{"id":82031,"date":"2015-09-24T01:34:05","date_gmt":"2015-09-23T23:34:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=82031"},"modified":"2016-11-24T16:29:57","modified_gmt":"2016-11-24T15:29:57","slug":"opera-di-firenze-lucia-di-lammermoor","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/opera-di-firenze-lucia-di-lammermoor\/","title":{"rendered":"Opera di Firenze: &#8220;Lucia di Lammermoor&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><i>Opera di Firenze \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2015\/2016<\/i><br \/>\n<b>\u201cLUCIA DI LAMMERMOOR\u201d<\/b><br \/>\nDramma tragico in due parti e tre atti su libretto di Salvatore Cammarano, dal romanzo \u201c<i>The bride of Lammermoor<\/i>\u201d di Sir Walter Scott.<br \/>\nMusica di <b>Gaetano Donizetti<\/b><br \/>\n<i>Lord Enrico Ashton<\/i> JULIAN KIM<br \/>\n<i>Miss Lucia<\/i> JESSICA PRATT<br \/>\n<i>Sir Edgardo di Ravenswood<\/i> JEAN-FRAN\u00c7OIS BORRAS<br \/>\n<i>Lord Arturo Bucklaw <\/i>EMANUELE D\u2019AGUANNO<br \/>\n<i>Raimondo Bidebent <\/i>RICCARDO ZANELLATO<br \/>\n<i>Alisa<\/i> SIMONA DI CAPUA<br \/>\n<i>Normanno<\/i> SAVERIO BAMBI<br \/>\nOrchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino<br \/>\nDirettore <b>Fabrizio Maria Carminati<\/b><br \/>\nMaestro del coro <b>Lorenzo Fratini<\/b><br \/>\nRegia <b>Graham Vick<\/b><br \/>\nScene e costumi <b>Paul Brown<\/b><br \/>\nLuci <b>Nick Chelton<\/b><br \/>\nAllestimento del Maggio Musicale Fiorentino<br \/>\n<i>Firenze, 22 settembre 2015<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019anno del pareggio del bilancio, entro una politica che impone di saturare il calendario col rischio di svantaggiarne il livello, il Maggio Musicale Fiorentino rispolvera lo storico allestimento di <b>Graham Vick<\/b>, portato alla luce nel \u201996 per lo stesso teatro. Una scelta che, seppure presentata sotto i migliori propositi divulgativi, insegna a fare di necessit\u00e0 virt\u00f9 e consente per lo meno di affrontare questo titolo con un cast adeguato.<br \/>\nScene e costumi non rinunciano alla migliore tradizione scozzese. Ce lo preannuncia il grande <i>tartan<\/i> esteso a sipario, in continuit\u00e0 con le fasce usate da <b>Paul Brown<\/b> per contraddistinguere le due casate e <i>trait d\u2019union<\/i> del duetto d\u2019amore, mentre una luna bidimensionale difende goffamente le atmosfere di Walter Scott. Il gelido della brughiera, i contorni levigati delle pietre, le accurate <i>mise<\/i> settecentesche, insieme alle chiazze violacee dell\u2019erica ed ai grovigli verdi delle sterpaglie, sono le pennellate che compongono il quadro del primo atto, la cui aura fiabesca si specchia nella livida sorgente. A questa cornice essenziale ben poco si aggiunge nel seguito, fatta eccezione per i cangiantismi della sfumatura di fondo, impalpabile eco dei puri sentimenti che legano un Ravenswood ad una ragazza Ashton. L\u2019apparato scenico ricerca infatti una simbiosi con quello registico e ci riesce tagliando la scena con pannelli semoventi, che sincronizzano le azioni implicite ed i pensieri illusori dei personaggi di cui si parla. A fronte di una regia ricca ma convenzionale, sono sicuramente le soluzioni illuminotecniche, quasi caravaggiste, con cui <b>Nick Chelton<\/b> approccia l\u2019ultimo atto a riscattare la longevit\u00e0 di questa produzione. La rincorsa tra le gradazioni del rosso e del blu non pu\u00f2 qui essere rimandata; cos\u00ec la proiezione dell\u2019ombra di Edgardo arde nel fuoco della passione tanto quanto i toni freddi della natura in tempesta plasmano i lineamenti di Enrico, portando a reinterpretare il sinistro albero deviato dell\u2019inizio come monito del tetro destino indotto dal baritono. Il conflitto concettuale diviene dunque di elevato impatto visivo.