{"id":83449,"date":"2015-12-22T17:17:58","date_gmt":"2015-12-22T16:17:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=83449"},"modified":"2016-11-23T20:23:40","modified_gmt":"2016-11-23T19:23:40","slug":"pisa-teatro-verdi-catone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/pisa-teatro-verdi-catone\/","title":{"rendered":"Pisa, Teatro Verdi: &#8220;Catone&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Teatro Verdi, 49^ Stagione dei Concerti della Normale<\/em><br \/>\n<strong>\u201cCATONE\u201d<\/strong><br \/>\nOpera-pasticcio di <strong>Georg Friedrich H\u00e4ndel<\/strong><br \/>\ncon arie di <strong>Hasse<\/strong>,<strong> Leo<\/strong>, <strong>Porpora<\/strong>, <strong>Vinci<\/strong> e <strong>Vivaldi<\/strong><br \/>\nLibretto di Pietro Metastasio<br \/>\nEdizione critica di Carlo Ipata<br \/>\nTrascrizione a cura di Gioele Gusberti e Alessio Bacci<br \/>\n<em>Catone<\/em>\u00a0 FILIPPO MINECCIA<br \/>\n<em>Cesar<\/em>e\u00a0 RICCARDO NOVARO<br \/>\n<em>Marzia<\/em>\u00a0 LUCIA CIRILLO<br \/>\n<em>Arbace<\/em>\u00a0 KRISTINA HAMMARSTR\u00d6M<br \/>\n<em>Emilia<\/em>\u00a0 ROBERTA INVERNIZZI<br \/>\nOrchestra Auser Musici<br \/>\nMaestro direttore e concertatore <strong>Carlo Ipata<\/strong><br \/>\nMise en espace <strong>I Sacchi di Sabbia<\/strong><br \/>\nScene <strong>Francesca Pieretti<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Lucia Castellana<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Federico Polacci <\/strong>e <strong>Stefania De Cristofaro<\/strong><br \/>\nCoproduzione Opera Barga e Teatro di Pisa in collaborazione con H\u00e4ndel Festspiel di Halle<br \/>\n<em>Pisa, 20 dicembre 2015<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cI am just come from a long, dull, and consequently tiresome Opera of Handel\u2019s whose genius seems quite exhausted&#8230;\u201d (\u201cSono appena tornato da una lunga, noiosa, e pertanto affaticante opera di H\u00e4ndel, il cui genio pare proprio esaurito\u201d): cos\u00ec si lamentava John Hervey, Conte di Bristol, in una missiva del 4 novembre 1732 all\u2019amico Stephen Fox di ritorno dal teatro King\u2019s Haymarket di Londra con la convinzione di aver assistito a una vera composizione di H\u00e4ndel, ignorando invece che l\u2019opera che lo aveva annoiato a morte, <em>Catone<\/em>, era stato invece un pasticcio, genere musicale oggi vituperato, anche se la mania barocca degli ultimissimi decenni, nella foga di recuperare tutto quello anche minimamente associato a H\u00e4ndel ed a altri grandi compositori, lo ha timidamente riportato alla ribalta (basti pensare a <em>The Tempest<\/em> andato in scena di recente alla Metropolitan Opera).\u00a0 Si pu\u00f2 pensare al pasticcio come ad un antesignano di una \u201cplaylist\u201d in cui si presentavano arie di diversi compositore accomunate dal fatto che provenivano da uno stesso libretto, per lo pi\u00f9 metastasiano, adattato alla bisogna.\u00a0 Il pasticcio poteva servire quindi per offrire un florilegio di brani gi\u00e0 amati dal pubblico, o per presentare compositori ancora non troppo conosciuti. <em>Catone<\/em> appartiene a quest\u2019ultima categoria: H\u00e4ndel, al suo secondo pasticcio dopo l\u2019<em>Elpidia<\/em> (e altri ne seguiranno: non dobbiamo dimenticare per l\u2019assemblaggio di un pasticcio il Caro Sassone veniva pagato come se si trattasse di un\u2019opera nuova) scelse un dramma di Metastasio musicato originariamente da Leonardo Vinci nel 1728; ma fu la versione di Leonardo Leo dell\u2019anno successivo, che H\u00e4ndel ebbe modo di ascoltare a Venezia, a fornirgli la maggior parte del materiale.