{"id":82974,"date":"2015-11-26T01:26:34","date_gmt":"2015-11-26T00:26:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=82974"},"modified":"2016-11-29T13:09:23","modified_gmt":"2016-11-29T12:09:23","slug":"felice-romani-e-i-suoi-melodrammi-ugo-conte-di-parigi-di-donizetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/felice-romani-e-i-suoi-melodrammi-ugo-conte-di-parigi-di-donizetti\/","title":{"rendered":"Felice Romani e i suoi melodrammi: &#8220;Ugo conte di Parigi&#8221; di Donizetti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong>Nella stagione teatrale \u2014 carnevale 1831-32 \u2014 in cui fu prodotta la Norma. Romani scrisse Ugo conte di Parigi,<\/strong> tragedia lirica in quattro parti, musica del maestro Gaetano Donizetti, andata in iscena alla Scala il 13 marzo.<br \/>\nAnche per questo melodramma, il Poeta ebbe a patire infinite vessazioni, noie e dispiaceri dalla inesorabile Censura Italo-Austriaca. Le modificazioni richieste furono tante e tali, che, a furia di tagli e di cambiamenti, l&#8217;azione rimase guasta e monca.<br \/>\nPoeta e Maestro vedendosi il melodramma cos\u00ec maltrattato erano scoraggiati e disgustatissimi. Romani ne ricusava la paternit\u00e0, e neg\u00f2 di apporre il suo nome sul frontispizio&#8230;<br \/>\nNulladimeno in iscena bisogn\u00f2 andare, e fu un miracolo che l\u2019Opera abbia ottenuto, come ottenne, molti applausi. Donizetti sempre brioso e filosofo compariva ilare alla ribalta in compagnia dei cantanti: <strong>Pasta<\/strong>, <strong>Donzelli<\/strong>, <strong>Grisi<\/strong>, <strong>Negrini<\/strong>, chiamati tutti chiassosamente dall\u2019affollato pubblico, composto in parte di Bergamaschi accorsi a Milano per la circostanza. \u00abHo appeso una goccia d&#8217;acqua al soffitto\u00bb diceva con disinvoltura il celebre Maestro; infatti quegli applausi non erano che dimostrazioni di stima e di simpatia perch\u00e9 l&#8217;Opera, per quanto ricca di buona musica, pur troppo, cosi mutilata, non si sostenne\u00bb\u201d. (E. Branca, <em>Op. cit.<\/em>, pp. 214-215)<br \/>\nCos\u00ec Emilia Branca ricord\u00f2, nella sua biografia dedicata al marito Felice Romani, i numerosi ostacoli frapposti dalla censura e il discreto successo ottenuto alla prima da <em>Ugo Conte di Parigi<\/em> grazie soprattutto al gi\u00e0 citato cast di cantanti di primordine che non garant\u00ec, tuttavia, all\u2019opera di affermarsi nel repertorio. Dopo la fortunata prima del 13 marzo 1832 alla Scala di Milano, l\u2019opera, infatti, ebbe poche repliche per cadere velocemente nell\u2019oblio a causa non solo del libretto modificato su continue richieste della censura a tal punto che Romani indignato decise di non apporre il suo nome sul frontespizio, ma anche di una serie di altri fattori tra cui la brevit\u00e0 dei tempi di composizione, la stanchezza dei cantanti e la necessit\u00e0 di adattare la musica ai cambiamenti del testo. Reduce dal successo di <em>Fausta<\/em> a Napoli, Donizetti lavor\u00f2 alla composizione di <em>Ugo conte di Parigi<\/em>, che doveva andare in scena per la stagione di Carnevale e Quaresima del 1832 alla Scala nel breve arco di tempo tra la fine del 1831 e i primi mesi del 1832 scrivendo la musica sul testo che Romani gli andava inviando per lettera. Giunto a Milano, dove gi\u00e0 sapeva di potersi avvalere del citato cast che aveva cantato nella <em>Norma<\/em> di Bellini, opera con la quale era stata inaugurata quella stagione, Donizetti dovette scontrarsi con la censura che, pretendendo moltissime modifiche al testo, lo costrinse ad operare degli adattamenti anche alla musica tali da confondere gli stessi cantanti che dovettero ristudiare per intero le loro parti nonostante gli impegni di