella tua crescita artistica e umana?<br \/>\n<\/strong>Mi ritengo particolarmente fortunato: Carmen Gonzalez non solo \u00e8 stata la responsabile unica della mia formazione musicale e vocale ma soprattutto \u00e8 stata colei che mi ha introdotto all\u2019opera e ai suoi particolari codici, colei che mi ha portato ai concerti, insegnato a distinguere voci e repertori, consigliato libri e riviste di settore da comprare o a cui abbonarmi. \u00c8 stata soprattutto un mentore di riferimento e un\u2019amica vera e preziosa a cui devo la conoscenza di questo mondo fantastico che \u00e8 l\u2019opera. Da lei ho appreso l\u2019artigianalit\u00e0 di questo lavoro, una artigianalit\u00e0 affine a quella di un liutaio nella costruzione di uno strumento ad arco, una artigianalit\u00e0 quasi di altri tempi che mi ha sempre affascinato e che si manifesta nella costruzione tecnica e graduale di una voce e di un personaggio. Ho sempre ammirato la tenacia, la dedizione e lo spirito di gratuit\u00e0 con cui si \u00e8 fatta carico di questa missione formativa.<br \/>\n<strong>Il tuo perfezionamento \u00e8 legato ad artisti del calibro di Renato Bruson, Luciana\u00a0D\u2019Intino, Luciana Serra e Luigi Alva. Che cosa hanno aggiunto alla tua formazione questi animali del palcoscenico?<br \/>\n<\/strong>Vorrei essere onesto nel risponderti. La mia guida prima e insostituibile \u00e8 stata Carmen Gonzalez. \u00c8 troppo poco il tempo di una masterclass per entrare nella sfera di un grande professionista: da loro sono riuscito a prendere pochissimo dal punto di vista prettamente tecnico. La tecnica d\u2019altronde va centellinata col tempo, e quello della masterclass \u00e8 un tempo troppo limitato per trasmettere i fondamenti tecnici di un professionista. Da una masterclass per\u00f2 si pu\u00f2 capire l\u2019apporto macroscopico al mestiere, l\u2019approccio ad un personaggio, che \u00e8 differente per ciascuna delle persone che hai nominato in ragione del fatto che ciascuno di loro ha una personalit\u00e0 spiccatissima.<br \/>\n<strong>I primi ruoli che hai studiato e debuttato, tra i quali mi preme ricordare Ernesto e Alfredo, hanno caratteristiche vocali differenti. Ci sono state difficolt\u00e0 nell\u2019inquadrare la tua vocalit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>Chi in passato mi ha ascoltato \u00e8 stato sempre molto indeciso sui ruoli da affidarmi. Sotto questo aspetto, per\u00f2, i condizionamenti sono vari: ad esempio, la necessit\u00e0 di avere un Alfredo in un contesto come quello del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto li ha portati a scegliermi. Ho avuto poi anch\u2019io i miei traumi e, francamente, non li consiglierei a nessuno! Come quando agli inizi ho cantato il ruolo di Gustave nella <em>Pomme d\u2019Api<\/em> di Offenbach: in quella circostanza mi sono sentito buttato forse nella mischia, seppure didatticamente sia stata un\u2019esperienza incredibile dalla quale ho appreso tanto.\u00a0 Ora per\u00f2 molti mi dicono che posso approfittare della leggerezza della mia voce per cantare Rossini, anche se io resto un lirico leggero con un peso vocale maggiore di altri miei colleghi. Questa peculiarit\u00e0 della mia voce credo abbia portato alcuni direttori artistici a travisare la mie inclinazioni e ad affidarmi ruoli non dico al di sopra della mia portata, perch\u00e9 in fin dei conti li ho cantati con la mia voce, ma che certamente mi sottoponevano ad un grande lavoro sulla mia vocalit\u00e0 pi\u00f9 naturale.<br \/>\n<strong>Deduco che pensi che il solo studio non basti di per s\u00e9 per avvicinarsi indistintamente ad ogni repertorio\u2026<br \/>\n<\/strong>Assolutamente\u00a0 no. Questo \u00e8 un lavoro dove le scelte la fanno da padrone e dove una scelta sbagliata pregiudica l\u2019andamento di un concorso o di una competizione. Bisogna lavorare sul fisico e sulla voce a piccoli passi, con quell\u2019artigianalit\u00e0 di cui ti parlavo prima. Quindi se dovessi dare un consiglio a chiunque inizi ora a studiare, dico di non bruciare le tappe, di iniziare dal piccolo per poi arrivare alle cose grandi, di non\u00a0 lanciarsi sul palcoscenico in ruoli impegnativi pensando che studio e tecnica bastino a \u201cpassare l\u2019esame\u201d; alla fine scelte di questo tipo creano solo piccoli traumi.