{"id":83577,"date":"2016-01-16T09:53:10","date_gmt":"2016-01-16T08:53:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=83577"},"modified":"2016-12-06T20:05:01","modified_gmt":"2016-12-06T19:05:01","slug":"intervista-doppia-ad-amakheru-duo-francesco-santoli-tenore-e-simone-di-crescenzo-pianista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/intervista-doppia-ad-amakheru-duo-francesco-santoli-tenore-e-simone-di-crescenzo-pianista\/","title":{"rendered":"Intervista doppia ad Amakheru Duo:  Francesco Santoli (tenore) e Simone Di Crescenzo (pianista)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>All\u2019ultima edizione del Festival Pergolesi Spontini di Jesi, nello scorso settembre, si \u00e8 esibito in due concerti un duo di nuova formazione e di nuovissimi propositi artistici; <strong>Amakheru Duo<\/strong> rappresenta infatti una forma assai rara in Italia, di integrazione tra una voce di tenore solista (<strong>Francesco Santoli = F<\/strong>) e di un pianista (<strong>Simone Di Crescenzo = S<\/strong>), che non cooperano in modo episodico e saltuario, come accade per lo pi\u00f9 in occasione dei <\/em>recital<em> vocali dei cantanti d\u2019opera, ma hanno avviato un progetto culturale di ampia portata, interamente dedicato allo studio e al recupero del repertorio cameristico vocale italiano tra XVIII e XX secolo. La letteratura da ripercorrere \u00e8 tanto vasta quanto poco frequentata o, peggio, dimenticata; a Jesi i due artisti hanno presentato un concerto dedicato all\u2019ultima produzione vocale di Spontini e uno di carattere pi\u00f9 tematico, centrato sul vino e sulle sue effervescenze musicali. Abbiamo incontrato i due giovani musicisti perch\u00e9 potessero condividere i loro progetti con i lettori di \u201cGBopera\u201d, formulando entrambi le risposte alle nostre sollecitazioni.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo aver tentato di anagrammare i vostri nome e cognome, e aver pensato a occulte connessioni con il repertorio della romanza da camera italiana, molto probabilmente i lettori si chiederanno che cosa significhi il nome del vostro duo: Amakheru.<\/strong><br \/>\n<strong>S: <\/strong>Amakheru \u00e8 un nome da noi coniato di derivazione egiziana che esprime lo spirito che ci ha condotto fin dall\u2019inizio in questo progetto: ovvero un viaggio nell\u2019archeologia musicale in cui l\u2019uso della voce \u00e8 strettamente legato alla parola cantata, non solo come mezzo espressivo, ma anche tecnico. \u201cKheru\u201d indica \u201cvoce\u201d; \u201cMaat\u201d, parola di genere femminile che rappresenta l\u2019ordine cosmico, si esprime al maschile con \u201cMaa\u201d, che anagrammato diventa \u201cAma\u201d, dunque: Amakheru.<br \/>\n<strong>F: <\/strong>L\u2019idea della parola Amakheru ci \u00e8 stata suggerita <em>in primis<\/em> dal termine egiziano \u201cKheru\u201d che ha il significato letterale di \u201cvoce\u201d. In realt\u00e0 la connessione importante \u00e8 riferita all\u2019antica dea Maat, figura emblematica dell\u2019equilibrio e dell\u2019armonia del cosmo. Essendo per me la voce umana uno strumento di armonia e di connessione con il mondo spirituale, ho pensato insieme a Simone che nel nostro nome potesse essere racchiuso questo concetto. Invitiamo i lettori pi\u00f9 curiosi, che volessero approfondire le origini del nostro nome e delle ragioni che hanno motivato la nostra scelta, a leggere comunque la presentazione del Duo sul nostro sito internet (<a href=\"http:\/\/www.amakheruduo.com\/ita\/chi-siamo\/\">www.amakheruduo.com\/ita\/chi-siamo\/<\/a>).<br \/>\n<strong>Com\u2019\u00e8 nata l\u2019idea di fondare un duo di voce e strumento specificamente dedito al repertorio vocale italiano, e soprattutto come si sono incontrate le vostre esperienze artistiche?