{"id":83179,"date":"2015-12-04T16:10:30","date_gmt":"2015-12-04T15:10:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=83179"},"modified":"2016-11-24T12:07:53","modified_gmt":"2016-11-24T11:07:53","slug":"teatro-dellopera-di-roma-the-bassarids","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/teatro-dellopera-di-roma-the-bassarids\/","title":{"rendered":"Teatro dell&#8217;Opera di Roma: &#8220;The Bassarids&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro dell\u2019Opera &#8211; Stagione Lirica 2015\/2016<\/em><br \/>\n<strong>&#8220;THE BASSARIDS&#8221;<\/strong><br \/>\nOpera seria in un atto su libretto di Wystan Hugh Auden e Chester Kallman da Le Baccanti di Euripide.<br \/>\nMusica di <strong>Hans Werner Henze<\/strong><br \/>\n<em>Dionysus<\/em> LADISLAV ELGR<br \/>\n<em>Pentheus<\/em> RUSSELL BRAUN<br \/>\n<em>Cadmus<\/em> MARK S. DOSS<br \/>\n<em>Tiresias<\/em> ERIN CAVES<br \/>\n<em>Captain of the Royal Guard<\/em> ANDREW SCHROEDER<br \/>\n<em>Agave<\/em> VERONICA SIMEONI<br \/>\n<em>Autonoe<\/em> SARA HERSHKOWITZ<br \/>\n<em>Beroe<\/em> SARA FULGONI<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro dell\u2019 Opera di Roma<br \/>\nDirettore <strong>Stefan Soltesz<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Roberto Gabbiani<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Mario Martone<\/strong><br \/>\nScene <strong>Sergio Tramonti<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Ursula Patzak<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Pasquale Mari<\/strong><br \/>\nMovimenti coreografici <strong>Raffaella Giordano<\/strong><br \/>\nNuovo allestimento del Teatro dell\u2019Opera<br \/>\nPrima rappresentazione a Roma<br \/>\n<em>Roma, 1 dicembre 2015<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spettacolo inaugurale della stagione del <strong>Teatro dell\u2019Opera di Roma<\/strong> questi Bassaridi,<strong><em> The Bassarids<\/em><\/strong>, di Henze, un\u2019opera del secondo novecento tratta da <em>Le Baccanti<\/em> di Euripide. La tragedia, che contrappone con infiniti rimandi speculari il mondo istintivo delle libere pulsioni di Dioniso a quello razionale e lontano dalle passioni della carne di suo cugino il re Penteo, gi\u00e0 nell\u2019originale euripideo lascia insolute moltissime questioni, mancando insolitamente della catarsi finale a risoluzione emotiva e narrativa del dramma e del consueto, rassicurante e salvifico intervento del deus ex machina. Molti possono pertanto essere i percorsi di lettura e molte sono state anche le ipotesi formulate dalla critica circa il razionalismo di Euripide o una sua ritrovata religiosit\u00e0 espressi in questa tragedia. In realt\u00e0 probabilmente il grande tragico non parteggia per nessuna delle due posizioni ma narra e sviluppa come osservandole dall\u2019alto le drammatiche vicende dei personaggi, ciascuno chiamato secondo la propria natura ad agire il proprio destino. Apparentemente Auden e Kallman nella loro rivisitazione del dramma sembrerebbero parteggiare pi\u00f9 per la componente razionalista incarnata da Penteo visto l\u2019ampio spazio che viene dato alla rappresentazione della bestiale crudelt\u00e0 ed all\u2019efferatezza delle azioni ispirate da Dioniso. Allo sfortunato re certamente va la piet\u00e0 riservata ai perdenti ed al destino atroce che gli \u00e8 riservato. Tuttavia il gioco, come anche in Euripide, non \u00e8 cosi nettamente univoco e molte sono le ambivalenze e i rimandi speculari tra i vari personaggi. Anche Penteo per esempio nella sua ossessione sessuofoba e razionalista \u00e8 a suo modo violento, ordina la tortura di coloro che considera pericolosi nemici o oppositori anche se questa non viene mostrata esplicitamente sulla scena, manifesta un atteggiamento morbosamente ambivalente quasi incestuoso verso sua madre quando vuole indurla a narrare ci\u00f2 che accade sul monte Citerone dove si svolgono i rituali dionisiaci dai quali \u00e8 intimamente attratto pi\u00f9 di quanto le parole non lascino intendere. Infine assister\u00e0 a questi vestito da donna su istigazione di Dioniso stesso sotto mentite spoglie, ufficialmente per serbare l\u2019incognito, forse come ulteriore umiliazione che il dio nella sua implacabile sete di vendetta intende infliggergli ma anche come evidente unica possibile espressione di una sessualit\u00e0 altrimenti negata e maniacalmente repressa. Probabilmente \u00e8 attratto da un piacere del quale riesce ad essere solo spettatore e non parte attiva ed al quale riesce ad accostarsi solo assumendo una diversa identit\u00e0. Lui riconosciuto quale maschio verr\u00e0 poi smembrato, divorato e decapitato da sua madre e da un gruppo di femmine, le menadi, nel rituale dello sparagm\u00f2s, il sacro sbranamento. Molto efficace la regia di<strong> Mario Martone<\/strong> nell\u2019evocare la violentissima drammaticit\u00e0 del racconto in uno spazio chiuso, forse mentale, in cui prevalgono i toni del grigio e del rosso pompeiano, apparentemente lineare e spoglio nel quale, da sotto un tappeto rosso, emergono i rappresentanti del mondo di Dioniso. La natura dionisiaca raccontata non \u00e8 certo verde e soleggiata ma ha le tinte e, possiamo intuire, anche gli odori del sangue, del sudore, della carne, degli umori dell\u2019accoppiamento e delle ossa smembrate.