{"id":82074,"date":"2015-09-29T02:19:17","date_gmt":"2015-09-29T00:19:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=82074"},"modified":"2021-04-13T11:16:45","modified_gmt":"2021-04-13T09:16:45","slug":"felice-romani-e-i-suoi-melodrammi-giulietta-e-romeo-di-nicola-vaccaj","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/felice-romani-e-i-suoi-melodrammi-giulietta-e-romeo-di-nicola-vaccaj\/","title":{"rendered":"Felice Romani e i suoi melodrammi: &#8220;Giulietta e Romeo&#8221; di Nicola Vaccaj"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Il 31 ottobre 1825<\/strong> al Teatro della Cannobiana di Milano <em>Giulietta e Romeo<\/em>, settima opera di Nicola Vaccaj, otteneva, grazie anche al cast costituito dal tenore Giovanni Battista Verger (Capellio), dal contralto Adele Cesari, nome d\u2019arte di Anna Corradini (Romeo) e dal soprano Jos\u00e9phine de M\u00e9ric (Giulietta), un discreto successo a testimonianza di un mutamento del gusto del pubblico che stava abbandonando l\u2019imperante stile rossiniano a favore di una concezione drammaturgica che, pur rimanendo ancora all\u2019interno della Scuola Napoletana, apriva le porte al Romanticismo di Bellini e di Donizetti. Della novit\u00e0 dell\u2019opera si rese subito conto anche il giornalista della \u00abGazzetta di Milano\u00bb che nell\u2019articolo apparso il 3 novembre 1825 esalt\u00f2 l\u2019opera affermando:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cIl maestro Vaccaj \u00e8 venuto fra noi a confermare l\u2019opinione di chi non dispera che la musica italiana non abbia altra via da percorrere che quella delle imitazioni\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Proprio nella maggiore libert\u00e0 rispetto ai modelli rossiniani consiste la novit\u00e0 di <em>Giulietta e Romeo <\/em>di Nicola Vaccaj, musicista oggi quasi del tutto sconosciuto, ritemuto l\u2019ultimo compositore della <em>Scuola musicale napoletana<\/em>. Nato a Tolentino, nelle Marche, il 15 marzo del 1790, Nicola Vaccaj si form\u00f2 come compositore a Roma e a Napoli, dove segu\u00ec le lezioni del maestro Giovanni Paisiello e dove consegu\u00ec il suo primo successo con l\u2019opera <em>I solitari di Scozia<\/em>, rappresentata nel 1815; fino alla ripresa moderna di <em>Giulietta e Romeo<\/em>, il nome di Vaccaj era ricordato per il suo <em>Metodo pratico di canto italiano per camera<\/em> e per la sua attivit\u00e0 di insegnante di canto, apprezzata anche da Rossini, che egli esercit\u00f2 a Trieste, a Vienna, a Parigi e soprattutto al Conservatorio di Milano, e non per la sua produzione operistica che scomparve presto dai teatri. D\u2019altra parte <em>Giulietta e Romeo<\/em> era stata l\u2019unica opera di Vaccaj ad imporsi con una certa continuit\u00e0 nel repertorio teatrale nella prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento essendo stata rappresentata non solo in Italia (Teatro Regio di Parma il 26 dicembre 1829 con Eugenia Tadolini e Clorinda Corradi), ma anche all\u2019estero e in particolar modo a Barcellona il 26 maggio 1827, a Parigi l&#8217;11 settembre 1827, a Lisbona nell&#8217;autunno del 1828, a Londra il 10 aprile 1832 e a Citt\u00e0 del Messico nel mese di luglio del 1841, mentre a Graz (18 ottobre 1833) e a Budapest (31 luglio 1845) apparve in una versione tedesca curata da I. C. Kollmann. Alla Scala l\u2019opera fu rappresentata per l\u2019ultima volta nel 1835, con Maria Malibran nella parte di Romeo, in una versione rimaneggiata; fu, infatti, sostituita la cabaletta della cavatina di Romeo del primo atto (<em>Guerra, bramata, insani<\/em>) con una nuova composta sui versi scritti da Romani per il libretto dei <em>Capuleti e Montecchi<\/em> di Bellini (<em>La tremenda, ultrice spada<\/em>). Queste due opere, del resto, vissero un destino incrociato per tutto l\u2019Ottocento, dal momento che il finale della <em>Giulietta e Romeo <\/em>di Vaccaj fu spesso utilizzato in sostituzione di quello di Bellini nei <em>Capuleti<\/em>. Fu proprio la Malibran, forse su consiglio di Rossini, a cantare, il 27 ottobre 1832, a Bologna in una ripresa dei <em>Capuleti e Montecchi<\/em> il Finale di Vaccaj a partire dal coro <em>Addio per sempre<\/em>, come testimoniato dagli spartiti dell\u2019epoca pubblicati da Ricordi che lo riportano in appendice. Non \u00e8 del tutto chiaro come in quell\u2019occasione il soprano Sofia Schoberlchner (Giulietta) abbia acconsentito alla sostituzione dal momento che veniva penalizzata la sua parte molto pi\u00f9 sviluppata nel Finale belliniano. \u00c8 probabile che l\u2019abbia accettata ritenendo il taglio compensato dalla splendida cavatina di Giulietta dell\u2019atto primo (<em>Ah! Quante volte Oh quante<\/em>) la cui musica era stata tratta da Bellini dal suo giovanile <em>Adelson e Salvini<\/em>. Questa sostituzione, particolarmente apprezzata dal pubblico dell\u2019epoca, fu adottata anche dalla celebre coppia Ernestina e Giuditta Grisi in una ripresa dei <em>Capuleti <\/em>al Regio di Torino nel 1835 e, nonostante la levata di scudi dello stesso Romani, fu abbastanza diffusa per tutto l\u2019Ottocento.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em> Giulietta e Romeo<\/em> fu il frutto di un momento particolarmente ispirato<\/strong> che stava vivendo il compositore entusiasmato dalla possibilit\u00e0 di avvalersi di un librettista come Felice Romani. L\u2019entusiasmo di Vaccaj si tradusse sia nella scelta del soggetto da lui stesso suggerito a Romani sia nella velocit\u00e0 con la quale l\u2019opera fu composta; si narra, infatti, che Vaccaj abbia composto la musica contemporaneamente alla stesura dei versi da parte del librettista che, per questa suo lavoro, non utilizz\u00f2 direttamente il modello di Shakespeare, ma, secondo quanto ricordato in modo del tutto impreciso dalla moglie Emilia Branca:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201calla semplicit\u00e0 <em>\u00abdella narrazione d\u2019una pietosa istoria che in Verona al tempo del signor Bartolomeo Scala avvenne\u00bb<\/em>, Novella IX di Matteo Bandello (dalla quale Shakespeare medesimo trasse il soggetto) per isvolgere il suo componimento tutt\u2019affatto italiano e adattarlo alla scena lirica\u201d (Emilia Branca, <em>Op. cit.<\/em>, p. 155).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">In realt\u00e0 Romani, come aveva fatto per altri libretti precedenti tra cui <em>Rodrigo di Valenza<\/em>, tratto dal <em>Re Lear<\/em> per la musica di Pietro Generali, e l\u2019<em>Amleto<\/em>, messo in musica da Mercadante, molto probabilmente aveva utilizzato il rimaneggiamento della tragedia di Shakespeare, realizzato dal poeta e drammaturgo francese Jean-Fran\u00e7ois Ducis il quale, in ossequio a <em>la s\u00e9v\u00e9rit\u00e9 de nos r\u00e8gles et la d\u00e9licatesse de nos spectateurs<\/em>, aveva ridotto l\u2019intreccio, relegando la manifestazione dell\u2019amore tra Giulietta e Romeo nell\u2019antefatto e facendo ruotare la vicenda sul contrasto fra questo amore e l\u2019odio tra le due famiglie veronesi. Con grande intelligenza teatrale Romani, tuttavia, utilizz\u00f2, in modo limitato, come modello anche un libretto, molto pi\u00f9 vicino all\u2019originale di Shakespeare, scritto da Giuseppe Maria Foppa per un\u2019opera di Zingarelli che aveva avuto grande successo e per <em>le cui rimembranze in molti ancor vive<\/em>, come si legge nell\u2019<em>Avvertimento<\/em>. Il librettista, da