{"id":82344,"date":"2015-10-12T15:00:33","date_gmt":"2015-10-12T13:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=82344"},"modified":"2017-01-09T20:50:05","modified_gmt":"2017-01-09T19:50:05","slug":"simon-boccanegra-al-teatro-verdi-di-pisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/simon-boccanegra-al-teatro-verdi-di-pisa\/","title":{"rendered":"&#8220;Simon Boccanegra&#8221; al Teatro Verdi di Pisa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro &#8220;Giuseppe Verdi&#8221;\u00a0&#8211; Stagione 2015\/16<\/em><br \/>\n<strong>\u201cSIMON BOCCANEGRA\u201d<\/strong><br \/>\nMelodramma in un prologo e tre atti su libretto di Francesco Maria Piave con aggiunte e modifiche di Arrigo Boito dal dramma <em>Sim\u00f3n Bocanegra<\/em> di Antonio Garc\u00eda Gutierrez<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Simon Boccanegra<\/em>\u00a0 ELIA FABBIAN<br \/>\n<em>Jacopo Fiesco<\/em>\u00a0 ROBERTO SCANDIUZZI<br \/>\n<em>Paolo Albiani<\/em>\u00a0 GABRIELE RIBIS<br \/>\n<em>Pietro<\/em>\u00a0 SINAN YAN<br \/>\n<em>Maria Boccanegra\u00a0<\/em> VALERIA SEPE<br \/>\n<em>Gabriele Adorno<\/em>\u00a0 LEONARDO CAIMI<br \/>\n<em>Un capitano dei balestrieri<\/em>\u00a0 VLADIMIR REUTOV<br \/>\nOrchestra della Toscana<br \/>\nCLT Coro Lirico Toscano<br \/>\nDirettore\u00a0 <strong>Ivo Lipanovi\u0107<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro\u00a0 <strong>Marco Bargagna<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Lorenzo Maria Mucci<\/strong><br \/>\nScene\u00a0 <strong>Emanuele Sinisi<\/strong><br \/>\nCostumi\u00a0 <strong>Massimo Poli<\/strong><br \/>\nDisegno Luci\u00a0 <strong>Michele Della Mea<\/strong><br \/>\nNuovo allestimento del Teatro Verdi di Pisa<br \/>\nCoproduzione Teatro Verdi di Pisa, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Goldoni di Livorno, Teatro Sociale di Rovigo<br \/>\n<em>Pisa, 10 ottobre 2015<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 prassi comune nelle serate inaugurali della stagione, la rappresentazione dell\u2019opera \u00e8 stata preceduta da un breve discorso di alcune autorit\u00e0 locali, in questo caso rappresentate da Marco Filippeschi, sindaco della citt\u00e0, Marcello Lippi, direttore artistico della Fondazione Teatro Verdi di Pisa, e Giuseppe Toscano, il Presidente della stessa, che ha illustrato come il Teatro Verdi sia una delle poche realt\u00e0 nel panorama lirico italiano ad aver terminato la scorsa stagione con un bilancio in attivo (e commentando non senza ironia come il FUS abbia premiato tale comportamento virtuoso rifiutando di elargire i 95.000 euro promessi) pur aumentando al contempo il numero delle produzioni offerte. Inoltre sono ormai diversi anni che il Teatro Verdi non si limita a proporre le solite opere del grande repertorio; la stagione appena iniziata per esempio, oltre a titoli di sicuro richiamo come <em>Aida<\/em> e <em>La vedova allegra<\/em>, offre un nuovo allestimento del <em>Mefistofele<\/em> di Boito, opera conosciuta ma ai tempi nostri divenuta quasi una rarit\u00e0 sui palcoscenici e sicuramente non fra le pi\u00f9 facili da mettere in scena, e continuando il benemerito ciclo di lavori musicali ispirati al mito di Don Giovanni, costituiti per lo pi\u00f9 da opere in prima esecuzione in epoca moderna. A Pisa persino l\u2019opera contemporanea registra il tutto esaurito. Fra l\u2019altro non si pu\u00f2 neanche affermare che il titolo scelto per l\u2019inaugurazione, <em>Simon Boccanegra<\/em>, sia di tale richiamo da attirare automaticamente le masse a teatro.\u00a0 Nonostante la rivalutazione degli ultimi decenni, rimane un\u2019opera abbastanza ostica anche per gran parte degli appassionati. Tale dovizia di proposte ovviamente implica un budget distribuito pi\u00f9 o meno equamente fra i vari progetti con consequente assenza di produzioni visivamente opulente; \u00e8 comunque ben noto che spesso e volentieri l\u2019esiguit\u00e0 dei mezzi aguzza l\u2019ingegno e porta a risultati di notevole entit\u00e0, come \u00e8 avvenuto appunto, nel caso di questo <em>Simon Boccanegra<\/em>, un allestimento di <strong>Lorenzo Maria Mucci<\/strong>, regista formatosi artisticamente a Pisa e a cui, dopo alcuni progetti coronati da successo (la prima mondiale di <em>Falcone e Borsellino<\/em> di Antonio Fortunato, il <em>Convitato di pietra <\/em>di Dargomy\u017eskij) ma sicuramente scenicamente meno impegnativi, viene dato l\u2019onere e l\u2019onore di inaugurare la stagione con un\u2019opera piuttosto difficile, definita da Giorgio Strehler una delle sfide pi\u00f9 improbe della