{"id":81940,"date":"2015-09-14T12:39:50","date_gmt":"2015-09-14T10:39:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=81940"},"modified":"2021-04-13T11:17:54","modified_gmt":"2021-04-13T09:17:54","slug":"felice-romani-e-i-suoi-melodrammi-i-due-figaro-o-sia-il-soggetto-di-una-commedia-di-michele-carafa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/felice-romani-e-i-suoi-melodrammi-i-due-figaro-o-sia-il-soggetto-di-una-commedia-di-michele-carafa\/","title":{"rendered":"Felice Romani e i suoi melodrammi: &#8220;I due Figaro o sia il soggetto di una commedia&#8221; di Michele Carafa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Nato a Napoli il 28 novembre 1787 e secondogenito di Giovanni Carafa, principe di Colobrano e duca di Alvito, Michele Enrico Francesco Vincenzo Aloisio Paolo Carafa de Colobrano<\/strong> \u00e8 ricordato nella storia della musica pi\u00f9 per la sua amicizia con Rossini, con il quale collabor\u00f2 nella stesura di almeno met\u00e0 dello <em>Stabat Mater<\/em>, che per le sue indiscusse qualit\u00e0 di compositore evidenti nella sua copiosa produzione operistica apprezzata dai contemporanei ma quasi del tutto sconosciuta al largo pubblico eccezion fatta per le riprese moderne di alcune sue opere. Pur essendo stato avviato dal padre alla carriera militare che, comunque, segu\u00ec con alterne vicende, Michele Carafa non trascur\u00f2 mai la sua vocazione musicale sin dalla giovinezza trascorsa nella citt\u00e0 partenopea dove, nel teatro del patrigno, il principe di Caramanico, fece rappresentare nel 1805 la sua prima opera, <em>Il fantasma<\/em>, composta 3 anni prima quando aveva appena 15 anni. Nel 1806 si trasfer\u00ec a Parigi dove, oltre a continuare i suoi studi musicali con Luigi Cherubini, per quanto riguarda la composizione, e con Friedrich Kalkbrenner per il pianoforte, si entusiasm\u00f2 per gli ideali napoleonici al punto da sostenere la cacciata dei Borboni da Napoli e diventare l\u2019aiutante di campo del futuro re Gioacchino Murat che segui anche nella disastrosa campagna di Russia durante la quale fu ferito. Ci\u00f2 gli valse la Legion d\u2019Onore e il titolo di Barone del Regno d\u2019Italia conferitigli da Napoleone, ma fu anche la causa del declino delle fortune della sua famiglia che, con il rientro dei Borboni, fu messa ai margini della vita politica del Regno delle due Sicilie. Congedatosi dall\u2019esercito e libero dagli impegni militari, Carafa pot\u00e9 dedicarsi completamente alla musica e nel 1816, con l\u2019opera <em>Gabriella di Vergy<\/em>, rappresentata al Teatro del Fondo di Napoli, ottenne un successo pari a quello arriso all\u2019<em>Otello<\/em> di Rossini rappresentato nello stesso teatro in quell\u2019anno. Un altro successo fu proprio l\u2019opera <em><strong>I due Figaro<\/strong> <\/em><strong>rappresentata il 6 giugno 1820 alla Scala di Milano<\/strong> con l\u2019interpretazione di due autentiche star dell\u2019epoca: il tenore <strong>Gaetano Crivelli<\/strong> e il basso <strong>Filippo Galli<\/strong>. Due anni dopo il compositore italiano si trasfer\u00ec a Parigi dove, in virt\u00f9 della sua ottima conoscenza della lingua francese, pot\u00e9 affermarsi come compositore nel genere dell\u2019op\u00e9ra-comique. L\u2019evoluzione delle forme melodrammatiche, che in Italia avrebbero dato vita all\u2019opera romantica e in Francia al grand-op\u00e9ra, generi nei quali Carafa non volle o forse non seppe cimentarsi, lo spinse ad allontanarsi dal teatro per dedicarsi all\u2019insegnamento come docente di composizione al Conservatorio di Parigi dal 1848 al 1858. Colpito da paralisi nel 1867, mor\u00ec nella capitale francese nel 1872 alla veneranda et\u00e0 di 85 anni non prima di aver lasciato alla Biblioteca del Conservatorio di Napoli, ormai diventata una citt\u00e0 del neonato Regno d\u2019Italia, molti dei suoi manoscritti, tra cui quello dei <em>Due Figaro o sia il soggetto di una Commedia<\/em>. <strong>Il soggetto