{"id":82685,"date":"2015-10-27T20:23:04","date_gmt":"2015-10-27T19:23:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=82685"},"modified":"2016-11-24T13:49:09","modified_gmt":"2016-11-24T12:49:09","slug":"genova-teatro-carlo-felice-simon-boccanegra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/genova-teatro-carlo-felice-simon-boccanegra\/","title":{"rendered":"Genova, Teatro Carlo Felice: &#8220;Simon Boccanegra&#8221;"},"content":{"rendered":"<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><i class=\"\">Teatro \u201cCarlo Felice\u201d \u2013 Stagione Lirica 2015\/16<\/i><\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><b class=\"\">\u201cSIMON BOCCANEGRA\u201d<\/b><\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Melodramma in un prologo e tre atti su libretto di Francesco Maria Piave con aggiunte e modifiche di Arrigo Boito dal dramma\u00a0<i class=\"\">Sim\u00f3n Bocanegra<\/i>\u00a0di Antonio Garc\u00eda Gutierrez<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Musica di\u00a0<b class=\"\">Giuseppe Verdi<\/b><\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><i class=\"\">Simon Boccanegra<\/i>\u00a0FRANCO VASSALLO<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><i class=\"\">Jacopo Fiesco<\/i>\u00a0MARCO SPOTTI<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><i class=\"\">Paolo Albiani<\/i>\u00a0 GIANFRANCO MONTRESOR<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><i class=\"\">Pietro<\/i>\u00a0JOHN PAUL HUCKLE<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><i class=\"\">Maria Boccanegra\u00a0\u00a0<\/i>BENEDETTA TORRE<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><i class=\"\">Gabriele Adorno<\/i>\u00a0GIANLUCA TERRANOVA<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><i class=\"\">Un capitano dei balestrieri<\/i>\u00a0GIAMPIERO DE PAOLI<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Un\u2019ancella KAMELIA KADER<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Direttore\u00a0<b class=\"\">Stefano Ranzani<\/b><\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Maestro del Coro\u00a0\u00a0<b class=\"\">Pablo Assante<\/b><\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Regia e Scene\u00a0\u00a0<b class=\"\">Andrea De Rosa<\/b><\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Costumi\u00a0\u00a0<b class=\"\">Alessandro Lai<\/b><\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Light and video designer\u00a0<b class=\"\">Pasquale Mari\u00a0<\/b><\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Allestimento in coproduzione: Fondazione Teatro La Fenice e Fondazione Teatro Carlo Felice<\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><i class=\"\">Genova, 25 ottobre 2015<\/i><\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"\" style=\"text-align: justify;\">Le due repubbliche marinare che quasi sette secoli or sono il romito di Sorga invitava senza molto successo ad affratellarsi hanno finalmente unito le forze per co-produrre un\u2019opera che lega strettamente entrambe, il\u00a0<i class=\"\">Simon Boccanegra<\/i>\u00a0di Giuseppe Verdi, ambientata nella Superba ma commissionata dalla Serenissima. Per pura coincidenza Pisa, un\u2019altra repubblica marinara che riveste un ruolo importante nella vicenda, ha recentemente aperto la propria stagione con quest\u2019opera, ma in un diverso allestimento.