parte sua, fuse, in questo libretto che poi avrebbe ulteriormente rimaneggiato per <em>I Capuleti e i Montecchi <\/em>di Bellini, i due modelli in modo estremamente originale, attingendo da Ducis l\u2019idea di eliminare la scena del ballo e il conseguente innamoramento, presenti in Foppa, per iniziare con una scena d\u2019ambiente nella quale Capellio rifiuta le proposte di pace di Romeo, mentre nel Finale del primo atto l\u2019uccisione di Tebaldo, da parte di Romeo che in abito guelfo sventa il matrimonio di quest\u2019ultimo con Giulietta, \u00e8 spostata fuori scena contrariamente a quanto avviene nel libretto di Foppa dove \u00e8 visibile agli spettatori. In questa scelta sembra trasparire il gusto alfieriano di Romani per lo scontro delle passioni piuttosto che per la rappresentazione dei fatti, mentre il secondo atto, aperto da un coro che informa il pubblico della morte di Tebaldo, appare pi\u00f9 vicino al modello di Foppa. Estremamente originale \u00e8 il Finale dell\u2019opera nel quale Romani cre\u00f2 <em>ex novo <\/em>una scena, inserita dopo la morte di Romeo, nella quale Giulietta cerca la morte, utilizzando accenti alfieriani, per mano del padre prima di cadere esanime, distrutta dal dolore, sul corpo dell\u2019amato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Atto primo<br \/>\n<\/em><\/strong>Secondo quanto notato sempre dal giornalista della \u00abGazzetta di Milano\u00bb, l\u2019<strong>opera si apre con una <em>specie di breve preludio, che tien luogo di sinfonia<\/em> <\/strong>con cui viene introdotto il drammatico clima della vicenda nel quale l\u2019amore sembra delinearsi nel gi\u00e0 romantico squarcio lirico affidato ai legni che inizialmente si contrappongono agli inquietanti tremoli degli archi.\u00a0 La scena si apre nella galleria del palazzo di Capellio dove i partigiani della famiglia veronese, in un coro giudicato dal giornalista della \u00abGazzetta\u00bb di<em> assai bella fattura<\/em>, grazie al quale <em>il pubblico pot\u00e9 fin d\u2019allora valutare la nobilt\u00e0 dello stile e gli artifici della composizione per cui il maestro ottenne il primo plauso<\/em>, esprime il timore che i Montecchi, ghibellini e storici rivali dei Capuleti, appartenenti alla fazione guelfa, stiano insorgendo per minacciare la libert\u00e0 di Verona. Capellio ordina ad Adele, madre di Giulietta, di esporre le sue decisioni alla figlia che rifiuta il matrimonio combinato dal padre con Tebaldo, come si apprende dalle parole di Lorenzo (<em>Mesta ed ognor languente<\/em>) che non riescono a fare breccia nel cuore dell\u2019uomo. La scena si conclude con un coro guerriero, anche questo di ottima fattura (<em>Finch\u00e9 stille di sangue ne resta<\/em>).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Nel successivo recitativo secco (<em>O di Capellio generosi amici<\/em>) Capellio informa i presenti che li ha convocati per informarli di aver ricevuto una richiesta di pace tramite un non ben identificato ambasciatore dei Montecchi; ci\u00f2 suscita la fiera ira del coro che non vuole scendere a patti con i Montecchi. Questi non \u00e8 altri se non Romeo, il quale, presentatosi sotto mentite spoglie, \u00e8 riconosciuto solo da Lorenzo (<em>Ciel! Che vedo? Romeo!<\/em>); l\u2019uomo nel successivo recitativo accompagnato si fa ambasciatore di una pace definitiva che sarebbe stata suggellata dal suo matrimonio con Giulietta. Nel cantabile della cavatina (<em>Se Romeo t\u2019uccise un figlio<\/em>), la cui melodia <em>dolce e piena d\u2019effetto<\/em>, come notato dal giornalista della \u00abGazzetta\u00bb, non sfigura di fronte a quella, certamente meglio sviluppata e pi\u00f9 accattivante, composta da Bellini per questo corrispondente passo, Romeo, dopo essersi giustificato per aver ucciso il figlio di Capellio affermando di averlo fatto in battaglia, si propone come nuovo figlio. La risposta negativa di Capellio, di Tebaldo e dei suoi partigiani produce la reazione sdegnata di Romeo, affidata alla fiera cabaletta <em>La guerra bramata<\/em>.