dell\u2019opera fu suggerito a Romani molto probabilmente dallo stesso Carafa<\/strong> il quale, in occasione del suo primo soggiorno parigino, aveva assistito ad una rappresentazione di <strong><em>Les deux Figaro<\/em> di Honor\u00e9-Fran\u00e7ois Richaud, detto Martelly<\/strong>, che, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1790, era stata ripresa pi\u00f9 volte nei teatri della capitale francese per oltre 23 anni fino al 1813. Concepita come una continuazione di <em>Le marriage de Figaro<\/em>, la commedia di Martelly, che risentiva degli ideali della Rivoluzione Francese che sembravano sconfitti nell\u2019Europa della Restaurazione, registrava l\u2019ascesa al potere della borghesia contro la nobilt\u00e0, rappresentata da un Conte d\u2019Almaviva, ridicolizzato e in balia non solo del vecchio Figaro, ma anche del borghese Cherubino il quale si presenta a corte sotto le mentite spoglie di un secondo Figaro. Nell\u2019Europa della Restaurazione questo soggetto, che poneva in contrasto la nobilt\u00e0 e la borghesia, diventava foriero di un messaggio non solo liberale, condiviso dallo stesso Romani nostalgico dell\u2019ideale di libert\u00e0 della Repubblica di Genova, ma soprattutto eversivo. Carafa e Romani furono, dunque, gli artefici di un sottile ed estremamente raffinato atto politico di ribellione nei confronti della Restaurazione, i cui ultimi atti legislativi erano stati i deliberati di Karlsbad nel 1819 e che aveva ispirato l\u2019azione di Metternich all\u2019interno dei domini asburgici di cui il Lombardo-Veneto faceva parte. Per fortuna di Carafa e di Romani il carattere eversivo del libretto sfugg\u00ec alla rigida censura austriaca che diede il consenso alla rappresentazione dell\u2019opera alla Scala. Ci\u00f2 appare sorprendente, ma le ragioni dell\u2019atteggiamento permissivo della censura forse vanno ricercate nel modo estremamente raffinato con cui Romani tratt\u00f2 il soggetto; egli, infatti, non scrisse un semplice adattamento del modello francese, ma una nuova pi\u00e8ce all\u2019interno della quale \u00e8 possibile trovare alcune sostanziali modifiche. La pi\u00f9 rilevante, dal punto di vista drammaturgico, riguarda il <strong>personaggio di Plagio, <\/strong>un poeta teatrale, nel quale confluiscono i caratteri di due personaggi tipici della commedia francese del Settecento, il commediografo e il tragediografo; questo personaggio, che ricorda la figura del poeta del <em>Turco in Italia<\/em> di Rossini, discute con Figaro non solo di questioni teatrali ma anche di un soggetto d\u2019opera che l\u2019astuto barbiere dovrebbe fornire, con la sua condotta, al librettista. Un\u2019altra modifica riguarda l\u2019inserimento di alcuni importanti richiami alle <em>Nozze di Figaro <\/em>di Mozart, opera che, rappresentata nel 1816 alla Scala, era stata ritenuta un capolavoro indiscusso e nei confronti della quale il libretto di Romani si poneva come una continuazione; con questa astuta manovra il librettista genovese agir\u00f2 i possibili appunti della censura la quale non pot\u00e9 mettere in discussione un\u2019opera che si inseriva nel fortunato filone inaugurato dal capolavoro mozartiano tanto apprezzato a Milano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em><a href=\"https:\/\/soundcloud.com\/gbopera\/michele-carafa-i-due-figaro-o-sia-il-soggetto-di-una-commedia-1820\">L\u2019opera<\/a><br \/>\n<\/em><\/strong><strong><em>Ouverture<br \/>\n<\/em><\/strong><strong>L\u2019influenza di Rossini appare evidente nella struttura formale dell\u2019<em>ouverture<\/em>,<\/strong> aperta da un\u2019introduzione lenta e maestosa, a cui segue, dopo un <em>a solo <\/em>del flauto, un <em>Allegro<\/em> in forma-sonata, caratterizzato da due temi brillanti non in contrasto tra loro. Elementi rossiniani sono evidenti nella sezione modulante, nei <em>crescendi <\/em>e nella travolgente <em>stretta <\/em>conclusiva.