{"id":81990,"date":"2015-09-21T16:08:37","date_gmt":"2015-09-21T14:08:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=81990"},"modified":"2016-11-24T16:33:32","modified_gmt":"2016-11-24T15:33:32","slug":"teatro-massimo-di-palermo-la-boheme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/teatro-massimo-di-palermo-la-boheme\/","title":{"rendered":"Teatro Massimo di Palermo: &#8220;La Boh\u00e8me&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro Massimo &#8211;\u00a0Stagione Lirica 2015<\/em><br \/>\n<strong>\u201cLA BOH\u00c8ME\u201d<\/strong><br \/>\nScene liriche in quattro quadri.\u00a0Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica<br \/>\nMusica di <strong>Giacomo Puccini<\/strong><br \/>\n<em>Mim\u00ec<\/em> MARIA AGRESTA<br \/>\n<em>Rodolfo<\/em> GIORGIO BERRUGI<br \/>\n<em>Musetta<\/em> LANA KOS<br \/>\n<em>Marcello<\/em> VINCENZO TAORMINA<br \/>\n<em>Colline<\/em> GIANLUCA BURATTO<br \/>\n<em>Schaunard<\/em> SIMONE DEL SAVIO<br \/>\n<em>Beno\u00eet \/ Alcindoro<\/em> MARCO CAMASTRA<br \/>\n<em>Parpignol<\/em> DOMENICO GHEGGHI<br \/>\n<em>Sergente dei doganieri<\/em> GIANFRANCO GIORDANO<br \/>\n<em>Un doganiere<\/em> ANTONIO BARBAGALLO<br \/>\n<em>Un venditore di prugne<\/em> CARLO MORGANTE<br \/>\nOrchestra, Coro e Coro di voci bianche del Teatro Massimo<br \/>\nDirettore <strong>Pier Giorgio Morandi<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Piero Monti<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro di voci bianche <strong>Salvatore Punturo<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Mario Pontiggia<\/strong><br \/>\nScene e costumi <strong>Francesco Zito<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Bruno Ciulli<\/strong><br \/>\nAllestimento scenico del Teatro Massimo di Palermo\u00a0realizzato dal Teatro del Maggio Musicale Fiorentino<br \/>\n<em>Palermo, 18 settembre 2015<br \/>\n<\/em>Atmosfere da <em>gran soir\u00e9e<\/em> per l\u2019attesa prima de <em>La Boh\u00e8me<\/em>, andata in scena venerd\u00ec sera al Teatro Massimo di Palermo. Contribuisce la sensazione di ripresa dopo i mesi di pausa estiva, quest\u2019anno particolarmente pesanti per l\u2019eccezionale afa che tuttora non sembra allentare la sua morsa su Palermo. Nonostante le temperature inopportune, <strong><em>mise<\/em> in lungo e giacche scure per omaggiare due ospiti di eccezione: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente del Senato Pietro Grasso<\/strong>, accolti nel palco reale dal sindaco Leoluca Orlando e dal sovrintendente Francesco Giambrone. Aria di novit\u00e0 anche all\u2019esterno, dove un maxischermo ha permesso a pi\u00f9 di 600 persone di assistere allo spettacolo, al prezzo simbolico di 1 euro. <strong>Il teatro ha cos\u00ec ribadito il proprio ruolo nel tessuto urbano, aprendosi alla cittadinanza con questa iniziativa e annullando ogni filtro con il resto della citt\u00e0<\/strong>. Emozione dunque condivisa sia dal pubblico presente in sala sia dagli spettatori seduti all\u2019aperto, uniti insieme nell\u2019intonare l\u2019inno di Mameli che l\u2019orchestra ha eseguito prima di dare inizio all\u2019opera. Un omaggio sentito che ha trovato ulteriore conferma nella buona riuscita della rappresentazione, sostenuta da un allestimento ispirato, ottimo cast e maestranze al meglio delle proprie possibilit\u00e0.