{"id":83426,"date":"2015-12-21T11:03:25","date_gmt":"2015-12-21T10:03:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=83426"},"modified":"2016-11-24T00:30:27","modified_gmt":"2016-11-23T23:30:27","slug":"siegfried-al-teatro-massimo-di-palermo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/siegfried-al-teatro-massimo-di-palermo\/","title":{"rendered":"&#8220;Siegfried&#8221; al Teatro Massimo di Palermo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro Massimo &#8211;\u00a0Stagione Lirica 2015<\/em><br \/>\n<strong>\u201cSIEGFRIED\u201d<\/strong><br \/>\nSeconda giornata della sagra scenica Der Ring des Nibelungen, in tre atti<br \/>\nLibretto e musica di <strong>Richard Wagner<\/strong><br \/>\n<em>Siegfried<\/em> CHRISTIAN VOIGT<br \/>\n<em>Mime<\/em> PETER BRONDER<br \/>\n<em>Wanderer (Wotan)<\/em> THOMAS GAZHELI<br \/>\n<em>Alberich<\/em> SERGEI LEIFERKUS<br \/>\n<em>Fafner<\/em> MICHAEL EDER<br \/>\n<em>Erda<\/em> JUDIT KUTASI<br \/>\n<em>Br\u00fcnnhilde<\/em> MEAGAN MILLER<br \/>\n<em>Stimme eines Waldvogels<\/em> DEBORAH LEONETTI<br \/>\nOrchestra del Teatro Massimo<br \/>\nDirettore <strong>Stefan Anton Reck<\/strong><br \/>\nRegia<strong> Graham Vick<\/strong><br \/>\nScene e costumi <strong>Richard Hudson<\/strong><br \/>\nAzioni mimiche <strong>Ron Howell<\/strong><br \/>\nLight designer <strong>Giuseppe Di Iorio<\/strong><br \/>\n<em>Palermo, 18 dicembre 2015<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da febbraio 2013 a oggi, per quasi tre anni Br\u00fcnnhilde \u00e8 rimasta imprigionata nel sonno magico al quale Wotan l\u2019aveva condannata. La sovrapposizione tra finzione e realt\u00e0 ha fatto s\u00ec che il lasso di tempo trascorso fra l\u2019andata in scena a Palermo di <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/02\/teatro-massimo-di-palermodie-walkure\/\"><em>Die Walk\u00fcre<\/em> <\/a>e l\u2019allestimento di <em>Siegfried<\/em> non pesasse pi\u00f9 di tanto. Ma senza dubbio le ripercussioni sul piano della memoria e della coerenza non sono state irrilevanti. Nelle parole del sovrintendente la ripresa del progetto della tetralogia a firma di <strong>Graham Vick<\/strong> ha dunque l\u2019intenzione di sanare una ferita con il pubblico. Tuttavia ci\u00f2 avviene con uno spettacolo che di ferite ne apre di continuo, esibendole in tutta la loro crudezza. La prima che si offre allo spettatore \u00e8 l\u2019immagine scarnificata del palcoscenico del teatro, sempre visibile e mai occultata dal velo del sipario. Sullo sfondo dello squallido monolocale che simboleggia la grotta di Mime, un telo dipinto rappresenta invece la foresta. Il fondale \u00e8 per\u00f2 in obliquo e tale rimarr\u00e0 sino alla fine dell\u2019opera, attraverso le scarne scene ideate da <strong>Richard Hudson<\/strong>. La ferita tra uomo e natura \u00e8 dunque insanabile e nemmeno Siegfried riuscir\u00e0 a recuperarla. Frattura altrettanto scoperta e problematica \u00e8 poi quella della spada, la mitica Notung. Primo personaggio in scena, il Mime di <strong>Peter Bronder<\/strong> \u00e8 ossessionato dal pensiero di poterla ricomporre e ottenere cos\u00ec l\u2019anello custodito dal drago\/Fafner. E l\u2019ossessione si manifesta nello stesso modo di <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/2013\/01\/palermodas-rheingold\/\"><em>Das Rheingold<\/em><\/a>: l\u00ec i Nibelunghi pigiavano freneticamente le tastiere dei computer, accumulando un oro tutto virtuale. Lo stesso fa Mime, cercando spasmodicamente una soluzione al proprio problema. A partire dalle prime battute Bronder compone un personaggio di effetto, non soltanto a livello vocale ma anche sul piano scenico. Lo dimostra durante il racconto sulla nascita di Siegfried e ancor pi\u00f9 nel secondo atto, quando si confronta con il fratello Alberich o nella scena che precede la sua morte. A raggiungerlo sul palcoscenico \u00e8 il tempestoso Siegfried, abbigliato secondo i gusti dell\u2019adolescente odierno, con pantaloni in acetato, t-shirt extra large e scarpe da tennis. Siegfried \u00e8 alle prese con la propria infanzia, e basterebbe gi\u00e0 solo osservare le pareti della stanza per rendersene conto. Quest\u2019ultime sono infatti tappezzate di disegni puerili, poster fantasy e fotografie del giovane da neonato. Fra i disegni spicca quello di un lupo \u2013 ovvero lo stesso Siegfried, appartenente alla dinastia dei Walsidi \u2013 di cui il Viandante si approprier\u00e0, con un gesto di pregnanza leitmotivica tanto eloquente quanto il motivo che si ascolta in orchestra. Dopo un avvio incerto, <strong>Christian Voigt<\/strong> sfoggia qualit\u00e0 interessanti, articolando un canto