<br \/>\n<strong>Attualmente fai parte dell\u2019Accademia di perfezionamento del Teatro alla Scala, un\u2019esperienza che, credo, ti stia arricchendo anche dal punto di vista umano. Che ricordo hai della tua audizione all\u2019Accademia?<br \/>\n<\/strong>Ricordo il concorso come un momento fantastico in cui mi sono goduto ciascuna delle quattro esibizioni che ho fatto su quel palcoscenico. E ti posso dire che la sensazione \u00e8 stata incredibile. Il giudizio della commissione e la mail con l\u2019esito delle audizioni infondo non mi interessavano quanto cantare sul palcoscenico della Scala. Pensavo soltanto ad entrare in questo tempio assoluto della musica, godermi l\u2019acustica e assaporare ogni singolo istante di quelle esecuzioni, consapevole che sarebbe potuta essere l\u2019ultima volta su quel palco.<br \/>\n<strong>Recentemente hai approfondito il tuo rapporto con Rossini\u2026<br \/>\n<\/strong>Verissimo, per\u00f2 il primo incontro risale a molti anni fa, quando la mia insegnante mi bastonava dicendomi che avrei potuto cantare Rossini. Avevamo anche faticosamente studiato il Conte del <em>Barbiere di Siviglia<\/em> discutendo ogni singola nota; io mi arrabbiavo e scoppiavano autentici litigi che poi si risolvevano con me che battevo i pugni sul tavolo dicendo: \u00abNon voglio studiare Rossini!\u00bb. Dopodich\u00e9, all\u2019interno di questo biennio accademico, mi viene proposto lo <em>Stabat Mater<\/em>. \u00c8 stata l\u2019occasione per riallacciate le fila del mio rapporto con la musica rossiniana, proseguito poi con la riapertura dell\u2019impolverato spartito del <em>Barbiere<\/em>. L\u2019anno scorso arriv\u00f2 infatti un\u2019inaspettata notizia: in seguito ad un\u2019audizione, il Maestro Pereira mi comunic\u00f2 che ero stato scelto per cantare il ruolo del Conte nella ripresa del <em>Barbiere<\/em> con la regia di Ponnelle. Una spinta straordinaria per obbligarmi a studiare sistematicamente quest\u2019opera, accompagnato dalla consapevolezza che forse fosse davvero giunto il momento giusto per il debutto e che tanti aspetti della mia tecnica di canto stessero trovando felice risoluzione. Dopo questa notizia arriv\u00f2 anche il ruolo di Ramiro nella <em>Cenerentola<\/em> adattata per i bambini\u2026<br \/>\n<strong>Hai citato a proposito quella speciale<em> Cenerentola<\/em>, che \u00e8 stata la tua prima apparizione sul palcoscenico scaligero\u2026.<br \/>\n<\/strong>Avevo gi\u00e0 cantato davanti ai bambini a Spoleto, dove spesso e volentieri c\u2019erano recite riservate a loro. Ritornando alla <em>Cenerentola,<\/em> in quella circostanza erano entrati in gioco molti fattori. Anzitutto era la mia prima opera, seppur ridotta, in Scala: tutte le volte che calcavo il palcoscenico mi ritornavano in mente i momenti in cui, nei tre anni precedenti, avevo transitato davanti alla facciata del Piermarini chiedendomi: \u00abChiss\u00e0 se un giorno io canter\u00f2 qua dentro?\u00bb. Il patema iniziale si tramutava in un desiderio entusiastico di far sentire il mio valore, indipendentemente dal fatto che avessi davanti un pubblico di bambini. Vederli poi in silenzio ad ascoltare un\u2019opera, che comunque ha un testo e una musica complessa ai loro occhi, era affascinante e surreale allo stesso tempo. Quando, finito lo spettacolo, con il resto del cast li incontravamo nel foyer, molto spesso raccontavano dettagli e aspetti registici dei quali io ero consapevole ma che mai avrei pensato che un bambino potesse notare. Ho dovuto dedurre che ero di fronte ad un pubblico estremamente attento al particolare sia scenico che vocale, anche pi\u00f9 di quello adulto.<br \/>\n<strong>Veniamo al <em>Barbiere <\/em>scaligero. In quanti step hai messo a fuoco il ruolo?