<br \/>\nSebbene sia forse eccessivo lo spazio che sempre pi\u00f9 nelle recensioni si d\u00e0 alla parte registica e scenica a scapito della componente musicale, in questo caso \u00e8 necessariamente dalla prima che si deve partire per comprendere la seconda. Per il regista <strong>Mario Pontiggia<\/strong> il significato ultimo dell\u2019opera si riassume infatti in due parole: giovinezza e libert\u00e0. Di conseguenza i momenti pi\u00f9 curati dello spettacolo sembrano proprio quelli improntati a spensieratezza e vivacit\u00e0. Questo aspetto risulta chiaro sin dalle prime battute, nei dialoghi fra i quattro amici e nell\u2019incontro con Beno\u00eet (l\u2019efficace <strong>Marco Camastra<\/strong>, anche nel ruolo di Alcindoro), ma soprattutto raggiunge il culmine nel secondo quadro. La ricostruzione del Quartiere Latino \u00e8 qui accarezzata dalle soluzioni di <strong>Francesco Zito<\/strong>, che esprime il consueto buon gusto sia nelle scene che nei costumi. Zito combina un gran numero di materiali, producendo sinestesie di indubbio fascino: tra un fruscio di seta, lo sfavillio di un cristallo e la morbidezza dei velluti il quadro sprigiona tutte le sue potenzialit\u00e0. L\u2019effetto complessivo non travolge i singoli dettagli, anzi li esalta con maggiore vigore: sulla sinistra la Chapellerie et Modes <em>Chez Coco<\/em>, nello sfondo le tipiche insegne della Parigi di fine Ottocento, in primo piano giocattoli, piume e cappelliere. Incorniciato da questi elementi \u00e8 al centro il caff\u00e8 Momus, con pensilina a conchiglia e rifiniture in stile liberty. Il quadro scorre con fluidit\u00e0 grazie anche al contributo dello straordinario <strong>Coro di voci bianche<\/strong>, intonato, musicalissimo e sempre a tempo. Pressoch\u00e9 inutili i tentativi del <strong>Coro del Teatro Massimo<\/strong> di tenerlo a bada, sia nella scena con Parpignol \u2013 interpretato dal buon <strong>Domenico Ghegghi<\/strong>, accanto al venditore di prugne <strong>Carlo Morgante<\/strong> \u2013 sia nel finale. Ma pur inciampando in qualche punto, la compagine corale diretta da Piero Monti ne viene fuori con naturalezza e dimostra ancora una volta di muoversi agevolmente tra le pagine pucciniane.<br \/>\nLa concertazione di <strong>Pier Giorgio Morandi <\/strong>\u00e8 nel complesso convincente, ma proprio in questo quadro accusa qualche difficolt\u00e0, con incastri ritmici non sempre a segno e sfasature nella calibratura dei tempi. Eppure non si sarebbe onesti se non si riconoscesse a Morandi e all\u2019<strong>Orchestra del Massimo<\/strong> il merito di aver costruito nota per nota l\u2019impalcatura che ha contribuito a garantire la riuscita dello spettacolo. Ed \u00e8 significativo sottolineare come il fattore di maggior interesse di questa <em>Boh\u00e8me<\/em> derivi proprio dalla divergenza di letture. Se infatti Pontiggia rimarca il gusto spensierato della vita <em>boh\u00e9mienne<\/em>, Morandi ci ricorda ad ogni colpo di bacchetta la malinconia che a quel mondo \u00e8 sottesa. Di una partitura sempre ricca di inaspettati tesori il direttore riesce infatti a esaltare i momenti lirici, allargando il suono con veemenza e ampio <em>p\u00e0thos<\/em>. <strong>Le molte \u2018morti\u2019 che costellano la narrazione sono quindi sottolineate in egual modo, in virt\u00f9 della medesima statura musicale che le caratterizza<\/strong>. Si va quindi dal delicato spegnersi del dramma di Rodolfo, al trapasso del povero pappagallo avvelenato, sino alla morte conclusiva di Mim\u00ec (anche questa delicata e soffusa, pur causando una reazione fra le pi\u00f9 tragiche del teatro musicale di ogni tempo). Nel suo compito Morandi \u00e8 confortato dalle luci di <strong>Bruno Ciulli<\/strong>, che attraverso la vetrata del primo quadro sviluppa con maestria il lento diradare dal tramonto alla notte. <strong><em>La Boh\u00e8me<\/em> \u00e8 infatti opera del crepuscolo, come