\u00a0 Oltre a quella di Leo, fu presa in prestito musica di altri compositori, e in particolare sono queste le arie che pi\u00f9 mi hanno colpito: \u201cQuando piomba\u201d di Arbace e \u201c\u00c8 ver che all\u2019amo infermo\u201d (con fagotto concertante) da <em>Poro<\/em> di Porpora,, \u201cNon paventa del mare\u201d da <em>Siface<\/em> del medesimo compositore, \u201cVede il nocchiero\u201d da <em>Euristeo<\/em> di Hasse, \u201dSo che nascondi\u201d basata sula melodia di danza di \u201cBench\u00e9 nasconda\u201d dall\u2019<em>Orlando<\/em> vivaldiano, e soprattutto l\u2019impressionante sfoggio pirotecnico finale, il celebre \u201cV\u00f2 solcando\u201d dall\u2019<em>Artaserse<\/em> di Vinci.\u00a0 La conclusione dell\u2019opera \u00e8 tra le parti che maggiormente differiscono dalle versioni precedenti: Metastasio originariamente aveva previsto un finale tutto sommato semplice e secco, in cui Catone intonava un lungo recitativo prima di suicidarsi, fuori scena come era d\u2019obbligo; tale finale, gi\u00e0 modificato l\u2019anno dopo nella versione di Leo venne ulteriormente stravolto da un H\u00e4ndel pressato dalle richieste della primadonna interprete di Marzia, Anna Maria Strada del Po\u2019, che volle chiudere l\u2019opera con uno strabiliante ma drammaticamente pi\u00f9 incongruo pezzo di bravura.\u00a0 Anche le altre modifiche, maggiori o minori, vennero apportate a causa dei nuovi interpreti e dal numero di arie che le convenzioni richiedevano: la Strada del Po\u2019 (creatrice di quasi ogni ruolo da protagonista femminile nelle opere h\u00e4ndeliane dal <em>Lotario<\/em> in poi, quindi per circa otto anni) ebbe cinque arie, cos\u00ec come il Senesino nel ruolo del titolo;\u00a0 bench\u00e9 fosse probabilmente il basso pi\u00f9 importante dei suoi tempi, Antonio Montagnana, un altro cantante amato dal compositore per cui interpret\u00f2 anche un paio di oratori in inglese) dovette sempre per forza maggiore di cose rimanere nell\u2019ombra dei castrati e delle dive, ricevendo anche in questo caso tre arie (le pi\u00f9 belle, secondo il mio parere).\u00a0 Le altre due interpreti, il soprano la Celestina (al secolo Celeste Gismondi) nel ruolo di Emilia volle cantare solo arie in cui aveva gi\u00e0 brillato in precedenza, e il ruolo di Arbace, tanto importante nell\u2019opera di Leo da esser stato affidato nientemeno che al Farinelli, diminu\u00ec drasticamente d\u2019 importanza allorch\u00e9 pass\u00f2 nella mani meno esperte del contralto Francesca Bertolli. <strong>Carlo Ipata<\/strong> aveva gi\u00e0 presentato il <em>Catone<\/em> al Festival Opera Barga dell\u2019estate scorsa, avvalendosi di un cast scelto fra candidati provenienti da tutta Europa con un limite di et\u00e0 di trentacinque anni; per l\u2019esecuzione pisana (che viagger\u00e0 l\u2019anno prossimo allo H\u00e4ndel Festspiel di Halle) la compagnia di canto era completamente diversa e formata da artisti di provata esperienza: un quintetto nel complesso piuttosto forte, omogeneo e privo di squilibri qualitativi, in cui comunque a mio avviso spiccava il Cesare di <strong>Roberto Novaro,<\/strong> baritono che da quasi due decenni si \u00e8 distinto nel repertorio del primo ottocento e soprattutto in quello barocco, cui porta un timbro di medio volume ma ben timbrato, ricco di armonici e quindi squillante, di notevole estensione (il ruolo era stato concepito o adattato per un basso in fin dei conti) e soprattutto, qualit\u00e0 affatto scontata per le voci gravi, molto ben versato nel canto di coloratura, con agilit\u00e0 nitide e sgranate, come ampiamente dimostrato nell\u2019aria di tempesta \u201cAgitato da pi\u00f9 venti\u201d(da notare che l\u2019aria di Metastasio \u00e8 posteriore a quella di Apostolo Zeno in cui sono solo <em>due<\/em> i venti che agitano la protagonista), o in quella di furore \u201c So che ascondi livore in seno\u201d; altrettanto efficace \u00e8 il canto pi\u00f9 legato dell\u2019aria \u201c\u00c8 ver che all\u2019amo infermo\u201d, certamente non uno dei momenti pi\u00f9 felici della poesia metastasiana.