invitante che per\u00f2 nelle ultime file arrivava leggermente attutito e talvolta coperto dagli strumenti. Nonostante questo, la costruzione del personaggio rispetta le intenzioni di Vick, e in definitiva anche quelle di Wagner: un \u2018giovanottone\u2019 impulsivo e contraddittorio, con sbalzi d\u2019umore improvvisi, pronto a rifugiarsi tra le braccia di quel nano che non perde occasione di insultare. Soprattutto \u00e8 un personaggio che \u00e8 alla ricerca del suo passato, tenacemente attaccato alla propria immaturit\u00e0. Il mega orsacchiotto che si trascina per tutto il primo atto siede infatti alla sua stessa tavola, con suggestioni cinematografiche che rimandano a diversi esempi (fra i quali il delizioso <em>Saving Mr. Banks<\/em>, anche questo profondamente legato agli irrisolti dell\u2019infanzia). L\u2019ingresso di Wotan avviene in platea, ricordando ancora una volta la mescolanza tra d\u00e8i e uomini sulla quale si era basato <em>Das Rheingold<\/em>. Il Viandante \u00e8 tuttavia svuotato e afferma un potere che in realt\u00e0 non gli appartiene, del quale la lancia \u00e8 soltanto pallido ricordo. Il potere del dio risiede per\u00f2 nella voce di <strong>Thomas Gazheli<\/strong>, la cui statura \u00e8 evidente nel fraseggio solido che ricorda il Commendatore nella scena finale del <em>Don Giovanni<\/em>. Ma con il passare dei minuti la voce si frastaglia nelle tre risposte, svelando un nervosismo che tocca l\u2019apice nel riferimento al Walhalla. Nell\u2019altrettanto efficace monologo del nano, angosciato da infinite paure, risulta chiaro che il predestinato a ricreare la \u201cspada spietata\u201d non sia lui, ma Siegfried stesso. La scena della forgiatura \u00e8 risolta in modo talmente spiazzante che si preferisce non svelarla, per non rischiare di rovinare la sorpresa. Piuttosto preme sottolineare l\u2019alto livello delle soluzioni luminose di questo primo atto, realizzate dalla sapiente mano di <strong>Giuseppe Di Iorio<\/strong>. In un primo momento le uniche fonti di luce sono infatti il computer e l\u2019acquario, entrambi rivestiti di un ruolo e significato importanti. Successivamente l\u2019illuminazione \u00e8 invece giocata sui toni caldi del paralume, contrapposti alla luce fredda del neon. E altrettanto suggestiva \u00e8 la tempesta di fulmini che accompagna l\u2019intervento di Mime successivo all\u2019uscita di Wotan. Ma le luci svolgono un ruolo ancor pi\u00f9 essenziale nel secondo atto, soprattutto nelle due apparizioni del drago. A dire il vero inizialmente del drago sentiamo soltanto la voce, amplificata e proveniente dall\u2019alto, mentre un faro accecante viene sparato sulla platea. Nella lotta vera e propria il drago \u00e8 invece rappresentato dal muletto gi\u00e0 visto nel Prologo, con gli occhi riprodotti da schermi e al centro uno schermo pi\u00f9 grande con denti umani in bella vista. A guidarlo \u00e8 il Fafner di <strong>Michael Eder<\/strong>, il cui canto torvo e sulfureo riesce a rendere perfettamente il \u2018supplizio\u2019 del gigante.<strong>\u00a0 <\/strong>Momento chiave del secondo atto \u00e8 l\u2019incontro tra Wotan e Alberich, che dopo tanto tempo pone i due nemici l\u2019uno di fronte all\u2019altro. Il rispecchiamento \u00e8 perfetto, e bench\u00e9 privo di una parte dell\u2019antico smalto,<strong> Sergei Leiferkus<\/strong> esprime un canto dignitoso e partecipe della condizione del suo antagonista. Entrambi sconfitti, il dio e il Nibelungo si riconoscono l\u2019uno nell\u2019altro e le loro voci si confondono all\u2019interno della medesima linea espressiva. Il dialogo avviene sullo sfondo di un mondo caratterizzato da violenza e prevaricazione, con cumuli di immondizia sulla sinistra e il fondale con la foresta ormai ben visibile, ma sempre pi\u00f9 collassato e pendente. Il mormorio della foresta non ha dunque nulla di armonioso o confortante, ma \u00e8 contrappuntato dai mimi in fuga frenetica (coordinati nei movimenti da <strong>Ron Howell<\/strong>), con atti di violenza che talvolta appaiono gratuiti, laddove nelle prime due opere risultavano pi\u00f9 funzionali all\u2019azione. All\u2019orchestra soltanto, e ai fiati in particolare, \u00e8 lasciato dunque il compito di esprimere l\u2019incanto del momento. E se in determinati passaggi la compagine del Teatro Massimo aveva peccato di incisivit\u00e0 e di compattezza di suono, \u00e8 nell\u2019isolamento dei timbri e dei <em>leitmotive<\/em> che si apprezzano certi dettagli della partitura, con un risultato soddisfacente che va pure ascritto all\u2019equilibrio della direzione di <strong>Stefan Anton Reck<\/strong>. La natura \u00e8 quindi manovrata