un\u2019estenuante stagione durante la quale erano obbligati a calcare le scene tutte le sere, come testimoniato dal critico Pezzi il quale sulle colonne della \u00abGazzetta privilegiata di Milano\u00bb, pubblicata il giorno dopo la prima, scrisse:<br \/>\n\u201cIl tempo stringeva pel compositore della musica; gli attori cantanti ebbero appena agio di studiare passabilmente tutta la parte loro; taluni erano visibilmente affaticati, e le esigenze, quantunque in quaresima, si appalesavano sempre le stesse in un pubblico affollatissimo la prima sera dello spettacolo; eppure, lo ripetiamo, il successo fu assai fortunato. Un lavoro di stromentazione che si scorse frutto di mano maestra; bei <em>motivi<\/em>, bench\u00e9 non sempre nuovi; ragionevole condotta; l\u2019orchestra sempre occupata con bella ripartizione, ci\u00f2 tutto frutt\u00f2 i pi\u00f9 lusinghieri applausi al Donizetti. [\u2026] Noi non vogliamo fare confronti, n\u00e9 decidere con un giudizio precipitato un lavoro che ci pare assai commendevole sotto il rapporto d\u2019arte non solo, ma ben anco sotto quello che pi\u00f9 piace generalmente, vale a dire l\u2019ispirazione, e quel movimento elettrizzante che manca d\u2019ordinario alla musica elaborata con troppa scienza. Ci restringiamo ai fatti, e perci\u00f2 appunto fummo storici imparziali, e per esserlo esattamente ripeteremo, che in quest\u2019opera si scorgono non poche reminiscenze. Ci permetteremo soltanto di preconizzare a questo <em>spartito<\/em> nel progresso delle rappresentazioni, un successo non minore del gi\u00e0 ottenuto e ci\u00f2 tanto pi\u00f9 probabilmente, quantoch\u00e9 l\u2019esecuzione in particolar modo, da parte de\u2019 cantanti e dell\u2019orchestra ha duopo di essere maturata\u201d. (V. E. Clemente, <em>Contributo ad una biografia di Gaetano Donizetti<\/em>, Bergamo, 1896 pp. 57-59)<br \/>\nLo stesso Donizetti, all\u2019indomani della prima, afferm\u00f2 <em>Ho appeso una goccia d\u2019acqua al soffitto<\/em>, mostrandosi poco fiducioso sul successo di quest\u2019opera il cui soggetto, secondo l\u2019ipotesi pi\u00f9 accreditata sostenuta da Franca Cella in un suo saggio sulle fonti francesi delle opere del compositore bergamasco, si sarebbe ispirato ad una non ben individuata cronaca francese nella quale si narra di Luigi V, re di Francia, la cui promessa sposa, Bianca di Aquitania \u00e8, per\u00f2, innamorata di Ugo, conte di Parigi, del quale \u00e8, a sua volta, innamorata Adelia, sorella di Bianca. Questa scarsa fiducia nell\u2019opera sembra, per\u00f2, che non riguardasse la musica dal momento che molti dei suoi passi furono trasferiti da Donizetti in altri lavori come <em>Sancia di Castiglia<\/em> (Teatro S. Carlo di Napoli, 4 novembre 1832), <em>Il Furioso all\u2019isola di S. Domingo<\/em> (Teatro Valle di Roma, 2 gennaio 1833) <em>Parisina <\/em>(Teatro della Pergola di Firenze, 17 marzo 1833), dove egli riprese l\u2019ouverture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Z5D6A-FjhBs\">L\u2019opera <\/a><\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>Ouverture<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-82976 size-large\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-1-512x262.jpg\" alt=\"Ugo Conte di Parigi Es. 1\" width=\"512\" height=\"262\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-1.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-1-290x148.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-1-150x77.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-1-366x187.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a>Aperta da un\u2019introduzione solenne, all\u2019interno della quale emerge la calda voce del corno a cui \u00e8 affidato un tema lirico, l\u2019<em>ouverture<\/em> prosegue con il tradizionale <em>Allegro<\/em> in forma-sonata interamente giocato sul contrasto tra il primo tema brillante in semicrome (Es. 1) e il secondo dal ritmo puntato (Es. 2).