\u00a0 Anche da un punto di vista strettamente interpretativo Novaro si \u00e8 messo in luce con un Cesare carismatico, che emanava affabilit\u00e0 e al contempo autorit\u00e0, non senza un lieve sarcasmo.\u00a0 Ottima vocalista si \u00e8 dimostrata anche <strong>Lucia Cirillo<\/strong>: il ruolo di Marzia \u00e8 abbastanza incolore e non ben sviluppato, ma la cantante ha avuto modo di brillare nella lunga e ostica aria finale, affrontata con bravura e bei trilli; l\u2019unico piccolo appunto \u00e8 che il timbro, quantunque piacevolissimo, \u00e8 piuttosto chiaro, direi sopranile, anche se le discese in basso presenti in quest\u2019aria erano facili e naturali.\u00a0 Vero timbro mezzosopranile, con ombreggiature da contralto, \u00e8 invece quello della svedese <strong>Kristina Hammarstr\u00f6m<\/strong>, e anche nel suo caso non posso far a meno di sottolineare la naturalezza e scioltezza del canto fiorito. <strong>Roberta Invernizzi<\/strong>, probabilmente il nome pi\u00f9 celebre del cast, ha ampiamente dimostrato il perch\u00e9, forte di uno straordinario dominio delle agilit\u00e0 e soprattutto di un\u2019impeccabile musicalit\u00e0, sia da molto tempo considerata una delle migliori specialiste di questo repertorio, anche se mi \u00e8 parso che la tessitura di Emilia fosse un po\u2019 troppo grave per lei.\u00a0 Inoltre, ed \u00e8 uno dei suoi maggiori meriti, \u00e8 instancabile propugnatrice di uno stile espressivo con uso differenziato del vibrato nel canto barocco, in un campo in cui spesso e volentieri si tendono ancora (anche se non come un tempo) a preferire voci tendenzialmente fisse e sbiancate.\u00a0 Emilia, che \u00e8 il nome con cui &#8211; pare per ragioni eufoniche &#8211; Metastasio ribattezz\u00f2 la vedova di Pompeo, ossia Cornelia, \u00e8 in quest\u2019opera un personaggio alquanto sgradevole, con un\u2019unica idea fissa in testa, quella in fin dei conti legittima della vendetta, che persegue per\u00f2 con tanta petulanza e stridore da indirizzare verso Cesare le simpatie del pubblico: la Invernizzi non ha avuto timore di gettarsi a capofitto in un\u2019interpretazione mordace, un po\u2019 \u201ccamp\u201d e sopra le righe, in altre parole perfettamente riuscita.\u00a0 Avevo recensito<strong> Filippo Mineccia<\/strong> alcuni mesi fa in un\u2019incisione commerciale del <em>Bajazet <\/em>di Gasparini sempre diretto da Ipata, e in tale occasione trovai il suo timbro asprigno e non particolarmente ricco di armonici.\u00a0 Come prova ulteriore, se mai ce ne fosse bisogno, che una vera idea del suono di un cantante possiamo farcela solo a teatro, e che molti falsettisti non sono per nulla fonogenici, sono qui lieto di \u201csmentire\u201d me stesso in quanto dal vivo il controtenore fiorentino ha evidenziato un timbro di considerevole calore e morbidezza atte a esprimere la liricit\u00e0 del ruolo eponimo; la coloratura, bench\u00e9 non vorticosa come i suoi colleghi, \u00e8 di tutto rispetto.