<br \/>\nLa messinscena genovese\/veneziana, che ha inaugurato la scorsa stagione del Teatro la Fenice e che \u00e8 stata scelta come primo titolo della di quella genovese in corso, \u00e8 stata affidata a\u00a0<b class=\"\">Andrea De Rosa<\/b>, curatore anche delle scene, il quale ha concepito un impianto fisso dotato di una struttura centrale che funge da interno e da esterno e copre, quando pi\u00f9 quando meno, il fondo scena, su cui vengono proiettati suggestivi e realistici scorci marini, filmati da\u00a0<b class=\"\">Pasquale Mar<\/b>i a Genova e dintorni nelle ore della giornata indicate dal libretto: si passa quindi dal mare cupo e appena intravisto del prologo, a quello ancora bruno ma vieppi\u00f9 albeggiante della prima scena del primo atto, per giungere alla scena finale, in cui la struttura portante si riduce ad uno scheletrico telaio per mostrare il mare aperto illuminato da un glorioso tramonto. \u00c8 un allestimento molto gradevole, di sicuro effetto, impreziosito dai bellissimi costumi di\u00a0<b class=\"\">Alessandro Lai<\/b>, descrittivo senza cadere nell\u2019oleografico: l\u2019effetto figurina Liebig \u00e8 per fortuna evitato.\u00a0 De Rosa ha dato molto peso alla recitazione e all\u2019interazione fra i personaggi; l\u2019unico passo falso \u00e8 stata la caratterizzazione troppo macchiettistica del personaggio chiave di Paolo Albiani,ritratto come una sorta di \u201cvillain&#8221; quasi comico, in particolare nell\u2019atto secondo in cui si avvicina alla tazza con la fiala del veleno con la furtivit\u00e0 felpata di Gatto Silvestro. In una regia essenzialmente ligia al libretto, l\u2019unico corpo estraneo (da intendersi non solo metaforicamente) \u00e8 la presenza dell\u2019amata Maria, mostrata dapprima come inerte corpo senza vita cullato dal protagonista straziato dal dolore alla fine del prologo, e poi come \u201cfantasma\u201d protettore in alcuni momenti degli atti successivi. Nonostante non aggiunga nulla di nuovo alla vicenda, \u00e8 innegabile che la conclusione dell\u2019opera, speculare a quella del prologo cui fa da\u00a0<i class=\"\">pendant<\/i>, con Boccanegra che spira fra le braccia dell\u2019amata come in una Piet\u00e0 michelangiolesca, costituisca un momento emozionante, tanto pi\u00f9 che De Rosa ha materializzato quello che ho sempre pensato, e cio\u00e8 che la Maria cui si rivolge il Simone agonizzante &#8211; ed \u00e8 l\u2019ultima parola che pronuncia prima di morire &#8211; non sia la figlia appena ritrovata, ma l\u2019amante perduta tanti anni prima.<br \/>\nSebbene sia largamente frutto del caso pi\u00f9 che di ponderata programmazione, il cast si \u00e8 dimostrato alla prova dei fatti complessivamente forte e convincente.\u00a0 Alcune settimane fa infatti, alla vigilia dell\u2019inizio delle prove, nel volgere di poche ore questo\u00a0<i class=\"\">Boccanegra<\/i>\u00a0si \u00e8 ritrovato orfano del direttore d\u2019orchestra, baritono protagonista e soprano. La recita oggetto di questa recensione, la seconda rappresentazione, prevedeva la compagnia di canto della prima, e cos\u00ec \u00e8 stato con l\u2019eccezione del forfait di una Barbara Frittoli indisposta. Al suo posto, gi\u00e0 in programma per le recite del cast alternativo, \u00e8 subentrata\u00a0<b class=\"\">Benedetta Torre<\/b>, giovane, anzi giovanissimo (classe 1994) soprano genovese, che ha fugato ogni possibile sospetto di favoritismo locale non appena ha aperto bocca. La Torre infatti ha da subito incantato per il bel timbro flautato, screziato di ambrate venature malinconiche, accompagnato da un\u2019emissione omogenea, immascherata,ben sostenuta anche nel registro medio-grave e da acuti sicuri e compatti, per lo meno fino ai do acuti (piuttosto esposti nel terzetto del secondo atto) previsti dalla partitura. Fra i molti momenti che hanno particolarmente colpito \u00e8 d\u2019obbligo annoverare la maestria con cui ha dominato i concertati, nonch\u00e9 la sua partecipazione al finale dell\u2019opera, con quella melodia sincopata dai difficili intervalli discendenti che il soprano ha affrontato con