lo saranno in modo diverso tutte le opere pucciniane<\/strong>. Ma soprattutto essa rivela il suo volto pi\u00f9 doloroso nella barriera d\u2019Enfer, all\u2019interno di un quadro che si segnala fra i pi\u00f9 convincenti dello spettacolo. <strong>In questo caso non sono solo le splendide scene e il gioco di luci a rendere l\u2019impressione di un mondo ovattato, immobile e dolcemente protetto dalla neve, ma soprattutto l\u2019abilit\u00e0 di Pontiggia nel calibrare i movimenti e distribuire razionalmente gli spostamenti dei personaggi.<\/strong> E l\u2019orchestra rincara la dose, offrendo timbri preziosi e sfumati, in particolare legni e archi esaltati dall\u2019intelligenza interpretativa del direttore.<br \/>\nFra gli alleati della lettura malinconica abbiamo pure i personaggi dell\u2019opera, per lo meno la maggior parte di essi. Malinconico \u00e8 il Rodolfo di <strong>Giorgio Berrug<\/strong>i, che assolve al suo compito con diligenza e scrupolosit\u00e0. Il timbro \u00e8 coinvolgente e la voce calibrata, ma in pi\u00f9 occasioni il tenore sembra distante dal suo personaggio e all\u2019inizio evidenzia un volume troppo sottile per sovrastare con convinzione il suono orchestrale. <strong>Non appena per\u00f2 le sonorit\u00e0 si smorzano, Berrugi acquisisce maggiore sicurezza e riprende confidenza sia scenica che vocale, esibendo tecnica sicura nella prima aria<\/strong> (\u201cChe gelida manina\u201d) <strong>e brillando nel terzo quadro<\/strong> dove riesce a trascolorare in modo appassionato dalla gelosia (\u201cMim\u00ec \u00e8 una civetta\u201d) alla successiva dichiarazione d\u2019amore (\u201cEbbene no, non lo son\u201d). Lo affiancano due amici fidati e parimenti disillusi, quali Colline e Schaunard. Il primo trova in <strong>Gianluca Buratto<\/strong> una voce di spessore e impatto, a suo agio sulla scena e nella performance complessiva, ma un po\u2019 su di giri in \u201cVecchia zimarra\u201d, che dunque per troppa irruenza arriva a disperdere l\u2019effetto desiderato. Il pi\u00f9 disimpegnato \u00e8 apparentemente il musicista Schaunard, <strong>ma in realt\u00e0 \u00e8 lui a predire i \u201cd\u00ec tenebrosi e oscuri\u201d che si realizzeranno nel finale<\/strong>. <strong>Simone Del Savio<\/strong> si segnala per un\u2019interpretazione decisa e accattivante: <strong>bello il fraseggio, intensa la partecipazione, chiara la dizione<\/strong>. Perfino la vaga Musetta \u00e8 venata di un\u2019ombra di mestizia. La linea canora di <strong>Lana Kos<\/strong> esprime questa intenzione, sfuggendo dalle vezzosit\u00e0 spesso associate al personaggio, ma non controllando i mezzi vocali sugli acuti pi\u00f9 proibitivi che talvolta virano al grido. In due occasioni pasticcia pure con le parole, anticipando un verso nel quarto quadro, annullandone uno nel terzo. <strong>Le sue <em>toilette<\/em> sono tuttavia invidiabili, in particolare lo splendido abito del secondo quadro e il delizioso copricapo del quarto<\/strong>.<br \/>\nL\u2019ago della bilancia propenderebbe quindi per il versante malinconico, se non salissero sul piatto Marcello e Mim\u00ec. Sono proprio loro a dare man forte alla lettura di Pontiggia, con un peso artistico talmente significativo da rompere qualsiasi equilibrio con l\u2019altra faccia della medaglia. Ben nota al grande pubblico, <strong>Maria Agresta<\/strong> conferma la propria fama di interprete pucciniana, <strong>costruendo il personaggio esclusivamente attraverso la voce<\/strong>. I gesti sono infatti scarni e misurati, quasi inesistenti; ma quello che il soprano riesce a fare con il canto \u00e8 straordinario e