<br \/>\nDavanti ad un allestimento gi\u00e0 visto, ci si sarebbe aspettati una rilettura integrale da parte di <b>Fabrizio Maria Carminati<\/b>. Se chi vuole ascoltare il recitativo tra pazzia e scena finale rimane soddisfatto, il direttore non esita a concludere i duetti senza riprese, risparmiando a malapena le arie. Senza calcare troppo la mano sui semitoni dolenti, si sofferma invece sugli aspetti di maggiore freschezza, legando con incedere sostenuto i momenti di frammentazione fraseologica. Pi\u00f9 che privilegiare gli strumenti solisti, escludendo l\u2019efficace risonanza dei rulli di timpano che simulano i tuoni, il maestro respira col palco guardando sempre all\u2019insieme, soprattutto quando si tratta di saggiare i sommessi accompagnamenti lirici. La ponderatezza iniziale volge per\u00f2 verso un\u2019ingiustificata frenesia in fase di stretta, dove l\u2019attenzione per i contrasti dissonanti lascia spazio a sonorit\u00e0 pi\u00f9 invadenti e monocromatiche. D\u2019altro canto, mai impreparato sul lato scenico e sempre compatto al variare dell\u2019agogica, il coro guidato da <b>Lorenzo Fratini<\/b> conferma una prova di elevata duttilit\u00e0 vocale.<br \/>\nGuardando sul palco, si stenta un po\u2019 a credere all\u2019Enrico di <b>Julian Kim<\/b>, sommario nel fraseggio e piuttosto impacciato in scena. Non lo aiuta neppure una dinamica per lo pi\u00f9 statica, con agilit\u00e0 abbozzate e qualche fissit\u00e0 nei suoni, ulteriori indici di una parte ancora da assestare. In compenso, la scura tempra timbrica d\u00e0 autorevolezza ai toni, assicura solidit\u00e0 negli acuti (fermo il <i>fa#<\/i> sovracuto) ed omogeneit\u00e0 nell\u2019estensione, dando giusto l\u2019impressione di una maggiore vulnerabilit\u00e0 sulle note gravi. In sintesi, una resa che mira ad un\u2019emissione timbrata, riuscita di fatto nell\u2019area medio-acuta, ma non scevra da qualche forzatura in preparazione al sostegno.<br \/>\nAncora un\u2019aria di sortita sul filo della sordina per <b>Jessica Pratt<\/b>, all\u2019abbassarsi della scrittura di Lucia. Lo si nota costruttivamente, in quanto il rinforzo dell\u2019ultima ottava \u00e8 il principale punto scoperto di un\u2019interpretazione che gi\u00e0 si distingue per\u00a0ricchezza timbrica. \u00c8 cos\u00ec che l\u2019ultimo <i>si<\/i> della cabaletta viene intrecciato in crescendo con buona\u00a0proiezione del suono, mentre i legati a chiusura del duetto con Edgardo, dopo i delicati smorzamenti del \u201cDeh! Ti placa, deh! Ti frena\u201d, danno prova di una respirazione notevole. L\u2019eleganza vocale non l\u2019abbandona neanche nell\u2019atto successivo, dove al coraggioso rimprovero \u201cIl pallor funesto, orrendo\u201d, cantato con carattere ma senza perdere nel controllo, segue un introspettivo \u201cSoffriva nel pianto\u201d, in cui il soprano australiano intraprende filati di limpida emissione. Insieme ad un\u2019estensione che centra un <i>fa<\/i> sovracuto, trilli ed acciaccature impreziosiscono i passi d\u2019agilit\u00e0, sempre sgranati senza indugio. Noncurante dell\u2019incomprensione generale, le puntature acute con cui scolpisce il concertato sigillano la disillusione di un dramma che si consuma interamente dall\u2019interno, senza cadere nei bruschi contrasti emotivi del genere e ponendosi, per questo, ad un livello pi\u00f9 sottile. Del resto, la costante attenzione alla continuit\u00e0 della linea di canto e alle dinamiche, riflessi del sofisticato gioco di sguardi, seguono il flusso di una psicologia gi\u00e0 vulnerabile, rendendone coerente il bilico. Per lei, non \u00e8 dunque difficile conciliare l\u2019innata luminosit\u00e0 degli armonici con un fraseggio fino, risalendo le insidie della \u201cpazzia\u201d fino ai\u00a0<i>mi<\/i><i>\u266d<\/i> conclusivi.