{"id":82598,"date":"2015-11-14T02:48:06","date_gmt":"2015-11-14T01:48:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=82598"},"modified":"2015-11-12T02:48:59","modified_gmt":"2015-11-12T01:48:59","slug":"antonio-caldara-1670-1736-la-concordia-depianeti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/antonio-caldara-1670-1736-la-concordia-depianeti\/","title":{"rendered":"Antonio Caldara (1670-1736). &#8220;La concordia de&#8217;pianeti&#8221;"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em>Componimento teatrale per musica su libretto di Pietro Pariati. <strong>Ruxandra Donose<\/strong> (Giove), <strong>Delphine Galou <\/strong>(Venere), <strong>Daniel Behle <\/strong>(Mercurio<strong>)<\/strong>,<strong> Veronica Cangemi <\/strong>(Diana), <strong>Franco Fagioli <\/strong>(Apollo), <strong>Carlos Mena <\/strong>(Marte), <strong>Luca Tittoto <\/strong>(Saturno). <strong>La Cetra<\/strong>, <strong>Andrea Marcon <\/strong>(Direttore). <\/em>Registrazione: Dortmund, Konzerthaus, 13-19 gennaio 2014. <strong>2 CD Archiv DG 0289 3356 4 &#8211; <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Qaq6iueSjxY\">Da qui<\/a> <\/strong>alcuni estratti dell&#8217;opera<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Antonio Caldara \u00e8 un compositore la cui importanza storica \u00e8 ben riconosciuta. Fra gli ultimi protagonisti della stagione secentesca dell\u2019opera veneziana, allievo di Legrenzi, attivo in Italia e Spagna fino al 1711 e poi a Vienna come compositore di corte dell\u2019Imperatore Carlo VI dove impiantando il seme delle esperienze italiane avrebbe fatto germogliare l\u2019albero da cui \u2013 attraverso il ruolo dell\u2019allievo von Reutter \u2013 sarebbe fiorito il classicismo viennese. Di contro resta un compositore poco eseguito e poco ascoltato nonostante le dimensioni sterminate della sua opera (87 opere e 32 oratori per limitarsi al genere lirico) e l\u2019alto livello riscontrato dai titoli recuperati, soprattutto nel repertorio sacro.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Si accoglie quindi con interesse questa nuova registrazione de \u201c<em>La concordia de\u2019Pianeti<\/em>\u201d che per\u00f2 all\u2019ascolto non giunge a suscitare entusiasmi. Composto nel 1723 \u2013 al culmine quindi dell\u2019esperienza viennese \u2013 questo lavoro si inserisce pienamente in quel genere dell\u2019Opera-Serenata molto diffuso nel XVIII secolo in relazione ad occasioni encomiastiche e celebrative. Il modesto libretto di Pietro Pariati pesa non poco sulla tenuta complessiva, in quanto, essendo privo non solo di qualunque tensione drammatica ma di qualunque sviluppo teatrale, si riduce ad una serie di arie alternata a recitativi \u2013 e rari interventi corali \u2013 in cui i pianeti personificati dalle divinit\u00e0 olimpiche esaltano i meriti dell\u2019Imperatrice Elisabetta Cristina di Brunswick riconoscendola non solo degna di ascendere al cielo ma superiore agli stessi Dei.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Musicalmente l\u2019opera rappresenta al meglio l\u2019evoluzione avuta dal compositore nella sua maturit\u00e0 in cui la leggerezza delle opere giovanili cede il campo ad una scrittura pi\u00f9 ricca e articolata soprattutto nell\u2019orchestrazione che veniva cos\u00ec incontro ai gusti viennesi anche sacrificando un po\u2019 quella spontaneit\u00e0 che era stata la cifra del primo barocco veneziano. Nell\u2019opera ascoltiamo la presenza di queste due fasi storiche con momenti ancora quasi post-monteverdiani ed altri gi\u00e0 decisamente proiettati verso il mondo di Vivaldi ed H\u00e4ndel. Il problema \u00e8 che gli intenti celebrativi della composizione ed una certa ripetitivit\u00e0 delle atmosfere del testo non sembrano aver particolarmente acceso la fantasia di Caldara e vano sarebbe cercare quel senso drammatico e quell\u2019abilit\u00e0 nei contrasti che i contemporanei riconoscevano al compositore il tutto sviluppandosi in una brillantezza pi\u00f9 o meno marcata ma alquanto di maniera.