o assente, come dimostra l\u2019uccellino messo in moto da una fanciulla in vesti di scout, vale a dire <strong>Deborah Leonetti<\/strong>, la cui voce non brilla forse per lucentezza, ma \u00e8 intonata e carezzevole. Agli antipodi si pone <strong>Judit Kutasi<\/strong> nel ruolo di Erda, \u2018terrea\u2019 di nome e di fatto. Vick infatti la presenta come una <em>clochard<\/em> infagottata in abiti sformati, pallida e anziana, in contrasto con la corposa emissione e la signorilit\u00e0 del fraseggio. In uno scenario sempre pi\u00f9 desolato si muove l\u2019inconsapevole Siegfried, lasciato solo dall\u2019uccellino che \u00e8 ghermito con violenza da uno dei mimi. Inconsapevolmente fronteggia Wotan che gli sbarra la strada, spezzando la lancia con Notung. E inconsapevolmente riesce ad attraversare il cerchio di fuoco che circonda la Valchiria, pur agendo da manovratore del fondale della foresta. La pedana rotante per rappresentare l\u2019incantesimo del fuoco ritorna anche qui, evidenziando lo stretto legame con <em>Die Walk\u00fcre<\/em><em>. <\/em>Al posto per\u00f2 di Loge troviamo ancora i mimi, vampe guizzanti che quasi esauste di ardere si liberano dei vestiti e man mano si placano, con un effetto di grande impatto visivo. Ma da quel momento in poi il finale perde di mordente ed \u00e8 un continuo di delusioni. Non tanto per il povero Siegfried in mutande, n\u00e9 per Br\u00fcnnhilde che truccata da vampira rotola al risveglio, ma per il modo in cui \u00e8 costruito uno dei pi\u00f9 alti momenti dell\u2019intera tetralogia. Coerentemente con quanto visto nelle altre opere, ci si aspettava qualcosa di simile all\u2019irruzione della primavera durante il duetto fra Siegmund e Sieglinde. E invece tutto quanto \u00e8 improntato a fissit\u00e0, con movimenti poco coordinati fra i due protagonisti. Che in Siegfried non vi siano eroi lo si pu\u00f2 comprendere e condividere; ma che qui non vi sia alcun cenno d\u2019amore, sostituito da qualche prurito adolescenziale, non lo si pu\u00f2 perdonare. Ed ecco che mentre <strong>Meagan Miller<\/strong> diffonde il suo saluto al mondo \u2013 inizialmente un po\u2019 in sordina, ma poi sempre pi\u00f9 intensa e affascinante \u2013 Siegfried le siede accanto, con espressione stupidamente compiaciuta, toccandosi di continuo il naso. Come se non bastasse Voigt risulta ormai affaticato e non riesce a dosare l\u2019emissione sulle note pi\u00f9 acute. L\u2019intera scena pesa dunque sulle spalle di soprano e orchestra, che per\u00f2 per fortuna se la cavano decorosamente. Il percorso di maturazione del protagonista \u2013 quel passaggio dall\u2019infanzia al mondo adulto, rappresentato dalla decapitazione dell\u2019orsacchiotto \u2013 \u00e8 in definitiva del tutto ignorato. Viceversa l\u2019unico gesto di affetto sincero rimane l\u2019abbraccio di Br\u00fcnnhilde al suo destriero, il fedele Grane, che suscita un moto di gelosia da parte di Siegfried (e francamente pare che i motivi ci siano tutti). L\u2019atto non \u00e8 forse fine a se stesso e ci si chiede se avr\u00e0 ripercussioni nella terza giornata, avendo gi\u00e0 in mente il finale di <em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em>. Per il momento per\u00f2 Grane rimane in disparte, spettatore a tratti spaesato, chiedendosi forse se non era meglio rimanere addormentato. Repliche sino al 29 dicembre. <em>Foto di Rosellina Garbo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Massimo &#8211;\u00a0Stagione Lirica 2015 \u201cSIEGFRIED\u201d Seconda giornata della sagra scenica Der Ring des Nibelungen, in tre atti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[15562,15564,1267,15563,12453,10331,145,4422,14857,173,5689,98,1262,3247,1528],"class_list":["post-83426","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-christian-voigt","tag-deborah-leonetti","tag-graham-vick","tag-judit-kutasi","tag-megan-miller","tag-michael-eder","tag-opera-lirica","tag-peter-bronder","tag-recensioni","tag-richard-wagner","tag-sergei-leiferkus","tag-siegfried","tag-stefan-anton-reck","tag-teatro-massimo-di-palermo","tag-thomas-gazheli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83426","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=83426"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83426\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86871,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83426\/revisions\/86871"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=83426"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=83426"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=83426"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}