<\/strong><br \/>\n<strong>S: <\/strong>Abbiamo riflettuto sul fatto che il repertorio cameristico italiano \u00e8 sempre stato ingiustamente messo un po\u2019 in disparte rispetto alla liederistica tedesca o al repertorio francese e russo. Abbiamo pensato di dedicare a questo <em>corpus<\/em> musicale la nostra attenzione ed il nostro studio, poich\u00e9 crediamo profondamente nel suo valore musicale e riteniamo che ci sia tanto da riscoprire e far apprezzare, anche al grande pubblico e non solo a quello di settore. Le nostre esperienze si sono incontrate poich\u00e9 nella mente di noi due il progetto gi\u00e0 viveva da molto tempo: aspettavamo solo la persona giusta con cui poterlo attuare.<br \/>\n<strong>F: <\/strong>Trovo il repertorio vocale da camera di grande interesse artistico e penso che sia fondamentale per un cantante per la formazione della voce e della sua espressivit\u00e0. Grazie allo stretto legame fra testo e musica, non necessariamente orientato ad un\u2019azione drammatica, l\u2019attenzione dell\u2019esecutore \u00e8 tutta concentrata sulla forza delle parole e sull\u2019intensit\u00e0 poetica della musica. Con Simone ho avuto la possibilit\u00e0 di potermi dedicare completamente a ci\u00f2 che pi\u00f9 mi piaceva, poich\u00e9 era un desiderio che ci accomunava da tempo. In quanto italiano sento profondamente di dover contribuire alla riscoperta e alla divulgazione di questi tesori del Belcanto.<br \/>\n<strong>La serata spontiniana nella Galleria degli Stucchi di Palazzo Pianetti a Jesi, nel settembre 2015, con il ritratto di Spontini l\u00ec presente e le sue ultime lettere parigine lette da Gabriele Marchesini tra un brano musicale e l\u2019altro, ha suggerito al pubblico che quando preparate un concerto avete una ben precisa idea del momento performativo, e degli accorgimenti filologici da adottare. Quali sono le principali difficolt\u00e0 nel riproporre la romanza italiana nelle sale e presso il pubblico di oggi?<\/strong><br \/>\n<strong>S: <\/strong>La difficolt\u00e0 maggiore che incontro \u00e8 creare fin dall\u2019inizio l\u2019atmosfera giusta: ovvero il silenzio.<br \/>\nPer silenzio intendo quel giusto raccoglimento e la giusta predisposizione all\u2019ascolto che in questo genere musicale sono fondamentali. Il repertorio vocale da camera \u00e8 molto delicato, sofisticato, e per essere goduto pienamente, ha bisogno di concentrazione da parte di chi esegue e anche di chi ascolta. Nel mondo di oggi siamo continuamente catturati da continui stimoli acustici, ma per predisporre animo ed orecchio al Belcanto c\u2019\u00e8 bisogno di fare un bel respiro, chiudere gli occhi ed ascoltare con il cuore.<br \/>\n<strong>F: <\/strong>\u00c8 molto difficile combinare le giuste condizioni acustiche in relazione al tipo di programma che presentiamo. Ogni progetto a cui ci dedichiamo ha delle peculiarit\u00e0 filologiche ed esecutive, e quindi \u00e8 molto importante per noi far musica in ambienti in cui si possano cogliere con chiarezza tutte le sfumature a cui dedichiamo molto approfondimento. Oltre all\u2019attenzione per gli elementi che concorrono ad una buona esecuzione, \u00e8 importante sapere che per eseguire comodamente questo repertorio \u00e8 necessario un diapason adeguato nell\u2019accordatura del pianoforte presente in sala. Penso che il pubblico di oggi sia un po\u2019 disabituato ad un genere di canto, come questo, pi\u00f9 intimo e meno plateale, ma dalle nostre esperienze non credo che in generale il canto da camera sia di fatto un\u2019espressione artistica troppo di nicchia.