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Nel successivo recitativo secco Romeo si informa con Lorenzo, l\u2019unico ad averlo riconosciuto, sulle condizioni di Giulietta, prima che la scena si sposti negli appartamenti di quest\u2019ultima dove un coro di ancelle, insieme con Adele, contempla, grazie a una melodia distesa che disegna un\u2019oasi di serenit\u00e0 e apre a una scrittura gi\u00e0 pienamente romantica, la fanciulla che in quel momento ha trovato un po\u2019 di quiete nel sonno. Lorenzo, giunto subito dopo, prepara Giulietta, gi\u00e0 sveglia, all\u2019incontro con Romeo che non si fa attendere (tempo d\u2019attacco del duetto: <em>Mia Giulietta<\/em>) suscitando la gioia della fanciulla. I due nello splendido cantabile (<em>Ah! Quante volte Amor<\/em>), caratterizzato da una delicata sognante melodia, si rinnovano le promesse d\u2019amore aggiungendo, nel tempo di mezzo (<em>Ma sia pur barbara<\/em>), che la sola morte potr\u00e0 dividere i loro destini. Nella brillante cabaletta (<em>Vederti e stringerti<\/em>) i due celebri amanti rinnovano ancora una volta le promesse d\u2019amore, ma sono interrotti da Lorenzo che li avvisa del prossimo arrivo di Capellio il quale le chiede, nel tempo d\u2019attacco del duetto (<em>Parla, i timori acqueta<\/em>), chi sia l\u2019uomo che accende la sua fiamma nel cuore e, quando comprende che si tratta di Romeo, va su tutte le furie. In quel momento giunge Tebaldo che, con il suo intervento (<em>Pien della dolce speme<\/em>), trasforma il duetto in un terzetto, ritenuto dal gi\u00e0 citato giornalista della \u00abGazzetta\u00bb <em>una delle pi\u00f9 belle ispirazioni dell\u2019opera<\/em>. Tebaldo, nel cantabile (<em>Cara! Deh! Fa che splendere<\/em>), dichiara il suo amore a Giulietta la quale, da parte sua, appare triste per la situazione in cui si trova, mentre Capellio giustifica lo scarso entusiasmo della fanciulla affermando che piange la morte del fratello secondo un clich\u00e9 che ritroveremo nella <em>Lucia di Lammermoor<\/em> di Donizetti, dove la protagonista sarebbe <em>mesta<\/em> durante il matrimonio con Arturo perch\u00e9 <em>piangerebbe la madre estinta.<\/em> Nella cabaletta <em>Ah! Se trovo in ogni core<\/em> i tre personaggi esprimono diversi sentimenti: Giulietta sperimenta la crudelt\u00e0 paterna, Capellio minaccia la figlia di eventuali ritorsioni, mentre Tabaldo capisce che il suo amore non \u00e8 corrisposto perch\u00e9 il cuore di Giulietta \u00e8 occupato da un forte sentimento per un\u2019altra persona.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Nonostante l\u2019opposizione di Giulietta, Capellio decide di celebrare il rito<\/strong> e ordina di invitare tutti gli amici e i parenti, come si apprende nel successivo recitativo secco; l\u2019atrio del Palazzo si popola di Cavalieri e Dame che intonano un coro di giubilo per le prossime nozze. Romeo, in abito guelfo e mescolato tra gli invitati, \u00e8 riconosciuto da Lorenzo al quale rivela che i ghibellini armati sono pronti ad intervenire, mentre un inno d\u2019Imene, intonato dal coro, fa intendere che il rito \u00e8 prossimo. Splendidi sono i commenti di Lorenzo e di Romeo che contrappuntisticamente si integrano con la serena melodia principale affidata al coro e interrotta da un gran tumulto che produce lo svuotamento della scena in cui rimane Giulietta da sola. La fanciulla, nel