<br \/>\n<b>Jean-Fran\u00e7ois Borras <\/b>non avr\u00e0 certo un\u2019emissione impeccabile, ma il debutto fiorentino lo vede districarsi con tenacia tra gli accenti drammatici e veementi di Edgardo, per i quali si avvale di un fraseggio sentito, voce omogenea e buon volume. Gli sorride meno una certa apprensione nei fiati che, oltre a condurlo verso un canto avaro di legati con diverse semplificazioni negli abbellimenti, gli costa qualche difficolt\u00e0 negli staccati e quell\u2019errore di sostegno sul <i>mi<\/i><i>\u266d<\/i> del duetto d\u2019amore. Peccato, perch\u00e9 acuti e sovracuti suonano tutti in estensione. Seppure con non poche asperit\u00e0 nei passaggi di frase, il timbro caldo del tenore sembra avere pi\u00f9 di una carta per questo ruolo, la cui effettiva influenza \u00e8 tuttora stemperata da una dinamica poco rifinita e dalla mancata messa a punto delle mezze voci.<br \/>\nAl fianco di Lucia, <b>Simona Di Capua<\/b> \u00e8 un\u2019Alisa partecipe e di morbida proiezione, mentre la prudenza con cui <b>Riccardo Zanellato <\/b>gestisce la linea di canto fa del suo Raimondo un credibile e sonoro mediatore tra le parti, a dispetto di un\u2019emissione perfettibile. Soltanto corretti, invece, gli interventi di <b>Emanuele D\u2019Aguanno<\/b> come Arturo, affetti da un mezzo vocale flebile che non stenta a stringersi nel vibrato. Chiude la parabola discendente dei secondari il Normanno di <b>Saverio Bambi<\/b>, il cui timbro ingrigito lo tiene in disparte nella sezione col coro. \u201cLucia di Lammermoor and\u00f2. [\u2026] Ha piaciuto e piaciuto assai\u201d; lo scrisse Donizetti dopo il successo della prima, lo decreta ancora oggi l\u2019abbraccio di un teatro al completo. <em>Foto \u00a9 Pietro Paolini \/ TerraProject \/ Contrasto<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera di Firenze \u2013 Stagione d\u2019opera e balletto 2015\/2016 \u201cLUCIA DI LAMMERMOOR\u201d Dramma tragico in due parti e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":262,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[3320,4454,238,1267,1042,700,4126,151,1120,145,14857,1571,6279,13930,11040],"class_list":["post-82031","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-emanuele-daguanno","tag-fabrizio-maria-carminati","tag-gaetano-donizetti","tag-graham-vick","tag-jean-francois-borras","tag-jessica-pratt","tag-julian-kim","tag-lucia-di-lammermoor","tag-maggio-musicale-fiorentino","tag-opera-lirica","tag-recensioni","tag-riccardo-zanellato","tag-saverio-bambi","tag-simona-di-capua","tag-teatro-dellopera-di-firenze"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82031","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/262"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=82031"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82031\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86887,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82031\/revisions\/86887"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=82031"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=82031"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=82031"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}