<br \/>\n<strong>I lettori di \u201cGBopera\u201d sono autentici melomani, ossia studiosi e appassionati dell\u2019arte vocale, e quindi accoglieranno con interesse la notizia che i vostri modelli interpretativi risalgono alle voci italiane del primo Novecento. Quali ricerche avete svolto e a quali conclusioni siete giunti in merito alla tecnica vocale?<\/strong><br \/>\n<strong> S: <\/strong>Abbiamo ricercato e studiato in ambito teorico e riflettuto sull\u2019ascolto e abbiamo cercato di mettere in pratica le nostre acquisizioni, confrontandole con le mie competenze pregresse e con il riscontro diretto di grandi artisti. Il bagaglio tecnico e stilistico del Belcanto ottocentesco \u00e8 testimoniato ancora oggi da preziosissime registrazioni dei primi anni del Novecento, che ci lasciano intravedere la meraviglia del canto dell\u2019antica scuola italiana. Il percorso all\u2019interno della tecnica vocale \u00e8 lungo e complesso, ma ci\u00f2 che posso dire ora con certezza \u00e8 che \u201cBelcanto\u201d non indica solo un repertorio, ma anche il modo di usare la voce. Occorre una grande disciplina, non solo nello studio, ma anche nello stile di vita e soprattutto nella gestione delle emozioni.<br \/>\n<strong>F: <\/strong>All\u2019inizio del nostro percorso avevamo ben chiara l\u2019idea che la vocalit\u00e0 del Belcanto italiano fosse molto pi\u00f9 vicina, rispetto ad oggi, ad un\u2019emissione in cui la parola era chiaramente comprensibile. Questo ideale di canto lo abbiamo riscontrato soprattutto nelle prime incisioni effettuate dai cantanti nei primi anni del XX secolo, molti dei quali di chiara scuola ottocentesca. Partendo da questi riferimenti mi sono accorto che, nel mio percorso di formazione vocale, mancavano alcuni elementi necessari a sostenere le difficolt\u00e0 di un repertorio da concerto in cui la voce \u00e8 protagonista della performance, ancor pi\u00f9 che nell\u2019Opera. Fortunatamente, incontrando Simone e condividendo pienamente la sua idea di canto, ho potuto riprendere insieme a lui gli studi tecnici con una nuova ottica, in cui la voce si modella sull\u2019articolazione della parola e non solo sull\u2019emissione del suono cantato.<br \/>\n<strong>Simone alludeva a registrazioni fonografiche d\u2019inizio Novecento: suggeriteci qualche ascolto significativo.<\/strong><br \/>\n<strong>S: <\/strong>Sul versante delle voci femminili di scuola ottocentesca mi sento di segnalare Celestina Boninsegna, \u201cErnani involami\u201d da <em>Ernani<\/em>, oppure \u201cBel raggio lusinghier\u201d da <em>Semiramide<\/em>, entrambe incise nel 1910 per la Columbia; le incisioni del 1905-1906 di Regina Pacini, \u201cAh, vieni al Tempio\u201d da <em>I Puritani<\/em> oppure le <em>Variazioni<\/em> di Proch; Maria Barrientos, la scena della pazzia da <em>Lucia di Lammermoor<\/em> oppure \u201cQui la voce sua soave\u201d da <em>I Puritani<\/em>; Giannina Russ, \u201cCasta diva\u2026 Ah bello a me ritorna!\u201d da <em>Norma<\/em>, incisa nel 1906 e \u201cSpunta l\u2019aurora pallida\u201d da <em>Mefistofele<\/em>; Amelita Galli Curci, \u201cCome per me sereno\u2026 Sovra il sen\u201d da <em>La Sonnambula<\/em> incisa nel 1920 e \u201cDite alla giovine\u201d da <em>La Traviata<\/em> del 1927, con Giuseppe de Luca; Toti dal Monte, \u201cUna voce poco fa\u201d da <em>Il Barbiere di Siviglia<\/em> live del 1930, <em>Variazioni sopra il Carnevale di Venezia<\/em> incisa nel 1924 e \u201cCaro nome\u201d da <em>Rigoletto<\/em>; concludo con il contralto Armida Parsi Pettinella in \u201cO mio Fernando\u201d da <em>La Favorita<\/em> e \u201cCondotta ell\u2019era in ceppi\u201d da <em>Il Trovatore<\/em>.