intonazione impeccabile. Nel concertato del finale del primo atto ha addirittura fatto sentire un bel trillo sul sol diesis 3 sulla frase \u201cdi patria carit\u00e0\u201d, che spesso e volentieri, anche le rare volte che si esegue, si perde in mezzo alle altre voci e al coro; meno sgranato \u00e8 stato quello ben pi\u00f9 esposto alla fine del suddetto concertato. Se proprio si dovesse usare il microscopio, l\u2019unica piccola menda riscontrata \u00e8 stata una certa fissit\u00e0 di alcuni acuti smorzati, e soprattutto il si bemolle pianissimo al termine della cavatina, modesta imperfezione pi\u00f9 che giustificata da fattori come una voce non ancora del tutto riscaldata e l\u2019emozione di un debutto cos\u00ec importante. Ciliegina sulla torta, \u00e8 una ragazza molto attraente e dotata di una bellezza dai lineamenti graziosamente classici. Tutto ci\u00f2 \u00e8 davvero impressionante in un\u2019epoca come la nostra in cui si debutta sempre pi\u00f9 tardi e un cantante \u00e8 spesso definito giovane anche a trentacinque anni. Detto questo, si aveva comunque la sensazione che, per la sua salute e longevit\u00e0 vocale, il ruolo di Maria Boccanegra debba rappresentare per il momento una specie di colonne d\u2019Ercole da non oltrepassare. Alla sua compostezza vocale e interpretativa fungeva da contraltare la ben nota focosit\u00e0 di\u00a0<b class=\"\">Gianluca Terranova\u00a0<\/b>in uno dei suoi ruoli di maggior successo, Gabriele Adorno. Il tenore, che per temperamento ha sempre dato il meglio in passi concitati in cui pu\u00f2 sfoggiare lo squillo e la potenza del registro acuto (l\u2019aria del secondo atto \u00e8 stato il momento pi\u00f9 applaudito dell\u2019opera), \u00e8 riuscito comunque a piegarsi benissimo alle esigenze delle pagine pi\u00f9 liriche, come un \u201cCielo di stelle orbato\u201d virile ma soave, e soprattutto l\u2019<i class=\"\">andante religioso<\/i>, il duettino con Fiesco, una pagina che ricorda da vicino molti momenti della parte tenorile della\u00a0<i class=\"\">Messa da Requiem<\/i>, con la scomoda tessitura imperniata sul passaggio da intonare con sommessa partecipazione.\u00a0Ottimo protagonista si \u00e8 rivelato\u00a0<b class=\"\">Franco Vassallo<\/b>, un Simone dalla vocalit\u00e0 sana e dalla buona fonazione, raccolto e dolente sommesso e discreto, turbato e commosso, dotato tuttavia di una grande forza interiore che gli conferisce grandezza e potenza senza bisogno di ricorrere a sottolineature esteriori o enfatizzanti, se si eccettuano isolati momenti in cui, a nostro avviso, ha esternato un po\u2019 troppo l\u2019evidente modello \u201ccappuccilliano\u201d con alcune (rare tutto sommato) sbracature in acuto e un paio di esclamazioni (\u201c E tu ripeti il giuro!\u201d oppure il \u201cFiesco!\u201d nel momento in cui riconosce la sua nemesi nell\u2019ultimo atto) prese tali e quali dalla celeberrima incisione di Claudio Abbado.\u00a0 Molto commovente \u00e8 stata la sua morte, che la musica di Verdi equipara a una vera e propria trasfigurazione (\u201cGran Dio, li benedici\u2026\u201d), tutta giocata su bei piani e pianissimi.\u00a0Personalmente preferisco un Fiesco dalla voce pi\u00f9 scura e granitica di quella di\u00a0<b class=\"\">Marco Spotti<\/b>, basso cantante piuttosto chiaro ove al contrario un vero basso profondo sarebbe necessario sia per ragioni di tessitura che per esigenze psicologico-interpretative. Detto questo, non si pu\u00f2 che sottolineare la correttezza dell\u2019emissione del cantante parmense, a suo agio pi\u00f9 in acuto che nelle cavernose discese verso i fa e i fa diesis gravi.