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Atto primo<\/em><\/strong><br \/>\n<strong>Nella sala del trono<\/strong> all\u2019interno della reggia di Laon, residenza dei re di Francia nel IX secolo, i Cavalieri inneggiano a Luigi V (Coro: <em>No, che in ciel de\u2019 Carolingi<\/em>), mentre il principe Folco d\u2019Angi\u00f2 trama nell\u2019ombra una congiura contro il sovrano (Larghetto, <em>Vani voti<\/em>). Nella sala sono presenti anche<em><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-82977 size-large\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-2-512x106.jpg\" alt=\"Ugo Conte di Parigi Es. 2\" width=\"512\" height=\"106\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-2.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-2-290x60.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-2-150x31.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Ugo-Conte-di-Parigi-Es.-2-366x76.jpg 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a><\/em> Ugo, che manifesta tutta la sua fedelt\u00e0 alla corona, e Bianca la quale lamenta la sua condizione di promessa al re sebbene innamorata del Conte. Poco dopo una fanfara di ottoni annuncia l\u2019arrivo del re, Luigi V, che promette di vendicare la morte del padre Lotario nonostante i consigli di Ugo che gli dice di stare attento ai nemici esterni. Tutti, alla fine, si producono nella marziale cabaletta <em>L\u2019Orifiamma ondeggi al vento<\/em>.<br \/>\nRimasta sola, Bianca intona la belcantistica aria <em>Ah! Quando in regio talamo<\/em> in cui ribadisce la sua volont\u00e0 di non sposare il re; la donna, interrotta dalle damigelle che le annunciano l\u2019arrivo della sorella Adelia (tempo di mezzo: <em>Che mi recate<\/em>), sua rivale in amore, esprime, nella cabaletta in tempo moderato <em>No che infelice appieno<\/em>, la sua gioia perch\u00e9 l\u2019arrivo della sorella le consente di poter compiere il suo piano dettato dalla gelosia.<br \/>\nNel successivo duetto con Adelia (recitativo: <em>Uscite tutte<\/em>) Bianca le manifesta la sua volont\u00e0 di sottrarsi a quel matrimonio, in quanto innamorata di Ugo; la sorella, sorpresa, pur dicendole che il suo \u00e8 un amore sciagurato, esprime la sua compassione. Le due donne, infine, nella cabaletta (<em>L\u00e0, nel natal mio suolo<\/em>), affermano di voler rinunciare entrambe a questo amore impossibile che le vede rivali e ritornare al suolo natio, l\u2019Aquitania.<br \/>\nNella scena successiva Bianca, ai rimproveri del re per non averlo seguito al tempio per le nozze, risponde chiedendogli di poter partire per abbracciare, ancora una volta, la <em>madre <\/em>morente. Dopo il netto rifiuto di Luigi, nel tempo d\u2019attacco del quartetto (<em>Bianca, di\u2019<\/em>), in cui le ribadisce tutto il suo amore, i quattro personaggi danno sfogo ai loro tormenti nel lirico cantabile, <em>Oh! Suppplizio!<\/em>. Nel tempo di mezzo (<em>Bianca! Rispondi<\/em>), Luigi accusa la sua promessa sposa di amare un altro uomo e nella brillante cabaletta (<em>Quel cor conosco<\/em>) minaccia di vendicarsi.