\u00a0 Dopo una Sinfonia non del tutto calibrata in cui i legni hanno talora avuto qualche occasionale problemino di intonazione non insolito quando si ha a che fare con strumenti antichi, gli Auser Musici, acclamato ensemble pisanissimo fin nel nome (Auser era il nome di un antico fiume della piana pisana), hanno offerto un\u2019altra prova magistrale sotto la bacchetta del loro direttore stabile, Carlo Ipata, uno dei pi\u00f9 stimati specialisti del repertorio barocco, che ha come al <a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/catone-pisa-dic15-5.jpg\" rel=\"attachment wp-att-83454\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-83454\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/catone-pisa-dic15-5-512x341.jpg\" alt=\"catone pisa dic15 (5)\" width=\"350\" height=\"233\" \/><\/a>solito staccato tempi vivaci, ritmicamente vigili, producendo un suono, sopratutto nelle molte arie di furore e di tempesta, decisamente energico e roboante, termine usato in senso assolutamente positivo: la vigoria strumentale in pratica pareva riprodurre da sola i tuoni e i fulmini all\u2019epoca prodotti da apposite macchine teatrali.\u00a0 Tanta visceralit\u00e0 orchestrale non si propagava purtroppo sul palcoscenico, ove regnava un ristagno totale.\u00a0 A loro parziale discolpa c\u2019\u00e8 da dire che <strong>I Sacchi di Sabbia <\/strong>non definiscono il loro lavoro una \u201cregia\u201d bens\u00ec una \u201cmise en espace\u201d; fatto sta che nello spazio non c\u2019era proprio niente e di azione drammatica neanche l\u2019ombra.\u00a0 Nel vuoto assoluto i cantanti riproducevano pochi gesti, il pi\u00f9 comune dei quali era quello, dopo la prima parte dell\u2019aria, di dirigersi verso una porta, portare la testa al braccio appoggiato sulla parete in prossimit\u00e0 della porta come per riflettere sul da fare, e poi tornare al centro della scena per il daccapo; l\u2019idea di una tempesta era un lampadario che ondeggiava spengendosi e accendendosi.\u00a0 Nel secondo atto facevano la loro comparsa due sedie e una colonna che reggeva un vaso di pesci rossi, che Arbace cercava di colpire affondando un pugnale nell\u2019acqua.\u00a0 Mi dispiace dover scrivere in questi termini di una compagnia pisana che in questi ultimi vent\u2019anni si \u00e8 contraddistinta in altre forme di spettacolo, ma l\u2019opera non pare proprio nelle loro corde, per non parlare di quest\u2019opera barocca che altro non \u00e8 se una sfilza di arie una dietro l\u2019altra: a questo punto un\u2019esecuzione in forma concertante sarebbe stata forse preferibile. <em>Foto Massimo D&#8217;Amato, Firenze<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Verdi, 49^ Stagione dei Concerti della Normale \u201cCATONE\u201d Opera-pasticcio di Georg Friedrich H\u00e4ndel con arie di Hasse, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":210,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[11113,15570,1724,11774,15571,11670,4967,145,14857,1592,3518,3852],"class_list":["post-83449","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-carlo-ipata","tag-catone","tag-filippo-mineccia","tag-georg-friderich-handel","tag-i-sacchi-di-sabbia","tag-kristina-hammarstrom","tag-lucia-cirillo","tag-opera-lirica","tag-recensioni","tag-riccardo-novaro","tag-roberta-invernizzi","tag-teatro-verdi-di-pisa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83449","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/210"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=83449"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83449\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86870,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83449\/revisions\/86870"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=83449"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=83449"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=83449"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}