<br \/>\nUn fondale specchiante che viene diversamente inclinato durante lo spettacolo riflette colori, deforma immagini e crea profondit\u00e0 tali da suggerire, senza citarle in maniera esplicita o univoca, il richiamo ad una vulva, al cratere di un vulcano, alla profondit\u00e0 infinita del cosmo o ai fosfeni che accompagnano i sogni e le allucinazioni e nel quale di tanto in tanto anche il direttore d\u2019orchestra si riflette, poich\u00e8 probabilmente la musica impersona il ruolo di muto burattinaio della vicenda, aprendo quindi la strada ad ulteriori piani espressivi introducendo lo spettatore nella sfera del non verbale. Fondamentale a questo riguardo la presenza dei soprattitoli vista la scelta di rappresentare l\u2019opera in inglese a differenza di quanto avvenne nella esecuzione della Scala degli anni 60 in cui si opt\u00f2 per l\u2019italiano. Troviamo sempre emozionalmente distraente dover distogliere lo sguardo dal palcoscenico per seguire un testo ma in questo caso crediamo sia preminente la necessit\u00e0 di una esatta comprensione della parola. Va precisato inoltre che abbiamo assistito allo spettacolo dalla platea da dove probabilmente \u00e8 pensato che debba essere visto, poich\u00e9 il gioco di specchi e dei riflessi non crediamo sia apprezzabile anche dagli ordini di palchi superiori e in ogni caso \u00e8 intuibile che apparirebbe diverso. Unico aspetto francamente poco entusiasmante la presenza dei militari fascisti sulla scena, ormai tanto abusata e vista da risultare impoverita nella sua valenza evocatrice di un male che fra l\u2019altro sarebbe bene non dimenticare che purtroppo non \u00e8 stato l\u2019unico del secolo scorso. La musica di Henze di non sempre immediata comprensione per il suo eclettismo e frammentariet\u00e0, priva di temi facilmente memorizzabili riesce a comunicare emozioni e a rievocare sensazioni anche intense e profonde pi\u00f9 per virt\u00f9 di sintesi intuitiva che non attraverso un\u2019operazione di analisi e decodificazione di una partitura che si dimostra complessa e di non facile approccio anche per gli addetti ai lavori. Sicuramente \u00e8 parsa buona l\u2019idea di rappresentare il dramma, che dura nel complesso due ore, in un atto unico e non suddiviso in parti come avvenne alla Scala, per l\u2019unitariet\u00e0 dell\u2019azione e soprattutto della tensione emotiva che si \u00e8 desiderato creare nel pubblico e che ha raggiunto il suo vertice solo nella seconda met\u00e0 dello spettacolo, apparendo la prima forse un po\u2019 troppo statica. Molto buone le prove dell\u2019orchestra e del coro ampiamente impegnato e guidati rispettivamente da <strong>Stefan Soltesz<\/strong> e da <strong>Roberto Gabbiani<\/strong>. Bravi, ben amalgamati ed efficaci i solisti, impegnati in ruoli non facili sia sotto il profilo musicale che scenico. Fra tutti da segnalare l\u2019Agave di <strong>Veronica Simeoni<\/strong> per la bella rotondit\u00e0 del suono e la disinvoltura della recitazione e il Penteo del baritono <strong>Russell Braun<\/strong> per la dolente e sofferta intensit\u00e0 conferita al suo personaggio. Molto appropriato scenicamente ma con qualche fatica vocale di troppo il Dioniso di <strong>Ladislav Elgr<\/strong> e bravo ma un po\u2019 monocorde il Cadmus di <strong>Mark S. Doss<\/strong>. Funzionali e in ogni caso su un livello di buona professionalit\u00e0 tutti gli altri. Curatissimo e molto ampiamente documentato il programma di sala a testimonianza per\u00f2 del fatto che di questo interessante testo si cerchi forse pi\u00f9 di parlare in un ambito elitario ed autoreferenziale di addetti ai lavori di quanto non lo si faccia vivere sul palcoscenico, lasciando al tempo ed alla sensibilit\u00e0 di ciascuno degli spettatori la facolt\u00e0 di dare voce al disperato urlo muto di Penteo che conclude la tragedia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro dell\u2019Opera &#8211; Stagione Lirica 2015\/2016 &#8220;THE BASSARIDS&#8221; Opera seria in un atto su libretto di Wystan Hugh [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":35,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[3953,7792,6631,4952,1288,1950,145,14857,2194,1742,3770,9204,3381,655,15461,4659],"class_list":["post-83179","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-andrew-schroeder","tag-erin-caves","tag-hans-werner-henze","tag-ladislav-elgr","tag-mario-martone","tag-mark-s-doss","tag-opera-lirica","tag-recensioni","tag-roberto-gabbiani","tag-russell-braun","tag-sara-fulgoni","tag-sara-hershkowitz","tag-stefan-soltesz","tag-teatro-dellopera-di-roma","tag-the-bassarids","tag-veronica-simeoni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83179","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/35"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=83179"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83179\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=83179"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=83179"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=83179"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}