raggiunge diversi apici di espressivit\u00e0. <strong>Incantevoli i filati nelle due arie<\/strong>, soprattutto in \u201cS\u00ec, mi chiamano Mim\u00ec\u201d, <strong>dove anche la tenuta di fiato si libera di ogni vezzo puramente tecnico per trasformarsi in catalizzatore di emozioni<\/strong>. La bravura del soprano si evidenzia in ogni passaggio dell\u2019opera, realizzando quanto scrive il compianto Nino Titone nel contributo incluso nel programma di sala: \u201cla sola persona veramente <em>viva<\/em>, in <em>Boh\u00e8me<\/em>, \u00e8 Mim\u00ec\u201d. Viva \u00e8 quindi la Mim\u00ec della Agresta, a tratti smaliziata, un po\u2019 civetta e amante del lusso, ma intensamente attaccata a quella vita che lei stessa vorrebbe infondere nei fiori senza odore confezionati dalle sue fredde dita. Nel proclamare questo amore per la vita Mim\u00ec non \u00e8 per\u00f2 sola, ma \u00e8 affiancata dall\u2019insospettabile Marcello. Marcello \u00e8 infatti incarnazione perfetta dell\u2019idea di Pontiggia. Libert\u00e0 e giovinezza costituiscono il suo credo, pi\u00f9 volte dichiarato nel corso dell\u2019opera. Ed \u00e8 attraverso l\u2019interpretazione di <strong>Vincenzo Taormina<\/strong> che tutto questo si realizza. Taormina conferma le ottime impressioni delle precedenti prove sul palcoscenico del Massimo, <strong>sviluppando un personaggio a tutto tondo, con voce proiettata, canto affascinante e recitazione spigliata<\/strong>. E non \u00e8 forse un caso che il suo canto diventi improvvisamente dimesso all\u2019inizio del terzo quadro, l\u2019unico momento in cui Marcello deve affrontare da solo malinconia e tristezza. Egli \u00e8 lieve, e cos\u00ec vuol vivere le sue <em>sc\u00e8nes de la vie de boh\u00e8me<\/em>. Nell\u2019abbraccio finale con Musetta si ripropone il messaggio di libert\u00e0 e speranza, sottolineato dalla statua sullo sfondo che indica verso l\u2019infinito, nonch\u00e9 dall\u2019inaspettata prevalenza dei toni del bianco. Pensiero profondo quello di Pontiggia, di Zito, del cast, degli assistenti tutti, dell\u2019orchestra e del direttore; ma \u00e8 alle valide maestranze del Massimo, al reparto scenografia e sartoria, che stavolta si vuol riconoscere il giusto color. <strong>Repliche sino al 27 settembre<\/strong>.\u00a0<em>Foto Franco Lannino<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Massimo &#8211;\u00a0Stagione Lirica 2015 \u201cLA BOH\u00c8ME\u201d Scene liriche in quattro quadri.\u00a0Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":82010,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[136,1686,5937,109,6019,4720,568,4246,145,9824,14857,5894,3247,2569],"class_list":["post-81990","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-giacomo-puccini","tag-gianluca-buratto","tag-giorgio-berrugi","tag-la-boheme","tag-lana-kos","tag-marco-camastra","tag-maria-agresta","tag-mario-pontiggia","tag-opera-lirica","tag-pier-giorgio-morandi","tag-recensioni","tag-simone-del-savio","tag-teatro-massimo-di-palermo","tag-vincenzo-taormina"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81990","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=81990"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81990\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":82007,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81990\/revisions\/82007"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/82010"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=81990"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=81990"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=81990"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}