propria carriera, un\u2019opera, per usare le sue parole, dalla\u00a0 \u201cnebulosit\u00e0 prospettica\u201d. Mucci e i suoi collaboratori, lo scenografo <strong>Emanuele Sinisi <\/strong>e il costumista <strong>Massimo Poli<\/strong>, hanno creato un allestimento inevitabilmente essenziale, dominato da angoli di varie aperture e dimensioni, che, grazie anche al sapiente uso delle luci di <strong>Michele Della Mea<\/strong>, creano misteriosi coni d\u2019ombra, rifugi naturali quanto mai adatti in un\u2019opera in cui i personaggi si mascherano, letteralmente e figurativamente; un allestimento semplice, sobrio ed elegante, con una regia che ha fatto di tutto per rendere il pi\u00f9 comprensibile possibile una trama inenarrabile, convoluta gi\u00e0 nella prima versione del 1857 e resa ancor pi\u00f9 fumosa dalla sublime aggiunta della scena del consiglio della revisione finale del 1881.<br \/>\nLa parte musicale \u00e8 stata affidata alle cure del direttore croato <strong>Ivo Lipanovi\u0107<\/strong>, che, alla guida dell\u2019Orchestra della Toscana, \u00e8 parso preoccuparsi principalmente di assicurare la continuit\u00e0 della linea ispirativa fondamentale, sottolineandone i tratti fondamentali; \u00e8 stata una direzione un po\u2019 spicciativa, dritta allo scopo, senza preoccuparsi troppo dei particolari, con un eccesso di primi piani, che le hanno conferito violenza piuttosto che potenza nelle scene pi\u00f9 drammatiche, e con una certa meccanica uniformit\u00e0 di toni e di accenti; aveva per\u00f2 il senso del colore del suono e ha saputo dare rilievo e presenza alle numerose occasioni che offre lo strumentale. Tempi pi\u00f9 fluidi e plastici, sarebbero stati benaccetti per esempio nella sublime coda dell\u2019aria di Fiesco, che oserei definirei pregna di un\u2019atmosfera mahleriana <em>ante litteram<\/em>, e soprattutto nell\u2019unica vera oasi di luce dell\u2019opera, il duetto d\u2019agnizione, condotto sbrigativamente (la seconda parte sar\u00e0 anche una cabaletta, ma \u00e8 pur sempre un <em>allegro giusto<\/em>) e senza dar respiro all\u2019estatica esclamazione \u201cFiglia!\u201d \u00c8 pur vero che in certi momenti \u00e8 indispensabile la cooperazione del cantante, in questo caso <strong>Elia Fabbian<\/strong>, baritono dai mezzi imponenti ma non usati con il massimo della raffinatezza.\u00a0 In un personaggio scisso fra pubblico e privato, Fabbian \u00e8 risultato pi\u00f9 convincente nei panni del capo politico, e in particolare nella scena della maledizione, mentre il Boccanegra padre, lirico, amorevole e dolente lo ha spesso trovato a disagio per una certa difficolt\u00e0 a smorzare il suono e a cantare a fior di labbra, tentativi che comportavano spesso anche lievi cedimenti di intonazione nel registro acuto. Il timbro \u00e8 innegabilmente baritonale, anzi da vero baritono di forza (e gi\u00e0 questo \u00e8 molto considerati tutti i tenori corti che si cimentano nel repertorio baritonale verdiano), ma non si addice del tutto al personaggio, che ne risulta come irrigidito, fatto ruvido e violento, senza risolversi in espressioni compiute di sentimenti, assai pi\u00f9 appropriato (come gi\u00e0 accennato) quando obbedisce alla semplicit\u00e0 della propria natura che quando cerca, attraverso la retorica e l\u2019enfasi, accentuazioni e sottolineature che risultano un po\u2019 false e sforzate.\u00a0 Per la cronaca, Fabbian, originariamente in programma solo per la pomeridiana di domenica 11 ottobre, ha acconsentito a cantare anche la recita precedente (oggetto di questa recensione), sostituendo il previsto Stefano Antonucci, che ha dovuto annullare in seguito a una frattura a un piede durante le ultime prove. \u00c8 stato un enorme sollievo ritrovare <strong>Roberto Scandiuzzi<\/strong> in buona forma: l\u2019ultima volta che lo avevo ascoltato, tre anni fa in un\u2019<em>Anna Bolena<\/em> fiorentina, era parso in condizioni vocali di grave declino.\u00a0 Scandiuzzi \u00e8 stato per oltre un ventennio uno dei bassi pi\u00f9 importanti della sua generazione, uno dei pochissimi dotati di voce da basso autentico, in un\u2019epoca dominata da bassi-baritoni. Sarebbe ingannevole affermare che la voce di Scandiuzzi sia ancora quella con cui ha conquistato i palcoscenici internazionali alla fine degli anni \u201980, ma resta il fatto che in questa recita, alle prese con un ruolo da basso profondo (Fiesco \u00e8 l\u2019unico personaggio nel canone verdiano descritto con il curioso appellativo di \u201cprimo basso profondo assoluto\u201d), ha saputo abilmente distrarci da certe sbiancature in acuto per impressionarci con l\u2019autorevolezza e il bel colore del registro medio-grave.