patetico cantabile (<em>Tace il fragor<\/em>), si dibatte tra due sentimenti opposti: la gioia per essere sfuggita al matrimonio e il terrore per Romeo della cui sorte non sa nulla. La paura per le sorti dell\u2019amato viene subito fugata dall\u2019arrivo di Romeo che vorrebbe fuggire con lei, ma \u00e8 fermato da Capellio e da Tebaldo, accompagnati da armigeri. Giulietta con un eroico gesto fa da scudo all\u2019amato generando la sorpresa del padre e degli astanti espressa nel concertato <em>Soccorso, sostegno<\/em>, di ottima fattura contrappuntistica e di intenso pathos. Nel tempo di mezzo (<em>Accorriam\u2026 Romeo!<\/em>), come da prassi nel Finale d\u2019atto, si produce un nuovo colpo di scena con l\u2019arrivo dei Montecchi in soccorso di Romeo che sfida a duello Tebaldo; il furore delle due fazioni si esprime nella concitata <em>stretta<\/em> (<em>Esci; vanne. Io fremo, avvampo<\/em>).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Atto secondo<br \/>\n<\/em><\/strong><strong>Nel vestibolo del palazzo<\/strong> Adele e le ancelle commentano i recenti avvenimenti e apprendono dal coro dei Capuleti che Tebaldo \u00e8 stato ucciso da Romeo, mentre Capellio, adirato con la figlia Giulietta, esprime, nel successivo recitativo secco, l\u2019intenzione di punirla chiudendola in un chiostro. Lorenzo, rimasto solo con Giulietta, le propone nel recitativo del duetto (<em>Ciel! Di tue stanze fuori<\/em>) di bere un filtro che simuli la morte; la fanciulla sarebbe stata, quindi, sepolta tra le tombe della famiglia dove, come si apprende nel tempo d\u2019attacco (<em>L\u00e0 riposa il mio germano<\/em>), sarebbe stata liberata da Romeo avvertito da Lorenzo. Questa proposta fuga tutti i dubbi e le ansie della giovane (cantabile: <em>Un crudel presentimento<\/em>) che, nella brillante cabaletta (<em>Lungi il timor dal core<\/em>), si mostra risoluta nel perseguire il piano appena ordito.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Nel frattempo, come si apprende nel recitativo secco <em>A che mai vieni<\/em>, Capellio si mostra irremovibile nella sua decisione di chiudere Giulietta in un chiostro e non ascolta nemmeno le preghiere della moglie Adele, quando, accompagnato da un inquietante tremolo degli archi, un coro compiange la triste sorte di Giulietta morta poco prima. Capellio, prima smarrito e addolorato per la morte della figlia, prorompe in propositi di vendetta dai quali non \u00e8 distolto da Lorenzo, mentre, assalito dal rimorso per essere stato la causa di quella morte con la sua fiera opposizione al matrimonio con Romeo (cantabile: <em>Ah! Con qual nome, o misera<\/em>), prega il Cielo affinch\u00e9 possa trovare conforto nel pianto (cabaletta: <em>Giusto ciel<\/em>).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-82084 size-large\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-1-512x124.jpg\" alt=\"Giulietta e Romeo Es. 1\" width=\"512\" height=\"124\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-1.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-1-290x70.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-1-150x36.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-1-366x89.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a>La scena si sposta nella tomba dei Capuleti dove un mesto coro in <em>sol minore<\/em> (<em>Addio per sempre<\/em>) introduce la parte pi\u00f9 bella e intensa dell\u2019intera partitura che subito presenta una delle sue pagine pi\u00f9 interessanti gi\u00e0 nel preludio in <em>mi bemolle maggiore<\/em>, che precede il recitativo di Romeo (<em>\u00c8 questo il loco!