\u00a0<b class=\"\">Gianfranco Montresor,<\/b>\u00a0sia per i limiti imposti dalla regia, sia per il timbro scarsamente incisivo, non \u00e8 riuscito a dare il giusto rilievo al personaggio di Paolo Albiani, che dovrebbe esser irridente nella minaccia e insinuante nella persuasione.\u00a0 Una dizione italiana un po\u2019 impacciata ha rischiato di fare una specie di \u201cspalla\u201d comica anche di\u00a0<b class=\"\">John Paul Huckle\u00a0<\/b>(Pietro), che potrebbe contare su un timbro piuttosto scuro e cavernoso. Completavano dignitosamente il cast\u00a0<b class=\"\">Kamelia Kader<\/b>\u00a0nei panni dell\u2019ancella di Amelia e\u00a0<b class=\"\">Giampiero De Paoli<\/b>\u00a0in quelli del capitano dei balestrieri.<br \/>\nLa direzione di\u00a0<b class=\"\">Stefano Ranzani<\/b>\u00a0ha evidenziato pregi e limiti; fra i primi, quello di incommensurabile valore di una totale sincronia fra buca e palcoscenico e soprattutto un\u2019assoluta pulizia orchestrale che non ammetteva sbavatura alcuna. Ecco quindi che pagine come la lunga introduzione all\u2019aria di Amelia e la finissima filigrana del finale dell\u2019opera sono state rese con cristallino nitore e col giusto equilibrio e dosaggio fra le varie sezioni dell\u2019orchestra. Ma la \u201ctinta\u201d di\u00a0<i class=\"\">Simon Boccanegra<\/i>\u00a0\u00e8 implacabilmente scura, tenebrosa, lugubre e Ranzani non ha comunicato se non in minima parte l\u2019aura di pericolo, terrore e cupa disperazione che pervade l\u2019opera; per portare solo alcuni esempi, il \u201cmotivo della morte\u201d nell\u2019introduzione all\u2019aria di Fiesco, dapprima accennato negli ottoni e nei violoncelli, e poi da tutti gli archi in unisono cui rispondono minacciosamente gli ottoni, affrontato da lui quasi con nonchalance non incuteva paura e angoscia; la serpeggiante cellula melodica che accompagna Simone mentre sta per bere il veleno non comunicava malevolenza e persino l\u2019accordo in re minore che segnala l\u2019esatto momento in cui lo sorseggia \u00e8 passato quasi inosservato. Eccellente come sempre il coro diretto da\u00a0<b class=\"\">Pablo Assante<\/b>.<br \/>\nA conti fatti si \u00e8 avuto un\u00a0<i class=\"\">Simone<\/i>\u00a0in cui il totale si \u00e8 rivelato superiore alle singoli parti, e nel complesso il risultato \u00e8 stato apprezzabilissimo e soddisfacente: tale lo ha ritenuto anche il pubblico, che bench\u00e9 non foltissimo, ha omaggiato ogni artista con lunghi e calorosi applausi.\u00a0<em>Foto di Marcello Orselli<\/em><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro \u201cCarlo Felice\u201d \u2013 Stagione Lirica 2015\/16 \u201cSIMON BOCCANEGRA\u201d Melodramma in un prologo e tre atti su libretto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":210,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[1463,15179,1145,944,1504,153,10528,1731,145,14857,401,2374,638],"class_list":["post-82685","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-andrea-de-rosa","tag-benedetta-torre","tag-franco-vassallo","tag-gianfranco-montresor","tag-gianluca-terranova","tag-giuseppe-verdi","tag-john-paul-huckle","tag-marco-spotti","tag-opera-lirica","tag-recensioni","tag-simon-boccanegra","tag-stefano-ranzani","tag-teatro-carlo-felice-di-genova"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82685","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/210"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=82685"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82685\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":82692,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82685\/revisions\/82692"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=82685"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=82685"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=82685"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}