\u00a0 Il suo \u00e8 un Fiesco cupo, notturno, dalla potenza tenebrosa, ma in grado di trovare accenti sinceramente accorati nello struggente duetto con Simone morente. Negli ultimi anni mi sono trovato spesso a dover sottolineare il significativo apporto di <strong>Valeria Sepe<\/strong> ai ruoli secondari cui era sempre relegata, chiosando la recensione con l\u2019augurio di ascoltarla in parti principali, desiderio finalmente avveratosi. La prova offerta nel ruolo di Maria Boccanegra ha evidenziato che, pur presentando dei limiti, il soprano napoletano \u00e8 pronto per la ribalta.\u00a0 Il limite pi\u00f9 evidente \u00e8 l\u2019immaturit\u00e0 dell\u2019interpretazione, che manca di profondit\u00e0, di continuit\u00e0: il personaggio resta nei limiti convenzionali di una fanciulla tenera e malinconica. Verdi definiva Maria Boccanegra una \u201cmonachella\u201d, \u00e8 vero, per\u00f2, pur non essendo fra le sue creazioni femminili psicologicamente pi\u00f9 scolpite, che si tratti di una donna che compie pur sempre un proprio percorso.\u00a0 Da un punto di vista strettamente vocale la Sepe, sebbene non abbia un timbro immediatamente discernibile, ha dimostrato di possedere una buona fonazione, che le permette una bella emissione, un canto a fior di labbra (ad esempio \u201cOrfanella il tetto umile\u201d contraddistinto dal un bel legato e fiati lunghi), un buon registro acuto compatto e squillante con cui ha dominato il concertato della scena del consiglio, con tanto di trillo accettabile, e due do acuti sicuri nel terzetto del secondo atto. <strong>Leonardo Caimi<\/strong> (Gabriele Adorno) possiede un timbro da tenore lirico puro, bello, virile e schietto, tipicamente italiano, corredato purtroppo da un bagaglio tecnico non proprio coltivato, che a partire da un passaggio di registro non risolto, produce in alto suoni spinti da sotto, potenti ma fibrosi. I carteggi verdiani dimostrano che durante la composizione dell\u2019opera l\u2019assillo principale del compositore era il timore che il Teatro La Fenice non riuscisse ad ingaggiare un baritono comprimario all\u2019altezza della difficolt\u00e0 del ruolo di Paolo Albiani, personaggio che ha acquistato prominenza ancora maggiore nella revisione finale, in cui \u00e8 divenuto in pratica un bozzetto per lo studio di Iago. In poche parole, un Paolo Albiani deve esser un baritono in grado di affrontare anche la parte del protagonista, e qui a Pisa <strong>Gabriele Ribis<\/strong> non si \u00e8 rivelato all\u2019altezza della situazione, complici un timbro opaco, scarsamente proiettato, e un\u2019interpretazione anonima. Completavano il cast <strong>Sinan Yan<\/strong>, un Pietro senza infamia e senza lode, e <strong>Vladimir Reutov<\/strong> nei panni del Capitano dei Balestrieri. Davvero ottimo il CLT Coro Lirico della Toscana, diretto da <strong>Marco Bargagna<\/strong>, con una sezione sopranile particolarmente valida: di grande effetto l\u2019irruzione nella scena del consiglio con gli energici si naturali dei soprani, e i soffocati \u201csia maledetto!\u201d. <em>Foto Massimo D&#8217;Amato, Firenze<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro &#8220;Giuseppe Verdi&#8221;\u00a0&#8211; Stagione 2015\/16 \u201cSIMON BOCCANEGRA\u201d Melodramma in un prologo e tre atti su libretto di Francesco [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":210,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[5329,6113,153,3689,1636,15013,145,14857,1122,401,15014,3852,6387,5861],"class_list":["post-82344","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-elia-fabbian","tag-gabriele-ribis","tag-giuseppe-verdi","tag-ivo-lipanovic","tag-leonardo-caimi","tag-lorenzo-maria-mucci","tag-opera-lirica","tag-recensioni","tag-roberto-scandiuzzi","tag-simon-boccanegra","tag-sinan-yan","tag-teatro-verdi-di-pisa","tag-valeria-sepe","tag-vladimir-reutov"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82344","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/210"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=82344"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82344\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88621,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82344\/revisions\/88621"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=82344"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=82344"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=82344"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}