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Atto primo<br \/>\n<\/em><\/strong><strong>Nel parco del Castello del Conte d\u2019Almaviva<\/strong> i suoi vassalli, nel tradizionale e idillico coro introduttivo (<em>Compagni, al suon de\u2019 pifferi<\/em>), manifestano la loro gioia per il ritorno della Contessa, di Susanna e di Inez, la figlia del Conte, promessa sposa al ricco borghese Don Alvaro. Questi, in realt\u00e0, un semplice stalliere che vorrebbe dividere con l\u2019astuto barbiere met\u00e0 della ricca dote di Inez a nozze celebrate, si trova gi\u00e0 l\u00ec insieme a Plagio al quale Figaro ha dato appuntamento con la promessa di fornirgli un buon soggetto per un libretto. Giunge <strong>Figaro<\/strong> che in <em>Oh fantasia di Figaro <\/em>svela le sue trame: far sposare la figlia del Conte con uno stalliere, facendolo passare per un ricco borghese, e dividere con lui la dote che gli permetterebbe di congedarsi dal Conte e liberarsi di sua moglie Susanna. Nel successivo recitativo secco, Figaro, dopo aver congedato Don Alvaro, al quale nel frattempo ha rivelato che finger\u00e0 di opporsi al matrimonio, espone nei dettagli il suo piano a Plagio. In questo passo sembra che Romani ci abbia voluto rappresentare un Figaro molto simile allo Pseudolus, il servo astuto dell\u2019omonima commedia plautina, che non solo \u00e8 il grande burattinaio ma anche il vero poeta teatrale capace di inventare trame ed intrighi. Dopo una lunga introduzione orchestrale, nella quale si nota la facilit\u00e0 con cui Carafa scriveva le sue melodie, fa il suo ingresso il Conte d\u2019Almaviva che, nel recitativo accompagnato (<em>Ho risoluto alfin<\/em>), manifesta qualche dubbio sulla possibilit\u00e0 che la figlia possa opporsi allo sposo che egli ha scelto per lei, subito fugato nel cinico e, anche questo rossiniano, cantabile della cavatina (<em>Che mai giova al nostro amor<\/em>) nel quale si afferma che <em>presto o tardi estingue Imene \/ dell\u2019amore il primo ardor<\/em>. Nella cabaletta <em>O dolci trasporti<\/em> il Conte si abbondona ad un\u2019amara riflessione affermando che sarebbe meglio non provare mai i <em>dolci trasporti<\/em> dell\u2019amore che si dileguano rapidamente nell\u2019anima. Subito dopo Figaro finge, invano, di dissuadere il Conte dal proposito di far sposare Inez con Don Alvaro in quanto i difetti da lui elencati diventano dei pregi agli occhi del conte.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Un coro d\u00e0 il benvenuto a Susanna, alla Contessa e ad Inez<\/strong> che, consapevoli delle decisioni prese dal Conte, oltre a riflettere, nel brillante terzetto <em>Esser tratte nel castello<\/em>, sulla loro condizione di <em>pecore al macello<\/em> lusingate dai ipocriti complimenti, si mostrano risolute ad opporsi ai piani di Almaviva. Come si apprende nel tempo di mezzo del terzetto, Inez \u00e8, infatti, innamorata di Cherubino, il giovane paggio che ormai si \u00e8 coperto di gloria militare. Figaro, dopo aver tentato di riverire con un inchino le donne appena arrivate che si mostrano fredde nei suoi confronti, manifesta loro la sua contrariet\u00e0 a questo matrimonio e in quel momento arriva il Conte che, ascoltate le lamentele di Inez per queste nozze combinate, si mostra sempre risoluto nel suo proposito. Nel frattempo al cancello di quello stesso parco, teatro dell\u2019ultimo atto delle <em>Nozze <\/em>mozartiane alle quali Romani, con una certa astuzia fa riferimento, fa la sua apparizione uno sconosciuto che, come si apprende dalle parole delle donne, altri non \u00e8 se non Cherubino. Questi si presenta al Conte sotto le mentite spoglie di Figaro e con una falsa lettera di Cherubino nella quale lo prega di prenderlo a servizio (Cavatina: <em>Un gentile colonnello<\/em>).