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Registrata congiuntamente alla prima esecuzione moderna del 18 dicembre 2014 ad Amburgo questa prima incisione moderna vede <strong>Andrea Marcon <\/strong>alla guida de <strong>La Cetra<\/strong>, complesso svizzero specializzato nell\u2019esecuzione di musiche del tempo. Direzione curata, luminosa, sostenuta nei tempi e brillante nei colori ma un po\u2019 generica e superficiale; si sarebbe preferita una dinamica pi\u00f9 variata con un maggior gioco di chiaroscuri anche se bisogna riconoscere che l\u2019opera al riguardo non concede molto.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Un discorso simile vale per la compagnia di canto, composta da ottimi musicisti ben preparati e partecipi ma che non giungono a suscitare veri entusiasmi lasciando ancor pi\u00f9 la sensazione che certe debolezze siano pi\u00f9 della composizione che degli interpreti. Vocalmente l\u2019elemento pi\u00f9 debole pare il Giove di <strong>Ruxandra Donose<\/strong> mezzosoprano educato e pulito, molto musicale e con buona tecnica \u2013 i passaggi di coloratura sono ben svolti \u2013 ma con mezzi di partenza limitati, dal momento che la sua voce appare piccola e priva di quel carisma e di quell\u2019autorit\u00e0 che il re dei Numi dovrebbe naturalmente avere.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Molto bravi i due controtenori: <strong>Carlos Mena <\/strong>\u00e8 un Marte squillante e luminoso, autenticamente sopranile nel timbro chiaro e penetrante e ben contrastante con la calda voce di mezzosoprano di <strong>Franco Fagioli<\/strong> (Apollo) la cui robustezza timbrica mette ancor pi\u00f9 in luce la fragilit\u00e0 della Donose e che nel suo caso si aggiunge ad un naturale temperamento da virtuoso che trasmette autentica e gioiosa partecipazione quando pu\u00f2 scatenarsi in rapidi e insidiosi passaggi di colorature.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La Venere di <strong>Delphine Galou<\/strong> \u2013 unico personaggio cui sono affidate tre arie anzich\u00e9 le due canoniche \u2013 ha un bel timbro caldo e femminile che si conf\u00e0 alla madre dell\u2019Amore ma \u00e8 un po\u2019 povera di squillo e d\u00e0 l\u2019impressione di una voce non troppo sonora. Il momento migliore \u00e8 l\u2019aria della Licenza con il medesimo titolo dell\u2019opera di cui \u00e8 colta bene la gioiosit\u00e0 un po\u2019 ampollosa e celebrativa. Molto bravo il Mercurio di <strong>Daniel Behle, <\/strong>sicuramente uno dei migliori interpreti della corda tenorile nel repertorio barocco dal momento che \u00e8 capace di essere agile e leggero pur mantenendo sempre un virile eroismo che evita eccessive svenevolezze. Intensa ed espressiva la Diana di <strong>Veronica Cangemi<\/strong> dal bel registro acuto che compensa qualche debolezza nei settori pi\u00f9 bassi della voce e degna di nota \u00e8 la prova di <strong>Luca Tittoto <\/strong>come Saturno che non solo conferma di avere una delle pi\u00f9 belle voci di basso oggi sulla scena ma sfoggia notevole abilit\u00e0 nei passaggi di bravura e notevole sensibilit\u00e0 interpretativa.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Buona la prova del coro \u2013 per altro non impegnatissimo \u2013 ed incisione molto pulita per essere live. Resta l\u2019impressione di trovarsi di fronte ad un\u2019opera non cos\u00ec fondamentale per la conoscenza di Caldara e del suo mondo musicale.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Componimento teatrale per musica su libretto di Pietro Pariati. 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