<br \/>\n<\/strong>Quando un anno fa ho riaperto lo spartito del <em>Barbiere <\/em>ho voluto anzitutto rivedere una serie di particolari che in passato, al mio primo approccio con il ruolo, avevo preso un po\u2019 sottogamba o non avevo certo soppesato con gli occhi di cinque o sei anni di esperienza e studio acquisiti. Devo dirti che dopo cinque o sei mesi di studio sullo spartito \u00e8 scattata la molla: \u00abPerch\u00e9 non essere realmente un cantante rossiniano, perch\u00e9 non specializzarmi in questo repertorio?\u00bb. Avevo riscoperto una cosa che testardamente continuavo a nascondere sotto il mattone, ossia quelle agilit\u00e0 che erano state il mio incubo per anni e che iniziavano a riuscirmi in stile, in ragione forse di una maggiore consapevolezza tecnica o forse, pi\u00f9 semplicemente, di una raggiunta maturit\u00e0 fisica.<br \/>\n<strong>Ho ancora negli occhi la tua espressione meravigliata la prima volta che hai visto la scenografia di Ponnelle montata all\u2019Ansaldo. Riesci a descrivere brevemente questa meraviglia?<br \/>\n<\/strong>Incredibile! Non mi ero mai trovato di fronte a niente del genere prima d\u2019allora, ad un impianto scenico cos\u00ec articolato e cos\u00ec ben strutturato; lo dico con molta onest\u00e0, nella consapevolezza per\u00f2 di non avere l\u2019esperienza in palcoscenico di un veterano. Il primo desiderio \u00e8 stato: \u00abAdesso mi ci tuffo dentro, la esploro tutta e vado a vedere ogni angolo di questa magica Siviglia\u00bb.<br \/>\n<strong>Hai incontrato difficolt\u00e0 nel rapporto fra le esigenze del canto e quelle della regia? \u00a0<\/strong><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>Mi sono reso conto dell\u2019intelligenza straordinaria con cui Ponnelle ha creato questa regia. I momenti di maggiore difficolt\u00e0 tecnica per i cantanti sono assolutamente statici e questo mi ha aiutato tantissimo. Nelle mie due arie, la Cavatina e la Canzone, per esempio, avevo movimenti davvero minimali, cosicch\u00e9 l\u2019attenzione dello spettatore non fosse dispersa e rimanesse cristallizzata sul canto, che in quei momenti la fa da padrona. Non posso nasconderti poi che da principio ho avuto alcune difficolt\u00e0 all\u2019inizio del Finale I, che mi vedeva impegnato come finto ubriaco, e nel duetto con Figaro, incentrato su una fitta serie di movimenti al confine con la coreografia. Mi sono gradualmente abituato a tutto, la fatica c\u2019\u00e8 stata, ma non estrema, come in altre occasioni. In sintesi, \u00e8 una regia che da fuori e da dentro sembra ed \u00e8 estremamente impegnativa ma \u00e8 anche molto ben tarata sulle esigenze del canto. \u00a0 \u00a0 \u00a0<b><br \/>\n<\/b><strong>Quale bagaglio ti porti via dal lavoro su questo allestimento?<br \/>\n<\/strong>I bagagli sono molteplici. Anzitutto, sebbene abbia gi\u00e0 debuttato questo ruolo al Teatro Zandonai di Rovereto questo inverno, avere affidate tutte le recite di un\u2019opera di questa difficolt\u00e0 \u00e8 stata per me una vera prova, un test per misurare la mia resistenza nei confronti di una regia difficile e di un ruolo cos\u00ec impegnativo dal punto di vista vocale; di questa fiducia, vorrei ringraziare la dirigenza del Teatro alla Scala. Mi porto dietro la consapevolezza di aver lavorato a questa produzione senza un secondo, e di essere riuscito ad arrivare alla fine delle recite! [ride, <em>n.d.r.<\/em>]. Porto con me anche l\u2019emozione di aver lavorato al fianco di due icone della lirica di un tempo del calibro di Leo Nucci e Ruggero Raimondi. La loro presenza ha portato un\u2019energia nuova in tutta la compagnia e averli avuti al nostro fianco \u00e8 stata un\u2019esperienza che non ha prezzo! Inoltre sono persone straordinarie, disponibili e sincere nei consigli e suggerimenti che instancabilmente continuano a dispensarci.<br \/>\n<strong>Prima di salutarci vorrei proporti una piccola serie di domande veloci alle quali vorrei che mi rispondessi piuttosto istintivamente. Che cosa ti passa per la mente quando ti accingi a studiare un ruolo?