<\/em>) e di cui \u00e8 protagonista il corno che d\u00e0 vita ad un <em>a solo <\/em>di vago sapore belliniano la cui melodia sar\u00e0 ripresa nel finale alle parole di Romeo <em>Vieni, cara<\/em> (Es. 1). Romeo, dopo aver aperto l\u2019avello che chiude le spoglie mortali di Giulietta della quale contempla il volto che non sembra per nulla toccato dalla morte, si rivolge alla fanciulla chiedendole di risvegliarsi nello splendido cantabile dell\u2019aria (<em>Ah! Se tu dormi, svegliati<\/em>), (Es. 2) una volta popolarissima e il cui <em>incipit<\/em> ricorda quella di Elcia nel secondo atto del <em>Mos\u00e8 in Egitto <\/em>di Rossini (<em>Porgi la destra amata<\/em>). Credendo morta Giulietta, Romeo si avvelena proprio un attimo prima che la fanciulla si svegli. Costei vorrebbe uccidersi, ma non trova n\u00e9 un pugnale n\u00e9 il veleno interamente consumato da <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-82076 size-large\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-2-512x80.jpg\" alt=\"Giulietta e Romeo Es. 2\" width=\"512\" height=\"80\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-2.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-2-290x45.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-2-150x23.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Giulietta-e-Romeo-Es.-2-366x57.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a>Romeo e, non reggendo alla morte dell\u2019amato, cade svenuta sul corpo di Romeo.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Mentre Lorenzo, appena arrivato contempla il triste risultato del suo piano, giunge Capellio. Giulietta riavutasi, dopo aver chiesto al padre in una scrittura che rivela la chiara matrice alfieriana nel testo di Romani (<em>Tu t\u2019arrresti!&#8230; il ferro neghi!&#8230;<\/em>), si precipita sul corpo di Romeo sul quale cade esamine provata dagli eventi, mentre Capellio \u00e8 sopraffatto dal rimorso.<\/span><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/pbUHQWkCrvI\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 31 ottobre 1825 al Teatro della Cannobiana di Milano Giulietta e Romeo, settima opera di Nicola Vaccaj, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":82078,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[14892,14893,14671,3884,14898,14899,14900,13257,4215,14895,14897,13256,238,12682,14891,14896,14886,14890,6265,14888,14894,10068,14301,14887,14889,9737,960,3963,224,7953],"class_list":["post-82074","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-adele-cesari","tag-anna-corradini","tag-approfondimenti","tag-armando-ariostini","tag-clorinda-corradi","tag-dano-raffanti","tag-elena-mariangeli","tag-emilia-branca","tag-enrico-turco","tag-ernestina-grisi","tag-eugenia-tadolini","tag-felice-romani","tag-gaetano-donizetti","tag-gioacchino-rossini","tag-giovanni-battista-verger","tag-giuditta-grisi","tag-giulietta-e-romeo","tag-giuseppe-maria-foppa","tag-i-capuleti-e-i-montecchi","tag-jean-francois-ducis","tag-josephine-de-meric","tag-maria-jose-trullu","tag-maria-malibran","tag-matteo-bandello","tag-nicola-antonio-zingarelli","tag-nicola-vaccaj","tag-paula-almerares","tag-tiziano-severini","tag-vincenzo-bellini","tag-william-shakespeare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82074","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=82074"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82074\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":82085,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82074\/revisions\/82085"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/82078"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=82074"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=82074"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=82074"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}