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Cherubino, felice di non essere stato riconosciuto da nessuno anche perch\u00e9 le sue fattezze fisiche sono ormai mutate nei dodici anni trascorsi lontano dalla corte del Conte, rimane solo con Inez che manifesta al suo amante le preoccupazioni sul loro futuro. Nel duetto, di cui sono protagonisti i due personaggi (<em>Sei troppo facile a spaventarti<\/em>), Cherubino cerca di rassicurare la fanciulla che appare ancor pi\u00f9 preoccupata quando si accorge che la loro conversazione \u00e8 stata spiata da Figaro, un nemico che certamente sarebbe corso ad avvertire il Conte. Cherubino, con una certa astuzia, finge di rimproverare Inez (quartetto: <em>No, signora: chiaro e tondo<\/em>) dicendole che non l\u2019avrebbe mai aiutata ad opporsi ai disegni del padre suscitando la soddisfazione del Conte che, accorso insieme con Figaro, lo rimprovera per avergli detto delle ennesime <em>bestialit\u00e0<\/em>. Mentre nello splendido cantabile (<em>Non saprei fra questo e quello<\/em>) Cherubino\/Figaro II si prende gioco di Figaro e del Conte caduti nella sua trappola, Almaviva, sempre pi\u00f9 infuriato con Figaro, afferma, nel tempo di mezzo (<em>Se delle cabale<\/em>) di fidarsi soltanto di Cherubino\/Figaro II. Il quartetto si conclude con una rossiniana cabaletta (<em>Io so le astuzie<\/em>) nella quale i personaggi esprimono i loro commenti sugli avvenimenti.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Figaro, rimasto solo, appare disorientato<\/strong> (recitativo secco: <em>Figaro, ti risveglia<\/em>) e, pur comprendendo che Cherubino, alias Figaro II, \u00e8 l\u2019emissario di qualcuno, non riesce a immaginare chi sia l\u2019artefice dell\u2019inganno di cui \u00e8 vittima; i suoi sospetti sono confermati da una conversazione con Plagio che, da parte sua, trae nuova ispirazione per il suo libretto.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Nel giardino del Castello, in una scena che ricorda il Finale delle <em>Nozze di Figaro <\/em>di Mozart<\/strong>, si incontrano Inez e Susanna che si nascondono per cedere la scena al Conte e a Figaro deciso a convincere il suo padrone del carattere infido di Figaro II. I due si ritirano in un nascondiglio, quando giungono Susanna e Cherubino che si prendono gioco dei loro antagonisti; il loro disegno sembra, per\u00f2, scoperto quando il Conte, uscito dal nascondiglio, ordina ai suoi di arrestare Cherubino il quale, con un nuovo atto di furbizia, si confessa colpevole di essere l\u2019amante di Susanna che, con un atteggiamento confuso, conferma le parole dell\u2019uomo. Figaro doppiamente gabbato sia perch\u00e9 si \u00e8 sbagliato sul conto della relazione tra Cherubino e Inez, sia perch\u00e9 apparentemente tradito dalla moglie, \u00e8 oggetto della derisione degli altri personaggi (cantabile: <em>Come dal fulmine<\/em>). Su invito di Cherubino e del Conte, Figaro \u00e8 infine costretto a perdonare Susanna e tutti nella cabaletta <em>Seppellita sia la cosa<\/em> decidono di tenere nascosto quanto avvenuto.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Atto secondo<br \/>\n<\/em><\/strong><strong style=\"line-height: 1.5;\">Nel parco del castello<\/strong><span style=\"line-height: 1.5;\">, un coro di villanelle e paesani (<\/span><em style=\"line-height: 1.5;\">L\u2019avventura \u00e8 singolare<\/em><span style=\"line-height: 1.5;\">) spettegola sui recenti avvenimenti e sull\u2019identit\u00e0 di Cherubino\/Figaro II, chiamato <\/span><em style=\"line-height: 1.5;\">l\u2019amante travestito<\/em><span style=\"line-height: 1.5;\">, mentre Plagio \u00e8 in agguato alla ricerca di qualche possibile situazione scenica. Nel successivo recitativo secco Figaro litiga con Susanna, anche perch\u00e9 ha compreso che dietro alla presunta, quanto falsa, tresca con l\u2019altro Figaro, c\u2019\u00e8 in realt\u00e0 un intrigo i cui caratteri gli sfuggono. Nel duetto <\/span><em style=\"line-height: 1.5;\">In quegli occhi, o bricconcella<\/em><span style=\"line-height: 1.5;\">, Figaro incalza la moglie affinch\u00e9 gli riveli la verit\u00e0 dell\u2019intrigo; ne nasce un alterco tra i due che viene interrotto da Plagio il quale fa infuriare Figaro che, avendo compreso ormai che la situazione gli \u00e8 sfuggita di mano, non ha pi\u00f9 interesse alla stesura della commedia.