<br \/>\nNell\u2019atrio del castello Ugo incontra Adelia (recitativo: <em>Che veggo? Adelia<\/em>), rimanendo sorpreso dall\u2019atteggiamento indifferente della donna che lo diffida dal chiedere la sua mano (tempo di attacco: <em>Questo braccio<\/em>). Mentre Adelia sta per rivelargli le vere ragioni del suo atteggiamento, le damigelle annunciano il prossimo arrivo di Bianca per cui i due sono costretti a congedarsi nella bella e patetica cabaletta (<em>Se tu m\u2019ami<\/em>). Nel Finale Luigi decide di inviare Ugo in Aquitania, minacciata dai Normanni, e di mandare come conforto per la madre Adelia e non Bianca desiderosa di partire con la sorella. La decisione del re, secondo la quale Ugo dovrebbe sposare Adelia, conduce al concertato (<em>\u00c8 giunto l\u2019orribile<\/em>) nel quale Adelia chiede al conte di rifiutare la sua mano, mentre Luigi a stento riesce a frenare le sue ire. Il rifiuto di Ugo e la dichiarazione d\u2019amore di Bianca nei confronti del Conte confermano il re nel sospetto che ci sia una tresca fra i due; mentre i personaggi, nella stretta (<em>Non mentir<\/em>), esprimono i loro contrastanti sentimenti, Ugo \u00e8 arrestato per ordine del re.<br \/>\n<strong><em>Atto secondo<br \/>\n<\/em><\/strong>Nel secondo atto la scena si apre su una prigione, ben rappresentata da un mesto tema dell\u2019oboe sostenuto da drammatici accordi dell\u2019orchestra; qui langue Ugo, raggiunto da Bianca la quale gli consiglia di ribellarsi contro il re di Francia per usurparne il trono (recitativo: <em>Bianca!<\/em>) ottenendo un netto rifiuto. I due sono interrotti da Adelia la quale, annunciando che \u00e8 in corso un tumulto, tradisce nell\u2019espressione del suo volto l\u2019amore che prova per Ugo e, alla fine, esortata da questi, non pu\u00f2 non confessare il suo amore per il Conte nel bel cantabile del terzetto (<em>Io l\u2019amai dal d\u00ec fatale<\/em>), mentre Bianca si abbandona ad un pianto disperato (<em>Questo pianto<\/em>). Una fanfara annuncia l\u2019arrivo di Cavalieri pronti a combattere con Ugo (<em>Noi siam teco<\/em>) che, impugnando la spada, manifesta la sua intenzione di voler condurre con s\u00e9 Adelia (cabaletta: <em>Tu mi spingi<\/em> <em>a passo estremo<\/em>).<br \/>\nAll\u2019interno degli appartamenti reali echeggia il suono delle armi (Coro: <em>Il suon dell\u2019armi<\/em>), mentre Luigi chiede alla madre Emma di lasciarlo solo (recitativo: <em>Lasciami\u2026 il sen materno<\/em>). Come si apprende nel marziale coro <em>Cess\u00f2 il periglio<\/em>, i ribelli sono stati confitti da Ugo che si presenta al re affermando di non aspirare n\u00e9 al regio soglio n\u00e9 all\u2019amore di Bianca (recitativo: <em>O re! Vengo a scolparmi<\/em>) essendo innamorato di Adelia, e si consegna al sovrano che, ormai rassicurato nei suoi sospetti (cantabile: <em>Prova mi dai<\/em>), decide di dare in sposa Adelia al fedele Conte e di allontanare definitivamente Bianca non senza un certo dolore espresso nella cabaletta <em>Quanto mi costi a svellere<\/em>.<br \/>\nIntrodotti da un misterioso suono del corno, Bianca e Folco tramano di notte nel vestibolo che immette a un domestico oratorio (recitativo: <em>Fino all\u2019aurora<\/em>!). La donna intende impedire le nozze avvelenando Adelia, ma desiste assalita dal rimorso e dal dubbio dopo aver sentito provenire dal vicino oratorio la preghiera di Emma, presa anche lei dal rimorso di aver avvelenato il marito Lotario cinque anni prima. Una musica lieta (tempo di mezzo: <em>Il rito!<\/em>), che accompagna il corteo iniziale, infiamma di nuovo i propositi di vendetta di Bianca fermata da Emma che chiama a s\u00e9 i suoi guerrieri; Bianca, disperata, decide allora di suicidarsi bevendo quello stesso veleno che aveva preparato per la sorella non prima di prodursi in un\u2019ultima dichiarazione d\u2019amore nei confronti di Ugo (cabaletta: <em>Di che amore io t\u2019abbia amato<\/em>), mentre nuovi spettacolari tuoni sembrano suggellare la tragedia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNella stagione teatrale \u2014 carnevale 1831-32 \u2014 in cui fu prodotta la Norma. 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