<br \/>\n<\/strong>Oggi, da ventottenne, penso \u00ablo metto in testa bene per poi non portarmi dietro delle caccole\u00bb, in altre parole sento la responsabilit\u00e0 di studiarlo correttamente dal punto di vista della grammatica, delle appoggiature e dell\u2019interpretazione di modo da evitare di portarmi dietro problemi che col tempo possono diventare difficili da risolvere.<br \/>\n<strong>\u2026quando hai finito di studiarlo?<br \/>\n<\/strong>L\u2019appagamento completo quando acquisisco la consapevolezza che ho in mano e a memoria qualcosa che posso vendere, ossia far ascoltare ad un pubblico.<br \/>\n<strong>\u2026prima di salire in palcoscenico?<br \/>\n<\/strong>Se quel palcoscenico \u00e8 la Scala, come in questo caso, \u201ccacchetta\u201d \u2026e ti prego di scrivere proprio cos\u00ec come ti dico! [detto fatto, Edoardo!]. Una \u201ccacchetta\u201d positiva; in altre parole, la tenace volont\u00e0 di portare a termine nel migliore dei modi un compito che mi \u00e8 stato assegnato. Davanti ci sono 1800 persone che vogliono divertirsi. Quindi energia allo stato puro, energia massima! Energia!<br \/>\n<strong>Che cosa pensi, invece, prima di intonare un cantabile?<br \/>\n<\/strong>Il desiderio, anche piccolo, di creare una piccola parentesi magia, di creare un momento intimo.<br \/>\n<strong>\u2026prima di una cabaletta?<br \/>\n<\/strong>L\u00ec penso a divertirmi. La cabaletta \u00e8 sempre un momento di sfogo e solitamente a me i momenti di sfogo vengono sempre meglio delle arie.<br \/>\n<strong>\u2026 e prima dei nove do di petto della <em>Fille du R\u00e9giment <\/em>?<br \/>\n<\/strong>In quel caso non penso a niente, tanto so che li faccio bene. [ride, <em>n.d.r.<\/em>] \u00a0 \u00a0<b><br \/>\n<\/b><strong>A chi hai pensato a pochi minuti dall\u2019apertura del sipario su questo <em>Barbiere <\/em>ponnelliano?<br \/>\n<\/strong>Alla mia maestra, a tutto quello che mi ha detto, da quando ero piccolo fino ad ora, alle chiacchierate con lei, ai momenti di conforto e a tutti quei traguardi, anche piccoli, raggiunti insieme.<br \/>\n<strong>Mandi un saluto ai lettori di <em>Gbopera<\/em>?<br \/>\n<\/strong>Il mio saluto \u00e8 un augurio, in realt\u00e0: che possiate scrivere e leggere recensioni che non siano mai frutto di una presa di posizione a monte ma che siano il pi\u00f9 possibile descrittive della realt\u00e0 delle cose, che espongano pregi e difetti di una voce di modo da dare al cantante la possibilit\u00e0 di impugnare quelle parole e utilizzarle per migliorarsi. Noi abbiamo davvero bisogno di voi, ma in questa modalit\u00e0 propositiva e positiva.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si atteggia certo a divo Edoardo Milletti, n\u00e9 forse anela a diventarlo (seppure glielo auguri di cuore), [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":68,"featured_media":81776,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[14682,14681,1874,240,14667,4446,186,150,1866,4129],"class_list":["post-81771","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste","tag-accademia-di-perfezionamento-teatro-allla-scala","tag-carmen-gonzales","tag-edoardo-milletti","tag-il-barbiere-di-siviglia","tag-interviste","tag-jean-pierre-ponnelle","tag-la-cenerentola","tag-leo-nucci","tag-ruggero-raimondi","tag-teatro-alla-scala-di-milano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81771","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/68"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=81771"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81771\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":81772,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81771\/revisions\/81772"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/81776"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=81771"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=81771"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=81771"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}