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>La scena si sposta nella stanza di Susanna dove Romani ricrea una situazione scenica molto simile a quella delle <\/strong><em><strong>Nozze di Figaro<\/strong><\/em> con la porta che viene chiusa a chiave; nella stanza si danno convegno Inez, Susanna e Cherubino ma per i due amanti non c\u2019\u00e8 pace, in quanto poco dopo bussa alla porta con una certa veemenza Figaro. Fatto entrare, l\u2019uomo vorrebbe prendere dall\u2019armadio, al cui interno si sono nascosti Inez e Cherubino, il suo mantello perch\u00e9 deve andare di corsa a chiamare il notaio per la redazione del contratto di nozze; la situazione precipita quando Figaro scopre all\u2019interno dell\u2019armadio i due amanti nell\u2019imbarazzo e nello stupore generale al quale partecipano anche il Conte e la Contessa sopraggiunti (cantabile del sestetto: <em>Apro gli occhi finalmente<\/em>). Il Conte, infuriato, caccia via sia Cherubico che Susanna (tempo di mezzo: <em>Temerario! Chi sei?<\/em>) producendo una grande soddisfazione in Figaro liberato dalla moglie ma anche una confusione generale che si esprime nella travolgente cabaletta <em>Fra l\u2019incudine e il martello<\/em>. Il Conte, allora, dopo aver restituito tutta la sua stima a Figaro, gli impone di correre dal notaio; intanto Susanna, consapevole della mai sopita passione del Conte per lei, con finta umilt\u00e0, chiede perdono ad Almaviva (cantabile del duetto: <em>Tu lo volesti, ingrata<\/em>), il quale, commosso, alla fine acconsente che la donna resti al castello purch\u00e9 diventi la sua amante (cabaletta: <em>S\u00ec rimani, e sia per ora<\/em>).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Sostenuto da un accompagnamento orchestrale ironicamente solenne,<\/strong> un coro di Paesani (<em>Signore, si accomodi<\/em>) introduce lo sposo che Inez si rifiuta di sposare (rond\u00f2: <em>Se generoso e nobile<\/em>). Nel frattempo Figaro ha accompagnato il notaio, il cui posto viene preso da Plagio che racconta al Conte del progetto della commedia; quest\u2019ultimo si riconosce nel nobile gabbato della commedia, ma comprende che \u00e8 vittima di un intrigo di Figaro soltanto quando Cherubino, apparso nelle sue vere vesti, rivela, proprio mentre si sta redigendo il contratto di nozze, che Don Alvaro altri non \u00e8 se non il suo stalliere Torribio. Il Conte, quindi, caccia via Figaro, reo dell\u2019inganno ordito ai suoi danni, il quale, per una volta, viene gabbato proprio grazie a quell\u2019astuzia che \u00e8 stata la sua arma principale, e ricongiunge i due amanti, mentre Plagio rassicura tutti, affermando, in modo metateatrale, che \u00e8 stata solo una recita.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nato a Napoli il 28 novembre 1787 e secondogenito di Giovanni Carafa, principe di Colobrano e duca di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":81942,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[14671,12682,14827,370,553,371,253],"class_list":["post-81940","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-approfondimenti","tag-gioacchino-rossini","tag-honore-francois-richaud-detto-martelly","tag-i-due-figaro","tag-luigi-cherubini","tag-michele-carafa","tag-wolfgang-amadeus-mozart"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81940","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=81940"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81940\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":81945,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81940\/revisions\/81945"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/81942"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=81940"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=81940"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=81940"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}