<br \/>\n<strong>F: <\/strong>Tra le registrazioni che mi sento di suggerire ci sono i seguenti titoli: Tito Schipa, \u201cUna furtiva lagrima\u201d da <em>L\u2019Elisir d\u2019Amore<\/em> del 1929 e \u201cTornami a dir che m\u2019ami\u201d da <em>Don Pasquale<\/em> con Amelita Galli Curci, \u201cAmaro sol per te\u201d da <em>Tosca<\/em>, con Giuseppina Baldassare Tedeschi; Enzo De Muro Lomanto, \u201cSpirto gentil\u201d da <em>La Favorita<\/em> del 1928. A questi ascolti si possono aggiungere alcune interpretazioni di Giacomo Lauri-Volpi, Beniamino Gigli e, fra i baritoni, Giuseppe De Luca.<br \/>\n<strong>Lo scorso 18 ottobre siete stati protagonisti del concerto in occasione del Gala\u00a0 del Premio &#8220;Tiberini&#8221; a Pesaro. Le arie da camera che avete proposto andavano da Sarti, Pergolesi, Spontini, Cimarosa, fino a Rossini, Donizetti, Verdi; qual \u00e8 il <em>fil rouge<\/em> che vi piace rintracciare quando costruite un programma lirico cos\u00ec marcatamente diacronico? E quale riscontro vi aspettate dal pubblico rispetto ai concerti di carattere pi\u00f9 \u201cmonografico\u201d, con musiche di un solo autore o di un solo periodo?<\/strong><br \/>\n<strong>S: <\/strong>Molto spesso il filo conduttore dei programmi che abbracciano un ampio spazio temporale \u00e8 il genere musicale, che pu\u00f2 essere la Romanza da camera, l\u2019Aria classica, la <em>Romance<\/em> e via dicendo. Nei concerti monografici invece, dedicati ad un singolo autore oppure ad uno specifico argomento c\u2019\u00e8 un\u2019atmosfera tutta particolare in cui si cerca di far rivivere il clima e le suggestioni legate al tema trattato.<br \/>\n<strong>F: <\/strong>Fissare una linea diacronica in un programma da concerto per me \u00e8 molto importante, in quanto si d\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 alla voce di seguire un naturale sviluppo dovuto alle peculiarit\u00e0 della scrittura musicale dei vari autori eseguiti. Abbiamo per\u00f2 anche eseguito concerti monografici dedicati ad un solo compositore come nel caso di \u201cNote da Parigi\u201d su musiche di Gaspare Spontini, che \u00e8 stato accolto dal pubblico con grande attenzione ed interesse.<br \/>\n<strong>Sapendo dei vostri prossimi impegni i lettori di \u201cGBopera\u201d potranno venire a conoscervi e ascoltarvi dal vivo. <\/strong><br \/>\n<strong>S: <\/strong>Fra i nostri prossimi impegni vi sono alcuni debutti in Europa ed una <em>tourn\u00e9e<\/em> nei paesi asiatici, oltre alla presenza in alcuni Festival italiani, soprattutto in estate. Pubblicheremo online il nostro futuro calendario artistico.<br \/>\n<strong>F: <\/strong>Invitiamo i lettori di a seguire la nostra attivit\u00e0 artistica e le novit\u00e0 proposte per il 2016 sul nostro sito e sulle pagine Facebook e Twitter di Amakheru Duo.\u00a0\u00a0 <em>Foto Nicola Allegri, Luigi Angelucci<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019ultima edizione del Festival Pergolesi Spontini di Jesi, nello scorso settembre, si \u00e8 esibito in due concerti un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":83590,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[14902,15645,14667,15646],"class_list":["post-83577","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste","tag-amakheru-duo","tag-francesco-santoli","tag-interviste","tag-simone-di-crescenzo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83577","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=83577"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83577\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":83591,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/83577\/revisions\/83591"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/83590"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=83577"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=83577"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=83577"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}